Di Cinzia Ligas e Fausto Crepaldi (*)

ABSTRACT

Qui si esplora la valenza semantica dei video generati dall’IA, evidenziando come la loro forza non risieda nella riproduzione del reale, ma nella capacità di organizzare senso attraverso strutture semionarrative profonde: modello attanziale, mitemi, archetipi e funzioni comunicative. Pur non essendo documenti indicali, questi video possono raccontare possibilità, evocare emozioni e costruire narrazioni coerenti. L’IA diventa strumento al servizio dell’autore, non surrogato della regia, e il semiomarketing, attraverso il Warpframe, permette di progettare video efficaci e coinvolgenti, valorizzando la coerenza narrativa e la profondità simbolica. Così, la produzione generativa non sostituisce il cinema analogico, ma lo affianca, aprendo una nuova era del visibile in cui realtà, possibilità e senso dialogano.

This work explores the semantic significance of AI-generated videos, highlighting how their strength does not lie in the mere reproduction of reality, but in their capacity to organize meaning through profound semi-narrative structures: the actantial model, mitemes, archetypes, and communicative functions. While not indexical documents, these videos can convey possibilities, evoke emotions, and construct coherent narratives. AI becomes a tool at the service of the author, not a surrogate for direction, and semiomarketing, through the Warpframe, enables the design of effective and engaging videos, enhancing narrative coherence and symbolic depth. In this way, generative production does not replace analog cinema but complements it, opening a new era of the visible in which reality, possibility, and meaning enter into dialogue.

Este trabajo explora la significación semántica de los vídeos generados por IA, destacando cómo su fuerza no reside en la mera reproducción de la realidad, sino en su capacidad para organizar el sentido a través de estructuras semi-narrativas profundas: el modelo actancial, los mitemas, los arquetipos y las funciones comunicativas. Aunque no sean documentos indexicales, estos vídeos pueden transmitir posibilidades, evocar emociones y construir narrativas coherentes. La IA se convierte en una herramienta al servicio del autor, y no en un sustituto de la dirección, y el semiomarketing, mediante el Warpframe, permite diseñar vídeos efectivos y atractivos, potenciando la coherencia narrativa y la profundidad simbólica. De este modo, la producción generativa no sustituye al cine analógico, sino que lo complementa, abriendo una nueva era de lo visible en la que la realidad, la posibilidad y el sentido dialogan entre sí.

PAROLE CHIAVE: ·  AI Semiology, ·  Video generativi, ·  Strutture semionarrative, ·  Semiomarketing, ·  Warpframe

Il video generativo, nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale, si presenta come un fenomeno che sfida e insieme rinnova la nostra concezione del visibile, della testimonianza, del senso. Non è più semplicemente questione di immagine, né di realismo ottico: è questione di struttura, di semantica, di intenzione traslata in forma. Quando un algoritmo genera un volto, un gesto, una scena, esso non registra nulla del reale. Non c’è luce che provenga da un corpo, non c’è contatto fisico con il mondo. Eppure, questa assenza di referente empirico non implica il vuoto di significato. Al contrario, essa spinge la semantica a uscire dall’ombra della contingenza e a dispiegarsi nello spazio della possibilità. Qui si innesta il contributo di analisi e progettazione della AI Semiology.

La valenza semantica dei video generati dall’AI si manifesta nel modo in cui essi organizzano attanti, funzioni e motivazioni. Il modello attanziale, così come definito da Greimas, conserva tutta la sua centralità: il soggetto che cerca, l’oggetto desiderato, i destinanti che spronano, gli aiutanti che sostengono e gli opponenti che ostacolano. Che l’immagine sia generata da un chip o impressa su pellicola, ciò che conta è la struttura di relazione. La semantica non risiede nel pixel, ma nella traiettoria narrativa che esso consente: nella rete di intenzioni, ostacoli e trasformazioni che forma il tessuto del racconto. Un algoritmo che conosca i principi attanziali può costruire scene coerenti, distribuire tensione, orchestrare conflitto e riconciliazione. La semiotica non è bypassata, ma messa al centro come architettura invisibile dell’opera.

Analogamente, la mimesi assume una nuova dimensione: non più riproduzione del reale, ma generazione di un come-se. Aristotele ci ricorda che la poesia, e per estensione la narrazione, imita non ciò che è accaduto, ma ciò che potrebbe accadere. Il video AI, nella sua perfezione simulativa, rende esplicita questa verità. La forma diventa più importante della materia; il verosimile precede il vero empirico. La semantica emerge così dal come-se: dal modo in cui l’immagine condensa possibilità, intenzionalità, scelte. La funzione poetica della comunicazione, secondo Jakobson, si fa preminente: ogni inquadratura, ogni movimento, ogni ritmo temporale è un atto di significazione, non semplicemente di riproduzione. L’immagine non racconta solo ciò che è, ma ciò che potrebbe significare, ciò che può evocare.

Se guardiamo ai mitemi, la profondità simbolica si conferma. Il racconto, anche generato, si articola in unità mitiche che parlano al livello archetipico della psiche. Separazione, prova, trasgressione, morte simbolica, rinascita, dono e riconciliazione: questi nuclei narrativi non hanno bisogno di referenti materiali; la loro forza risiede nella sequenza di significazioni che evocano. Jung ci ricorda che l’archetipo non è un volto, ma una funzione psichica: un eroe può essere sintetico quanto reale, un’ombra può abitare un volto digitale come uno umano, perché ciò che agisce è la struttura simbolica riconoscibile dall’inconscio collettivo. Qui la valenza semantica del video AI si misura: non nella riproduzione fedele di un oggetto, ma nella coerenza e nella pregnanza delle funzioni archetipiche che mobilita.

La stratificazione comunicativa si complica ulteriormente quando consideriamo l’uso dei video generativi nel contesto sociale e culturale. Essi diventano strumenti di diffusione di narrazioni multiple, di simulazioni di scenari, di esperimenti con mondi possibili. La semantica non è unidimensionale: è polifonica, capace di dialogare con codici visivi, sonori, linguistici. Il video diventa un testo complesso, un mosaico di segnali che si legge a diversi livelli: dall’effetto estetico superficiale alla struttura profonda dei ruoli narrativi, fino all’eco mitica e simbolica. Non basta che l’immagine sembri reale: deve significare, proporre senso, interpellare chi guarda.

In questo senso, il video AI affianca e non sostituisce la produzione analogica. La pellicola mantiene la sua forza di testimonianza: traccia materiale del reale, impronta fisica di un accadimento. Il video generativo, invece, esplora l’estensione della semantica oltre il contingente, nel regno del possibile. L’una conserva la presenza, l’altro amplifica la significazione. La loro convivenza non è conflitto, ma dialogo: due modi complementari di costruire senso attraverso il visibile.

Il rischio di produzione macchinica, priva di regia o sceneggiatura umana, esiste. Se l’AI genera scene senza modello attanziale, senza controllo dei mitemi, senza coerenza archetipica, l’output rimane estetico e vacuo. Ma se il regista, lo sceneggiatore, l’autore umano restano al centro dell’organizzazione del senso, il video generativo diventa strumento di intensificazione della semantica, non surrogato meccanico. La tecnologia amplia la tavolozza, moltiplica le possibilità, ma la responsabilità dell’enunciazione resta umana.

Così, nella nuova era dei video generativi, la sfida non è più la riproduzione del reale, né il realismo tecnico: è la costruzione del senso. La valenza semantica diventa criterio decisivo: il modo in cui le immagini organizzano attanti, mitemi, funzioni, archetipi e livelli comunicativi. L’AI non è il fine, ma il medium che permette di esplorare il potenziale della semantica visiva come mai prima d’ora. La pellicola e l’algoritmo, insieme, tracciano la grammatica del possibile e del reale, del documento e della visione, della testimonianza e della creazione. In questo dialogo, il video AI trova la sua legittimità: non come duplicato del mondo, ma come strumento che amplifica, rende leggibile e stratifica il senso dell’umano.

In questa prospettiva, il semiomarketing assume un ruolo decisivo: non come semplice tecnica persuasiva, ma come strumento di articolazione e approfondimento del senso. Grazie al Warpframe, lo strumento semio-strutturale narrativo che mappa attanti, mitemi e archetipi, è possibile progettare video efficaci e coinvolgenti, anche quando generati artificialmente. Non si tratta di illudere il reale, né di sostituire l’autorialità, ma di valorizzare la coerenza semionarrativa, di guidare la tensione drammatica, di orientare l’esperienza emotiva dello spettatore. L’IA diventa così alleata del racconto, non sostituta: amplifica la capacità di costruire senso, moltiplica le possibilità narrative, rende leggibili le strutture profonde che rendono ogni video non solo visivamente credibile, ma semanticamente potente. In altre parole, il Warpframe non conferisce realtà all’immagine, ma le dona una direzione di significato: e in questo, l’arte del Semiomarketing si intreccia con la nuova grammatica del cinema generativo, tracciando percorsi inediti tra visione, emozione e intelletto.

(*) Fausto Crepaldi  e Cinzia Ligas, lui regista e digital media director  e lei semiologa e cultural content creator, sono studiosi di simbologia,  già docenti in alcune fra le più prestigiose università private europee, (tra cui IFA, PSB, IESEG, IESA e ISCOM a Parigi, Istituto Marangoni a Parigi e Milano, IED, RM Raffles, Domus Academy a Milano e Università di Bologna) e autori di svariate pubblicazioni e numerosi saggi. Sono condirettori di IArs Academy, laboratorio europeo di ricerca semiotica dell’Intelligenza Artificiale. Fra le loro ultime pubblicazioni, “AI Semiology, la tecnica e il simbolo. Comprendere e usare consapevolmente ed eticamente l’Intelligenza Artificiale Generativa”.

Fausto Crepaldi and Cinzia Ligas, he a film director and digital media director, she a semiotician and cultural content creator, are scholars of symbolism and have previously taught at some of the most prestigious private European universities (including IFA, PSB, IESEG, IESA, and ISCOM in Paris; Istituto Marangoni in Paris and Milan; IED, RM Raffles, and Domus Academy in Milan; and the University of Bologna). They are authors of numerous publications and essays and serve as co-directors of IArs Academy, a European research laboratory in the semiotics of Artificial Intelligence. Among their most recent publications is AI Semiology: la tecnica e il simbolo. Comprendere e usare consapevolmente ed eticamente l’Intelligenza Artificiale Generativa.

Fausto Crepaldi y Cinzia Ligas, él director de cine y director de medios digitales, ella semióloga y creadora de contenidos culturales, son estudiosos de la simbologia y han sido docentes en algunas de las más prestigiosas universidades privadas europeas (entre ellas IFA, PSB, IESEG, IESA e ISCOM en París; Istituto Marangoni en París y Milán; IED, RM Raffles y Domus Academy en Milán; y la Universidad de Bolonia). Son autores de numerosas publicaciones y ensayos y codirectores de IArs Academy, laboratorio europeo de investigación semiótica de la Inteligencia Artificial. Entre sus publicaciones más recientes se encuentra AI Semiology: la tecnica e il simbolo. Comprendere e usare consapevolmente ed eticamente l’Intelligenza Artificiale Generativa.