A cura di Alessandra Bassolino (*)
Introduzione editoriale
Introduzione
Nel dibattito internazionale sull’Intelligenza Artificiale e l’educazione, il recente Rapporto OCSE richiama con forza la necessità di integrare innovazione tecnologica e responsabilità culturale.
Il contributo di Alessandra Bassolino si inserisce in questa prospettiva, offrendo una riflessione che mette in dialogo il quadro internazionale con l’esperienza di DiCultHer e della sua Academy.
Non un’adesione formale alle trasformazioni in atto, ma una proposta culturale: abitare l’IA come occasione educativa, orientandola alla costruzione di cittadinanza, patrimonio condiviso e intelligenza culturale.
Abstract (IT)
Il contributo analizza le principali indicazioni del nuovo Rapporto OCSE sull’Intelligenza Artificiale in ambito educativo, ponendole in relazione con il modello promosso da DiCultHer.
Attraverso un approfondimento sui concetti di “intelligenza culturale”, “Academy” intesa come comunità di pratica e sul trittico verbale coltivare, educare, umanizzare, l’articolo propone una lettura dell’IA non come semplice strumento tecnologico, ma come questione eminentemente educativa e civile.
L’attenzione si concentra sulla necessità di sviluppare competenze critiche, responsabilità culturale e forme di certificazione coerenti con un’idea di cittadinanza digitale consapevole, partecipata e orientata al bene comune.
Abstract (EN)
This contribution examines the key recommendations of the recent OECD Report on Artificial Intelligence in education, placing them in dialogue with the model promoted by DiCultHer.
Through an exploration of the concepts of “cultural intelligence,” the Academy as a community of practice, and the guiding triad cultivating, educating, humanizing, the article proposes an understanding of AI not merely as a technological tool, but as a fundamentally educational and civic issue.
The focus is on fostering critical competences, cultural responsibility, and certification models aligned with a vision of conscious, participatory, and socially responsible digital citizenship.
Parole chiave: Intelligenza culturale, Educazione all’IA, Cittadinanza digitale, Patrimonio culturale, Coltivare – Educare – Umanizzare
1) Il nuovo Rapporto OCSE sull’Intelligenza Artificiale nell’educazione: cosa ci dice davvero?

Il Rapporto OCSE sull’Intelligenza Artificiale nell’educazione conferma che questa tecnologia sta entrando rapidamente nei sistemi educativi di tutto il mondo, suscitando aspettative di un apprendimento più personalizzato e pratiche didattiche migliorate. Emerge, pertanto, un dato chiaro: l’intelligenza artificiale non può essere descritta soltanto come un’innovazione tecnologica introdotta nel settore dell’istruzione, ma rappresenta un elemento che sta conducendo a una vera e propria trasformazione strutturale dei sistemi educativi. Tuttavia, non sono state messe in evidenza soltanto le sue potenzialità, ma anche le criticità. Tra queste, vi è il rischio che, quando gli studenti dipendono eccessivamente dall’AI, il loro coinvolgimento metacognitivo diminuisca, dando luogo a una vera e propria pigrizia cognitiva (metacognitive laziness).
Per questo motivo, non è sufficiente introdurre strumenti generativi nelle aule; è indispensabile ripensare il sistema educativo nella sua interezza. Pertanto, occorre:
– riconsiderare le competenze necessarie: la GenAI non riguarda solo strumenti o contenuti, ma modifica il modo in cui le competenze vengono sviluppate, valutate e supportate. Bisogna precisare che dal rapporto OCSE emerge la necessità di un equilibrio attento tra lo sviluppo delle competenze umane e le prestazioni aumentate dall’IA;
– assicurare ai docenti una formazione continua: secondo quanto emerge dal rapporto OCSE, man mano che le tecnologie di intelligenza artificiale generativa (GenAI) si stanno integrando nell’istruzione, ne consegue un rimodellamento della autonomia professionale degli insegnanti. Pertanto, rafforzare tale autonomia è fondamentale in un’epoca guidata dall’IA, per garantire che le pratiche educative rimangano centrate sull’essere umano, eticamente fondate e favorevoli allo sviluppo continuo delle competenze dei docenti. L’obiettivo è così sintetizzabile: favorire interazioni più prassiche e sinergiche tra insegnante e IA;
– garantire equità di accesso e qualità degli apprendimenti: secondo l’OCSE, l’integrazione di tecnologie digitali avanzate, comprese quelle basate sull’intelligenza artificiale, può portare a un significativo miglioramento degli apprendimenti; tuttavia, ciò non deve ampliare le diseguaglianze nell’accesso alla tecnologia educativa. Per tale motivazione, bisogna assicurare un’adozione equa della tecnologia, attraverso infrastrutture digitali accessibili a tutti.
In conclusione, a tutti deve essere data la possibilità di sviluppare quella che il Rapporto OCSE definisce in termini di AI LITERACY, ovvero capacità critica e uso consapevole dell’intelligenza artificiale. Questo richiede un vero e proprio programma di alfabetizzazione, che includa la comprensione dei limiti e dei rischi dei modelli generativi, non solo il loro utilizzo.
2)Dove si colloca la visione DiCultHer in questo scenario?
DiCultHer nasce con l’obiettivo di trasformare il patrimonio culturale, l’educazione e l’intelligenza artificiale in infrastrutture condivise, capaci di alimentare una nuova cittadinanza attiva. In questo scenario di rapida trasformazione dei sistemi educativi, DiCultHer non si limita ad osservare il cambiamento, ma decide di rispondervi con partecipazione e responsabilità.
Come sottolineato dal Professor Dino Buzzetti, non basta un semplice click per generare nuova conoscenza: servono impegno e riflessione. Ed è proprio su questi valori che si fonda il Primo Congresso Nazionale DiCultHer: un’occasione per riflettere, dare forma e voce a un lavoro già vivo nelle scuole che sperimentano, nei musei e negli archivi che si interrogano, nelle università che ricercano, e nelle comunità educanti che intrecciano memoria e futuro.
Uno spazio, quindi, in cui le trasformazioni innescate dall’intelligenza artificiale possano diventare un’occasione per ripensare il nostro modo di essere comunità culturale.
DiCultHer vuole essere proprio il terreno concreto delle comunità educanti, pronto a non accogliere soltanto le linee di policy e gli orientamenti sistemici, come quelli proposti dal Rapporto OCSE, ma a lavorare direttamente sul campo, traducendo queste indicazioni in esperienze concrete. Vuole alfabetizzare il cittadino che abita questo mondo dominato dall’intelligenza artificiale, offrendogli tutti gli strumenti per governarla culturalmente. L’ AI literacy, così come pensata da DiCultHer, ruota attorno a tre verbi: coltivare, educare, umanizzare. Sarà questa la vera bussola con cui cui coloro che prenderanno parte al Congresso saranno chiamati ad orientarsi, per evitare di smarrirsi in un mondo in cui si rischia che la macchina prenda il sopravvento sull’uomo.
3)L’OCSE insiste molto sulle competenze. Quale contributo può offrire DiCultHer?

In questi mesi, all’interno della DiCultHer AI Academy, abbiamo sviluppato un modello di certificazione delle competenze in Intelligenza Culturale, disponibile sulla piattaforma Moodle e concepito come un ecosistema esperienziale dinamico, centrato sulla co-creazione, sull’interazione con l’AI e sull’intelligenza culturale collettiva.
La scelta di accostare al sostantivo “intelligenza” l’aggettivo “culturale” non è stata casuale, ma rispecchia pienamente il proposito di DiCultHer: governare gli strumenti tecnologici in modo culturalmente consapevole. Etimologicamente, intelligentia significa “capire, discernere”, mentre cultura, derivata dal latino colere, indica originariamente la coltivazione della terra e, in senso esteso, la coltivazione dello spirito, delle arti e dei saperi. Da questa fusione è nata la nostra idea di Intelligenza Culturale come la capacità di comprendere e discernere strumenti e saperi (inclusi quelli tecnologici) all’interno di contesti culturali. Da qui il collegamento ai tre verbi che saranno il motore del primo Congresso Nazionale di DiCultHer: coltivare, educare, umanizzare.


Alla stessa Academy attribuiamo un significato preciso: non è un ente che vuole insegnare soltanto a usare gli strumenti software, ma un luogo che aspira a creare un umanesimo digitale, in cui ogni individuo acquisisce una titolarità culturale. L’AI diventa un alleato, parte integrante della cassetta degli attrezzi necessaria per accrescere la propria consapevolezza culturale.
Il corso è articolato su tre livelli:
- Base – Al Literacy
- Intermedio – Progettazione didattica aumentata
- Avanzato – Intelligenza Culturale e mediazione del patrimonio
PER ISCRIVERSI: https://www.diculther.it/modulo-per-richiedere-liscrizione-alla-diculther-academy/
Il modello è allineato a:
- DigComp 3.0
- DigCompEdu
- AI Literacy Framework
- AI Act europeo
4) Qual è il ruolo dei docenti in questa trasformazione?
La DiCultHer AI Academy, in linea con quanto sottolineato dal Rapporto OCSE, ribadisce con forza la centralità del docente all’interno del sistema educativo.
Noi parliamo di “regia umana”: è il docente – e nessun altro – a mantenere il ruolo di educatore culturale, colui che guida, interpreta e stimola la crescita degli studenti. L’AI può affiancarlo e supportarlo, ma mai sostituirlo.
Perché diventi un alleato efficace nel processo formativo, l’AI deve essere educata, coltivata e umanizzata. Ed è proprio questo che DiCultHer intende offrire: le competenze necessarie affinché docenti e studenti possano interagire con l’AI in modo culturalmente consapevole.
5) E la dimensione etica? L’OCSE sottolinea l’importanza di equità e inclusione.
Equità e inclusione sono principi che rappresentano un punto centrale anche nelle iniziative di DiCultHer. Il Congresso assume esplicitamente il gender mainstreaming e l’inclusione come principi identitari. Educare l’IA — uno degli obiettivi cardine del nostro progetto — significa anche contrastare qualsiasi forma di discriminazione e diseguaglianza, soprattutto in un’epoca in cui i sistemi algoritmici possono amplificare stereotipi di ogni tipo.
Tutti hanno diritto a un proprio posto in questo umanesimo digitale che DiCultHer si propone di fondare. A titolo esemplificativo, le Sfide di #HackCultura dedicate a questi temi rappresentano un terreno fertile per mettere in pratica questi principi.
6) Perché parlare di patrimonio culturale in un dibattito sull’IA?
La risposta è semplice: l’IA non è solo tecnologia. È una nuova infrastruttura simbolica.
Il patrimonio culturale – materiale, immateriale e digitale – è lo spazio in cui le comunità riconoscono se stesse. Lavorare sull’IA in chiave patrimoniale significa concepirla come un sistema di archivio dinamico, in cui dati, algoritmi e persone cooperano per imparare a dialogare con la complessità del patrimonio.
È proprio a questo obiettivo che risponde il modello Heritage Understanding System (HUS).
7) Qual è il messaggio finale che emerge dal dialogo tra OCSE e DiCultHer?
Che l’Intelligenza Artificiale non è neutrale nel mondo in cui viviamo: non possiamo ignorarne la presenza, per quanto diffusamente ingombrante, ma possiamo gettare le basi di una convivenza sostenibile o, forse meglio, culturalmente sostenibile.
Affinché ciò sia possibile, è necessario cimentarsi in questa sfida educativa, culturale e civica. Una sfida che il Primo Congresso Nazionale DiCultHer è pronto ad accogliere, affidandosi a quel trittico verbale che continuiamo a richiamare, in quanto parte di un manifesto cui le nostre iniziative fanno riferimento: coltivare, educare, umanizzare.
Per affrontare questa sfida, DiCultHer chiede una partecipazione attiva, consapevole e responsabile, capace di trasformare l’innovazione tecnologica in crescita culturale condivisa.
È questa l’unica strada che ci resta per preservare ciò che ci rende profondamente umani. E DiCultHer è pronta a percorrerla.

(*)
Alessandra Bassolino (Napoli, 2001) è laureata in Lettere Moderne e in Filologia Moderna presso l’Università Federico II di Napoli nonchè in Editoria e Scrittura presso “La Sapienza” di Roma. Scrittrice e sceneggiatrice, ha pubblicato poesie e racconti in diverse raccolte editoriali e ha approfondito la formazione cinematografica e seriale presso scuole e festival nazionali. Nel 2022 ha vinto il Premio Solinas – Screen in Green per il miglior soggetto di lungometraggio; nel 2023 ha ricevuto il premio “Casa Sanremo Writers – Serie TV” ed è stata finalista nel 2024 al concorso “Scritture per la scena” dell’Università di Pisa.
