di Daniela Di Gennaro (*)
Premessa editoriale
In un tempo in cui le relazioni tra i più giovani sono sempre più attraversate da dinamiche ibride – simultaneamente digitali e corporee – l’educazione al consenso emerge come una delle urgenze pedagogiche più rilevanti del nostro presente.
Il contributo che segue si distingue per la sua capacità di coniugare riflessione e azione, proponendo un modello educativo fondato sull’esperienza, sull’ascolto e sulla creatività. Attraverso i laboratori espressivi, l’arte diventa linguaggio di mediazione e strumento di consapevolezza, capace di rendere visibili emozioni, conflitti e desideri che spesso sfuggono alla parola.
Particolarmente significativa è l’idea del consenso come pratica quotidiana e competenza relazionale, da apprendere e allenare fin dall’età preadolescenziale. In questa prospettiva, la scuola si configura non solo come luogo di istruzione, ma come spazio di costruzione di identità e di relazioni sane.
Questo contributo rappresenta un esempio concreto di come sia possibile intervenire precocemente per prevenire la violenza e promuovere una cultura della cura, restituendo centralità al corpo, all’empatia e alla responsabilità reciproca.
Abstract Italiano
Il contributo presenta il progetto “Per lasciare il segno disegno”, un percorso di laboratori espressivi finalizzato alla prevenzione della violenza di genere in ambito scolastico, rivolto a preadolescenti a partire dai 10 anni. L’intervento nasce dall’esigenza di promuovere una riflessione precoce sui temi del consenso, delle relazioni affettive e della gestione delle emozioni, in un contesto sociale in cui le dinamiche di controllo e violenza risultano sempre più diffuse anche tra i più giovani.
Dati recenti evidenziano infatti come una parte significativa dellə adolescentə tenda a normalizzare comportamenti problematici all’interno delle relazioni intime, interpretando la gelosia come segno d’amore, accettando forme di controllo digitale e mostrando percezioni ambigue rispetto al consenso e alla responsabilità nelle situazioni di violenza. In questo scenario, la scuola si configura come un contesto privilegiato per attivare percorsi educativi orientati allo sviluppo di competenze emotive e relazionali.
Il progetto si colloca nel solco delle pratiche educative che valorizzano i linguaggi artistici come strumenti di espressione, consapevolezza e trasformazione. Le attività proposte si basano su un approccio esperienziale e partecipativo, in cui l’arte visiva diventa un canale comunicativo alternativo alla parola, capace di facilitare l’emersione di vissuti interiori e di creare uno spazio sicuro di ascolto e condivisione.
Il percorso laboratoriale si articola in tre incontri principali. Nel primo, attraverso la visione di un breve stimolo audiovisivo, viene introdotto il tema della violenza digitale, seguito da un’attività espressiva centrata sulla realizzazione di un cuore anatomico mediante l’uso diretto delle mani. Questo esercizio, di natura sensoriale e simbolica, favorisce un primo contatto con la propria interiorità e con le emozioni, permettendo ai partecipanti di esplorare il proprio vissuto in modo non verbale.
Il secondo incontro è dedicato all’introduzione del concetto di consenso, affrontato attraverso immagini e momenti di confronto collettivo. A questa fase si affianca una breve pratica di consapevolezza corporea ispirata alla meditazione Vipassana, finalizzata a sviluppare attenzione, presenza e ascolto di sé. L’attività si conclude con la realizzazione di una “pizza di carta”, metafora del consenso come scelta libera e consapevole: ogni partecipante è invitato a rappresentare i propri desideri attraverso ingredienti selezionati autonomamente, in un contesto privo di giudizio.
Nel terzo incontro, l’attenzione si sposta dalla dimensione individuale a quella relazionale. Attraverso un lavoro di gruppo finalizzato alla costruzione della trama di un film e alla realizzazione della relativa locandina, i partecipanti sperimentano concretamente processi di negoziazione, ascolto reciproco e costruzione del consenso. Le differenze individuali vengono valorizzate come risorsa, promuovendo dinamiche collaborative e inclusive.
I risultati attesi riguardano il rafforzamento dell’autostima, lo sviluppo di competenze emotive e relazionali e una maggiore consapevolezza rispetto ai temi del consenso e del rispetto reciproco. Il progetto evidenzia come l’integrazione tra educazione artistica e prevenzione possa costituire un dispositivo efficace per contrastare la violenza di genere in modo precoce e trasformativo, contribuendo alla costruzione di una cultura della non violenza fondata sull’empatia, sull’ascolto e sulla libertà di espressione.
Abstract English
This paper presents the project “Per lasciare il segno disegno” (“Leaving a Mark Through Drawing”), a series of expressive workshops aimed at preventing gender-based violence in school settings, targeting pre-adolescents from the age of 10. The initiative arises from the need to foster early awareness of consent, emotional literacy, and healthy relationships in a social context where dynamics of control and violence are increasingly present even among younger generations.
Recent data show that a significant proportion of adolescents tend to normalize problematic behaviors within intimate relationships, interpreting jealousy as a sign of love, accepting forms of digital control, and demonstrating ambiguous perceptions of consent and responsibility in situations of violence. Within this framework, schools represent a key environment for implementing educational interventions focused on the development of emotional and relational competencies.
The project is grounded in educational practices that recognize the value of artistic languages as tools for expression, awareness, and transformation. The proposed activities adopt an experiential and participatory approach, where visual art becomes an alternative communicative channel to verbal language, facilitating the emergence of inner experiences and creating a safe space for sharing and listening.
The workshop is structured into three main sessions. The first session introduces the theme of digital violence through a short audiovisual stimulus, followed by an expressive activity involving the creation of an anatomical heart using hands and paint. This sensory and symbolic exercise encourages participants to engage with their inner emotional world, allowing them to explore personal experiences through non-verbal expression.
The second session focuses on the concept of consent, explored through guided image analysis and group discussion. This phase is complemented by a brief mindfulness practice inspired by Vipassana meditation, aimed at fostering attention, presence, and self-awareness. The session concludes with the creation of a “paper pizza,” a metaphor for consent as a free and conscious choice. Participants are invited to represent their desires by selecting ingredients independently, within a non-judgmental environment.
In the third session, the focus shifts from the individual to the relational dimension. Through group work aimed at developing a film storyline and designing its poster, participants actively engage in processes of negotiation, mutual listening, and shared decision-making. Individual differences are recognized as valuable resources, promoting inclusive and collaborative dynamics.
The expected outcomes include increased self-esteem, enhanced emotional and relational skills, and greater awareness of consent and mutual respect. The project highlights how the integration of art education and preventive practices can serve as an effective and transformative approach to addressing gender-based violence at an early stage.
In conclusion, the project demonstrates that educating young people about consent through artistic and experiential methodologies can contribute to the development of a culture of non-violence, grounded in empathy, active listening, and freedom of expression.
Parole Chiave: Prevenzione, Consenso, Adolescenti. Arte, Relazioni
Le attività espressive raccolte con il nome “Per lasciare il segno disegno” nascono dal bisogno urgente e concreto di agire, sensibilizzare e informare lə giovani già in età preadolescenziale, a partire dai 10 anni, in merito ai temi della prevenzione della violenza e della costruzione di relazioni sane e consapevoli. Intervenire precocemente significa offrire strumenti cognitivi, emotivi e relazionali prima che atteggiamenti disfunzionali si consolidino, creando così le basi per una crescita equilibrata.
Negli ultimi anni, numerose ricerche hanno evidenziato come le dinamiche relazionali tra adolescenti siano sempre più influenzate da modelli culturali ambigui e da un uso pervasivo delle tecnologie digitali. In questo contesto, Save the Children ha condotto un’indagine insieme a Ipsos su circa 800 adolescentə tra i 14 e i 18 anni, focalizzandosi sul tema della violenza “onlife” nelle relazioni intime, cioè una violenza che si sviluppa contemporaneamente nella dimensione online e offline.
I risultati emersi sono particolarmente significativi e preoccupanti: il 30% dellə adolescentə pensa che la gelosia sia un segno d’amore, mentre il 21% considera una “prova d’amore” la condivisione delle password del telefono o dei social con il partner. Ancora più critico è il dato secondo cui il 17% afferma che in una relazione “può scappare uno schiaffo ogni tanto”, normalizzando così comportamenti violenti.
Sempre dallo stesso sondaggio emerge che il 19% di chi ha avuto una relazione dichiara di essere statə “spaventatə” dal partner attraverso comportamenti aggressivi come schiaffi, spinte o il lancio di oggetti. Sul tema del consenso, il 43% degli intervistati si dichiara “molto o abbastanza d’accordo” con l’idea che se una ragazza davvero non vuole avere un rapporto, “il modo di sottrarsi lo trova”. Questa convinzione evidenzia una pericolosa distorsione del concetto di consenso, che viene interpretato come responsabilità della vittima piuttosto che come responsabilità condivisa e comunicata.
Anche le percezioni legate alla responsabilità della vittima risultano problematiche: il 29% pensa che il modo di vestire o comportarsi di una ragazza possa “provocare” la violenza sessuale. Sul fronte della violenza digitale, il 26% afferma che il partner ha creato un profilo social falso per controllarlə, mentre l’11% dichiara che le proprie foto intime sono state condivise senza consenso.
Questi dati, pur non derivando da uno studio qualitativo approfondito, offrono una fotografia chiara e allarmante di come lə adolescentə interpretano e vivono dinamiche relazionali segnate da controllo, possesso e ambiguità. Una parte significativa di loro normalizza comportamenti problematici e fatica a riconoscere i confini tra affetto, controllo e violenza.
La violenza giovanile, dunque, non può essere letta come un fenomeno isolato, ma come un sintomo di un disagio sociale più ampio. L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea come lə giovani di oggi siano sottoposti a numerose pressioni: aspettative accademiche sempre più elevate, trasformazioni nelle relazioni familiari, mutamenti nelle dinamiche tra pari e cambiamenti fisici ed emotivi tipici della crescita.
Quando queste tensioni non vengono riconosciute e accompagnate, possono sfociare in stati di ansia, insicurezza e depressione. A loro volta, queste condizioni possono tradursi in comportamenti aggressivi, impulsivi o autolesionistici. In questo scenario, la scuola assume un ruolo fondamentale non solo come luogo di apprendimento cognitivo, ma anche come spazio educativo in cui sviluppare competenze emotive e relazionali.
Nel solco delle evidenze che dimostrano i benefici degli interventi culturali e artistici sul benessere delle persone, il progetto propone laboratori espressivi nelle scuole secondarie di primo grado, con l’obiettivo di prevenire la violenza di genere attraverso percorsi esperienziali. Le attività ruotano attorno al tema del consenso, inteso non come semplice scelta tra un sì e un no, ma come pratica quotidiana di ascolto di sé e degli altri.
Il consenso viene quindi presentato come una competenza che si apprende e si allena: significa imparare a riconoscere i propri desideri, a comunicarli in modo chiaro e a rispettare quelli altrui. È un processo che richiede consapevolezza, empatia e capacità di autoregolazione.
Le attività espressive, basate su linguaggi artistici e creativi, svolgono un ruolo centrale in questo percorso. Esse facilitano la comunicazione, creando uno spazio neutrale e sicuro in cui lə studentə possono esprimersi liberamente, senza il timore del giudizio. L’arte diventa un canale alternativo alla parola, particolarmente efficace in età preadolescenziale, quando le competenze verbali ed emotive sono ancora in fase di sviluppo.
L’ascolto e il racconto di sé rappresentano due dimensioni complementari: chi impara ad ascoltare sviluppa una maggiore capacità di comprensione, mentre chi si racconta offre agli altri la possibilità di riconoscersi nelle sue esperienze. Questo scambio favorisce la costruzione di relazioni autentiche, fondate sulla fiducia, sul rispetto e sull’empatia.
Attraverso il dialogo e la condivisione, lə preadolescentə imparano a gestire le proprie emozioni, a confrontarsi con le difficoltà e a risolvere i conflitti in modo costruttivo. Ciò contribuisce allo sviluppo di un’identità più solida e consapevole, elemento fondamentale per instaurare relazioni sane nella vita adulta.
L’arte visiva rappresenta il cuore del progetto: un mezzo potente per stimolare la riflessione, la creatività e l’espressione personale. Le immagini, sia osservate sia prodotte, permettono di esplorare vissuti interiori difficili da verbalizzare, abbattendo barriere emotive e culturali.
Tra le attività proposte, una delle più significative è “Quello che vorrei”, un percorso articolato in tre incontri. Il laboratorio si apre con la visione di un breve video che racconta un episodio di violenza digitale. Questo stimolo iniziale ha la funzione di attivare una risposta emotiva e favorire un coinvolgimento autentico.
Successivamente, lə partecipanti realizzano un cuore anatomico utilizzando le mani. Questo gesto, apparentemente semplice, ha una forte valenza simbolica: invita a un contatto diretto con sé stessi. Il corpo diventa strumento espressivo e veicolo di consapevolezza.
Attraverso il contatto con il colore, il gesto pittorico si trasforma in un’esperienza sensoriale profonda. Toccando, graffiando, accarezzando la superficie, lə partecipante entra in relazione con la propria interiorità. Il cuore, rappresentato nella
sua forma reale e non idealizzata, diventa metafora dei vissuti emotivi. (fig 001-002)


Fig. 1 e 2
Nel secondo incontro viene introdotto il concetto di consenso attraverso immagini e momenti di confronto. A questa fase segue una breve pratica di meditazione ispirata alla Vipassana, che favorisce l’ascolto del corpo e delle sensazioni. (fig 003)

Fig. 3
Durante la meditazione, l’attenzione al respiro aiuta a sviluppare una presenza consapevole. Questo stato di ascolto prepara lə partecipanti all’attività successiva: la creazione di una “pizza di carta”. Ogni studente sceglie liberamente gli ingredienti, dando forma visiva ai propri desideri.
La pizza diventa così una metafora concreta del consenso: scegliere ciò che si desidera, senza condizionamenti, rispettando sé stessi. Le scelte, anche se insolite, vengono accolte senza giudizio, rafforzando il senso di libertà e autenticità.
L’attività si conclude con una “Pizzata di classe”, un momento conviviale in cui ciascunə presenta il proprio elaborato. Questo spazio di condivisione favorisce l’ascolto reciproco e la valorizzazione delle differenze. (fig 004-005)


Fig. 4 e 5
Nel terzo incontro, l’attenzione si sposta dall’ascolto di sé all’ascolto dell’altro. Lə studentə lavorano in gruppo per creare la trama di un film, imparando a mediare idee diverse. Questo esercizio sviluppa competenze di negoziazione, empatia e collaborazione.
La successiva realizzazione della locandina traduce visivamente il lavoro collettivo, rendendo visibile il processo di costruzione del consenso. (fig 006-007). L’esperienza si conclude con una restituzione alla classe, momento in cui viene riconosciuto il valore del percorso svolto.


Fig. 6 e 7
Il progetto dimostra come l’educazione al consenso possa essere efficace quando passa attraverso esperienze concrete, corporee ed emotive. Non si tratta solo di trasmettere contenuti, ma di creare condizioni in cui lə giovani possano sperimentare nuove modalità di relazione.
In conclusione, il progetto ha un impatto significativo nella prevenzione della violenza di genere. Previene, perché educa al rispetto e alla consapevolezza. Trasforma, perché promuove cambiamenti profondi nei comportamenti e nelle relazioni.
L’arte, in questo contesto, non è un semplice strumento didattico, ma un dispositivo trasformativo capace di generare consapevolezza, empatia e crescita personale. Educare al consenso attraverso l’arte significa contribuire alla costruzione di una cultura della non violenza, in cui ogni individuo possa sentirsi liberə di essere sé stessə, nel rispetto reciproco.
(*) Biografia breve
L’autrice è ideatrice di progetti di welfare culturale con oltre vent’anni di esperienza nel settore dell’educazione al patrimonio, in qualità di formatrice, educatrice museale, curatrice di eventi culturali e artistici e conduttrice di attività di team building aziendale. La sua pratica professionale si colloca all’intersezione tra arte, educazione e impatto sociale, con particolare attenzione ai temi delle pari opportunità, della prevenzione della violenza di genere e del contrasto al bullismo.
Ha collaborato con importanti istituzioni culturali e museali, tra cui GAMeC di Bergamo, Accademia Carrara, Careof DOCVA di Milano ed ERT Friuli, progettando e conducendo attività educative, laboratori e percorsi formativi rivolti a pubblici eterogenei, tra cui scuole, insegnanti, famiglie e operatori museali. Ha inoltre partecipato a progetti europei e iniziative interdisciplinari che mettono in relazione arte, scienza ed educazione.
Dal 2017 è professionista indipendente e fondatrice dello studio “Didattica dell’arte” ad Aquileia, dove sviluppa metodologie partecipative per l’educazione al patrimonio e l’arte contemporanea. È ideatrice e curatrice del progetto di welfare culturale “Toccate nel cuore, l’arte contro la violenza”, che utilizza le pratiche artistiche come strumento di prevenzione della violenza di genere e dei linguaggi d’odio.
Il suo lavoro si distingue per un approccio multidisciplinare che integra arti visive, pedagogia e innovazione sociale. Ha conseguito alta formazione in ambito di welfare culturale, neuroscienze applicate all’arte e metodologie educative inclusive, ed è riconosciuta per le sue competenze comunicative, la creatività progettuale e la capacità di costruire ambienti di apprendimento collaborativi e inclusivi.
Short Biography
The author is a cultural welfare project designer with over twenty years of experience in heritage education, working as a trainer, museum educator, and curator of cultural and artistic events, as well as facilitator of corporate team-building activities. Her practice focuses on the intersection of art, education, and social impact, with particular attention to gender equality, prevention of gender-based violence, and anti-bullying education.
She has collaborated with major cultural institutions and museums, including GAMeC (Bergamo), Accademia Carrara, Careof DOCVA (Milan), and ERT Friuli, designing and leading educational programs, workshops, and training courses for diverse audiences, including schools, educators, families, and museum professionals. She has also participated in European projects and interdisciplinary initiatives connecting art, science, and education.
Since 2017 she has been an independent practitioner and founder of the “Didattica dell’arte” studio in Aquileia, where she develops participatory art-based methodologies for heritage interpretation and contemporary art education. She is also the creator and curator of the cultural welfare project “Toccate nel cuore, l’arte contro la violenza,” promoting artistic practices as tools for preventing gender-based violence and hate speech.
Her work is characterized by a multidisciplinary approach, combining visual arts, pedagogy, and social innovation. She holds advanced training in cultural welfare, art and neuroscience, and inclusive education methodologies, and she is recognized for her strong communication skills, creative problem-solving abilities, and capacity to foster collaborative and inclusive learning environments.
