A cura di Alessandra Bassolino e Matteo Vitale
Abbiamo ricevuto con piacere questo contributo da parte di Alessandra Bassolino e Matteo Vitale, due giovani studiosi che riflettono con attenzione sul rapporto tra letteratura e intelligenza artificiale.
Il loro lavoro affronta un tema che ci sta particolarmente a cuore: come integrare le nuove tecnologie nei processi educativi senza smarrire il valore umano, critico e creativo dell’esperienza culturale.
L’intelligenza artificiale – come più volte abbiamo sottolineato nelle attività di DiCultHer – non deve sostituire il rapporto vivo tra studente, docente e testo, ma può diventare una lente ulteriore attraverso cui interrogare la conoscenza, stimolare domande e sviluppare consapevolezza.
Per questo abbiamo ritenuto utile condividere questo articolo con la nostra comunità, nella convinzione che il dialogo tra saperi umanistici e tecnologie digitali rappresenti una delle sfide educative più importanti del nostro tempo.
Buona lettura.
Abstract
Il presente studio si propone di indagare il rapporto tra didattica della letteratura e intelligenza artificiale, valutandone le opportunità e i potenziali rischi. In particolare, si esplora l’impiego di chatbot educativi come strumenti di analisi dei testi letterari, considerando la possibilità di favorire una partecipazione più attiva degli studenti e di stimolare in loro un approccio critico e consapevole. Lo studio prevede una revisione della letteratura esistente sul tema, l’analisi di casi di applicazione dell’AI nella didattica della letteratura e una discussione sulle prospettive future.
Parole chiave: intelligenza artificiale; didattica della letteratura; chatbot educativi; apprendimento digitale; didattica innovativa
This study aims to investigate the relationship between literature education and artificial intelligence, evaluating its opportunities and potential risks. In particular, it explores the use of educational chatbots as tools for analyzing literary texts, considering their potential to foster more active student participation and to encourage a critical and reflective approach. The study includes a review of the existing literature on the topic, an analysis of cases of AI applications in literature teaching, and a discussion of future prospects.
Keywords: artificialintelligence; literature education; educational chatbots; digital learning; innovative education
Introduzione
L’Intelligenza Artificiale (IA) sta trasformando profondamente il panorama educativo, offrendo nuove opportunità per la personalizzazione dell’apprendimento. Uno degli ambiti in cui l’IA trova particolare applicazione è l’insegnamento della letteratura.
Collegare l’intelligenza artificiale alla didattica della letteratura può sembrare, a prima vista, una sfida irrealizzabile: come può l’IA, fredda, razionale e cerebrale, contribuire all’insegnamento della letteratura, tradizionalmente considerata una forma d’arte chiamata a esplorare i sentimenti e gli stati d’animo più intimi, nonché specchio dell’animo umano?
Non è un caso che Francis Scott Fitzgerald abbia pronunciato queste parole: «Questa è la parte più bella di tutta la letteratura: scoprire che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo o isolato da nessuno. Tu appartieni».
In altri termini, il lettore cerca ostinatamente nel testo un altro che, come lui, abbia provato gli stessi sentimenti, sperimentato gli stessi turbamenti e si sia posto le stesse domande.
L’intelligenza artificiale non vuole e non deve intromettersi in questo incontro intimo tra il lettore e il testo; può però rivelarsi una nuova lente attraverso cui osservare i testi letterari, offrendo prospettive inedite di analisi e strumenti innovativi per approfondirne i significati.
Il presente studio si propone, infatti, di esplorare l’implementazione di chatbot educativi per l’insegnamento della letteratura, analizzando la possibilità che tali strumenti possano favorire una partecipazione più attiva degli studenti e stimolare in loro un approccio critico e consapevole nei confronti dell’opera letteraria. Il lavoro si articolerà in tre parti: nella prima si procederà a un inquadramento teorico sull’uso dell’IA generativa nella didattica, accompagnato da una revisione della letteratura esistente sul tema; successivamente verranno presentati alcuni casi di applicazione dei chatbot nell’insegnamento di opere letterarie; infine, si discuteranno le osservazioni emerse e si valuteranno le prospettive future.
Dalla LIM ai chatbot: l’evoluzione delle tecnologie digitali nella didattica della letteratura
Le tecnologie digitali rappresentano ormai un elemento integrante – e si potrebbe osare affermare indispensabile – delle attività didattiche. Basti pensare alla lavagna interattiva multimediale (LIM), ormai uno strumento di cui gli insegnanti si servono con frequenza crescente come supporto alla loro didattica. Tuttavia, non è l’unico: ad assumere un ruolo sempre più rilevante è anche l’intelligenza artificiale (AI).
In questo studio si intende soltanto brevemente accennare alla sua affermazione, richiamando il workshop a Dartmouth in cui il termine fu coniato:
The study is to proceed on the basis of the conjecture that every aspect of learning or any other feature of intelligence can in principle be so precisely described that a machine can be made to simulate it. An attempt will be made to find how to make machines use language, form abstractions and concepts, solve kinds of problems now reserved for humans, and improve themselves (McCarthy, Minsky, Rochester, Shannon, 1955: 1).
L’intelligenza artificiale si è poi diffusa rapidamente, entrando in contatto con tutti gli ambiti della vita quotidiana dell’individuo e, tra questi, anche la didattica. Ciò ha portato all’esigenza di rendere oggetto di studio proprio la didattica digitale (Baker, Smith, 2019; Hinojo-Lucena et al., 2019; Luckin et al., 2016; Pedró et al., 2019). È Buccini (2024: 76–77) ad avere sintetizzato le due linee di ricerca in questo campo: «Negli ultimi anni il rapporto tra IA e educazione è stato analizzato da due prospettive: la prima considera l’Intelligenza Artificiale come ambito disciplinare, il cui studio, da approfondire a scuola, può essere utile per acquisire conoscenze e una certa consapevolezza circa il suo utilizzo; la seconda prospettiva considera l’Intelligenza Artificiale come strumento di analisi, di potenziamento e di miglioramento del processo di apprendimento».
Questi studi hanno da un lato dimostrato che il binomio intelligenza artificiale – letteratura può non solo esistere, ma anche funzionare, facilitando il lavoro degli insegnanti e garantendo agli alunni un apprendimento personalizzato che risponda ai loro specifici bisogni educativi;
Dall’altro lato, è stato necessario prendere atto dell’esigenza di sviluppare strumenti progettati e pensati specificamente per l’istruzione, affinché l’IA possa aprire nuove e concrete possibilità educative. L’obiettivo dell’IA non sarà mai quello di limitarsi ad automatizzare l’istruzione, né di sostituire l’insegnante, che rimane l’unico vero educatore in aula, ma di offrirgli un nuovo strumento da aggiungere alla sua cassetta degli attrezzi.
In particolare, il focus di questo lavoro è l’utilizzo di chatbot educativi. Come sintetizzato da Berardinetti, Rossi e Toto (2025:3):
Un chatbot è un software basato sull’Intelligenza Artificiale progettato per simulare conversazioni con gli utenti, rispondendo a domande, fornendo informazioni e guidando l’interazione in modo dinamico” (Wadhawan et al., 2023). Questi strumenti si basano su algoritmi di elaborazione del linguaggio naturale (Natural Language Processing, NLP) che permettono loro di comprendere e generare un testo in modo simile al linguaggio umano (Al Husaeni et al., 2024). Esistono principalmente due tipologie di chatbot: i primi sono “basati su regole” che seguono un insieme predefinito di istruzioni e rispondono solo a input specifici; altri, invece, sono basati su sistemi di IA e apprendimento automatico, i quali utilizzano modelli avanzati di machine learning e deep learning per apprendere dai dati e migliorare le proprie risposte nel tempo (Liu et al., 2022). Un esempio sono i chatbot supportati da Large Language Models (LLM) come GPT, che sono in grado di generare risposte contestuali, adattarsi ai diversi utenti e offrire un’interazione molto più naturale rispetto ad altri strumenti – quali gli assistenti virtuali implementati nei dispositivi mobile (Sonderegger & Seufert, 2022).
Prima di osservare alcuni casi di applicazione, risulta opportuno offrire un chiarimento terminologico. Gli studiosi e professionisti del settore di distinguere diverse tipologie di assistenti, adottando terminologie differenti a seconda dei casi. Alcuni definiscono come “assistenti virtuali” o “agenti conversazionali” quei servizi che impiegano tecniche di machine learning (ML), elaborazione del linguaggio naturale (NLP) e comprensione del linguaggio naturale (NLU), dotati quindi di capacità cognitive avanzate, mentre le architetture più semplici vengono indicate come chatbot o bot (Joshi, 2018; Misal, 2018).
Chatbot e letteratura: esempi di utilizzo nello studio dei classici
È ormai un dato di fatto che gli assistenti virtuali possano cambiare il modo in cui non solo l’insegnante propone un’opera letteraria ai propri studenti, ma anche il tipo di approccio che questi ultimi hanno al corpus letterario. Come osserva Buccini (2024), infatti, è necessario superare i «modelli didattici e organizzativi tradizionali, uniformi, lineari e destinati al gruppo omogeneo». Motore indispensabile di questa trasformazione possono essere gli stessi chatbot, progettati per permettere agli studenti di entrare in dialogo con l’autore di un’opera facente parte del canone letterario o con uno dei suoi personaggi.
È Iannella (2020:85) a descrivere le diverse caratteristiche che un assistente virtuale può avere: «L’assistente può essere cortese o scontroso, diretto o timido, divertente o sostenuto. Può trasmettere fiducia o leggerezza, proporre giochi, aggirare i quesiti, smorzare la conversazione con GIF divertenti, canzoni o barzellette».
Questi tratti di personalità devono necessariamente cambiare a seconda dell’approccio didattico che si intende adottare in aula. A tal proposito, si rimanda a Smestad (2018).
Sono già numerosi i casi di utilizzo delle interfacce conversazionali in aula, e si intende porre l’attenzione su alcuni esempi emblematici. Berardinetti, Rossi e Toto (2025) hanno condotto uno studio in cui hanno proposto agli studenti un dialogo diretto con il sommo poeta Dante Alighieri con la sua Commedia. Attraverso la messa a punto di prompt mirati e addestrati su dati affidabili e coerenti, gli studenti possono chiedere direttamente all’autore di spiegare loro il viaggio ultraterreno. Chiaramente, la lettura integrale dell’opera rimane un passaggio preliminare indispensabile, ma l’IA può rappresentare un valido strumento di supporto. Così come Dante ebbe il suo Virgilio, anche l’alunno può avvalersi di una guida personale, naturalmente oltre a quella offerta dal suo insegnante. Questo strumento innovativo consente di avvicinarsi all’opera da prospettive differenti, stimolando riflessioni nuove sul rapporto tra lettore e testo. Si può immaginare, ad esempio, se fosse Beatrice a guidare la lettura della Divina Commedia, oppure se l’alunno avesse l’opportunità di dialogare con la Laura di Francesco Petrarca o con la Silvia di Giacomo Leopardi. Un approccio simile non solo arricchisce l’esperienza di lettura, ma permette anche di sensibilizzare gli studenti sull’importanza di riconsiderare e aggiornare il canone letterario.
Questo approccio non riguarda soltanto la letteratura italiana. Iannella (2020) invita a immaginare gli studenti sulle sponde dell’isola di Lesbo, entrando in dialogo con la poetessa Saffo. I suoi versi rimangono un imprescindibile oggetto di studio e analisi, ma grazie a strumenti didattici innovativi è possibile far emergere significati spesso trascurati o inattesi.
Ci sono innumerevoli altri esempi che potrebbero essere citati, estendendosi alla letteratura inglese, francese, americana o, ad esempio, a quella russa. Proprio quest’ultima è spesso esclusa dai programmi scolastici e, talvolta, anche da quelli universitari. L’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare un valido strumento per incoraggiare gli studenti ad avvicinarsi al corpus letterario russo, aiutandoli, ad esempio, nella memorizzazione dei nomi dei personaggi, che spesso rappresenta l’ostacolo maggiore per il lettore.
Conclusioni
Un approccio didattico basato sull’intelligenza artificiale offre innumerevoli vantaggi sul piano formativo ed educativo dello studente. Grazie a modelli di chatbot avanzati e accuratamente strutturati, gli studenti vengono coinvolti in un’esperienza di apprendimento più dinamica e partecipativa rispetto a quella tradizionale. La letteratura non perde il suo valore; anzi, può acquisire nuovi significati, perché, come suggerisce Italo Calvino, un classico è un’opera che non ha mai smesso di dire ciò che ha da dire. Con la giusta guida, l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento efficace per approfondire le opere letterarie.
BIBLIOGRAFIA
Berardinetti Valentina, Rossi Martina, Toto Giusi Antonia, «L’intelligenza artificiale a servizio della didattica: un nuovo approccio alla letteratura» (2025), Atti di Didamatica 2025.
Buccini Francesca, «Come l’intelligenza artificiale sta cambiando l’educazione. Uno studio esplorativo», Research Trends in Humanities Education e Philosophy, 11(2024), pp. 75-89.
Iannella Alessandro, «”Ok Google, vorrei parlare con la poetessa Saffo.” Intelligenza artificiale, assistenti virtuali e didattica della letteratura» Thamyris, nova series: Revista de Didáctica de Cultura Clásica, Griego y Latín, Nº. 10, 2019, pp. 81-104
Paggiaro Luisanna, Letteratura e intelligenza artificiale: come si intrecciano e si influenzano (2014), Aracne, Roma.
BIOGRAFIA AUTORI
Alessandra Bassolino (Napoli, 2001) è laureata in Lettere Moderne e in Filologia Moderna presso l’Università “Federico II” di Napoli nonchè in Editoria e Scrittura presso “La Sapienza” di Roma. Scrittrice e sceneggiatrice, ha vinto il Premio “Screen in Green” per il miglior soggetto di lungometraggio; nel 2023 ha ricevuto il premio “Casa Sanremo Writers – Serie TV”.
Matteo Vitale è laureato in Lettere Moderne. È scrittore, sceneggiatore e copywriter, autore di diversi cortometraggi e vincitore di concorsi letterari di narrativa e poesia. È prossimo alla pubblicazione del suo primo romanzo. Attualmente frequenta un master in “Scrittura e Produzione” presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.
