di Massimo Stefano Russo, Università degli Studi “Carlo Bo”, Pesaro-Urbino
Per un’educazione all’ascolto del mondo
Nota redazionale in vista del volume “Coltivare, Educare, Umanizzare”
L’articolo di Massimo Russo, pubblicato in anteprima su questo n. 15 di Culture Digitali, propone una riflessione originale e necessaria sul paesaggio sonoro come bene comune, interrogandosi su come ascoltare, custodire e tramandare le voci dei luoghi, delle persone e della natura. In un tempo in cui la cultura digitale rischia di appiattire l’esperienza sensibile, questa proposta apre un varco verso un’educazione all’ascolto, che è anche educazione alla presenza, alla memoria e alla responsabilità.
Il testo anticipa uno dei contributi più suggestivi del volume Coltivare, Educare, Umanizzare, in uscita a settembre 2025, e si inserisce pienamente nella cornice della DiCultHer Academy e delle SFIDE di #HackCultura2026, offrendo una direzione concreta per progettare esperienze didattiche capaci di riaccendere i sensi e la cura per il mondo.
Abstract
This paper explores the concept of the soundscape as a common good that deserves preservation, documentation, and archiving, acknowledging its environmental, cultural, and perceptual significance. Drawing on R. Murray Schafer’s foundational definition, the analysis emphasizes listening as a sensory and cognitive act that fosters ecological awareness, collective memory, and territorial identity. It underlines the urgent need to build a soundscape archive capable of collecting, preserving, and making accessible both archetypal and contemporary sounds, rescuing them from the erasure imposed by technological modernity and acoustic homogenization. The archive is envisioned as an inclusive and participatory space, able to generate knowledge, emotion, and imagination, interweaving symbolic, aesthetic, and communicative languages. Among the most significant initiatives in this field is David Monacchi’s Fragments of Extinction, a pioneering project in the preservation of the original sonic environments of primary rainforests. Ultimately, the soundscape is presented as a vital medium for connecting humans, nature, and cultures, contributing to a renewed consciousness of the environmental and relational complexity of our time.
Keywords: Soundscape; Acoustic archive; Common good; Sensory culture; Sound ecolog; Sonic memory.
Il presente contributo riflette sul paesaggio sonoro come bene comune da tutelare, documentare e archiviare, riconoscendone il valore ambientale, culturale e percettivo. A partire dalla definizione di R. Murray Schafer, l’analisi pone l’attenzione sulla centralità dell’ascolto come esperienza sensoriale e cognitiva, tale da attivare consapevolezza ecologica, memoria collettiva e identità territoriale. Viene evidenziata la necessità di costruire un archivio del paesaggio sonoro che raccolga, conservi e renda accessibili sonorità archetipiche e contemporanee, sottraendole alla cancellazione imposta dalla modernità tecnologica e dall’omologazione acustica. L’archivio si configura come spazio inclusivo e partecipativo, capace di generare conoscenza, emozione e immaginario, intrecciando linguaggi simbolici, estetici e comunicativi. Tra le esperienze più significative in tale direzione, si richiama il progetto Fragments of Extinction di David Monacchi, esemplare nella salvaguardia delle sonorità originarie delle foreste primarie. Il paesaggio sonoro emerge infine come strumento di connessione profonda tra l’umano, la natura e le culture, contribuendo a una rinnovata coscienza della complessità ambientale e relazionale del nostro tempo.
Parole chiave: Archivio acustico; Ascolto profondo; Bene comune; Cultura sensoriale; Ecologia del suono; Memoria sonora; Paesaggio sonoro.
Il paesaggio sonoro, a lungo dimenticato e ignorato, sminuendone l’importanza e il significato, solo negli ultimi anni lo si riconosce quale bene comune di rilevante valore culturale, da curare, tutelare e tramandare. Accreditato indicatore importante sul piano scientifico nel misurare e considerare la qualità dell’ambiente e del territorio, diventa sempre più oggetto di studio e rappresentazione analitica (Carson, 2023). Fondamentale rimane la definizione di paesaggio sonoro data da Schafer (R.M. Schafer, 1998) che sottolinea l’essenziale relazione “messa in campo” dalle sonorità con riferimento specifico all’espressione dei suoni, così come si ritrovano nell’ambiente e vengono percepiti dagli esseri umani.
Il sonoro, espresso dal paesaggio, percepito sensorialmente dall’umano, pone in primo piano l’udito quale senso primario nel cogliere le sonorità e generare pensiero analitico e cognitivo.
Il campo del sonoro è ampio e variegato ed è importante documentare e testimoniare le sonorità che ritroviamo nell’ambiente naturale, nello spazio sociale e nel territorio comunitario.
Bisogna prestarvi particolare attenzione per conoscerlo e identificarlo, poterlo classificare e saperlo analizzare.
Le sonorità della natura segnalano presenze specifiche nel divenire temporale, sin dal quotidiano. I suoni rappresentano la vitalità che arricchisce l’ambiente su diversi piani. L’importanza dei suoni, intesi in primo luogo quali segnali espressivi, sviluppano interazione dialettica e identità significativa. (A. Colimberti (a cura di), 2004). Rumori e suoni avvertono e segnalano in forma diversa. I suoni presentano frequenze regolari e onde periodiche. a differenza dei rumori che si esprimono con vibrazioni dissonanti, irregolari e onde caotiche. Una distinzione importante a livello percettivo e sensoriale che consente distinzioni rilevanti. Nei rumori si ha assenza di forma e disarmonia. I rumori disturbano, mentre i suoni con la loro armonia esprimono benessere.
L’orecchio umano, nel percepire vibrazioni e onde in relazione al paesaggio sonoro, esprime una consapevole riflessione critica sull’ambiente acustico. L’essere umano ha appreso nel suo evolversi a isolare e ordinare i rumori, focalizzati e attenti nello stare in ascolto.
E’ importate sviluppare sempre più una conoscenza concettuale del paesaggio sonoro, sin dalla basilare esperienza sensoriale che esprime un modo di conoscere ancestrale, nell’affidarsi e appellarsi al senso dell’ascolto. Focalizzati e attenti nello stare in ascolto con le proprie orecchie e guardare con i propri occhi si esce dagli schemi e dai pregiudizi, concentrati, senza farsi distrarre nell’accogliere i contenuti che si presentano alla nostra coscienza, aperti al sensoriale, nell’osservare al meglio quanto ci circonda. Identificandosi col momento presente si entra in contatto col mondo circostante.
Nell’identificarsi col paesaggio sonoro si nota ciò che è e come ricade su di noi, attenti e consapevoli al suo divenire e manifestarsi, in quanto concentrati.
Immersi nel presente, focalizzati sull’accadere si entra in uno stato di vero e proprio flusso e nel mettersi in ascolto si diventa protagonisti delle serie di sequenze che ci accompagnano, concentrati nell’ascolto profondo che richiama la scioltezza, la naturalezza e la fluidità dei movimenti naturali. Nell’essere davvero presenti si tende a percepire il tempo come dilatato e più lento del normale e si impara a riconoscere i suoni, per evitare che siano intesi tutti uguali e con poche variazioni.
L’ascolto profondo rinvia all’interrogarsi, col sonoro che rievoca, collega e crea associazioni, consentendo di oltrepassare e scavalcare i confini, così da separare il dentro dal fuori.
Nel paesaggio sonoro percepiamo un atto esistenziale che si concretizza nell’intesa, dove nell’incontrare l’altro e nel riconoscersi si apre alla diversità e alla prossimità, uscendo dalle categorie tradizionali. Si contribuisce a disegnare e rappresentare gli spazi territoriali e coglierne la struttura interna, aperti agli scambi, nel percepire i confini come soglie e in quanto tali attraversabili. L’impronta sonora, nel raccogliere l’ignoto e il misterioso, pronuncia il rimosso. Entrare nel paesaggio sonoro comporta ripensare sé stessi, in un coabitare dove nel condividere la prossimità spaziale la si oltrepassa, con la convergenza temporale che articola il passato, in un presente comune e in vista di un comune futuro, in un ventaglio di emozioni tutte da assaporare. Proprio in questo sta l’essenzialità di un archivio del paesaggio sonoro quale bene comune.
Il valore di un archivio del paesaggio sonoro.
Abbiamo bisogno di un archivio del paesaggio sonoro per documentare i materiali sonori, in un’offerta interpretativa tra registrazione e trasfigurazione: un percorso espositivo di testimonianza che nel rammemorare marca e dichiara, lo spazio di visibile invisibilità e ne coglie le trasformazioni.
Si tratta di attribuire spessore e consistenza alle sonorità, ai suoni filtrati e amplificati che certificano l’esistenza e l’esperienza vissuta. Un reale documentato rimodellato nell’accogliere in sé fatti e narrazioni espressive che richiamano la presenza e rinviano a qualcosa di assente, da strappare al rischio della rimozione.
Conservare il paesaggio sonoro consente di mettere insieme frammenti che rendono presente ciò che non è più.
Il paesaggio sonoro nel volgersi in sé stessi, al proprio spirito, ai propri sogni e stati d’animo ha intorno a sé un alone di mistero e un effetto magnetico, efficace e potente quale fonte di informazione, da accogliere e ascoltare come espressione di esperienze che compongono e nutrono il quotidiano. Il paesaggio sonoro, nel travalicare i confini naturali, fornisce un contatto con elementi di primaria importanza, fonte di informazioni in molti campi che gli ascoltatori attenti cercano e trovano.
Chiunque, senza possedere delle specifiche competenze teorico-critiche, può comprendere il paesaggio sonoro. Ascoltare, archiviare, registrare, trasmettere il paesaggio sonoro in forma di archivio diventa il prodotto di una nuova sensibilità naturale. Le nuove tecnologie oggi permettono ancor più di ieri di registrare il paesaggio sonoro, anche nelle situazioni più disparate segnate da commistioni, conflitti e dissonanza.
Il paesaggio sonoro armonico, quale codice comunicativo, esprime una polifonia di immagini e di punti di vista, segno di vitalità che dà speranza contro la decadenza, l’abbandono e l’incuria. Le immagini evocate dal paesaggio sonoro nel testimoniare grande intensità emotiva consentono di imparare a capire per esclusione e inclusione, nel riflettere sulle sonorità che manifestano e generano emozioni, rivolti all’individualità, all’essenza della creatività. Interessati alla propria individualità e a quella altrui si spiegano sentimenti ed emozioni. Si riattivano emozioni, affetti, leggende e miti intorno a cui ruotano le comunità territoriali.
Nel paesaggio sonoro ci confrontiamo con identità complesse, dinamiche e multiple. A un primo livello di comprensione superficiale troviamo sonorità che identificate ci appaiono monolitiche e omogenee. Nell’andare oltre alle idee superficiali bisogna evitare i pregiudizi cognitivi frutto di luoghi comuni.
Il convivere di molteplicità, rende possibile mantenere le diversità e dare spazio all’alterità che avvicina, in una continuità dinamica.
Proporre e costruire un archivio del paesaggio sonoro permette di conservare e trasmettere sonorità archetipiche e tradizionali, una parte integrante di una cultura della convivenza che nella pervasività tecnologica si sovrappongono, arrivano a sostituire e/o annullare un patrimonio consolidato nel tempo e rischiano di scomparire, smarrite e dimenticate. Si creano, nascono nuove sonorità che richiedono di coesistere in modo distinto insieme alle altre.
I suoni, nella loro interezza, sono parte integrante della natura e celebrano la dignità culturale del paesaggio sonoro quale bene comune, carico di significati.
Un archivio del paesaggio sonoro, pensato per elevare l’ascolto in modo solenne, nel richiedere la necessità di prendersene cura, definisce uno spazio ideale che si materializza nella realtà e rende possibile di esercitare l’ascolto, sotto varie forme, per sviluppare conoscenza e saggio sapere, in un legame autentico con gruppi, aree e territori, capaci di creare consonanze.
Il paesaggio sonoro, nel rivelare più di quello che esprime, in termini di sonorità, narra gruppi e culture specifiche da identificare e riconoscere. Racconta storie importanti che rischiano di essere “scordate” e cadere dimenticate, in una sorta di amnesia collettiva.
La vera missione di un archivio del paesaggio sonoro, in forma concreta e pragmatica, è permeata nello spirito, dal poter riascoltare e ripensare i suoni in una pluralità di dimensioni espressive, per rigenerare e raccogliere la fantasia e l’immaginario creativo, al servizio delle emozioni e dei sentimenti.
Il paesaggio sonoro, come dono della Natura concesso agli esseri umani, va custodito, difeso, salvaguardato e tutelato, per arricchire l’esperienza vitale, nel trasmettere emozioni dense di significati.
Nel paesaggio sonoro ritroviamo una descrizione espressiva sul piano emozionale che, posti in ascolto, sa creare un vocabolario più ampio e preciso e andare oltre le parole generalizzanti, aperti alla complessità delle astrazioni e dei simboli, attenti ai dettagli e ai frammenti.
Un archivio del paesaggio sonoro tale da collocare in modo appropriato i suoni, condotti in un percorso di conoscenza, sostenuti dalla corretta punteggiatura e sintassi tematica, con efficacia immaginaria ed esplicativa, in un proporsi di inclusione incisivo sulla coscienza collettiva.
Costruire e progettare un archivio del paesaggio sonoro, come bene pubblico accessibile a tutti, nel catturare, assemblare, registrare e campionare si propone quale bussola privilegiata capaci di muoversi tra la complessità delle sonorità. Assume il valore di testimonianza essenziale, nel privilegiare le frequenze sonore così da intrattenere la conoscenza del sonoro che nell’informare esplicita il valore fortemente simbolico dell’attività estetica. Nel paesaggio sonoro, nella fitta trama che collega punti e linee, prossimità e distanze, il conosciuto e l’estraneo, l’interno e l’esterno si depositano tracce fisiche e impronte concrete dal forte valore simbolico; resti di presenza e di assenza.
Significativo il lavoro di David Monacchi che con Fragments of Extinction (Monacchi, 2019) si è attivato per mettere in salvo frammenti di un vasto giacimento acustico in via di distruzione catturati e registrati “con microfoni prototipali a 360 capsule, per captare vibrazioni per 24 ore” (V. Trione, 2022). Col progetto Sonosfera, un teatro tecnologico e immersivo Monacchi fa rivivere il suono in una dimensione tridimensionale e permette di ascoltare i suoni delle foreste equatoriali incontaminate, ci mette di fronte all’arte di ascoltare che in parte abbiamo perso.
Un archivio del paesaggio sonoro, per ascoltare con consapevolezza profonda e saper essere più sensibili, aperti all’inaspettato e rimettere in discussione schemi e punti di riferimento. Un patrimonio che quale bene comune consenta di custodire e tramandare le sonorità in un’apertura cosmica, consapevoli dell’importanza che queste rivestono per la natura e gli esseri umani.
Riferimenti bibliografici
F. Bergamo, Il disegno del paesaggio sonoro, Mimesis 2028.
M. Bull, Paesaggi sonori. Musica, rumori: l’universo dell’ascolto, Il Saggiatore, Milano 2008.
R. Carson, Primavera silenziosa, Feltrinelli, Milano 2023.
A. Colimberti (a cura di), Ecologia della musica. Saggi sul paesaggio sonoro, Donzelli Editore, Roma 2004.
U. Mattei, Beni comuni, Un manifesto, Laterza, Bari-Roma 2012.
D. Monacchi, L’arca dei suoni originari, Mondadori, Milano 2019.
L. Pisano, Nuove geografie del sonoro. Spazi e territori nell’epoca postdigitale, Meltemi, Roma 2017.
R. M. Schafer, Il paesaggio sonoro, LIM, Lucca 1998.
V. Trione, Artivismo, Einaudi, Torino 2022.
Progetto Sonosfera Pesaro: https://sonosfera.it
