Prof.ssa Elisa Santomieri
I.C. Nereto-Sant’Omero-Torano (TE)
Ogni giorno attraversiamo strade, osserviamo monumenti, partecipiamo a feste e tradizioni senza soffermarci davvero sul loro significato. Ciò che ci è familiare finisce spesso per diventare invisibile. È da questa semplice riflessione che ha preso avvio il percorso realizzato dalle classi 1B e 1C della Scuola Secondaria di I grado di Nereto nell’ambito del progetto “#HackCultura2026”, promosso dall’Associazione Internazionale DiCultHer.
Partecipando alla Sfida 1 – “Il patrimonio culturale risorsa per lo sviluppo sostenibile”, gli studenti sono stati invitati a compiere un esercizio tanto semplice quanto importante: guardare il proprio territorio con occhi nuovi, riconoscendo nel patrimonio culturale non soltanto una testimonianza del passato, ma una risorsa viva, capace di raccontare l’identità di una comunità e di contribuire alla costruzione del suo futuro. Fin dall’inizio è apparso evidente come molti ragazzi associassero il concetto di patrimonio culturale esclusivamente a monumenti celebri, musei o luoghi lontani dalla propria esperienza quotidiana. Per questo motivo il primo obiettivo educativo del progetto è stato quello di ampliare questa visione, aiutandoli a comprendere che il patrimonio culturale può essere riconosciuto anche nei luoghi che attraversano ogni giorno, nelle tradizioni tramandate dalle famiglie, negli eventi che scandiscono la vita del paese e perfino nei valori che una comunità sceglie di condividere.
Il percorso è iniziato con la visione di un video introduttivo realizzato dalle docenti con NotebookLM, che ha consentito agli studenti di conoscere finalità e obiettivi del progetto #HackCultura2026 e di avvicinarsi ai temi del patrimonio culturale e della cittadinanza digitale. Successivamente è stato proposto un brainstorming collettivo che si è rivelato uno dei momenti più significativi dell’intero progetto. Gli studenti hanno condiviso idee, ricordi, esperienze personali e conoscenze legate al paese di Nereto. Alcuni hanno citato monumenti e chiese, altri hanno ricordato feste popolari, eventi sportivi, prodotti tipici o luoghi di incontro frequentati quotidianamente. Poco alla volta hanno iniziato a comprendere che tutte queste realtà, pur molto diverse tra loro, contribuivano a raccontare la storia e l’identità della comunità neretese. Da queste riflessioni sono nati cinque itinerari tematici che hanno costituito l’ossatura del lavoro finale: l’itinerario storico-monumentale, quello religioso, gastronomico, degli eventi tradizionali e sportivo-culturale.
Da questo momento il progetto è diventato realmente loro: organizzati in gruppi di lavoro, gli studenti hanno discusso, selezionato idee, confrontato punti di vista, individuato gli aspetti del patrimonio culturale ritenuti più significativi e deciso come raccontarli. Questo processo ha richiesto capacità di ascolto, collaborazione e negoziazione, competenze che spesso trovano poco spazio nelle attività scolastiche tradizionali ma che risultano fondamentali nella formazione di cittadini consapevoli. La costruzione degli itinerari non è stata soltanto un’attività organizzativa, ma un vero esercizio di cittadinanza attiva: i ragazzi hanno dovuto interrogarsi su cosa meritasse di essere raccontato e sul perché determinati luoghi, tradizioni o eventi fossero importanti per la comunità. In questo modo hanno iniziato a comprendere che il patrimonio culturale non è qualcosa di immutabile, ma una realtà che acquista significato grazie allo sguardo e alla partecipazione delle persone.
Durante le attività di ricerca gli studenti hanno imparato a selezionare informazioni, confrontare fonti, verificare dati e rielaborare contenuti. Molti di loro hanno scoperto aspetti del proprio paese che non conoscevano, nonostante vi abitassero da sempre. Alcuni hanno raccontato di aver coinvolto genitori e nonni per raccogliere informazioni, aneddoti e ricordi legati ai luoghi oggetto di studio, trasformando così il progetto in un’occasione di dialogo tra generazioni e di recupero della memoria collettiva.
Tra gli approfondimenti realizzati, particolare rilievo è stato attribuito alla Fontana Vecchia, uno dei simboli più rappresentativi del paese. Attraverso le ricerche svolte, gli studenti hanno scoperto che la fontana non rappresentava soltanto una struttura destinata all’approvvigionamento dell’acqua, ma anche un luogo di incontro e di socialità, dove per generazioni si sono intrecciate storie, relazioni e momenti di vita quotidiana.
Un’altra tappa significativa del percorso è stata dedicata al Monumento del Multiculturalismo, che ha suscitato particolare interesse per il messaggio che trasmette. Attraverso l’analisi dell’opera, gli studenti hanno riflettuto sui temi dell’inclusione, del dialogo e della convivenza tra culture diverse, comprendendo come il patrimonio culturale non riguardi soltanto ciò che ereditiamo dal passato, ma anche i valori che una comunità sceglie di promuovere nel presente e di trasmettere alle generazioni future.
Particolarmente significativo è stato anche il focus dedicato a San Martino, patrono di Nereto. Attraverso il collegamento tra la statua, la chiesa e la tradizionale Fiera di San Martino, gli studenti hanno scoperto come una stessa figura possa rappresentare un punto di incontro tra storia, religione, tradizioni e identità collettiva. Questo approfondimento ha permesso loro di comprendere come il patrimonio culturale sia spesso il risultato dell’intreccio tra elementi materiali e immateriali che continuano ancora oggi a vivere nella memoria e nelle pratiche della comunità.
L’intero percorso ha rappresentato inoltre un’importante occasione per sviluppare competenze digitali e sperimentare un utilizzo consapevole delle nuove tecnologie. Gli strumenti di Intelligenza Artificiale sono stati utilizzati come supporto all’apprendimento e all’organizzazione delle informazioni, sempre all’interno di un processo guidato che ha privilegiato il pensiero critico, la verifica delle fonti e la rielaborazione personale dei contenuti. In questo modo gli studenti hanno potuto comprendere che le tecnologie digitali non sostituiscono il lavoro umano, ma possono diventare strumenti efficaci per approfondire la conoscenza e costruire nuovi apprendimenti.
Il prodotto finale è stato, infine, presentato da alcuni studenti durante la Rassegna conclusiva online di #HackCultura2026, circostanza che ha offerto loro l’opportunità di raccontare il proprio lavoro e confrontarsi con esperienze provenienti da scuole di diverse regioni italiane. Per gli studenti è stata la prima occasione di presentare pubblicamente un progetto a un pubblico esterno alla scuola, sperimentando il valore della condivisione, della responsabilità e della partecipazione. Tuttavia, il risultato più importante dell’esperienza non è stato il prodotto digitale realizzato. Il vero traguardo è stato il cambiamento di sguardo maturato dagli studenti durante il percorso: luoghi, tradizioni e monumenti, che inizialmente apparivano come semplici elementi della quotidianità, si sono trasformati in testimonianze di storia, identità e memoria collettiva. In questo senso, #HackCultura2026 ha permesso ai ragazzi di comprendere che il patrimonio culturale non è qualcosa di distante o immobile, ma una realtà viva che appartiene alla comunità e che ciascuno è chiamato a conoscere, custodire e valorizzare. Se il patrimonio culturale è una storia che attraversa il tempo, gli studenti hanno scoperto di poterne essere non soltanto i lettori, ma anche i narratori e i futuri custodi.

