Di Tiziana Conte

Introduzione editoriale

Il contributo di Tiziana Conte introduce nel dibattito una dimensione che considero essenziale: quella educativa, quotidiana, profondamente umana.

Se altri contributi di questo numero ci aiutano a comprendere le trasformazioni strutturali dell’ordine digitale, questo testo ci riporta al cuore della questione: la relazione tra le persone, le generazioni, i processi di apprendimento e di crescita.

Mi ha colpito in particolare la lucidità con cui viene descritto il divario tra adulti e nativi digitali. Da un lato una generazione che possiede profondità critica ma fatica a orientarsi negli strumenti; dall’altro una generazione che padroneggia la tecnologia ma rischia di smarrire la capacità di interpretarla. Non è una contrapposizione, ma una occasione: costruire ponti.

È in questo spazio che si colloca la proposta pedagogica dell’autrice, sintetizzata in tre verbi che sento profondamente nostri: curare, educare, umanizzare. Tre azioni che non riguardano soltanto la scuola, ma l’intera società, chiamata a interrogarsi sul senso dell’uso delle tecnologie e, oggi, dell’intelligenza artificiale.

Particolarmente significativa è anche la rilettura del concetto di alfabetizzazione. Come nel secondo dopoguerra imparare a leggere e scrivere era condizione per essere cittadini, oggi comprendere il funzionamento degli algoritmi diventa condizione per non esserne dominati. È una prospettiva che interpella direttamente le nostre responsabilità educative e civiche.

Questo contributo ci ricorda che la sfida dell’intelligenza artificiale non è soltanto tecnologica, ma antropologica. E che il futuro non si costruisce contrapponendo generazioni o competenze, ma mettendole in relazione, riconoscendo il valore reciproco e costruendo insieme nuove forme di cittadinanza.

In questa prospettiva, l’umanesimo digitale evocato dall’autrice non è una formula, ma un compito.

Carmine Marinucci

ABSTRACT

Il terzo millennio, rispetto ad altre epoche della storia, ha subito, sin dal suo esordio, un vorticoso e velocissimo mutamento nelle abitudini, nella comunicazione e nella vita sociale, lavorativa del singolo e della collettività.

Questo mutamento e’ stato in gran parte causato dalla diffusione, sempre più, capillare della tecnologia non solo a livello aziendale ma anche nell’intimità della vita sociale, domestica, relazionale. L’ avvento nelle mura domestiche dell’internet delle cose sempre più “intelligente” sta richiedendo lo sviluppo di competenze maggiormente performanti, questa esigenza diventa  urgente con lo sviluppo e la diffusione di strumenti tecnologici IA.  Lo scenario  che si apre necessita di  prospettive educative, culturali, etiche e sociali, nuove dove, l’aspetto umano e l’azione antropocentrica devono vigilare e dominare strumenti, che attraverso l’ uso affinano i loro algoritmi diventando sempre più ” intelligenti” e conformati ai nostri bisogni, desideri e stili di vita.  In questa nuova realtà, si affaccia prepotentemente il diffondersi di un divario generazionale in termini di educazione, cultura, responsabilità all’uso consapevole della tecnologia IA. Se da un lato assistiamo ai nativi digitali, apparentemente esperti di tecnologie, ma bisognosi di un educazione allo sviluppo del pensiero critico , alla promozione di una netiquette comunicativa e ad una cultura bidirezionale che integri e metta in relazione  la tradizione culturale umanistica, la scrittura manuale, con la tecnologia e la IA, dall’altro  assistiamo ad una generazione di adulti che pur possedendo le competenze di pensiero critico, ed una cultura fortemente antropocentrica,  necessitano di una nuova alfabetizzazione che sia in grado di innovare la cultura posseduta in relazione all’ acquisizione di nuove competenze.

Parole chiave : alfabetizzare, curare, educare, umanizzare

ABSTRACT

Compared to other eras in history, the third millennium has undergone, since its inception, a rapid and rapid transformation in the habits, communication, and social and working lives of individuals and communities.

This change has been largely driven by the increasingly widespread diffusion of technology, not only at the corporate level but also in the intimacy of social, domestic, and relational life.The advent of the increasingly “intelligent” Internet of Things in our homes is requiring the development of higher-performance skills, a need that becomes urgent with the development and diffusion of AI technological tools.  The emerging scenario requires new educational, cultural, ethical, and social perspectives where the human aspect and anthropocentric action must monitor and dominate tools that, through use, refine their algorithms, becoming increasingly “intelligent” and aligned with our needs, desires, and lifestyles.

In this new reality, a generational gap is forcefully emerging in terms of education, culture, and responsibility for the conscious use of AI technology.

While on the one hand we are witnessing digital natives, seemingly tech-savvy but in need of education in developing critical thinking, promoting communicative etiquette, and a two-way culture that integrates and connects the humanistic cultural tradition—handwriting—with technology and AI, on the other hand we are witnessing a generation of adults who, despite possessing critical thinking skills and a strongly anthropocentric culture, require a new literacy, capable of innovating their existing culture in relation to the acquisition of new skills.

L’evoluzione del Terzo millennio

Il nostro tempo è caratterizzato da una metamorfosi unica nella storia, ci troviamo ad dover affrontare non solo quella che viene definita transizione digitale ma una vera e propria ridefinizione antropomorfica del mondo circostante. La tecnologia sempre più “umanizzata” ci obbliga a spostare l’attenzione e lo sguardo da una questione tecnica ad una strategia di sopravvivenza culturale.

L’IA si educa e performa attraverso di noi, i nostri bisogni e le nostre richieste, pertanto, l’educazione si deve orientare verso una costruzione di una coscienza etica, che implica  passare da una fruizione passiva dei dati ad una indipendenza cognitiva dove l’individuo al centro del processo domina la macchina.

In questa visione appare evidente la frammentazione generazionale sia nell’uso,  nelle competenze tecnologico – digitali,  che nell’atteggiamento cognitivo  in grado di domare la macchina e utilizzarla con pensiero critico.

Emerge una netta differenza di atteggiamento e di approccio tra gli Adulti e i nativi digitali.

Prendere atto che l’azione educativa da intraprendere debba non essere esclusivamente destinata e finalizzata ai nativi digitali, apre un ventaglio di riflessioni su azioni e strategie capaci di   ridurre il divario generazionale e costruire ponti tra generazioni non solo comunicativi ma anch etico relazionali.

Il divario tra Adulti e Nativi Digitali

Il divario generazionale è un fenomeno che fa parte della storia dell’uomo, ma in contesto tecnologico come quello che stiamo vivendo, tale divario ha un’accezione differente dal passato, in quanto ci troviamo a dover gestire una situazione di istruzione ed educazione al contrario. In passato gli adulti erano coloro che, possedendo conoscenze ed esperienza erano punti di riferimento valoriali, etici, culturali per le nuove generazioni, oggi al contrario gli adulti non padroneggiando gli strumenti digitali, vivono un gap comunicativo, ma soprattutto educativo nei confronti dei nativi digitali, che parlano nuovi linguaggi e contenuti, pertanto gli adulti si trovano spesso in difficoltà anche nel gestire l’uso di tali tecnologie ed educare i giovani allo stesse, sia all’interno delle mura domestiche che in altri contesti educativi formali ed informali. Stiamo assistendo alla presenza di una generazione adulta che possiede la profondità del pensiero critico, ma non la grammatica degli strumenti tecnologici, al contrario i nativi digitali sono padroni della sintassi degli strumenti, ma non possiedono la competenza critica. Pertanto se volessimo fare una mappatura delle competenze, potremmo mettere in  evidenza due aspetti fondamentali:

ADULTI: hanno un pensiero critico consolidato, orientato all’analisi storica e contestuale, ma che richiedono una nuova alfabetizzazione intesa come innovazione della cultura posseduta.

NATIVI DIGITALI: hanno un  pensiero critico  frammentato e influenzato dall’algoritmo, e necessitano di una educazione etica ad una netiquette dell’uso e uno spazio per la riflessione. Oltre che un’educazione alla scelta autonoma non condizionata dagli algoritmi.

Questo determina la necessità di creare ponti dove la cultura umanistica, la scrittura manuale   siano la bussola di orientamento nella navigazione digitale, determinando la realizzazione di cittadini digitali consapevoli e sviluppando   una innovazione antropologica dell’Adulto come una ricostruzione del proprio bagaglio critico per fornire strumenti di dialogo con la IA.

CURARE, EDUCARE, UMANIZZARE

i pilastri per la costruzione del ponte generazionale

L’azione su cui si fonda il futuro del rapporto tra uomo e macchina ha necessariamente un fondamento antropologico. Per prevenire il fenomeno in cui l’uomo diventi la riflessione dei propri algoritmi è necessario applicare tre verbi fondamentali nella pedagogia digitale: curare, educare, umanizzare. Per azione di cura si intende assumersi la responsabilità del benessere digitale collettivo, curare il rapporto con la IA significa padroneggiare e vigilare per evitare l’alienazione. L’azione educativa ha lo scopo di sviluppare il senso di responsabilità personale e collettivo,  educare in questa prospettiva significa non educare all’uso della macchina, ma alla sua comprensione e al suo impatto sulla democrazia e i diritti civili. Infine umanizzare, significa difendere la cultura umanistica, la scrittura manuale non come un atteggiamento nostalgico o demonizzante della innovazione, ma come ancora e bussola cognitive, per garantire azioni riflessive autoriflessive nell’uso delle macchine IA.

Strategie operative

Se nel dopoguerra l’alfabetizzazione popolare significava imparare a leggere e scrivere per essere cittadini liberi, l’alfabetizzazione di oggi significa comprendere gli algoritmi per non esserne dominati.

Per quanto attiene alla nuova alfabetizzazione degli Adulti al mondo digitale, prendiamo spunto dalla pedagogia Manziana [1]che sostiene “non è mai troppo tardi” per farsi cittadini del proprio tempo, tale azione educativa si fonda sulla possibilità di fornire all’adulto lo stimolo alla curiosità per acquisire nuove competenze digitali e strumenti per affinare il pensiero critico preesistente. Egli,  avendo un substrato di cultura umanistica, l’approccio educativo  con in quale si procederà alla realizzazione di una nuova alfabetizzazione, avrà lo scopo di innovare le conoscenze  portando l’adulto a diventare competente cioè  capace di governare gli strumenti. Per i nativi digitali la strategia educativa è invertita, è necessario passare dalla tecnica alla consapevolezza, le azioni quindi sono incentrate su attività di netiquette comunicativa, allo scopo di trasformare abilità tecniche in competenze comunicative relazionali, etiche, valoriali, sociali, democratiche.  Istruire i giovani a comprendere, che gli  algoritmi di profilazione,  possono rendere una immagine personale e sociale non corrispondente alla realtà, portando gli stessi  alla perdita della libertà di scelta,  è fondamentale. Nell’educazione dei nativi digitali è importante  puntare alla consapevolezza che i propri desideri, i processi di autorealizzazione non dipendono dagli algoritmi, ma da scelte personali, orientate ai propri bisogni, valori e progetti di vita. Equilibrare l’uso della IA con la scrittura manuale e della lettura del libro cartaceo per sviluppare pensiero critico e di analisi complessa, oltre che educare allo stile grafico e letterale, è un azione educativa di supporto allo sviluppo del pensiero critico.

Fremework

Tali riflessioni trovano la loro veridicità nel DigComp.3.0 ( Quadro Europeo delle Competenze Digitali) [2]che sottolinea la necessità di legare il processo educativo a parametri di: sicurezza, alfabetizzazione, responsabilità collettiva e personale, in particolare nell’Area  1 viene sottolineata la capacità di navigare tra i prodotti dell’IA mantenendo la sovranità del giudizio ( Data Literacy Critica), mentre nell ‘Area 4 si mette in evidenza la gestione consapevole dell’identità e della privacy nell’internet delle cose (IoT).

Il traguardo finale è la realizzazione di un Umanesimo Digitale dove la tecnologia, ottimo supporto per accelerare i processi, ridurre le distanze e i tempi, deve essere trasformata in un veicolo primario di diritti civili, di cultura e globalizzazione responsabile. Unire la profonda capacità critica degli adulti, con le abilità dei nativi digitali è la sfida educativa da attenzionare e progettare in modo dettagliato e scientifico. Per i nativi digitali, grande ruolo educativo riveste la scuola e le agenzie formative informali, per gli Adulti si fa riferimento a numerose esperienze già in essere come la rete dei Servizi di Facilitazione Digitale (  Misura 1.7.2 PNRR) [3]  e le Buone Pratiche di Facilitazione. In questo modo  la IA perderà la sua identità di algoritmo di controllo per diventare un moltiplicatore di umanità.

Conclusioni

Il vorticoso evolversi della tecnologia nel terzo millennio non deve preoccuparci o spaventarci, essa, se ben governata, dall’uomo che  avrà la capacità di essere al centro di tutti i processi resterà esso stesso il fine mentre lo strumento sarà relegato al ruolo di   mezzo. La digitalizzazione potrà diventare, in un ‘ottica antropologica e umanizzata, il mezzo di un azione consapevole per il raggiungimento dei diritti civili universali. La democrazia intesa come pensiero  democratico, attraverso la tecnologia e la digitalizzazione, potrà permettere all’uomo di tutelare la dignità umana, avvicinare le generazioni, promuovere inclusione e uguaglianza. A nulla serve demonizzare un processo innovativo o cercare di frenare l’evoluzione tecnologica, quello che occorre è imparare a esercitare il giusto potere sulla macchina, ricordando che la tecnologia è pur sempre frutto dell’ingegno umano, ogni nuova macchina nella storia dell’umanità  ne ha modificato lo stile di vita, il pensiero le abitudini, si pensi ad esempio alla lavatrice, alla TV, alle automobili, agli aereoplani, che sono diventati strumenti migliorativi della vita domestica e lavorativa, pertanto in una prospettiva di sviluppo di crescita personale e collettiva, nulla osta all’uso, ma che sia  un uso umano, critico, consapevole, responsabile destinato a migliorare la vita personale e collettiva di una umanità sempre in cammino.


[1]  Alberto Manzi il maestro che negli anni 1958/1960 Alfabetizzò l’Italia attraverso la televisione permettendo a milioni di italiani di conseguire la 5 elementare

[2]DigComp 3.0 Quadro europeo delle competenze digitali – v1

[3]be1933a2-8105-3fe4-abda-e7f9f8818ec5

Conte Tiziana nasce a Taranto il 28.06.1971 vive a Lecce e lavora a Bari dal 2008. si è laureata in scienze dell’educazione come Pedagogista  laurea vecchio ordinamento con una tesi in sociologia della famiglia dal titolo i “i nuovi papà”. Al suo attivo ha pubblicato diversi articolo di pedagogia su numerose riviste di settore, al suo attivo ha pubblicato due volumi “Peter Pan ha deciso vuole crescere” per edizioni al rondine 2005 e “orgogliosa di essere infanzia” per oltrettutto libri 2023. E’ membro del direttivo nazionale dell’ANPE ( associazione nazionale pedagogisti italiani), vice presidente del direttivo regionale Puglia AIMC ( associazione nazionale maestri cattolici), vice presidente del direttivo  AIMC sezione di Lecce, membro del direttivo provinciale del Forum delle Associazioni familiari di Lecce, membro del comitato scientifico della colanna professioni pedagogiche ANPE di Armando editore. Docente di scuola dell’infanzia attualmente in posizione di comando presso USR della Puglia come coordinatore dell’equipe formativa territoriale per la Puglia. Sociologa professionista ANS, si occupa di formazione