{"id":3898,"date":"2022-09-27T15:56:33","date_gmt":"2022-09-27T13:56:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/?page_id=3898"},"modified":"2022-09-29T13:10:37","modified_gmt":"2022-09-29T11:10:37","slug":"digital-as-an-interdisciplinary-space-a-possible-challenge-for-the-humanities","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/digital-as-an-interdisciplinary-space-a-possible-challenge-for-the-humanities\/","title":{"rendered":"Digital as an interdisciplinary space. A possible challenge for the &#8220;Humanities&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">di <strong><em>Mario Morcellini, President of the Scientific Board of the Sapienza Foundation<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">In the era of the apparently unchallenged triumph of digital and Industry 4, a radical change is sweeping through the Humanities following the uphill struggle to have their specific identity status acknowledged.&nbsp;Placing this issue at the heart of an inevitable critical reflection means accepting a complex cultural challenge certainly not with the aim of identifying winners and losers of a pointless and just as anachronistic contest between hard sciences and Humanities but, rather, of plotting the coordinates of a necessary interdisciplinarity. This entails identifying a new cultural horizon in the digital society, turning the challenge towards the future with the advantage of tuning into the young Europeans of today and tomorrow.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-large-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Il digitale come spazio interdisciplinare.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-large-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Una sfida possibile per le scienze umanistiche<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">di <strong>Mario Morcellini, Presidente del Consiglio scientifico della Fondazione Sapienza<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Nell\u2019era del trionfo all\u2019apparenza incontrastato del digitale e della quarta rivoluzione industriale, un radicale cambiamento attraversa la dimensione delle scienze umanistiche dopo le stagioni del faticoso riconoscimento di un loro specifico statuto identitario.&nbsp;Porre questo tema al centro di un\u2019inderogabile riflessione critica significa accettare una difficile sfida culturale non certo con l\u2019obiettivo di individuare vincitori e vinti di un\u2019inutile e altrettanto anacronistica competizione fra Scienze dure e <em>Humanities<\/em>, quanto piuttosto di disegnare le coordinate di una necessaria interdisciplinarit\u00e0. Si tratta&nbsp;di individuare nella civilt\u00e0 digitale un orizzonte culturale nuovo, volgendo la sfida al futuro con il vantaggio di sintonizzarsi con i giovani europei di oggi e di domani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Nell\u2019era del trionfo all\u2019apparenza incontrastato del digitale e della quarta rivoluzione industriale, un radicale cambiamento attraversa la dimensione delle scienze umanistiche dopo le stagioni del faticoso riconoscimento di un loro specifico statuto identitario.&nbsp;Porre questo tema al centro di un\u2019inderogabile riflessione critica significa accettare una difficile sfida culturale non certo con l\u2019obiettivo di individuare vincitori e vinti di un\u2019inutile e altrettanto anacronistica competizione, quanto piuttosto di disegnare le coordinate di una necessaria interdisciplinarit\u00e0<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Abbiamo vissuto a lungo in una prospettiva pronta a delineare discutibili tassonomie e gerarchie epistemologiche. Come se alle <em>humanities<\/em> potesse essere riconosciuto un effettivo diritto di cittadinanza nella societ\u00e0 della conoscenza a condizione che fosse possibile dimostrare oggettivamente una loro identit\u00e0 scientifica dal sapore \u201calgoritmico\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Ma accettare una tale pretesa significherebbe un asservimento a un\u2019idea di scienza certamente <em>\u00e0 la page<\/em> per questa generazione,&nbsp;ma che sar\u00e0 senz\u2019altro rimessa in discussione dalla prossima moda.&nbsp;E\u2019 dunque necessario provare a superare quanto prima un clima di sospetto e di minorit\u00e0 attribuita,&nbsp;se pretendiamo un pieno riconoscimento della specificit\u00e0 intesa come requisito identitario delle diverse scienze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Abbiamo avuto pi\u00f9 volte la riprova che il nostro tempo ha bisogno di idee generali e di un approccio interdisciplinare al sapere, senza cui le stesse scintillanti scoperte tecnologiche e comunicative rischiano che il festival dell\u2019innovazione nasconda criticit\u00e0 ed effetti sociali di lungo periodo,&nbsp;inevitabilmente intrecciati alla geometrica bellezza del <em>nuovo<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Rivendicare un\u2019indispensabile alleanza fra le scienze significa allora collocarsi in un punto molto sfidante della storia del pensiero, che impone l\u2019archiviazione di polemiche provinciali e la capacit\u00e0 di dimostrare la propria assoluta alterit\u00e0.&nbsp;Se le discipline umanistiche fossero state riconosciute da subito e serenamente come scienze,&nbsp;d\u2019altra parte, la loro autonomia ne sarebbe uscita certamente rafforzata,&nbsp;pronta a risplendere al di sopra dell\u2019effimero luccichio di un\u2019innovazione tecnologica che non sempre mantiene le promesse,&nbsp;anche se \u00e8 indubbia la sua capacit\u00e0 di produrre un benessere del resto ampiamente reclamizzato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Da ci\u00f2 consegue la necessit\u00e0 che,&nbsp;almeno a livello di annuncio,&nbsp;le singole Aree della scienza debbano partire e procedere <em>alla pari<\/em>.&nbsp;Il clima culturale dominante favorisce invece una sorta di rassegnazione nei militanti dell\u2019umanistica,&nbsp;spinti di fatto ad una vera e propria soggezione rispetto a poteri culturali percepiti come pi\u00f9 forti e moderni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Ma non manca neppure una specie di attendismo per improbabili tempi migliori,&nbsp;senza contare l\u2019amara presa d\u2019atto di non pochi indotti a pensare che ci siamo meritato un tempo percepito come il \u00absipario calato\u00bb su una visione paritaria dei saperi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Si tratterebbe di una dichiarazione di resa che nega un giacimento rilevante della nostra identit\u00e0 nazionale,&nbsp;rivelatasi galvanizzante sia a livello di conoscenza elaborata che di impatto sulle esistenze.&nbsp;Il nodo,&nbsp;diciamolo chiaramente,&nbsp;non \u00e8 certo l\u2019esagerata <em>r\u00e9clame<\/em> delle culture STEM,&nbsp;peraltro cos\u00ec organiche ai processi di globalizzazione che naturalmente attraversano la scienza e le tecnologie.&nbsp;La questione \u00e8 invece essenzialmente percettiva,&nbsp;e riguarda dunque un ripensamento del <em>ranking<\/em> relativo alla disputa tra i saperi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Prendiamo atto che siamo dentro un clima culturale non entusiasmante nei confronti dell\u2019area umanistica.&nbsp;Non stiamo ovviamente parlando del rimpianto per un tempo in cui le epigrafi della scienza erano al risparmio,&nbsp;ma \u00e8 indiscutibile che la disordinata operazione di congestionamento dei paradigmi disciplinari,&nbsp;senza un preciso bisogno di semplificare le architetture scientifiche,&nbsp;finisce per favorire la logica del rancore caratteristica di qualunque condominio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">La stessa diffusione di parametri quantitativi,&nbsp;come valutazione di impatto,&nbsp;<em>ranking<\/em>,&nbsp;<em>citation index<\/em> e via misurando,&nbsp;rappresenta di per s\u00e9 un\u2019abdicazione semantica e posturale se additata come unica matrice fondante e giudicante.&nbsp;Del resto occorre far notare ai cultori del \u00abfondamentalismo scientista\u00bb che molte scoperte \u2013 elemento chiave della logica spettacolare della loro comunicazione pubblica \u2013 sono per definizione progressive e \u00aba scadenza programmata\u00bb,&nbsp;facendo dunque dimenticare quelle immediatamente precedenti,&nbsp;peraltro osannate come risolutive.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">In questa rassegna di criticit\u00e0 e patologie la cui presa in carico \u00e8 gi\u00e0 il primo passo di un ripensamento,&nbsp;non mancano tuttavia risposte attive dell\u2019umanistica e inedite capacit\u00e0 di alleanze e invenzione di nuove relazioni. E\u2019 l\u2019inizio di una reazione intelligente&nbsp;che si rivela tanto pi\u00f9 gratificante quanto pi\u00f9 avviene a distanza dai saperi <em>vicini di casa<\/em>.&nbsp;Dall\u2019analisi finora condotta si percepisce anche troppo bene che l\u2019umanistica ha essenzialmente problemi di autorappresentazione e conseguente valorizzazione, che si potrebbero risolvere pi\u00f9 facilmente di quanto si pensi proprio in un\u2019ottica di interdisciplinarit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">E a questo fine \u00e8 giusto citare il caso di Antonio Ruberti,&nbsp;ingegnere appassionato del proprio settore,&nbsp;ma anche vero e proprio pioniere e ideatore di una svolta epistemologica che ha messo al centro la riflessione sul capitale immateriale,&nbsp;edificando con straordinaria lungimiranza e capacit\u00e0 di visione ponti,&nbsp;non solo metaforici,&nbsp;fra il sapere scientifico-tecnologico e quello umanistico.<br>Ad ispirare l\u2019attivit\u00e0 del fondatore del Ministero dell\u2019Universit\u00e0,&nbsp;come sottolinea Gianni Letta nell\u2019importante Introduzione al recente libro curato da Mario Al\u00ec e dedicato ad Antonio Ruberti,&nbsp;c\u2019era la convinzione che proprio \u00abl\u2019insieme delle competenze e conoscenze costituisse una nuova,&nbsp;e oggi la pi\u00f9 importante,&nbsp;ricchezza delle Nazioni,&nbsp;al pari della ricchezza finanziaria\u00bb.&nbsp;In altri termini,&nbsp;nello scorrere di un decisivo passaggio d\u2019epoca,&nbsp;abbiamo un ulteriore ed efficace messaggio sulla necessit\u00e0 di un improrogabile Risorgimento culturale ed etico.&nbsp;Ad esso ho fatto esplicito riferimento nel capitolo che ho firmato per quel libro dedicato al lascito culturale e innovativo di Antonio Ruberti, raccolto oggi dalle voci dei tanti studiosi che esplorano prospettive non convenzionali riguardo ai rapporti trasversali fra le discipline,&nbsp;rinunciando finalmente ad ipoteche ideologiche e corporativismi epistemologici.<br>Ci\u00f2 significa,&nbsp;in altri termini,&nbsp;frequentare pi\u00f9 convintamente gli spazi liminari delle scienze,&nbsp;aprendosi concettualmente a possibili punti di incontro,&nbsp;ricercando una collaborazione riflessiva e riconoscendo intime implicazioni e relazioni tra saperi sempre pi\u00f9 connotati da \u00abgeometrie variabili\u00bb.&nbsp;Nessuno pu\u00f2 d\u2019altra parte nascondersi la difficolt\u00e0 di un\u2019operazione culturale protesa verso il superamento degli specialismi e orientata alla ricerca delle radici comuni della conoscenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Non si tratta certo di un puro gioco retorico o intellettualistico dal sapore veterotestamentario,&nbsp;ispirato alla volont\u00e0 di ritrovare un\u2019impossibile e perduta innocenza prebabelica,&nbsp;antecedente alla moltiplicazione linguistica ed epistemologica delle scienze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Il punto \u00e8 un altro. Le evidenze nel mondo scientifico e nello stesso dibattito culturale pubblico indicano ormai in modo inequivocabile un radicale cambiamento dei centri di gravit\u00e0 e di influenza che si presentano come decisivi nella descrizione del mondo contemporaneo. <em>Sembrano infatti radicalmente nuovi i saperi che pi\u00f9 energicamente si candidano a strutturare le Weltanschauung<\/em><em>,<\/em><em>&nbsp;i paradigmi e gli stessi lessici chiamati in causa per leggere il cambiamento<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Ricostruire la Pangea delle scienze significa allora far proprio l\u2019approccio di un nuovo Umanesimo, non indifferente ai suoi fondamenti etici e indisponibile al \u201ctotalitarimo tecnologico\u201d, che si preoccupi di ritrovare finalmente l\u2019integrit\u00e0 della formazione dell\u2019individuo, facendo ricorso a \u201cquello sforzo di tenere insieme, a quella attitudine a generare significati attraverso le relazioni che costituisce il segreto della capacit\u00e0 creativa del genere umano\u201d<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. L\u2019alternativa, senza voler cedere ad inutili e anacronistici teoremi apocalittici, \u00e8 una condizione che molti analisti connotano come \u201cpost-umana\u201d: una \u201crealt\u00e0 del tutto nuova, in una inedita osmosi tra uomo e tecnologia e con una progressiva perdita di autonomia e di libert\u00e0, che comporta per buona parte dell\u2019umanit\u00e0 il diventare un mezzo e non un fine e l\u2019annullamento della dimensione estetica in un\u2019etica dominata dell\u2019efficienza fine a se stessa, priva di consapevolezza sociale, di significato e di scopi, generando quindi un\u2019esistenza sostanzialmente anestetica, in cui emozioni, scelte e sentimenti consapevoli vengono visti come un intralcio\u201d<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">In altri termini, tra incertezze diventate dilaganti e ritardi o inadeguatezze nella capacit\u00e0 di inseguire i fili del nuovo,&nbsp;diventa ogni giorno pi\u00f9 acuta l\u2019esigenza di un sapere in grado di funzionare da facilitatore tra le tante competenze richieste dalla complessit\u00e0,&nbsp;anche nella prospettiva di una divulgazione della scienza e della tecnologia che diventi finalmente un modo naturale di essere di docenti e ricercatori.&nbsp;E\u2019 gi\u00e0 un primo segnale per implementare di contenuti il concetto di interdisciplinarit\u00e0,&nbsp;nell\u2019ottica dei nuovi diritti ad una conoscenza <em>socialmente utile<\/em>.&nbsp;Solo una sapiente ricomposizione e armonizzazione delle conoscenze,&nbsp;tanto pi\u00f9 necessaria in un\u2019epoca ad alto tasso di tecnologia,&nbsp;\u00e8 in grado di avvicinare sponde culturali e continenti scientifici colpevolmente abbandonati ad una deriva autarchica e irrazionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">E\u2019 venuto il momento che questo clima \u00abculturale\u00bb sia rigorosamente verificato nelle sue basi di attendibilit\u00e0 e sottoposto a un bagno di umilt\u00e0 e parit\u00e0 per tutti. Non \u00e8 secondario annotare che alla politica italiana \u00e8 mancata invece troppo spesso la visione di un universalismo chiamato a sostenere un progetto di uomo e di societ\u00e0 finalmente al centro della pubblica discussione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Deve essere allora questa la premessa di una fase nuova. E non c\u2019\u00e8 dubbio che a partire dal lavoro della Nussbaum<a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\">[4]<\/a> si sia vivacizzato il dibattito contro la retorica della maggior utilit\u00e0 dei saperi tecnici e sull\u2019importanza della cultura umanistica.&nbsp;E\u2019 riconducibile a tale filone anche un importante testo di Lorenzo Tomasin secondo cui stiamo assistendo al &#8220;crescente prestigio di discipline tecniche e all\u2019influenza di una classe dirigente culturalmente depauperata e sempre pi\u00f9 suggestionata dai miti della tecnologia trionfante. Un passaggio fondamentale verso questa situazione \u00e8 consistito in uno scivolamento nel quale la cultura umanistica e alcuni suoi ispiratori e teorici novecenteschi hanno gravi responsabilit\u00e0.&nbsp;A loro si deve,&nbsp;in larga parte,&nbsp;la convalida di un modello binario in cui alle scienze umane si \u00e8 contrapposto un blocco,&nbsp;a lungo guardato con altezzosa superiorit\u00e0,&nbsp;composto da una confusa ammucchiata tecnico-scientifica,&nbsp;che ha finito per essere sempre pi\u00f9 tecnica e sempre meno scientifica,&nbsp;almeno nella percezione e nella banalizzazione che ne ha fatto una parte della societ\u00e0\u201d<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\">[5]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">A proposito del digitale inteso come nuova ed irripetibile <em>chance<\/em> di rilancio per la centralit\u00e0 del comparto umanistico, Tomasin osserva che nella ricerca scientifica \u201cla tecnologia ha portato negli ultimi anni aria nuova, schiudendo vie inesplorate alla conoscenza e offrendo metodi e strumenti innovativi. Il rischio, tuttavia, in questo campo \u00e8 che i mezzi \u2013 cio\u00e8 in concreto gli strumenti di lavoro \u2013 siano scambiati per i fini, cio\u00e8 per gli oggetti precipui di una ricerca che non verte sulle macchine, ma appunto sull\u2019uomo e sulla sua cultura, di cui le macchine sono solo uno dei molti prodotti secondari. In troppi casi, al giorno d\u2019oggi, una ricerca umanistica che stenta a credere all\u2019autonoma dignit\u00e0 e alla vitale importanza dei suoi contenuti si attacca al carro della tecnologia tentando cos\u00ec di affermare la propria attualit\u00e0 e spendibilit\u00e0\u201d<a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\">[6]<\/a>.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Sull\u2019onda di questi stimoli e avviandoci ad una conclusione operativa, si tratta allora&nbsp;di rovesciare il paradigma individuando nella civilt\u00e0 digitale un orizzonte culturale nuovo che per l\u2019umanistica deve rappresentare un\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 altrettanto intensa quanto il bisogno di non licenziare il passato.&nbsp;Occorre cio\u00e8 volgere la sfida al futuro e gi\u00e0 questa nuova postura presenta il vantaggio di sintonizzarsi meglio con le generazioni anche studentesche attuali e prossime venture,&nbsp;riducendo cos\u00ec le distanze linguistiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Con loro,&nbsp;ma soprattutto con nuove abitudini di consumo,&nbsp;i benefici per il rinnovamento della didattica sono ancor pi\u00f9 marcati,&nbsp;poich\u00e9 il valore aggiunto della comunicazione digitale \u00e8 quello di innovare il ruolo del docente,&nbsp;stringendo un legame pi\u00f9 forte con le classi fisiche e virtuali,&nbsp;persino pi\u00f9 intenso che in passato.&nbsp;Non c\u2019\u00e8 dubbio,&nbsp;infatti,&nbsp;che gli <em>stakeholders<\/em> della didattica possono sfruttare tutte le potenzialit\u00e0 espressive del digitale a livello di multimedialit\u00e0,&nbsp;interattivit\u00e0,&nbsp;ipertestualit\u00e0 e accessibilit\u00e0 a <em>corpora<\/em> testuali infiniti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Da tutto questo pu\u00f2 discendere un nuovo ciclo di opinione intorno al loro valore, aggiornando cos\u00ec la funzione di servizio pubblico della formazione e rendendo pi\u00f9 chiara e convincente la funzione sociale delle Scienze umanistiche.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Riassumendo tutte le discussioni e gli stimoli finora allineati, si pu\u00f2 assumere anzitutto che l\u2019umanistica deve dimostrare ad ogni costo la forza di uscire dai propri confini, peraltro largamente sottoposti ad erosione e tentativi di annessione da aree diverse. Solo abbandonando l\u2019eccesso di sicurezza che le proprie conoscenze regalano, si pu\u00f2 da un lato incontrare altri saperi e, dall\u2019altro, sperimentare nuove e feconde interazioni. Si tratta, in altre parole, di stare sui confini dei settori: \u00e8 una scelta che pu\u00f2 diventare decisiva, perch\u00e9 significa appartenere a diverse stirpi e tipologie di sapere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Tale nuova postura significa un\u2019intransigente conversione all\u2019interdisciplinarit\u00e0 e alla complessit\u00e0 della conoscenza. Se \u00e8 vero che quest\u2019ultima \u00e8 pi\u00f9 di una presa d\u2019atto, quasi l\u2019ingrandimento di una lente pi\u00f9 che un assunto concettuale, resta la circostanza che gli studiosi della complessit\u00e0 riescono a rintracciare pi\u00f9 vie per la spiegazione e l\u2019incontro tra discipline diverse, aprendo dunque a una nuova creativit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Si pu\u00f2 addirittura sostenere che l\u2019interdisciplinarit\u00e0 sia l\u2019unica postura che consente la realizzazione del sapere contemporaneo, esaltandone la sua dimensione di misurabilit\u00e0 e cumulabilit\u00e0. Inutile aggiungere che tutto questo comporta una serie di conseguenze per la didattica disciplinare, che si risolvono se l\u2019insegnamento si intreccia pi\u00f9 strettamente alle continue acquisizioni della ricerca scientifica e tecnologica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">L\u2019umanistica \u00e8 dunque di fronte a una sfida che pu\u00f2 serenamente accettare se pensiamo alla grandezza del lascito intellettuale cui ci ha abituati. Muoviamo dal potente promemoria di Braudel: \u201c<strong><em>Per essere bisogna essere stati\u201d.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">L\u2019impegno si rivela strategico: si tratta di diventare responsabili del sapere del paese, contrastando e disarmando l\u2019ignoranza pubblica che trova le sue radici nell\u2019aumento dell\u2019individualismo e del rancore. Solo cos\u00ec vivremo una stagione che oltrepassa le singole persone e gli stessi intellettuali: vivere in una societ\u00e0 della conoscenza degna di questo nome.&nbsp;E\u2019 un obiettivo cui dobbiamo assolutamente tendere, ricordando che il dibattito sull\u2019identit\u00e0 degli studi scientifici \u00e8 finalizzato ad educare ad una visione di tutto il sapere, con un\u2019ampiezza e libert\u00e0 culturale che possono incentivare la capacit\u00e0 di sintesi. La competizione, o meglio la separazione percettiva delle scienze, indebolisce la conoscenza pubblica, rende partigiana l\u2019euforia per le scoperte e le innovazioni tecnologiche e, in conclusione, sembra il contrario della vita. Ma, soprattutto, allontana l\u2019aspirazione a ritrovare la strada di un nuovo Umane<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> Questo saggio \u00e8 debitore di uno studio redatto per un numero monografico della Rivista <em>Paradoxa<\/em> (3\/2022), curato da Adriano Fabris dell\u2019Universit\u00e0 di Pisa e dedicato allo spazio delle <em>Humanities<\/em> nell\u2019era tecnologica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> E. Morin, <em>Una testa ben fatta. Riforma dell\u2019insegnamento e riforma del pensiero<\/em>, R. Cortina, Milano 2000.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a> Cfr. R. Benini, <em>Rivoluzione umanista. La cura italiana al disagio globale<\/em>, Donzelli, Roma 2020.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a> M. C. Nussbaum, <em>Non per profitto. Perch\u00e9 le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica<\/em>, Il Mulino, Bologna 2014.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\">[5]<\/a> L. Tomasin, <em>L\u2019impronta digitale. Cultura umanistica e tecnologia<\/em>, Carocci, Roma 2017.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\">[6]<\/a> L. Tomasin, <em>L\u2019impronta digitale, <\/em>cit.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Mario Morcellini, President of the Scientific Board of the Sapienza Foundation In the era of the apparently unchallenged triumph of digital and Industry 4, a radical change is sweeping through the Humanities following the uphill struggle to have their specific identity status acknowledged.&nbsp;Placing this issue at the heart of an inevitable critical reflection means accepting a complex cultural challenge certainly not with the aim of identifying winners and losers of a pointless and just as anachronistic contest between hard sciences and Humanities but, rather, of plotting the coordinates of a necessary interdisciplinarity. 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