{"id":6259,"date":"2023-09-10T16:01:44","date_gmt":"2023-09-10T14:01:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/?page_id=6259"},"modified":"2023-09-10T16:01:46","modified_gmt":"2023-09-10T14:01:46","slug":"privacy-digitale-tra-problemi-etici-e-disinformazione-buoni-libri-e-valida-formazione-informazione-per-una-digital-cultura-consapevole","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/privacy-digitale-tra-problemi-etici-e-disinformazione-buoni-libri-e-valida-formazione-informazione-per-una-digital-cultura-consapevole\/","title":{"rendered":"Privacy digitale: tra problemi etici e disinformazione. Buoni libri e valida formazione\/informazione per una Digital-Cultura consapevole."},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di <em>Antonella Giordano<\/em> (*)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Nel ruolo di comunicatore &#8211; che assolvo da anni sia nei contesti istituzionali che in quelli deputati alla divulgazione giornalistica &#8211; mi sono sempre interrogata circa la dimensione operativa migliore affinch\u00e9 l\u2019informazione varcasse la soglia perimetrale del fatto o dato notiziabile e si radicasse nel tessuto sociale, metamorfizzandosi in occasione di approfondimento e&nbsp; riflessione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">&nbsp;Divenisse, in buona sostanza, funzionale ad una dialettica dialogica tra chi scrive\/comunica e chi legge\/ascolta , essenziabilizzabile nella locuzione \u201cfare cultura\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">&nbsp;Ci\u00f2 nella convinzione che la pi\u00f9 grande sfida per chi vuol fare Cultura sta nell\u2019interpretare il tempo del vivere collettivo per poi impegnarsi nel trasmetterne i contenuti universali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Cosa rappresenta il Costruire Cultura se non &nbsp;il modo con il quale ci si confronta con lo scorrere senza fine del tempo? Un\u2019azione \u2013 a mio avviso &#8211; che trasforma una condizione di natura in una condizione di Cultura. Riedificare una civilt\u00e0 resta, infatti, &nbsp;un fine possibile se la collettivit\u00e0 comprende il valore della Cultura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">&nbsp;Esordisco con questo abbrivio perch\u00e9 dopo aver letto quattro libri incentrati su uno dei temi pi\u00f9 affascinanti e controversi afferenti la Cultura digitale, ambito cui riservo da anni particolare attenzione per favorire un\u2019 educazione alla conoscenza ma anche per studiarne le implementazioni nei contesti cui ho fatto riferimento \u2013 seppure fugace &#8211; in premessa .<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Nel disordine culturale della rete in cui si consuma la lunga agonia della comunit\u00e0 dei libri trovo che sia doveroso arpionare l\u2019attenzione su quelli recanti taluni temi su cui riflettere. Temi che per il loro potenziale formativo si offrono \u2013 in un\u2019ottica analitica che non si marginalizzi al mero approccio topico \u2013 alla migliore comprensione di cosa rappresenti la cultura digitale nelle sue molteplici ricadute nell\u2019attuale era, definita come \u201c digitale\u201d. Uno degli argomenti pi\u00f9 dibattuti concerne la privacy digitale, i pericoli dello <em>sharenting<\/em> e le conseguenze di un uso non regolamentato delle AI (deep voice, deep fake e social scoring, ad esempio).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Da quando \u00e8 stata istituita l\u2019Authority della Privacy ad oggi, \u00e8 notorio che la normativa riguardo alla tutela della propria sfera privata ha dovuto misurarsi &#8211; in poco pi\u00f9 di un ventennio \u2013 con le rivoluzioni &nbsp;1.0, 2.0, 3.0, la 4.0&nbsp; (identitaria della AI) ultima in ordine di tempo e pi\u00f9 allarmante .<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Seppure l\u2019Europa abbia approvato lo scorso giugno la bozza dell\u2019AI Act regolamentando &nbsp;l\u2019utilizzo di tale tecnologia serpeggia in ambiente \u201cmedia reports\u201d una virulenta inquietudine \u2013 carburata da filosofi, giuristi, scrittori &#8211; circa &nbsp;il limite oltre il quale la \u201ccondivisione\u201d dei propri dati (per esempio sui social che li raccolgono per rivenderli a scopo commerciale) diventa \u201cesposizione\u201d e dunque violazione dei diritti. Inquietudine che spesso disorienta la cultura consapevole (che dovrebbe valorizzare i vantaggi della rivoluzione digitale per il progresso dell\u2019umanit\u00e0) polarizzandola verso un superficiale compendio dei rischi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">&nbsp;Una buona cultura e altrettanto buone competenze acquisite attraverso una formazione valida possono, invece, convergere nella elaborazione di soluzioni tecnologiche e politiche per tutelare &nbsp;la privacy delle persone, anche nelle sue implicazioni psicologiche ed etiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">In tale prospettiva \u00e8 necessario educare, nel contempo, alla conoscenza favorendo percorsi formativi scientifici (ex multis: DiCulther) e buone letture di libri che attraverso un linguaggio non tecnico, ma narrativo o in stile saggistico, permettano di offrire spunti di riflessione su argomenti che sempre pi\u00f9 affollano il quotidiano social e digital.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;Ci\u00f2 detto mi permetto di dare &nbsp;qualche suggerimento di lettura di libri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">\u201c<strong><em>Tutto per i bambini<\/em><\/strong>\u201d \u00e8 il romanzo di Delphine de Vigan, autrice francese che da sempre scrive racconti su tematiche legate alla famiglia, agli adolescenti e alle sfide contemporanee del parenting con uno stile avvincente. Il romanzo, in Italia edito da Einaudi, descrive con linguaggio scorrevole e appassionante la vita social tra stories, post e reel di una famiglia parigina che improvvisamente si trova davanti a uno sconvolgimento: la pi\u00f9 piccola di casa scompare. Non si tratta di un thriller o di un noir con risvolti inquietanti, l\u2019intento della scrittrice \u00e8 di far riflettere il lettore attraverso una storia verosimile, su come e quanto lo sharenting possa influenzare comportamenti futuri e modi di pensare dei bambini coinvolti. Il secondo livello di lettura \u00e8 se da un punto di vista giuridico si vada a ledere il diritto alla riservatezza del bambino che forse, da adulto, potrebbe avere da ridire rispetto al comportamento poco rispettoso della sua privacy da parte del genitore (seppur rari, esistono gi\u00e0 casi di figli che denunciano i genitori per averli esposti eccessivamente in tenera et\u00e0).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">&nbsp;<strong>\u201c<em>I figli dell\u2019algoritmo: sorvegliati, tracciati, profilati dalla nascita<\/em><\/strong>\u201d di Veronica Barassi (edizioni Luiss) \u00e8 un saggio sul tema dello sharenting, incentrato sulla domanda \u201cdove finiscono i dati che condividiamo nella rete e quale utilizzo ne viene fatto?\u201d. La Barassi \u2013 studiosa che ha insegnato per molti anni Media, Communications, and Cultural Studies alla Goldsmith University di Londra, prima di diventare professoressa ordinaria all\u2019Universit\u00e0 di San Gallo, in Svizzera \u2013&nbsp;porta il suo contributo nell\u2019ambito&nbsp;dei&nbsp;<em>surveillance studies<\/em>, ovvero quel filone di studi di cui \u201c<em>Il capitalismo della sorveglianza<\/em>\u201d di Shoshana Zuboff \u00e8 il punto di riferimento principale. \u201cPer la prima volta stiamo creando una generazione \u201cdatificata\u201d da prima della nascita\u2013 scrive l\u2019autrice. \u2013 I dati dei nostri bambini vengono aggregati, scambiati, venduti e trasformati in profili digitali, e sempre pi\u00f9 utilizzati per giudicarli e decidere aspetti fondamentali della loro vita\u201d. Partendo dalla sua storia personale, dalla gravidanza e le prime esperienza di genitorialit\u00e0, Veronica Barassi si \u00e8 tuffata con gli strumenti dell\u2019antropologa digitale nel mare di dati nostri e dei nostri figli di cui lasciamo traccia ogni giorno online, trovandosi di fronte a una verit\u00e0 tanto semplice quanto inquietante: l\u2019era digitale ci ha catapultati in un mondo nuovo, quello del capitalismo della sorveglianza, che ha completamente riscritto i concetti di libert\u00e0, privacy e controllo. C\u2019\u00e8 un piccolo particolare: nessuno ci ha informati prima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\"><em>&nbsp;<strong>\u201cSei vecchio. I mondi digitali della Generazione Z\u201d<\/strong><\/em><strong>,<\/strong> di Vincenzo Marino (edizioni Nottetempo) \u00e8 un\u2019indagine su abitudini e passioni digital della GenZ. Il tema guida \u00e8 l\u2019intrattenimento online: infatti \u00e8 nella costante interazione con i social network \u2013 da Instagram a TikTok, da Twitch a YouTube \u2013 che la Gen Z trova uno specchio di s\u00e9 e&nbsp;vede racchiuso il proprio universo contenutistico o meglio il proprio content. Non \u00e8 facile&nbsp;comprendere davvero qual \u00e8 la molla che spinge un ragazzo a inseguire per ore su Tik Tok o su Twitch il proprio guru o maestro&nbsp;di gaming o il proprio idolo musicale, quello che&nbsp;sicuramente colpir\u00e0 i non GenZ \u00e8 scoprire che i giovani hanno moltissime passioni, ma tutte nuove e decisamente diverse da quelle delle generazioni precedenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\"><strong>\u201c<em>BlackBox, sicurezza e sorveglianza nelle nostre citt\u00e0<\/em>\u201d<\/strong> di Laura Carrer (Ledizioni) \u00e8 un saggio ambientato in quel mondo, un tempo considerato distopico, che oggi attraverso le Intelligenze Artificiali sta diventando realt\u00e0. Citt\u00e0 e ambienti quotidiani in cui strumenti come la&nbsp;sorveglianza, il&nbsp;riconoscimento facciale, la polizia predittiva e la lotta al crimine sono ipotesi al vaglio di decisori e politici, se non gi\u00e0 applicazioni pratiche. La Carrer, giornalista di inchiesta che da anni si occupa di questi temi si domanda:&nbsp;cosa potrebbe succedere se al sistema di video-sorveglianza diamo la possibilit\u00e0, in autonomia e senza una vera supervisione umana, di individuare il volto di una persona e associargli un&#8217;identit\u00e0 e un punteggio? L&#8217;utilizzo di queste tecnologie all&#8217;apparenza neutrali, indipendenti e pi\u00f9 precise dell&#8217;uomo, infatti, risulta imperfetto e portatore di diversi pregiudizi. In Italia, solo per dare alcuni elementi concreti, nel 2017 la Polizia Italiana si \u00e8 dotata del sistema S.A.R.I. (Sistema Automatico di Riconoscimento Immagini). Dopo tre anni, nel 2020, l&#8217;amministrazione comunale di Como ha installato il primo sistema di riconoscimento facciale in Italia. Le politiche securitarie, sorveglianza e tecnologie biometriche vanno a configurare un sistema di nuovi strumenti a supporto di quel &#8220;potere disciplinare&#8221; di cui parlava il filosofo Foucault.&nbsp;In Black Box la Carrer racconta i casi attuali di utilizzo dei sistemi biometrici, inevitabilmente soggetti a bias algoritmici e riflette sul concetto di sicurezza urbana e di societ\u00e0 che, attraverso queste applicazioni, si viene a configurare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Nel ribadire che, oltre ad affidabili fonti di informazione, \u00e8 ineludibile l\u2019importanza di buoni libri concludo ricordando che in un buon libro si sublima \u00a0il connubio tra la limitatezza numerica delle sue pagine e l\u2019illimitata grandezza dell\u2019argomento di cui tratta.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"261\" height=\"330\" src=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2023\/09\/image.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-6265\" style=\"width:209px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2023\/09\/image.png 261w, https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2023\/09\/image-237x300.png 237w\" sizes=\"auto, (max-width: 261px) 100vw, 261px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\"><strong>Antonella Giordano<\/strong>, giornalista e comunicatore pubblico, docente universitario (UniSiena e Meier), condirettore di IWP e Radio Regional, Senatore accademico della Norman Academy, tra i molti incarichi istituzionali \u00e8 stata responsabile dei dati soggetti a pubblicazione sul sito istituzionale dell\u2019Agenzia delle entrate (ex art. 10, comma 1 del Dlgs n. 33\/2013 come modificato dall\u2019art. 10 del Dlgs n. 97\/2016 disposizioni in materia di prevenzione della corruzione e della trasparenza)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Antonella Giordano (*) Nel ruolo di comunicatore &#8211; che assolvo da anni sia nei contesti istituzionali che in quelli deputati alla divulgazione giornalistica &#8211; mi sono sempre interrogata circa la dimensione operativa migliore affinch\u00e9 l\u2019informazione varcasse la soglia perimetrale del fatto o dato notiziabile e si radicasse nel tessuto sociale, metamorfizzandosi in occasione di approfondimento e&nbsp; riflessione. &nbsp;Divenisse, in buona sostanza, funzionale ad una dialettica dialogica tra chi scrive\/comunica e chi legge\/ascolta , essenziabilizzabile nella locuzione \u201cfare cultura\u201d. &nbsp;Ci\u00f2 nella convinzione che la pi\u00f9 grande sfida per chi vuol fare Cultura sta nell\u2019interpretare il tempo del vivere collettivo per poi impegnarsi nel trasmetterne i<a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/privacy-digitale-tra-problemi-etici-e-disinformazione-buoni-libri-e-valida-formazione-informazione-per-una-digital-cultura-consapevole\/\">Leggi altro &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"class_list":["entry","author-c-marinucci","post-6259","page","type-page","status-publish"],"acf":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/6259","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6259"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/6259\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6267,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/6259\/revisions\/6267"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6259"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}