{"id":7123,"date":"2024-10-24T11:05:46","date_gmt":"2024-10-24T09:05:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/?page_id=7123"},"modified":"2024-10-24T14:20:48","modified_gmt":"2024-10-24T12:20:48","slug":"gli-hackathon-una-lettura-oltre-la-tecnologia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/gli-hackathon-una-lettura-oltre-la-tecnologia\/","title":{"rendered":"Gli hackathon: una lettura oltre la tecnologia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Intervista alla Professoressa <strong>Vincenza Pellegrino<\/strong>, Formatrice, gi\u00e0 Docente di Tecnologie dell\u2019Informazione e della Comunicazione (1)<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\"  id=\"_ytid_41538\"  width=\"1260\" height=\"709\"  data-origwidth=\"1260\" data-origheight=\"709\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/yS0zqpWLBds?enablejsapi=1&#038;autoplay=0&#038;cc_load_policy=0&#038;cc_lang_pref=&#038;iv_load_policy=1&#038;loop=0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;playsinline=0&#038;autohide=2&#038;theme=dark&#038;color=red&#038;controls=1&#038;disablekb=0&#038;\" class=\"__youtube_prefs__  epyt-is-override  no-lazyload\" title=\"YouTube player\"  allow=\"fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen data-no-lazy=\"1\" data-skipgform_ajax_framebjll=\"\"><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Domanda: <\/strong>Professoressa Pellegrino, gli hackathon sono eventi finalizzati alla soluzione di problemi tecnici. Tuttavia, Lei ne propone una visione pi\u00f9 profonda e quasi filosofica. Pu\u00f2 spiegare il suo punto di vista?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Risposta: <\/strong>Gli hackathon sono effettivamente molto pi\u00f9 di un semplice spazio dedicato alla risoluzione di problemi tecnici. Essi rappresentano una vera e propria praxis aristotelica, un&#8217;azione che va oltre la produzione di un oggetto, per diventare un mezzo di trasformazione personale e collettiva. Aristotele, nella sua Etica Nicomachea, distingue tra poiesis, ossia l\u2019azione volta alla creazione di qualcosa e praxis, che \u00e8 invece orientata al raggiungimento del bene comune e della virt\u00f9. Negli hackathon, questo principio si riflette nel modo in cui i partecipanti, con il processo stesso di collaborazione, oltre ad inventare prototipi, costruiscono anche relazioni, abilit\u00e0 e identit\u00e0 professionali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Domanda:<\/strong> Quindi, la dimensione etica e sociale di un hackathon \u00e8 altrettanto importante quanto quella tecnica?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Risposta:<\/strong> Esattamente. Negli hackathon vediamo un&#8217;espressione di ci\u00f2 che Aristotele descrive come azione virtuosa. Le persone che vi prendono parte, sono certamente impegnate in un compito produttivo, ma, al contempo, attraverso il lavoro comune, si trasformano, sviluppando competenze relative alla leadership, alla gestione del rischio ed alla capacit\u00e0 di collaborare in modo interdisciplinare. Questo processo di crescita collettiva, si allinea alla nozione aristotelica di philia, o amicizia, che rappresenta la base della cooperazione umana e del progresso sociale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Domanda: <\/strong>A proposito di philia, come si manifesta questa forma di amicizia in un hackathon?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Risposta<\/strong>: La philia si riflette nella comunit\u00e0 di pratica che si forma tra gli individui durante un hackathon, giacch\u00e9 l\u2019apprendimento non avviene in modo isolato, ma grazie all\u2019interazione continua, al dialogo ed al confronto. In questo senso, l\u2019hackathon diventa un microcosmo sociale, una comunit\u00e0 inoperosa, per dirla con Nancy, dove l\u2019obiettivo non \u00e8 esclusivamente quello di conseguire un risultato, bens\u00ec essere parte di un processo di co-costruzione della conoscenza, in cui ci si riconosce reciprocamente, come co-autori di nuove soluzioni e del sapere condiviso; l\u2019evento, insomma, si trasforma in un\u2019esperienza di apprendimento profondamente collaborativa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Domanda:<\/strong> La sua analisi si estende anche al concetto di eros platonico. In che modo il desiderio di conoscenza e innovazione viene stimolato negli hackathon?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Risposta: <\/strong>Platone, nel Simposio, descrive l\u2019eros come la molla che spinge l\u2019anima verso la conoscenza e la verit\u00e0. Questo desiderio si manifesta chiaramente negli hackathon, dove i partecipanti sono stimolati, sia dalla necessit\u00e0 di risolvere un problema tecnico, quanto da una curiosit\u00e0 intrinseca, che li porta ad esplorare nuovi confini del sapere. La libert\u00e0 creativa, che caratterizza questi incontri, risveglia proprio quel tipo di eros conoscitivo, che Platone identifica con la ricerca della bellezza e della autenticit\u00e0. In questo modo, l\u2019hackathon non \u00e8 solo uno spazio di innovazione, ma diventa anche un\u2019esperienza formativa, che sollecita l\u2019aspirazione di ciascuno a scoprire nuove prospettive e soluzioni inedite.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Domanda:<\/strong> Questo ci porta a riflettere sul ruolo del gioco. Qual \u00e8, secondo Lei, la funzione del gioco in un hackathon?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Risposta:<\/strong> Per comprendere il contesto degli hackathon, il gioco \u00e8 un elemento fondamentale, che richiama l\u2019immagine di Homo Ludens di Huizinga. Il gioco, infatti, oltre ad essere un\u2019attivit\u00e0 accessoria o infantile, \u00e8 pure una delle forme primarie, attraverso cui l\u2019uomo crea cultura e significato. Nell\u2019hackathon, la dimensione ludica libera il talento da ogni vincolo formale, realizzando uno spazio in cui \u00e8 possibile sperimentare, senza il timore dei fallimenti. Tale ambiente, agevola il fiorire del pensiero laterale e l\u2019emergere di soluzioni ancora sconosciute. Huizinga ci ricorda, in definitiva, che il gioco, come il pensiero creativo, \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 profondamente culturale, capace di dare forma a nuove strutture di pensiero e di innovazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Domanda: <\/strong>Lei ha affermato che la dialettica hegeliana pu\u00f2 rappresentare una chiave interpretativa dell\u2019hackathon. In che senso? <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Risposta:<\/strong> La dialettica hegeliana, con la sua dinamica di tesi, antitesi e sintesi, offre una metafora perfetta, per interpretare il flusso degli hackathon. Ogni hackathon inizia, infatti, con un problema \u2013 la tesi \u2013 che viene messo alla prova dalla sfida tecnica proposta \u2013 l\u2019antitesi. Il confronto, tra le due dimensioni, genera una sintesi, ossia la soluzione innovativa e proprio questo processo dialettico, secondo Hegel, \u00e8 il vero motore del progresso umano. Al riguardo, Nolte ed altri hanno evidenziato come la natura collaborativa degli hackathon permetta di fondere prospettive diverse, producendo una sintesi di idee, che supera i risultati che i singoli partecipanti potrebbero raggiungere autonomamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Domanda<\/strong>: Ha anche fatto riferimento al concetto di kairos. Come si applica agli hackathon?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Risposta<\/strong>: Il kairos, nella filosofia greca, rappresenta il &#8220;momento opportuno&#8221; per agire. Negli hackathon, i partecipanti, non solo devono risolvere problemi rapidamente, ma devono anche cogliere quel momento critico in cui un\u2019idea, o una scelta, appare all\u2019improvviso come la pi\u00f9 adatta. In pratica, \u00e8 una intuizione temporale, che trascende il tempo lineare (chronos) e che pu\u00f2 determinare il successo stesso di un hackathon. I partecipanti devono, allora, essere in grado di riconoscere il kairos, l\u2019istante pi\u00f9 fecondo, in cui l\u2019innovazione pu\u00f2 davvero prendere forma. Nonostante la breve durata degli hackathon, questi eventi riescono, dunque, a creare esperienze dense di significato e di possibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Domanda:<\/strong> Nella sua analisi ha introdotto anche la \u201cperformativit\u00e0\u201d di Butler. Come si applica negli hackathon?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Risposta: <\/strong>Butler ci insegna che l&#8217;identit\u00e0 \u00e8 un atto performativo, costruito per mezzo di azioni ripetute nel tempo. Negli hackathon, i soggetti non si limitano a creare soluzioni tecniche, ma &#8220;performano&#8221; il ruolo di innovatori, sperimentatori e leader. Questo processo, di partecipazione attiva, permette loro di ridefinire le proprie identit\u00e0 professionali e creative, esplorando funzioni che non potrebbero sperimentare, in altri contesti, pi\u00f9 formali. In tal senso, l\u2019hackathon diventa uno spazio in cui, identit\u00e0 e competenze vengono costantemente messe in gioco e trasformate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Domanda<\/strong>: Infine, ha parlato dell\u2019hackathon come laboratorio etico. Quali sono le implicazioni bioetiche di questi eventi?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Risposta:<\/strong> Gli hackathon spesso affrontano questioni complesse, legate all\u2019innovazione tecnologica, come l&#8217;intelligenza artificiale, la salute digitale, o il cambiamento climatico e ci\u00f2 pone domande bioetiche fondamentali. Jonas, con il suo principio di responsabilit\u00e0, ci ricorda che, nell\u2019attuale epoca tecnologica, appare inevitabile considerare le conseguenze, a lungo termine, delle nostre azioni. In questa prospettiva, gli hackathon sono laboratori etici, dove l\u2019innovazione tecnologica deve essere bilanciata con la responsabilit\u00e0 sociale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli esperti non possono limitarsi a ricercare soluzioni rapide; devono riflettere sull\u2019impatto delle loro innovazioni e assicurarsi che queste non generino danni futuri, alla societ\u00e0 o all\u2019ambiente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Domanda:<\/strong> Grazie, Professoressa Pellegrino, per questa conversazione che ha reso evidente come l\u2019hackathon sia, non soltanto, una competizione tecnologica, ma un vero laboratorio di riflessione filosofica e sociale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Risposta:<\/strong> Credo fermamente che gli hackathon rappresentino un\u2019opportunit\u00e0 unica per esplorare nuove frontiere, non solo tecnologiche, ma anche umane e sociali, in quanto, attraverso la collaborazione, la creativit\u00e0 e l\u2019etica, sia possibile ripensare il nostro modo di essere e di agire nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"116\" height=\"155\" src=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2024\/10\/image-24.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-7129\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(1) <strong>Vincenza Pellegrino<\/strong>. Gi\u00e0 Docente di Tecnologie dell\u2019Informazione e della Comunicazione e contrattista presso diversi Atenei italiani. Esperta di progettazione e realizzazione di percorsi e sperimentazioni didattiche, da sempre interessata alle problematiche dell\u2019insegnamento e dell\u2019apprendimento, ha sviluppato, nel tempo, una \u201cpassione\u201d per le dinamiche dei processi cognitivi, che chiamano in causa l\u2019educazione, come fattore determinante e formante di qualsiasi identit\u00e0. \u00c8 autrice di studi e pubblicazioni che pongono in rilievo il rapporto tra societ\u00e0, scuola e famiglia. La sua riflessione pone al centro l\u2019allievo inteso come futuro cittadino e unico architetto del proprio destino e indaga le prospettive offerte dalla post-modernit\u00e0, interrogandosi &nbsp;sull\u2019 adeguatezza dei modelli e dei metodi formativi che vengono proposti alle giovani generazioni<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista alla Professoressa Vincenza Pellegrino, Formatrice, gi\u00e0 Docente di Tecnologie dell\u2019Informazione e della Comunicazione (1) Domanda: Professoressa Pellegrino, gli hackathon sono eventi finalizzati alla soluzione di problemi tecnici. Tuttavia, Lei ne propone una visione pi\u00f9 profonda e quasi filosofica. Pu\u00f2 spiegare il suo punto di vista? Risposta: Gli hackathon sono effettivamente molto pi\u00f9 di un semplice spazio dedicato alla risoluzione di problemi tecnici. Essi rappresentano una vera e propria praxis aristotelica, un&#8217;azione che va oltre la produzione di un oggetto, per diventare un mezzo di trasformazione personale e collettiva. Aristotele, nella sua Etica Nicomachea, distingue tra poiesis, ossia l\u2019azione volta alla creazione di qualcosa e<a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/gli-hackathon-una-lettura-oltre-la-tecnologia\/\">Leggi altro &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"class_list":["entry","author-c-marinucci","post-7123","page","type-page","status-publish"],"acf":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/7123","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7123"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/7123\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7138,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/7123\/revisions\/7138"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7123"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}