{"id":8072,"date":"2025-12-05T20:07:10","date_gmt":"2025-12-05T19:07:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/?page_id=8072"},"modified":"2025-12-05T20:09:00","modified_gmt":"2025-12-05T19:09:00","slug":"gli-algoritmi-e-la-fine-della-storia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/gli-algoritmi-e-la-fine-della-storia\/","title":{"rendered":"Gli algoritmi e la fine della storia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di <strong>Alessandro Pizzo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Abstract<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il saggio indaga l\u2019impatto degli algoritmi e dell\u2019intelligenza artificiale sulla cultura contemporanea, interpretata nel quadro della postmodernit\u00e0 e delle sue trasformazioni. Viene analizzato il rapporto tra mezzi e fini, progressivamente ibridato fino a dissolvere le differenze tradizionali e a ridefinire l\u2019idea stessa di agentivit\u00e0. La cultura, non pi\u00f9 esclusiva espressione dell\u2019intelligenza organica umana, emerge come prodotto dell\u2019interazione con intelligenze artificiali capaci di apprendere e agire autonomamente, con il rischio di trasformare conoscenza, etica e religione in espressioni non pi\u00f9 umane. In questo scenario, gli algoritmi assumono un ruolo creativo e decisionale che mette in discussione la nozione di storia come riflesso dell\u2019esperienza umana, aprendo al pericolo di una \u201cfine della storia\u201d intesa come perdita di riconoscimento identitario. Di fronte a tali sfide, il testo propone una prospettiva critica e politica, fondata su scelte deliberate di tutela dell\u2019umano e su una cooperazione responsabile con gli agenti artificiali, attraverso principi etici come l\u2019\u201calgoretica\u201d. In conclusione, l\u2019autore sottolinea la necessit\u00e0 di un impegno educativo e civico per affrontare l\u2019epocale trasformazione in atto, mettendo in luce anche le recenti linee guida ministeriali sull\u2019uso dell\u2019AI nelle scuole, le loro potenzialit\u00e0 e le loro criticit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Keywords: AI, digitale, esseri umani, postmoderno<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Abstract<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">The essay explores the impact of algorithms and artificial intelligence on contemporary culture, interpreted within the framework of postmodernity and its transformations. It analyzes the relationship between means and ends, increasingly blurred to the point of redefining the very notion of agency. Culture, no longer the exclusive expression of organic human intelligence, emerges as the outcome of interaction with artificial intelligences capable of autonomous learning and action, raising the risk that knowledge, ethics, and religion may become expressions of a non-human condition. In this scenario, algorithms assume a creative and decision-making role that challenges the idea of history as the mirror of human experience, thereby opening the way to the \u201cend of history\u201d as a loss of identity and recognition. Facing these challenges, the essay advocates a critical and political stance, grounded in deliberate choices aimed at safeguarding the human dimension and fostering responsible cooperation with artificial agents, through ethical principles such as \u201calgorethics.\u201d Finally, it emphasizes the need for civic and educational engagement to address the epochal transformation underway, highlighting both the potential and the critical issues of the recent ministerial guidelines on the use of AI in schools.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Keywords: AI, Digitality, Humans, Postmodernism<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>1. Introduzione<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo scopo del presente scritto \u00e8 riflettere sul rapporto ineludibile tra i <em>mezzi <\/em>e i <em>fini<\/em>, plesso fondamentale non soltanto per l\u2019idea stessa di <em>cultura<\/em>, ma, anche pi\u00f9 limitatamente, per le pratiche che mandiamo ad effetto all\u2019interno di contesti istituzionali, come la scuola o le agenzie governative.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In effetti, c\u2019\u00e8 probabilmente un significato profondo nella nozione odierna di <em>agentivit\u00e0<\/em> in virt\u00f9 della quale si \u00e8 complessificato non soltanto il rapporto in questione, ma anche l\u2019intero ecosistema pi\u00f9 in generale, e al cui interno si trova a vivere l\u2019essere umano. Se durante l\u2019et\u00e0 moderna, perlomeno nella sua parte terminale, e, per questo, pi\u00f9 matura, il problema consisteva nella compressione dell\u2019anelito alla libert\u00e0 individuale in nome di un legame quasi invisibile tra gli io e la collettivit\u00e0, nel corso della nostra attuale et\u00e0 postmoderna il quadro \u00e8 profondamente mutato, e, di conseguenza, il problema \u00e8 diventato ritrovare un filo comune alle libert\u00e0 individuali<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, un orizzonte condiviso che possa tenere assieme le diverse azioni mandate ad effetto dai vari soggetti umani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Notevole, peraltro, \u00e8 l\u2019accelerazione che ha contraddistinto questa stessa realt\u00e0 nell\u2019ultimo decennio: il quadro agentivo delle singolarit\u00e0 umane si \u00e8 arricchito a causa della presenza di nuove singolarit\u00e0 non umane. L\u2019attuale rivoluzione digitale, della quale l\u2019innovazione tecnologica nell\u2019AI e nella robotica costituisce probabilmente la punta di diamante, ha impresso un notevole scatto in avanti ad una tendenza storica ben precisa, e gi\u00e0 conosciuta nelle sue linee fondamentali. Il campo d\u2019azione della libert\u00e0 umana \u00e8 adesso arricchito dalla presenza, nonch\u00e9 dall\u2019agentivit\u00e0, di soggettivit\u00e0 non umane, ossia gli algoritmi i quali, non soltanto sono capaci di apprendere, ma anche di decidere e di compiere azioni senza alcuna supervisione o controllo umano. Il risultato \u00e8, dunque, un cambiamento di paradigma nella nozione stessa di <em>cultura<\/em>: non \u00e8 pi\u00f9 frutto esclusivo dell\u2019intelligenza organica umana, ma il risultato dell\u2019interazione di quest\u2019ultima con intelligenze non organiche artificiali. La conoscenza del mondo, la costruzione di un senso, la raffigurazione di quest\u2019ultimo in mitologie collettive, metanarrazioni volendo adoperare un lessico lyotardiano senza aderire alla correlata incredulit\u00e0<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, non \u00e8 pi\u00f9 espressione diretta della creativit\u00e0 umana, ma viene sempre pi\u00f9 mediata, quando non anche direttamente sostituita, da una creativit\u00e0 aliena, e segnatamente dagli agenti autonomi che possiamo qualificare come intelligenze artificiali. In altri termini, la conoscenza, l\u2019etica, le religioni da espressioni della condizione umana rischiano di diventare espressione di una condizione non pi\u00f9 umana, per non dire del tutto aliena.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La via attraverso cui la cultura umana sta diventando sempre pi\u00f9 effetto dell\u2019interazione diretta tra agenti umani ed agenti artificiali consiste nella polarizzazione sempre pi\u00f9 circolare del rapporto tra i mezzi e i fini di una data pratica, cosa che mette capo anche alla evaporazione sempre pi\u00f9 forte delle rispettive differenze tra i primi e i secondi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>2. <em>I mezzi e i fini<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 un\u2019azione possa dirsi tale sono necessarie due condizioni tra loro relate, e segnatamente, a) da un lato, il <em>mezzo<\/em> attraverso cui mandare ad effetto la stessa; e, b) dall\u2019altro lato, il <em>fine<\/em> in vista del quale l\u2019azione stessa viene mandata ad effetto. Forse il quadro potrebbe sembrare eccessivamente povero, ma \u00e8 del tutto sufficiente per comprendere la dinamica presente che si desidera discutere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da sempre, gli esseri umani hanno compiuto azioni sotto la duplice condizione del mezzo e del fine. O, per meglio dire, della perfetta non sovrapponibilit\u00e0 dell\u2019uno sull\u2019altro. Con la rivoluzione digitale, questa cosa qui non appare pi\u00f9 sensata, nel senso che i due termini del rapporto hanno subito una sorta di processo in forza del quale \u00e8 oggi prioritaria la strumentalit\u00e0 nell\u2019azione stessa, e segnatamente la possibilit\u00e0 di invertire i poli della relazione in questione. Ne consegue una forte sfumatura tra i due poli che per l\u2019intera et\u00e0 moderna hanno consentito agli esseri umani un orientamento conoscitivo e di senso. Se si pensa per un attimo alla genesi storica degli algoritmi, ovvero a tecniche pratiche di risoluzione di problemi matematici, l\u2019evoluzione attuale non soltanto \u00e8 stupefacente, ma invera questa stessa inversione dal momento che l\u2019algoritmo non \u00e8 pi\u00f9 il mezzo per il conseguimento del fine, e segnatamente della risoluzione di un problema matematico. Attualmente, il rapporto tra l\u2019algoritmo e il suo fine \u00e8 meno netto di un tempo e pi\u00f9 declinato in direzione del primo piuttosto che del secondo. E questo perch\u00e9 l\u2019algoritmo, via la sua complessit\u00e0 e la cumulazione di una storia plurisecolare, \u00e8 tanto fine quanto mezzo: la sua duttilit\u00e0 \u00e8, in parte, il segreto del suo successo. Ma ci\u00f2 conduce ad un aggiornamento della nozione stessa di algoritmo: non pi\u00f9 solamente uno strumento per risolvere dei problemi di calcolo; un mezzo-fine a s\u00e9 stesso. Ed inoltre eclissando progressivamente il ruolo del decisore umano che dovrebbe servirsi dell\u2019algoritmo stesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attraverso la rappresentazione matematica della realt\u00e0, il mezzo e il fine si sono fusi in un terzo oggetto a loro superiore, e segnatamente lo <em>strumento<\/em> che \u00e8 tanto conoscitivo quanto costruttivo di realt\u00e0. La modellazione informatica ha, cio\u00e8, ridefinito i termini del rapporto tra i mezzi e i fini delle azioni umane, sostituendo a questi ultimi un artefatto numerico comprensivo di entrambi ma in una differente dimensione, e di significato e di utilizzo. L\u2019universo agentivo ne \u00e8 stato, pertanto, modificato risultando nell\u2019attuale confusione tra <em>consumatori<\/em> e <em>produttori<\/em> di contenuti digitali. L\u2019avvento dell\u2019intelligenza artificiale ha senza dubbio impresso una violenta accelerazione a questo processo, sostituendo all\u2019idea del computer come assistente della creativit\u00e0 umana l\u2019idea di un bot rispetto al quale sia l\u2019essere umano il corrispettivo assistente. Per intenderci, tra l\u2019intelligenza umana naturale e l\u2019intelligenza artificiale non umana \u00e8 venuto meno il confine netto tra ci\u00f2 che s\u2019impone come mezzo e ci\u00f2 che s\u2019impone come fine: non per forza, l\u2019AI \u00e8 uno strumento di cui l\u2019essere umano \u00e8 il fine; pu\u00f2 anche darsi che sia proprio l\u2019essere umano ad imporsi come mezzo del fine che coincide con l\u2019AI.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non si sta affermando che questo stato di cose sia ottimale o desiderabile, ma tra i soliti apocalittici ed integrati, \u00e8 opportuno occupare un plesso terzo rispetto al quale tentare di dare una lettura critica di fenomeni recentissimi e nel corso del loro svolgimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come sostengo da tempo, non serve a nulla assumere l\u2019atteggiamento entusiastico o rassegnato davanti all\u2019onda digitale: bisogna impegnarsi per costruire un nuovo senso capace di restituire agli esseri umani un nuovo possibile spazio di vita umana<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. Non l\u2019impegno dell\u2019antropologo o dell\u2019antiquario, ma l\u2019impegno di esseri umani che devono abitare l\u2019ecosistema presente, a sua volta derivante dall\u2019interazione tra i primi ed agenti autonomi che non hanno nulla di umano, bench\u00e9 a volte si esperisca la curiosa impressione che una qualche forma di coscienza gli attuali algoritmi sembrano averla<a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>3. <em>La cultura postmoderna<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo Benjamin, \u00e8 terminato il periodo della natura unica ed irripetibile della fruizione dell\u2019opera d\u2019arte<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. La riproduzione meccanica prima, digitale poi, algoritmica ora, ha sostituito i poli dell\u2019esperienza estetica ibridando e confondendo un po\u2019 i ruoli tra <em>produttore <\/em>e <em>consumatore<\/em>. Per Legrenzi, il punto di svolta nell\u2019avvento delle AI sta nell\u2019aver sostituito ai numeri i numerali, ossia designazioni sintattiche che stanno per le quantit\u00e0<a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. A differenza dei primi, i secondi possono essere trattati e modellati dai sistemi informatici. In questo senso davvero l\u2019informatica ha realizzato il sogno antico di una macchina capace di manipolare dei segni, sogno in cui \u00e8 consistito lo specifico del <em>pensiero formale<\/em> da Aristotele sino al XX secolo<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\">[7]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di conseguenza, l\u2019intera realt\u00e0 pu\u00f2 venir scomposta in numerali rispetto ai quali l\u2019AI \u00e8, a differenza degli esseri umani, capace di scorgere ripetizioni e modelli statistici analizzando quantit\u00e0 inimmaginabili di dati. Mentre la prima \u00e8 capace di processare velocemente enormi moli di dati, gli esseri umani quasi mai sono in grado di compiere la medesima operazione in termini minimamente competitivi. Ne conseguono due effetti, distinti ma non anche irrelati:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li>Gli algoritmi sono infaticabili divoratori di dati;<\/li>\n\n\n\n<li>Gli algoritmi possono scorger connessioni e schemi di ripetizione ove magari non hanno affatto luogo.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dato che non conoscono l\u2019umano bisogno del riposo, le AI processano enormi masse di dati alla ricerca di connessioni tra questi ultimi. Quando li scorgono, hanno realizzato il proprio scopo. Siccome, per\u00f2, stiamo parlando di agenti automatici che non hanno un reale accesso al mondo, almeno non come lo hanno gli esseri umani, la loro conoscenza di quest\u2019ultimo non \u00e8 reale, ma \u00e8 a tutti gli effetti una sua simulazione, vale a dire una vera e propria modellazione numerale. Operando soltanto su una rappresentazione della realt\u00e0, ossia solamente sui dati bruti di questa, l\u2019AI pu\u00f2 incorrere in allucinazioni o aberrazioni o pi\u00f9 semplicemente in errori, scorgendo delle correlazioni inesistenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma qual \u00e8 la connessione tra ci\u00f2 e la cultura postmoderna?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>4. <em>Fine della storia?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se gli algoritmi stanno progressivamente sostituendo gli agenti umani nella creazione di cultura, possiamo veramente accettare la provocazione di Harari secondo cui stiamo assistendo alla fine della storia? Per lo storico israeliano, infatti, il potere si sta spostando dagli agenti umani agli agenti non umani artificiali i quali sono orami \u00abagenti attivi che sfuggono al nostro controllo e alla nostra comprensione e che possono prendere iniziative per plasmare la societ\u00e0, la cultura e la storia\u00bb<a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\">[8]<\/a>. Seguitando lungo questa china, infatti, il ruolo di creatore della storia sta passando ad automi che non hanno nulla di umano. Ma se la storia era lo specchio riflesso davanti al quale l\u2019essere umano poteva riconoscersi come identit\u00e0 in possesso di un passato, una storia prodotta dall\u2019AI che funzione pu\u00f2 avere per gli esseri umani? Con il passaggio del testimone dal creatore umano al creatore artificiale non umano cessa di fatto la storia. O, perlomeno, cesserebbe la storia come la conosciamo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse, non stiamo assistendo al canto del cigno della storia in quanto tale, ma sicuramente ci troviamo sul pericoloso crinale di una <em>storia plurale<\/em> nella quale non potremo riconoscerci direttamente. Come ci avverte, infatti, Barale rispetto alle creazioni dell\u2019AI non possiamo che esperire una sensazione di estraneit\u00e0 nel senso che l\u2019artefatto possiede un duplice aspetto: a) di somiglianza con il modo di pensare umano; e, b) di estraneit\u00e0 con quest\u2019ultimo<a href=\"#_ftn9\" id=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. E in tal senso allora appare urgente vigilare lo spazio dell\u2019interazione tra gli algoritmi e gli esseri umani: quale sar\u00e0 il significato dell\u2019esistenza umana in futuro? La storia sar\u00e0 ancora espressione di una comprensione umana della realt\u00e0? Avranno senso i valori che modellano il codice dell\u2019agire umano individuale e collettivo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, fatico a pensare che tutto questo sia l\u2019esito inevitabile di un processo del tutto al di fuori della portata umana. Non esistono questioni propriamente antropologiche o morali derivanti dalla rivoluzione in atto; semmai, siamo alle prese con una questione politica, e segnatamente di deliberate scelte umane compiute al fine di tutelare la parte pi\u00f9 debole dell\u2019ecosistema che, sia pure sinteticamente, abbiamo descritto in questa sede, vale a dire l\u2019essere umano. \u00c8 la politica che deve decidere e compiere sforzi al fine di non relegare l\u2019essere umano al ruolo di strumento di un\u2019AI onnicomprensiva ed onnipotente<a href=\"#_ftn10\" id=\"_ftnref10\">[10]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se il dato saliente \u00e8 senza dubbio la diversa natura dell\u2019ambiente al cui interno consistono tanto gli esseri umani quanto gli esseri artificiali non umani, \u00e8 bene che si gettino le basi per una fattiva cooperazione tra i due poli dell\u2019ecosistema informativo e prassico. In tal senso, appaiono feconde le provocazioni di Benanti, e segnatamente l\u2019idea di una necessaria cooperazione tra i due principali attori dell\u2019attuale condizione tecno-umana e di una base etica tesa a fondare la cooperazione medesima, tenendo per\u00f2 conto dell\u2019effettiva parte debole da tutelare, vale a dire gli esseri umani<a href=\"#_ftn11\" id=\"_ftnref11\">[11]<\/a>. Va bene che gli algoritmi possano evolvere autonomamente e compiere azioni in totale autonomia, ma \u00e8 altrettanto importante che nel farlo tengano conto del fattore umano. In tal senso, Benanti parla anche di <em>algoretica<\/em>, e segnatamente di alcuni principi ineludibili i quali devono essere implementati all\u2019interno degli algoritmi gi\u00e0 in sede di progettazione<a href=\"#_ftn12\" id=\"_ftnref12\">[12]<\/a>. Tra un orientamento deontologico e un orientamento conseguenzialista sicuramente Benanti propende per il primo, non foss\u2019altro perch\u00e9 gli appare prioritario evitare di default qualsiasi rischio per l\u2019agente umano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un\u2019ottica meno generale, e pi\u00f9 specifica dal punto di vista della tutela dell\u2019identit\u00e0 personale, Tiribelli scorge dei rilevanti profili di rischio derivanti per quest\u2019ultima dal diffondersi pervasivo degli algoritmi. Nello specifico, l\u2019autrice declina l\u2019identit\u00e0 personale in termini etici, e segnatamente come la possibilit\u00e0 di agire<a href=\"#_ftn13\" id=\"_ftnref13\">[13]<\/a>. Ma se pensiamo a come il meccanismo del \u201ccoinvolgimento\u201d sui social media, ad esempio, basato sulla profilazione dell\u2019utente e sul suggerimento correlato di contenuti, cosa svolta autonomamente dall\u2019algoritmo, disegna il perimento dell\u2019interazione tra agente umano ed agente automatico al confine della realt\u00e0 online e di quella offline, \u00e8 possibile distinguere conseguentemente tra:<\/p>\n\n\n\n<ol style=\"list-style-type:lower-alpha\" class=\"wp-block-list\">\n<li>Azioni mandate ad effetto senza influenza da parte degli algoritmi entro cui oramai ha luogo la nostra esistenza materiale;<\/li>\n\n\n\n<li>Azioni mandate ad effetto con una influenza non determinante da parte degli algoritmi entro cui oramai ha luogo la nostra esistenza materiale;<\/li>\n\n\n\n<li>Azioni mandate ad effetto come conseguenza di un\u2019influenza determinante da parte degli algoritmi entro cui oramai ha luogo la nostra esistenza materiale.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In altri termini, gli algoritmi possono modellare la nostra stessa libert\u00e0 personale, mezzo per costruire la nostra stessa identit\u00e0 personale<a href=\"#_ftn14\" id=\"_ftnref14\">[14]<\/a>, anche se sono ancora possibili dei margini di autonomia rispetto al pi\u00f9 socialmente atteso quadro deterministico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>5. <em>Conclusioni<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra i filosofi \u00e8 andata di moda una metafora, detta \u201ccomputazionale\u201d, in forza della quale \u00e8 stata scorta un\u2019analogia forte tra la mente umana e la \u201cmente\u201d dell\u2019AI. Secondo questo modello, infatti, a prescindere dallo specifico supporto di realizzazione, il corpo materiale per la mente umana, il corpo artificiale per la mente computazionale, non sono presenti differenze significative tra i processi mandati ad effetto dalla prima e i processi mandati dalla seconda. Quel che detta metafora, dunque, tematizza \u00e8 la centralit\u00e0 del processo cognitivo in s\u00e9, e a prescindere dal centro computazionale che nel concreto lo realizza, e cio\u00e8 la mente umana o quella artificiale. Rispetto a questo tema ha recentemente preso posizione Federico Faggin secondo il quale i computer sono delle strutture fisiche presso le quali abbiamo trasferito una parte della nostra mente sotto la forma di programmi. Pertanto, i computer sono una creazione umana dotata solamente della nostra parte algoritmica, ma non sono noi<a href=\"#_ftn15\" id=\"_ftnref15\">[15]<\/a>. Anzi, viene confutata la stessa metafora computazionale dal momento che gli algoritmi che creiamo e carichiamo sui computer riflettono la parte operazionale della nostra mente, ma \u00absono ben lontani dal contenere l\u2019espressione completa di un essere umano\u00bb<a href=\"#_ftn16\" id=\"_ftnref16\">[16]<\/a>. Come la mente umana non \u00e8 affatto riducibile ad un algoritmo, cos\u00ec \u00e8 fuorviante credere che l\u2019AI corrisponda all\u2019intelligenza umana. Mentre gli esseri umani interagiscono con un ambiente scambiando non solamente informazioni ma anche energia, gli algoritmi hanno bisogno di <em>prevedere <\/em>gli input che ricever\u00e0 dall\u2019ambiente esterno. Lo studio di tale previsione \u00e8 alla base delle ricerche in intelligenza artificiale. Ma questo compito specialistico, del tutto coerente con l\u2019individuazione di modelli statistici, non esaurisce il senso dell\u2019evento futuro rispetto alle sue stesse premesse. Perch\u00e9 ci\u00f2 avvenga \u00e8 necessaria la comprensione, ovvero una propriet\u00e0 non implementabile da parte degli algoritmi<a href=\"#_ftn17\" id=\"_ftnref17\">[17]<\/a>. La comprensione, infatti, \u00e8 una capacit\u00e0 della coscienza, presente negli organismi viventi ma non anche negli algoritmi<a href=\"#_ftn18\" id=\"_ftnref18\">[18]<\/a>. Per queste ragioni Faggin reputa non ridicibile la coscienza agli algoritmi perch\u00e9 \u00e8 quest\u2019ultima che comprende e per mezzo dell\u2019organismo \u00abha un\u2019esperienza in prima persona di se stessa e del mondo\u00bb<a href=\"#_ftn19\" id=\"_ftnref19\">[19]<\/a>. Semplificare la differenza tra la coscienza umana e l\u2019intelligenza artificiale simulata, cos\u00ec come antropomorfizzare il comportamento espletato dall\u2019AI, non \u00e8 solamente fuorviante, ma anche pericoloso nell\u2019eventualit\u00e0 che dovessimo cedere o delegare le decisioni agli algoritmi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D\u2019altro canto, \u00e8 proprio questo il rischio colto anche da Benanti quando adopera il neologismo <em>dataismo<\/em>, alludendo alla falsa credenza in virt\u00f9 della quale l\u2019individuazione statistica di ripetizioni e di schemi tra dati corrisponda a cogliere il significato stesso di questi ultimi. Come suggerisce Faggin, infatti, gli algoritmi non comprendono, fanno semplicemente altro rispetto alla coscienza degli organismi viventi. O, per dirla <em>\u00e0 la<\/em> Legrenzi, la mente umana <em>non funziona come<\/em> funzionano gli algoritmi. La parvenza coscienziale o di comportamento intelligente \u00e8 appunto un\u2019impressione, e segnatamente una vera e propria allucinazione da parte degli esseri viventi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per comprendere cosa fare, \u00e8 bene sapere cosa siano davvero gli algoritmi, come funzionino e che tipo di influenza esercitino sulle nostre vite. In tal senso, allora, \u00e8 un compito civico ed educativo al tempo stesso. E non \u00e8 rasserenante constatare come tanto la dimensione civica quanto la dimensione educativa appaiono impreparati ad affrontare l\u2019epocale sfida attuale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La presente riflessione, per forza di cose abbastanza breve, ha insistito intorno al difficile plesso intermedio tra una rassegnazione fatalistica e un\u2019adesione acritica. Sicuramente gli algoritmi hanno, ed avranno, un impatto significativo anche sul significato stesso della nostra esistenza, ma sta a noi decidere cosa farne. Fortunatamente, non sono gli algoritmi, non ancora almeno, a decidere del nostro destino. La questione, allora, \u00e8 un\u2019altra: siamo pronti a decidere e ad agire di conseguenza al fine di tutelare la nostra stessa storia?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Poscritto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Le linee guida per l\u2019introduzione dell\u2019Intelligenza Artificiale nelle istituzioni scolastiche<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019agosto del 2025 il MIM ha pubblicato il documento \u201cLinee guida per l\u2019introduzione dell\u2019Intelligenza Artificiale nelle istituzioni scolastiche\u201d. In poco pi\u00f9 di trenta pagine, gli estensori intendono definire \u00abun quadro di riferimento strutturato per l\u2019adozione consapevole e responsabile dei sistemi di Intelligenza Artificiale (di seguito, anche \u00abSistemi di IA\u00bb) nelle Istituzioni scolastiche, rivolgendosi ai principali attori del settore, tra cui dirigenti scolastici, personale amministrativo, docenti e studenti\u00bb<a href=\"#_ftn20\" id=\"_ftnref20\">[20]<\/a>. A tal fine si sottolinea come l\u2019Italia abbia definito \u00abuna visione chiara e articolata per promuovere l\u2019adozione responsabile dell\u2019IA nei settori chiave del Paese, ponendo particolare attenzione ai singoli contesti istituzionali, incluso il settore dell\u2019istruzione\u00bb<a href=\"#_ftn21\" id=\"_ftnref21\">[21]<\/a>. Volendo adeguare le realt\u00e0 educative al progresso tecnologico in corso, il documento fissa gli obiettivi per le istituzioni scolastiche:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>migliorare l\u2019apprendimento e valorizzare potenzialit\u00e0, talenti e inclinazioni individuali degli studenti, utilizzando l\u2019IA per adattare i percorsi educativi sulla base delle singole esigenze e integrando strumenti digitali avanzati per favorire una didattica pi\u00f9 coinvolgente, efficace e in linea con le sfide del mondo contemporaneo, con particolare riferimento alle metodologie didattiche per l\u2019insegnamento delle discipline STEM<a href=\"#_ftn22\" id=\"_ftnref22\">[22]<\/a>;<\/li>\n\n\n\n<li>promuovere l\u2019inclusione, favorendo interventi mirati che potenzino i processi di integrazione e contrastino la dispersione scolastica, creando al contempo ambienti sicuri e stimolanti per l\u2019apprendimento<a href=\"#_ftn23\" id=\"_ftnref23\">[23]<\/a>;<\/li>\n\n\n\n<li>semplificare e ottimizzare i processi interni delle Istituzioni scolastiche attraverso l\u2019automazione e la digitalizzazione delle attivit\u00e0 amministrative, riducendo il carico operativo del personale scolastico e delle segreterie amministrative<a href=\"#_ftn24\" id=\"_ftnref24\">[24]<\/a>;<\/li>\n\n\n\n<li>semplificare e ottimizzare i processi interni delle Istituzioni scolastiche attraverso l\u2019automazione e la digitalizzazione delle attivit\u00e0 amministrative, riducendo il carico operativo del personale scolastico e delle segreterie amministrative<a href=\"#_ftn25\" id=\"_ftnref25\">[25]<\/a>;<\/li>\n\n\n\n<li>potenziare la qualit\u00e0 e l\u2019efficienza dei servizi rivolti a studenti e famiglie, garantendo un\u2019esperienza pi\u00f9 accessibile e reattiva alle loro esigenze<a href=\"#_ftn26\" id=\"_ftnref26\">[26]<\/a>;<\/li>\n\n\n\n<li>garantire una preparazione continua e specifica per l\u2019adozione di nuove tecnologie, creando le condizioni per un\u2019efficace integrazione dell\u2019IA nei processi educativi e promuovendo un ambiente scolastico capace di innovarsi e di rispondere alle esigenze degli studenti e della societ\u00e0<a href=\"#_ftn27\" id=\"_ftnref27\">[27]<\/a>.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste possibilit\u00e0, attivate dall\u2019introduzione massiva di soluzioni e strumenti di intelligenza artificiale a scuola, non vengono declinate in concreto per mezzo di soluzioni operative effettivamente spendibili all\u2019interno dei contesti educativi. Piuttosto, si demanda alle singole istituzioni scolastiche come \u00abassicurare, in ogni caso, l\u2019adozione di sistemi di IA antropocentrici e affidabili, idonei a tutelare i diritti e le libert\u00e0 fondamentali degli interessati, prestando particolare attenzione ai diritti dei soggetti vulnerabili e, in particolare, dei minori\u00bb<a href=\"#_ftn28\" id=\"_ftnref28\">[28]<\/a>. Da questa descrizione precisa di responsabilit\u00e0 vengono fatte discendere una serie di pratiche vietate:<\/p>\n\n\n\n<ol style=\"list-style-type:lower-alpha\" class=\"wp-block-list\">\n<li>l\u2019uso di tecniche subliminali o volutamente manipolative o ingannevoli;<\/li>\n\n\n\n<li>la valutazione o classificazione delle persone fisiche sulla base del loro comportamento sociale o di caratteristiche personali, con attribuzione di un punteggio sociale e conseguente applicazione di trattamenti pregiudizievoli ovvero sfavorevoli (credito sociale);<\/li>\n\n\n\n<li>l\u2019uso di sistemi di categorizzazione biometrica che classificano individualmente le persone fisiche sulla base dei loro dati biometrici per trarre deduzioni o inferenze in merito a razza, opinioni politiche, appartenenza sindacale, convinzioni religiose o filosofiche, vita sessuale o orientamento sessuale (divieto di rilevamento biometrico degli utenti);<\/li>\n\n\n\n<li>con particolare riferimento al settore dell\u2019istruzione, i sistemi di IA in grado di individuare le emozioni di una persona fisica nell\u2019ambito degli istituti di istruzione, tranne laddove l\u2019uso di tali sistemi sia destinato a essere messo in funzione o immesso sul mercato per motivi medici o di sicurezza (tutela dei dati personali).<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste pratiche vietate vengono correlate alle fasce di rischiosit\u00e0 previste dalla normativa Europea (AI ACT).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo una ripresa di queste ultime e dopo aver richiamato le specifiche responsabilit\u00e0 delle istituzioni scolastiche, il documento passa ad indicare i principi che devono guidare l\u2019implementazione dell\u2019AI nelle pratiche concrete, e segnatamente i seguenti:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li>Centralit\u00e0 della persona<a href=\"#_ftn29\" id=\"_ftnref29\">[29]<\/a>;<\/li>\n\n\n\n<li>Equit\u00e0<a href=\"#_ftn30\" id=\"_ftnref30\">[30]<\/a>;<\/li>\n\n\n\n<li>Innovazione etica e responsabile<a href=\"#_ftn31\" id=\"_ftnref31\">[31]<\/a>;<\/li>\n\n\n\n<li>Sostenibilit\u00e0<a href=\"#_ftn32\" id=\"_ftnref32\">[32]<\/a>;<\/li>\n\n\n\n<li>Tutela dei diritti e delle libert\u00e0 fondamentali<a href=\"#_ftn33\" id=\"_ftnref33\">[33]<\/a>;<\/li>\n\n\n\n<li>Sicurezza dei sistemi e modelli di IA<a href=\"#_ftn34\" id=\"_ftnref34\">[34]<\/a>.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019interazione tra principi e responsabilit\u00e0 porta alla definizione dei requisiti alla base dell\u2019introduzione dell\u2019AI nelle scuole:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">x) Intervento e sorveglianza umana<a href=\"#_ftn35\" id=\"_ftnref35\">[35]<\/a>;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">xx) Trasparenza e spiegabilit\u00e0<a href=\"#_ftn36\" id=\"_ftnref36\">[36]<\/a>;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">xxx) Criteri per evitare discriminazioni<a href=\"#_ftn37\" id=\"_ftnref37\">[37]<\/a>;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">xxxx) Attribuzione di ruoli e responsabilit\u00e0<a href=\"#_ftn38\" id=\"_ftnref38\">[38]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il documento invoca la collaborazione tra i vari attori che fungono ruoli diversi, obbligando al rispetto dei profili di tutela della privacy.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A partire da pagina 20 il documento comincia a descrivere <em>come<\/em> introdurre l\u2019AI nelle scuole, e segnatamente in funzione delle seguenti possibilit\u00e0:<\/p>\n\n\n\n<ol style=\"list-style-type:lower-roman\" class=\"wp-block-list\">\n<li>AI al servizio degli utenti;<\/li>\n\n\n\n<li>AI a supporto dei docenti;<\/li>\n\n\n\n<li>AI a sostegno dell\u2019organizzazione scolastica.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il quadro teorico rimane piuttosto astratto, salvo che ne vengono ricavati degli obblighi conseguenti per le singole istituzioni scolastiche: \u00abCiascuna Istituzione scolastica che intende introdurre sistemi di IA deve analizzare e valorizzare il proprio contesto scolastico, individuando i bisogni specifici e le aree di applicazione strategiche. Tale processo deve garantire il rispetto dei principi fin qui delineati\u00bb<a href=\"#_ftn39\" id=\"_ftnref39\">[39]<\/a>. Il processo viene descritto con la seguente metodologia:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li>Definizione;<\/li>\n\n\n\n<li>Pianificazione;<\/li>\n\n\n\n<li>Adozione;<\/li>\n\n\n\n<li>Monitoraggio;<\/li>\n\n\n\n<li>Conclusione.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo aver analizzato le singole fasi del processo di adozione dei sistemi di AI, il documento si conclude sottolineando l\u2019opportunit\u00e0 attesa e volta a guidare questa stessa adozione. In tal senso, si ravvisa come \u00absolo attraverso un\u2019implementazione responsabile, che tenga conto delle esigenze individuali degli attori del sistema scolastico, sar\u00e0 possibile raggiungere gli obiettivi prefissati e costruire una scuola pi\u00f9 inclusiva, equa e preparata ad affrontare le sfide del futuro\u00bb<a href=\"#_ftn40\" id=\"_ftnref40\">[40]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Volendo procedere, sia pure sommariamente, ad una valutazione del documento bisogna sottolineare come siano sicuramente apprezzabili gli intenti alla sua base, cos\u00ec come la richiesta di tutela nella difesa degli interessi in gioco, ma sono comunque presenti delle criticit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In primo luogo, il documento non affronta la questione cruciale, e segnatamente cosa s\u2019intenda per AI. Non \u00e8 un dettaglio. Infatti, se non si conosce l\u2019oggetto, appare difficile poterne ricavare indicazioni e prescrizioni conseguenti. Non volendo immaginare che gli estensori abbiano un modello preciso di algoritmo senza per\u00f2 dichiararlo mai, l\u2019idea di massima ricavabile, leggendo il documento, \u00e8 che gli autori si riferiscano ad non meglio precisati sistemi di AI da poter adoperare a scuola. Questa idea, per cos\u00ec dire \u201coperazionale\u201d, informa l\u2019intero documento. Tuttavia, la finalit\u00e0 complessiva appare pi\u00f9 che la promozione del capitale immateriale degli utenti del servizio pubblico di istruzione la preparazione della societ\u00e0 alla fruizione futura dell\u2019AI, quali che siano le soluzioni o i prodotti di consumo allora reperibili sul mercato. Rispetto al focus presente, ad esempio, si d\u00e0 per scontata la bont\u00e0 dell\u2019AI rispetto ai soggetti in formazione piuttosto che puntare sull\u2019educazione di questi ultimi all\u2019uso critico e consapevole. A queste premesse, seguono delle indicazioni piuttosto astratte che lasciano le singole istituzioni scolastiche nell\u2019improbo compito di tradurne in concreto le indicazioni, i valori e i rischi descritti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si potrebbe concludere dicendo che ancora una volta viene inverato l\u2019adagio italico in forza del quale si pu\u00f2 fare innovazione a scuola ma solo dal basso, ovvero delegando alle singole istituzioni scolastiche trovare il \u201ccome\u201d poterlo fare, includendovi tanto la questione finanziaria quanto la questione tecnica. In tal senso, allora, il presente documento si limita a fornirne una lasca cornice teorica di implementazione.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> Bauman, Z. (2024), <em>Il disagio della postmodernit\u00e0<\/em>, Roma \u2013 Bari: Laterza, pp. X \u2013 XII.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> Lyotard, J. F. (2014), <em>La condizione postmoderna<\/em>, Milano: Feltrinelli, p. 6.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a> Pizzo, A. (2023) AI che disegna. Una na\u00eff messa alla prova in classe, \u201cBRICKS\u201d, 3, p. 168.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a> von Wright, G. H. (2007) <em>Coscienza<\/em>, in von Wright, G. H. <em>Mente, azione, libert\u00e0. Saggi 1983 \u2013 2003, <\/em>Macerata: Quodlibet, p. 264: \u00able macchine hanno reazioni che simulano l\u2019autocoscienza umana\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\">[5]<\/a> Benjamin, W. <em>L\u2019opera d\u2019arte nell\u2019epoca della sua riproducibilit\u00e0 tecnica<\/em>, Torino: Einaudi, p. 8.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\">[6]<\/a> Legrenzi, P. (2024) <em>L\u2019intelligenza del futuro. Perch\u00e9 gli algoritmi non ci sostituiranno<\/em>, Milano: Mondadori, p. 58.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\">[7]<\/a> Borzacchini, L. (2015) <em>Il computer di Kant. Struttura della matematica e della logica moderne<\/em>, Bari; Edizioni Dedalo, 2015, p. 565.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\">[8]<\/a> Harari, Y. N. (2024) <em>Nexus. Breve storia delle reti di informazione dall\u2019et\u00e0 della pietra all\u2019IA<\/em>, Milano: Bompiani, p. 267.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\" id=\"_ftn9\">[9]<\/a> Barale, A. (2025) <em>L\u2019arte dell\u2019Intelligenza Artificiale: parole-chiave filosofiche<\/em>, Milano: Jaca Book.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\" id=\"_ftn10\">[10]<\/a> Pizzo, A. (2025) Cos\u2019\u00e8 l\u2019Algoretica (e perch\u00e9 riguarda il nostro futuro), \u201cGli Stati Generali\u201d, url: <a href=\"https:\/\/www.glistatigenerali.com\/cultura\/filosofia\/algoretica-introduzione-al-tema\/\">https:\/\/www.glistatigenerali.com\/cultura\/filosofia\/algoretica-introduzione-al-tema\/<\/a> (contenuto controllato il 22\/08\/2025).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\" id=\"_ftn11\">[11]<\/a> Benanti, P. (2018) <em>Le macchine sapienti. Intelligenze artificiali e decisioni umane<\/em>, Genova: Marietti, p. 57.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\" id=\"_ftn12\">[12]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 156.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref13\" id=\"_ftn13\">[13]<\/a> Tiribelli, S. (2023) <em>Identit\u00e0 personale e algoritmi. Una questione di filosofia morale<\/em>, Roma: Carocci, p. 37.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref14\" id=\"_ftn14\">[14]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 41. L\u2019autrice si limita due sole alternative: l\u2019interazione all\u2019interno dell\u2019ecosistema attuale di interazione tra algoritmi ed agenti umani comporta 1) un senso positivo di libert\u00e0 d\u2019azione e di scelta; 2) un senso negativo di azione e di scelta. Il senso (2) \u00e8 quello che contempla una maggiore criticit\u00e0 per l\u2019avvenire degli esseri umani. Tuttavia, la presenza di un\u2019influenza negativa non significa ancora immediatamente comportare azioni automatiche rispetto all\u2019influenza esercitata dagli algoritmi. Infatti, per l\u2019autrice \u00e8 ancora possibile un ultimo margine operativo, e segnatamente far s\u00ec che alcune interferenze possono essere mitigate mentre altre ancora regolamentate. Anche in questo caso viene attivata la questione politica soggiacente alla miglior gestione della interazione tra gli algoritmi e gli esseri umani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref15\" id=\"_ftn15\">[15]<\/a> Faggin, F. (2025) <em>Irriducibile. La coscienza, la vita, i computer e la nostra natura<\/em>, Milano: Mondadori, p. 98.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref16\" id=\"_ftn16\">[16]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 102.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref17\" id=\"_ftn17\">[17]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 106.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref18\" id=\"_ftn18\">[18]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 107.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref19\" id=\"_ftn19\">[19]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 109.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref20\" id=\"_ftn20\">[20]<\/a> <em>Linee guida per l\u2019introduzione dell\u2019Intelligenza Artificiale nelle istituzioni scolastiche<\/em>, MIM, Agosto 2025, p. 3.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref21\" id=\"_ftn21\">[21]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 4.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref22\" id=\"_ftn22\">[22]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 5.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref23\" id=\"_ftn23\">[23]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref24\" id=\"_ftn24\">[24]<\/a> <em>Supra<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref25\" id=\"_ftn25\">[25]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref26\" id=\"_ftn26\">[26]<\/a> <em>Supra<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref27\" id=\"_ftn27\">[27]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref28\" id=\"_ftn28\">[28]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 5.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref29\" id=\"_ftn29\">[29]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 7.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref30\" id=\"_ftn30\">[30]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 8.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref31\" id=\"_ftn31\">[31]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref32\" id=\"_ftn32\">[32]<\/a> <em>Supra<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref33\" id=\"_ftn33\">[33]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref34\" id=\"_ftn34\">[34]<\/a> <em>Supra<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref35\" id=\"_ftn35\">[35]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref36\" id=\"_ftn36\">[36]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref37\" id=\"_ftn37\">[37]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 10.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref38\" id=\"_ftn38\">[38]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref39\" id=\"_ftn39\">[39]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 21.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref40\" id=\"_ftn40\">[40]<\/a> <em>Ivi<\/em>\u00b8p. 32.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alessandro Pizzo Abstract Il saggio indaga l\u2019impatto degli algoritmi e dell\u2019intelligenza artificiale sulla cultura contemporanea, interpretata nel quadro della postmodernit\u00e0 e delle sue trasformazioni. Viene analizzato il rapporto tra mezzi e fini, progressivamente ibridato fino a dissolvere le differenze tradizionali e a ridefinire l\u2019idea stessa di agentivit\u00e0. La cultura, non pi\u00f9 esclusiva espressione dell\u2019intelligenza organica umana, emerge come prodotto dell\u2019interazione con intelligenze artificiali capaci di apprendere e agire autonomamente, con il rischio di trasformare conoscenza, etica e religione in espressioni non pi\u00f9 umane. In questo scenario, gli algoritmi assumono un ruolo creativo e decisionale che mette in discussione la nozione di storia come riflesso<a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/gli-algoritmi-e-la-fine-della-storia\/\">Leggi altro &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":9,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"class_list":["entry","author-gpiscolla","post-8072","page","type-page","status-publish"],"acf":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/8072","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8072"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/8072\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8073,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/8072\/revisions\/8073"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8072"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}