{"id":8116,"date":"2026-01-01T21:28:55","date_gmt":"2026-01-01T20:28:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/?page_id=8116"},"modified":"2026-01-01T23:47:02","modified_gmt":"2026-01-01T22:47:02","slug":"anima-mediterranea-intelligenza-artificiale-e-larte-della-guida","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/anima-mediterranea-intelligenza-artificiale-e-larte-della-guida\/","title":{"rendered":"Anima mediterranea, intelligenza artificiale e l\u2019arte della guida."},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Conversazione con <strong><em>Andrea Granelli<\/em><\/strong>, Co-autore di <em>Anima mediterranea. La leadership come arte della guida<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"> a cura di <strong><em>Carmine Marinucci<\/em><\/strong>, Direttore editoriale <em>Culture Digitali<\/em> \u2013 Associazione internazionale #DiCultHer<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><a>Editoriale<\/a><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Anima mediterranea, intelligenza artificiale e l\u2019arte della guida<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"455\" src=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2026\/01\/image.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-8117\" srcset=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2026\/01\/image.png 600w, https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2026\/01\/image-300x228.png 300w, https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2026\/01\/image-425x322.png 425w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli ultimi mesi, parlando di intelligenza artificiale, mi capita spesso di avvertire una strana dissonanza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da un lato, una straordinaria accelerazione tecnologica, che promette efficienza, automazione, nuove capacit\u00e0 di calcolo e di previsione. Dall\u2019altro, una crescente fragilit\u00e0 culturale: smarrimento del senso, impoverimento del linguaggio, riduzione della complessit\u00e0 a mera competenza tecnica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 in questo spazio di tensione che ho letto <em>Anima mediterranea. La leadership come arte della guida<\/em>, di Elena Granata e Andrea Granelli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non come un libro \u201csulla leadership\u201d, n\u00e9 come l\u2019ennesima proposta di management alternativo, ma come una riflessione pi\u00f9 profonda e necessaria: che cosa significa guidare in un tempo segnato da crisi multiple, dall\u2019opacit\u00e0 degli algoritmi e dalla delega crescente alle macchine?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Mediterraneo, in questo libro, non \u00e8 una nostalgia identitaria n\u00e9 un semplice richiamo geografico. \u00c8 un metodo di pensiero. Un modo di abitare la complessit\u00e0 senza semplificarla, di tenere insieme le differenze, di riconoscere il valore del limite, della relazione, del tempo lungo. Un pensiero non oppositivo, ma connettivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel pieno dell\u2019era dell\u2019intelligenza artificiale generativa, questa prospettiva appare tutt\u2019altro che marginale. Al contrario, risulta decisiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 l\u2019IA non \u00e8 solo una tecnologia: \u00e8 un ambiente cognitivo che riorganizza il nostro modo di conoscere, di decidere, di raccontare il mondo. E in un ambiente cos\u00ec potente e persuasivo, la questione centrale non \u00e8 pi\u00f9 soltanto che cosa possiamo fare, ma chi stiamo diventando.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da qui nasce il desiderio di avviare una conversazione con Andrea Granelli, prendendo le mosse dal suo recente contributo su intelligenza artificiale, cultura umanistica e modello Olivetti, ma andando oltre. Per interrogare il presente senza cedere n\u00e9 al tecnicismo n\u00e9 alla nostalgia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per comprendere perch\u00e9 le <em>humanities<\/em> tornano oggi al centro non come ornamento, ma come infrastruttura critica del pensiero e dell\u2019agire. E per riflettere su ci\u00f2 che rischiamo di perdere se confondiamo la guida con il comando, la leadership con la performance, l\u2019intelligenza con il calcolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa conversazione non intende offrire risposte definitive. Vuole piuttosto contribuire a formulare domande migliori, in un tempo che ne ha urgente bisogno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>D. Nel tuo articolo del 3 dicembre su Agenda Digitale parli di un \u201critorno necessario\u201d della cultura umanistica nell\u2019epoca dell\u2019IA generativa.<br>Che cosa \u00e8 cambiato davvero, oggi, rispetto alle precedenti ondate digitali, da rendere questo ritorno non pi\u00f9 opzionale ma strutturale?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Credo che il ritorno necessario della cultura umanistica in questa fase dello sviluppo delle tecnologie sia proprio legato al fatto che mentre nelle fasi iniziali il digitale affrontava l&#8217;automazione di attivit\u00e0, procedure ripetitive, adesso sta entrando nei processi cognitivi, nei processi decisionali, nel ricordo, nell&#8217;azione indipendente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E quindi \u00e8 fondamentale avere capacit\u00e0 umanistiche per capire fino a che punto la tecnologia fa cose corrette, quando invece incomincia a sbagliare. Sbaglia perch\u00e9 costruisce dei processi di ragionamento fallaci, perch\u00e9 non utilizza logica, usa i dati sbagliati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi, per usare al meglio le piattaforme generative, \u00e8 pi\u00f9 importante studiare l&#8217;arte retorica, le fallacie, il pensiero critico che non il Python o il prompting. Le macchine sostanzialmente sono molto legate ai linguaggi, infatti si parla di LLM, di large language model, si parla di modelli linguistici, non modelli di contenuto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;obiettivo di queste piattaforme \u00e8 imparare un linguaggio, imparare lo stile, capire le preferenze della persona che interagisce con loro per convincerli che sono la struttura, che sono la macchina, diciamo, di cui potersi fidare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fanno quello che Cicerone avrebbe chiamato captatio benevolentiae digitale. Inoltre gli impatti del digitale non sono solo le piattaforme generative, ma sono l&#8217;automazione, l&#8217;ingresso, il cambiamento dei processi cognitivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 un bisogno enorme di capire le implicazioni organizzative, psicologiche, linguistiche del digitale, perch\u00e9 il digitale sta trasformando la societ\u00e0 e l&#8217;essere umano e quindi se non abbiamo capacit\u00e0 per capire le dimensioni umanistiche, cognitive, la salute, e l&#8217;equilibrio sociale, la giustizia, rischiamo di essere determinati dalla scelta delle macchine, dal fatto che pi\u00f9 si diffondono le cose, pi\u00f9 comandano, diventa poi il loro modo di esprimersi, di decidere, di suggerire, diventa la credenza comune ed \u00e8 molto difficile da scalfire.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><em>D. In Anima mediterranea, proponete una distinzione netta tra leader e guida.<br>Come cambia questa distinzione quando le decisioni sono sempre pi\u00f9 mediate da algoritmi, dati e sistemi di raccomandazione?<\/em><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La differenza tra leader e guida \u00e8 sostanziale, anche se \u00e8 sempre un gioco di parole. Intanto non abbiamo accettato la parola leader in maniera critica, in inglese ci sembra pi\u00f9 moderna, pi\u00f9 tecnologica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre se la diciamo in tedesco sarebbe F\u00fchrer, se la dicessimo in latino sarebbe Dux, se la dicessimo in russo sarebbe czar. Sono concetti che esprimono l&#8217;unico uomo al comando, il potere totale, l\u2019autorit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Invece il concetto di guida di un&#8217;azienda \u00e8 molto pi\u00f9 articolato, \u00e8 molto legato a un processo anche di consenso, dove il capo si fa anche carico, rischia personalmente di suo, accompagna. La guida alpina, per esempio, \u00e8 addirittura legata con la squadra che deve guidare, \u00e8 solidale con il suo successo, quando le cose vanno male non abbandona la squadra per salvarsi; si lega a loro e ne vive i successi ma anche gli insuccessi \u2026 di cui si sente responsabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra l&#8217;altro spesso la guida va davanti perch\u00e9 \u00e8 un apripista, perch\u00e9 affronta per primo terreni non ancora esplorati; quindi si fa carico di essere lui l&#8217;esploratore. Qualche volta, invece, decide di stare in fondo, di essere l\u2019ultimo, per fare in modo che tutti arrivino alla meta, che anche le persone pi\u00f9 fragili e pi\u00f9 lente ce la possono fare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi la guida \u00e8 un concetto molto pi\u00f9 ampio di leader. Come dice Padre Spadaro nella prefazione, bellissima: La guida \u00e8 una presenza reale, vive dentro i contesti, ne sente le tensioni, sa quando tacere, sa quando fermarsi, sa che una decisione ha un peso ecologico, simbolico, umano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">potremmo allora dire che la guida non si limita a pianificare, ma discerne, prende decisioni corrette anche eticamente, non impone, accompagna, cerca il consenso, non controlla, si prende cura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>D. Il Mediterraneo emerge nel libro come metodo, non come identit\u00e0.<br>In che senso questo \u201cpensiero mediterraneo\u201d pu\u00f2 aiutarci a governare \u2013 e non subire \u2013 l\u2019opacit\u00e0 e la potenza persuasiva dell\u2019IA?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Mediterraneo pu\u00f2 essere visto come un metodo, come un approccio alla creazione di societ\u00e0. Molto bella \u00e8 la definizione che ne d\u00e0 Paul Val\u00e9ry, il grande filosofo e poeta che progett\u00f2 il primo centro sul Mediterraneo nel 1933 a Nizza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lui dice che il Mediterraneo \u00e8 un dispositivo per creare civilt\u00e0. Ovviamente, il punto di partenza \u00e8 un costrutto geografico, \u00e8 un mare, un mare che lambisce terre diverse tra di loro, ma con dei grandi elementi di analogie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un grande studioso del Mediterraneo, Egidio Ivetic, dice: \u201cIl Mediterraneo \u00e8 il cuore incandescente di un unico vitale continente afro-euro-asiatico. L\u2019epicentro della grande storia che qui transita e da cui scaturisce.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il nostro punto di vista \u00e8 proprio questo: \u00e8 una riflessione che nasce ovviamente nel pensiero moderno, da Braudel, che nell\u2019introduzione del suo celebre libro sul Mediterraneo, riflette:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cChe cosa \u00e8 il Mediterraneo? Mille cose insieme, non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi, non un mare, ma un susseguirsi di mari, non una civilt\u00e0, ma una serie di civilt\u00e0 accatastate le une alle altre.\u201d E accatastate vuol dire che ogni civilt\u00e0 si somma all&#8217;altra creando un <em>novum<\/em>. Assorbendo ma rigenerando con in modo nuovo la tradizione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>D. L\u2019intelligenza artificiale generativa \u00e8, prima di tutto, una tecnologia del linguaggio.<br>Quali competenze culturali, retoriche e critiche diventano oggi indispensabili per non trasformarci in semplici fruitori \u201cincantati\u201d delle risposte delle macchine?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le competenze culturali, retoriche e critiche che servono sono le pi\u00f9 varie: sono proprio quelle che potremmo chiamare le humanities, le arti liberali, nel loro senso pi\u00f9 completo: la capacit\u00e0 retorica, la linguistica, la cultura, il saper leggere i libri, la letteratura, la psicologia, la neuroscienza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si tratta di capire come le tecnologie possono migliorare l&#8217;essere umano. L\u2019obiettivo \u00e8 migliorarlo. \u00c8 uno strumento potente che deve renderci ancora migliori e non uno strumento che sostituisce l&#8217;essere umano, depotenziandolo, marginalizzandolo, anonimizzandolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Peraltro, per capire e interagire col mondo dell&#8217;intelligenza artificiale, il punto di partenza \u00e8 capire che pu\u00f2 ingannare. E la cultura classica ci permette anche di anticipare dei fenomeni, capire che, pur nella evidente novit\u00e0, ri-emergono elementi antichi e gi\u00e0 visti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 un passaggio molto interessante del Sofista di Platone, quando lo straniero di Elea parla e dice una cosa molto interessante che ci fa capire quanto i temi dell&#8217;intelligenza artificiale erano gi\u00e0 stati messi a fuoco tanto tempo fa, con altre tecnologie ovviamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo straniero dice, dunque: &#8220;Noi dobbiamo pensare che ci sia anche un&#8217;altra arte [e implicitamente Platone richiamava la capacit\u00e0 di imitare la realt\u00e0 della pittura, rendendo le cose come se sembrassero vere], un&#8217;arte dei discorsi per cui sia possibile con i discorsi appunto incantare le orecchie dei giovani e di quelli ancora molto lontani dal conoscere la realt\u00e0 delle cose, mostrando loro immagini parlate [qui \u00e8 chiarissima il richiamo ai sistemi di intelligenza generativa] in modo da ingenerare in loro l&#8217;opinione che chi parla dice la verit\u00e0 e che su tutto \u00e8 il pi\u00f9 sapiente di tutti&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo rischio \u00e8 oggi molto evidente. La volont\u00e0 dei sistemi esperti generativi, dei linguaggi che vengono utilizzati, dei <em>language model<\/em> che vengono utilizzati \u00e8 di fare in modo che il <em>prompting<\/em>, quindi il sistema esperto che lo attiva e controlla, sia considerato vero, credibile, affidabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel momento in cui l&#8217;utente considera la piattaforma generativa affidabile, tende a fidars di tutto quello che dice. E come sappiamo oggi l&#8217;obiettivo fondamentale delle piattaforme generative non \u00e8 dare contenuti (non sappiamo neanche da quali fonti sono utilizzate). Oggi l&#8217;obiettivo \u00e8 persuadere gli utilizzatori su due aspetti: stabilire cosa votare e stabilire che prodotti comprare. Questa \u00e8 la vera minaccia dietro le piattaforme generative.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>D. Il modello Olivetti ritorna spesso come riferimento implicito e esplicito nel tuo lavoro.<br>Che cosa pu\u00f2 insegnarci oggi Olivetti non tanto sull\u2019innovazione tecnologica, quanto sul rapporto tra tecnica, bellezza, responsabilit\u00e0 e bene comune?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Credo che Olivetti, nella figura di Adriano, ma anche di suo padre Camillo, fondamentale come figura per capire anche quello che poi \u00e8 stata l\u2019azienda Olivetti, abbia insegnamenti straordinari per i leader \u2026 o meglio le guide \u2026 di oggi, anche nel rispetto e debito che un figlio he nei confronti del padre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Adriano, nei suoi discorsi, soprattutto quelli che fa ai dipendenti, richiama infatti spesso la figura di suo padre. Ad esempio il fatto che suo padre gli disse: ricordati che la cosa peggiore che tu puoi fare \u00e8 licenziare le persone o fare in modo che le persone facciano un lavoro che non li motiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il pensiero olivettiano \u00e8 importante ancora oggi perch\u00e9 aveva colto da subito la potenza della tecnologia, ma anche i rischi, le derive \u2013 soprattutto quelle solipsistiche. Come noto Adriano Olivetti ha sempre considerato importante il concetto di comunit\u00e0 \u2013 il fare insieme, la solidariet\u00e0 \u2013 centrale anche nel suo pensiero politico. E quindi vedeva, soprattutto nei confronti dei primi personal computer (inventati proprio in Olivetti), il rischio di un approccio individuale, dove la tecnologia tendeva a isolare le persone, a staccarle dalla comunit\u00e0, a trasformarle in una monade.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E poi il rapporto con la semplicit\u00e0 d\u2019uso, con la bellezza, e tutto il tema del design applicato alla tecnologia, nasce da questa esigenza, dall\u2019esigenza non solo di creare delle cose belle che possono ben integrarsi nell\u2019ambiente, ma anche di creare quella che i designer oggi chiamano affordance: il fare in modo che un oggetto mai visto ci rassicuri e ci dica le funzionalit\u00e0 che ci mette a disposizione. Aspetto ancora pi\u00f9 importante con gli oggetti elettronici, dove il cuore (schede \u00e8 chip) \u00e8 simile per tutte le tipologie di oggetti e quindi non svela in modo automatico le sue funzionalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi l&#8217;utilizzo del design era anche per rendere pi\u00f9 facilmente utilizzabili gli oggetti, senza manuali, senza sovraccarichi cognitivi; non era dunque solo un fatto estetico. Credo che oggi questa cultura del design, questa importanza della comunit\u00e0, dell&#8217;uomo al centro, ma soprattutto l&#8217;uomo parte di una comunit\u00e0 e non l\u2019uomo da solo, ancora una volta il leader al comando, ma una guida che \u00e8 parte di una squadra, \u00e8 solidale, si lega alla squadra in qualche modo, sono insegnamenti che noi dobbiamo cogliere da Olivetti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pensiamo anche ai negozi di Olivetti \u2013 ad esempio quello meraviglioso in piazza San Marco a Venezia, oggi gestito dal FAI, che ci ricorda che un negozio deve essere bello, che un negozio deve creare un senso di appartenenza. Che entra in un negozio Olivetti non veniva bombardato dalla quantit\u00e0 di prodotti esposti, non era un negozio-magazzino caratterizzato dal numero di prodotti da vendere; era invece un negozio-comunit\u00e0, un negozio dove tu entravi e ti sentivi parte di una comunit\u00e0 molto pi\u00f9 ampia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questo motivo, molti dei negozi flagship di Olivetti erano progettati da grandi designer; quello di Venezia \u00e8 di Carlo Scarpa. Tra l\u2019altro ho verificato, quando ero presidente dell\u2019Associazione Archivio storico Olivetti, che Steve Jobs si \u00e8 molto ispirato a Olivetti, non solo nell&#8217;uso del design applicato alla tecnologia, ma anche nella forma e scopo dei negozi. L&#8217;Apple Store \u00e8 in qualche modo la forma moderna di quell\u2019idea concepita oltre cinquant&#8217;anni prima, da Carlo Scarpa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Adriano Olivetti era dunque molto sensibile all\u2019importanza dei luoghi, al loro lay-outing, all\u2019urbanistica. Ha per esempio fondato la rivista di urbanistica, ha fatto il piano regolatore di Ivrea e, quando ha fatto progettare dall\u2019architetto Cosenza la fabbrica di Pozzuoli, ha fatto in modo che la fabbrica avesse le vetrate in modo che gli operai potessero entrare in contatto con la natura, col sole, con la luce, col mare. Quindi questi sono tutti elementi che conciliano la tecnologia, il design, la bellezza, ma anche la competitivit\u00e0, per creare un unicum che sia sostenibile veramente e faccia in modo che tutti abbiano benefici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>D. Se dovessi indicare una qualit\u00e0 fondamentale per chi oggi \u00e8 chiamato a guidare processi complessi \u2013 nelle imprese, nelle istituzioni, nei territori \u2013 quale sarebbe?<br>E perch\u00e9 non pu\u00f2 essere ridotta a una competenza misurabile?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Credo che la qualit\u00e0 fondamentale di una guida oggi sia la consapevolezza del contesto, la consapevolezza di se stesso, dei suoi punti di forza e debolezza, e la consapevolezza del potere della squadra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo \u00e8 un punto di potenza necessario su cui poi vanno aggiustate, integrate tutte le competenze che sono prevalentemente soft skill: pensiero critico, sguardo al futuro, intelligenza emotiva, abilit\u00e0 retorica, cultura del dato, competenza digitale vista come capacit\u00e0 decisionale, non il suo utilizzo da smanettone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco, sono competenze composite che sono necessarie per fare in modo che le guide del futuro siano capaci di agire in un mondo sempre pi\u00f9 complesso.<a><\/a><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Conclusione<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa conversazione con Andrea Granelli non offre ricette n\u00e9 scorciatoie. Offre qualcosa di pi\u00f9 raro: un orientamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un tempo in cui l\u2019intelligenza artificiale tende a presentarsi come soluzione neutrale, efficiente e autosufficiente, emerge con forza l\u2019idea che la vera posta in gioco non sia tecnica, ma culturale. L\u2019IA \u00e8 un ambiente cognitivo che modella linguaggi, decisioni, immaginari. Abitarlo senza consapevolezza significa subirlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Mediterraneo, inteso come metodo di pensiero, ci ricorda che la complessit\u00e0 non va semplificata ma attraversata; che le civilt\u00e0 crescono per stratificazione e dialogo, non per rottura; che il futuro si costruisce solo se si mantiene un rapporto vivo con la memoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo scenario, la guida \u2013 non il leader \u2013 torna a essere una figura decisiva: qualcuno che discerne, accompagna, si prende cura; che sa stare davanti quando serve esplorare e dietro quando \u00e8 necessario non lasciare indietro nessuno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse \u00e8 proprio questa l\u2019arte della guida oggi: custodire l\u2019umano mentre tutto accelera, mantenere il senso mentre le macchine producono linguaggi, e ricordare che nessun algoritmo pu\u00f2 sostituire la responsabilit\u00e0, la relazione e il giudizio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Conversazione con Andrea Granelli, Co-autore di Anima mediterranea. 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