{"id":82,"date":"2021-07-14T22:19:05","date_gmt":"2021-07-14T20:19:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/?page_id=82"},"modified":"2023-01-09T07:45:05","modified_gmt":"2023-01-09T06:45:05","slug":"storytelling-digitale-in-ambito-culturale-e-il-suo-ruolo-in-ambito-educativo","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/storytelling-digitale-in-ambito-culturale-e-il-suo-ruolo-in-ambito-educativo\/","title":{"rendered":"Storytelling digitale in ambito culturale e il suo ruolo in ambito educativo"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><\/h2>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading has-medium-font-size\"><strong><em>Elisa Bonacini<\/em><\/strong>, Presidente <a href=\"https:\/\/www.diculther.it\/farosicilia\/\">#DiCultHer-Faro-Sicilia<\/a><\/h5>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Abstract<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo storytelling digitale, gi\u00e0 rivelatosi una delle discipline pi\u00f9 in voga nella comunicazione culturale, ha dimostrato la sua utilit\u00e0 anche nell\u2019ambito della didattica del patrimonio culturale. In questo paper, dopo una introduzione sull\u2019impatto che le nuove tecnologie e soprattutto i social media hanno causato nell\u2019ambito della democratizzazione culturale, si vogliono inquadrare lo storytelling digitale e le sue funzioni in ambito culturale, come strumento didattico di disseminazione culturale anche attraverso processi partecipativi e co-creativi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>English Abstract<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Digital storytelling, which has already proved to be one of the most popular disciplines in cultural communication, has also proved its usefulness in teaching cultural heritage. In this paper, after an introduction on the impact that new technologies and especially social media have caused in the context of cultural democratization, we want to frame digital storytelling and its functions in the cultural field, as a didactic tool for cultural dissemination also through participatory and co-creative processes.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>French Abstract<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La narration digital, qui s&#8217;est d\u00e9j\u00e0 av\u00e9r\u00e9e \u00eatre l&#8217;une des disciplines les plus populaires de la communication culturelle, a \u00e9galement prouv\u00e9 son utilit\u00e9 dans l&#8217;enseignement du patrimoine culturel. Dans cet article, apr\u00e8s une introduction sur l&#8217;impact que les nouvelles technologies et en particulier les m\u00e9dias sociaux ont caus\u00e9 dans le contexte de la d\u00e9mocratisation culturelle, nous voulons encadrer la narration digital et ses fonctions dans le domaine culturel, en tant qu&#8217;outil didactique pour la diffusion culturelle \u00e9galement \u00e0 travers la participation et les processus de co-cr\u00e9ation.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Spanish Abstract<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La narraci\u00f3n digital, que ya ha demostrado ser una de las disciplinas m\u00e1s populares en la comunicaci\u00f3n cultural, tambi\u00e9n ha demostrado su utilidad en la ense\u00f1anza del patrimonio cultural. En este art\u00edculo, luego de una introducci\u00f3n sobre el impacto que las nuevas tecnolog\u00edas y especialmente las redes sociales han causado en el contexto de la democratizaci\u00f3n cultural, queremos enmarcar la narraci\u00f3n digital y sus funciones en el \u00e1mbito cultural, como herramienta did\u00e1ctica para la difusi\u00f3n cultural tambi\u00e9n a trav\u00e9s de la participaci\u00f3n. y procesos co-creativos.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Premessa<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella storia umana c\u2019\u00e8 una data a partire dalla quale si pu\u00f2 parlare di inizio del processo di democratizzazione della cultura: il 1455, anno della pubblicazione della cosiddetta <em>Bibbia di Gutenberg<\/em> e dell\u2019introduzione di una tecnica di stampa, quella a caratteri tipografici mobili, che ha rivoluzionato la storia moderna dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fino ad allora, il processo di copia di un manoscritto era manuale e affidato a una <em>elite<\/em> selezionata, i monaci degli <em>scriptoria<\/em> nei monasteri medievali, che trascrivevano i manoscritti di autori antichi, cos\u00ec tramandandoceli.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Col Rinascimento, la lettura, la conoscenza e il possesso stesso dei libri divengono dimostrazione di potere, non pi\u00f9 detenuto solo da religiosi ma anche da laici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Italia, \u00e8 al veneziano Aldo Manuzio che si deve ricondurre l\u2019edizione di numerose stampe di classici greci, latini e italiani a cavallo tra la fine del 1400 e il 1500: da allora, i libri iniziarono a diventare un bene meno elitario, pi\u00f9 economico e pertanto accessibile a un pubblico pi\u00f9 ampio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Altrettanto rivoluzionari sono stati, in questo processo, altri tre step:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>la <em>scolarizzazione di massa<\/em>: l\u2019apertura della scuola pubblica obbligatoria si data a partire dalla Rivoluzione Francese (nel corso dell\u2019Ottocento si svilupp\u00f2 nel resto d\u2019Europa) anche se intellettualmente fu preparata dall\u2019Illuminismo e dalle battaglie intellettuali compiute in quell\u2019epoca;<\/li>\n\n\n\n<li>l\u2019<em>informazione a stampa di massa<\/em>: la nascita della stampa periodica, con le prime rotative a vapore installate nel 1814 al <em>Times<\/em>, ha dato il via all\u2019informazione e comunicazione di massa attraverso la stampa periodica (Burke 2013: 130);&nbsp;<\/li>\n\n\n\n<li>l\u2019<em>informazione radio-televisiva di massa<\/em>: la diffusione dei primi programmi di intrattenimento culturale radio-televisivi, a partire dagli anni \u201950 del secolo scorso e fino alla divulgazione culturale di massa, cui assistiamo oggi (Antonioni, Raimondi 2018: 57-66).<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo processo di cambiamento radicale del sistema del sapere dobbiamo, tuttavia, fare una distinzione fra <em>accesso alla cultura<\/em> e <em>accessibilit\u00e0 alla cultura<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scuola dell\u2019obbligo, la stampa e la televisione hanno tutte aperto l\u2019accesso a una divulgazione dell\u2019informazione non pi\u00f9 elitaria ma di massa, ma essa \u00e8 tuttavia rimasta molto a lungo elitaria nei suoi contenuti. Il passaggio da informazione a conoscenza non \u00e8 infatti un trasferimento automatico. L\u2019informazione, se non resa accessibile, non si trasforma in conoscenza. La conoscenza \u00e8 data dalla elaborazione del dato \u201ccrudo\u201d (l\u2019informazione, appunto) attraverso un <em>processo di negoziazione dialogico<\/em> (Burke 2013: 12-13). Pertanto non si democratizza la cultura solo favorendo l\u2019accesso alle informazioni laddove esse siano depositate (nei libri o nei mezzi di divulgazione di massa), ma rielaborando e \u201cprocessando\u201d quelle informazioni al fine di renderle divulgabili grazie a una maggiore comprensibilit\u00e0 e accessibilit\u00e0 cognitiva. Trasformare l\u2019informazione in conoscenza, rendendola accessibile \u00e8, chiaramente, un processo che va collegato a come si comunica la cultura, al linguaggio che viene utilizzato per renderla, effettivamente, democraticamente accessibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo processo di democratizzazione della cultura, inteso proprio come la \u201ccrescente accessibilit\u00e0 alla cultura\u201d stessa (Burke 2013: 362) \u00e8, tuttora, in atto, per quanto profondamente necessario. Il \u201cbisogno di cultura\u201d, oggi, \u00e8 espresso ancora da un numero troppo ristretto di persone, per quanto in aumento; un numero che rappresenta una vera e propria \u201cnicchia culturale\u201d, per dirla con Andrea Maulini (2019: 10-14). Il problema essenziale, infatti, riguarda il non-pubblico della cultura, quella fetta ben pi\u00f9 ampia della popolazione che, per i pi\u00f9 disparati motivi sociali, demografici, economici e culturali, non esprime alcun bisogno di cultura (Bollo 2014).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una delle pi\u00f9 radicate motivazioni, che tiene e ha tenuto lontano dalla cultura ampie fette di pubblico, \u00e8 dato certamente dall\u2019aspetto elitario e specialistico che la cultura ha, a lungo, dimostrato, tenendo lontane da s\u00e9 le persone, soprattutto quelle con un livello socio-culturale non elevato e una bassa scolarizzazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella sua analisi sulla conoscenza e sulla sua diffusione, in un volume non a caso intitolato <em>Dall\u2019Encyplop\u00e9die a Wikipedia<\/em>, proprio Peter Burke aveva sottolineato come generalizzare fra \u00e9lite culturale da un lato e popolo dall\u2019altro sia un modello binario assolutamente semplicistico (Burke 2013: 113-117): le \u201cgradazioni\u201d di conoscenza e competenze che si trovano in mezzo fra i due estremi sono talmente variegate che \u00e8 impossibile pensare di colmare la distanza culturale pi\u00f9 assoluta all\u2019ultimo dei due estremi. Se non \u00e8 utopistico pensare che il sapere e la scienza possano essere davvero percepiti \u201cper tutti\u201d (Ingoglia 2018), \u00e8 invece utopistico pensare che sapere e scienza possano davvero raggiungere tutti, essere trasmissibili a tutti. Quello che non \u00e8 utopistico, e che rientra pienamente in chi crede in nuove forme di democratizzazione della cultura, \u00e8 che entrambi possano essere comunicati almeno al \u201cmaggior numero di persone possibile\u201d, proprio quell\u2019ampia fetta di <em>general public<\/em> di cui parla Burke, che corrisponde a fasce medie e mediobasse della nostra societ\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nuove forme di democratizzazione della cultura sono state rese possibili grazie alla rivoluzione messa in moto dal web: un \u201cingranaggio\u201d che, partito negli anni \u201990 del secolo scorso, ha infatti completamente modificato non solo la creazione e distribuzione delle informazioni (portando agli estremi il fenomeno dell\u2019informazione di massa), ma anche la loro accessibilit\u00e0. Si \u00e8 cos\u00ec definitivamente messo in pratica quel concetto di <em>democrazia culturale<\/em> (Evrard 1997; Matarasso, Landry 1999), secondo la quale una partecipazione democratica alla cultura si basa su tre attivit\u00e0:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>promuovere il <em>diritto alla cultura<\/em> per tutti&nbsp;<\/li>\n\n\n\n<li>incoraggiare la <em>partecipazione proattiva<\/em> alla vita culturale locale&nbsp;<\/li>\n\n\n\n<li>favorire a tutti l\u2019<em>accessibilit\u00e0<\/em> di risorse e contenuti culturali relativi al patrimonio.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il coinvolgimento culturale (il cosiddetto <em>cultural engagement<\/em>) viene di conseguenza considerato come parte dell\u2019apprendimento e dell\u2019educazione permanente di ogni individuo, in grado di incoraggiare lo sviluppo della consapevolezza sociale, civile e culturale e il senso di cittadinanza attiva (Varbanova 2011; List et al. 2017).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quest\u2019ottica, un ruolo fondamentale nella presa di coscienza degli assunti appena indicati \u00e8 stato (ed \u00e8 tuttora) giocato dalla <em>Convenzione sul valore del patrimonio culturale per la societ\u00e0<\/em>, nota come Convenzione di Faro, che ha definitivamente stabilito come la conoscenza e l\u2019uso del patrimonio abbiano lo stesso valore di tutti gli altri diritti umani e facciano parte del diritto del cittadino a partecipare alla vita culturale (Zagato, 2015; Borda, Bowen 2017; Pavan-Woolfe, Pinton 2019).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma come fare affinch\u00e9 si possano mettere in pratica questi postulati davvero esplosivi, che puntano al diritto alla conoscenza culturale, resa accessibile a tutti?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La conoscenza \u00e8 l\u2019insieme delle informazioni che vengono processate attraverso un inquadramento tecnico-scientifico; il linguaggio specialistico, che \u00e8 il linguaggio tipicamente usato per esprimere quel tipo di conoscenza, ha rappresentato e rappresenta in ogni campo una delle barriere cognitive pi\u00f9 difficili da abbattere, tale da rendere non effettivamente accessibile la conoscenza a un pubblico ampio. La definizione fornita da Rocco, De Apollonia e Cavallo, indica immediatamente nella sua semplicit\u00e0 quale sia la via maestra da seguire in materia di <em>accessibilit\u00e0 culturale<\/em>, poich\u00e9 essa<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201cha come obiettivo la mediazione culturale attraverso scelte finalizzate a massimizzare la comprensione del testo narrativo da parte di un pubblico eterogeneo per caratteristiche demografiche, socio-economiche, di scolarizzazione<\/em>\u201d (Rocco, De Apollonia e Cavallo 2018: 88).<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019accessibilit\u00e0 alla cultura, pertanto, passa da una rielaborazione dei contenuti e delle informazioni, attraverso quel processo che Peter Burke chiama \u201cnegoziazione\u201d (2013: 115) e Carlo Ossola definisce invece \u201cun paziente <em>peaufinage<\/em> del \u2018chiarimento\u2019\u201d (Ossola 2018: 12). Questa rielaborazione \u00e8 un vero processo specialistico capace di trasformare le informazioni in narrazioni senza per questo n\u00e9 banalizzarle n\u00e9 depauperarle della loro \u201caura\u201d e, attraverso di esse, arrivare a sviluppare conoscenza. In questo processo \u00e8 fondamentale il ruolo intermedio delle narrazioni, che rende le informazioni accessibili cognitivamente, e dunque realmente comprensibili a un pubblico pi\u00f9 vasto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste narrazioni sono costituite dunque dalle informazioni, che possono essere realmente dipanate e rese accessibili solo attraverso uno specifico linguaggio, che \u00e8 appunto quello dello storytelling culturale. Concordiamo quindi sull\u2019opinione in merito di Giuliano Volpe:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201cIl problema dell\u2019accessibilit\u00e0 non pu\u00f2 ridursi, infatti, a quella legata all\u2019abbattimento di barriere fisiche, ma andrebbe esteso a varie forme di disabilit\u00e0&nbsp; (visiva e uditiva) e soprattutto all\u2019ancor pi\u00f9 complesso tema dell\u2019accessibilit\u00e0 cognitiva o a quella tecnologica e digitale: siamo tutti diversamente abili quando visitiamo un museo!\u201d<\/em> (Volpe 2020: 79).<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019evoluzione delle nuove tecnologie in questi anni ha dunque cambiato profondamente il rapporto del pubblico con la cultura, soprattutto con i musei e le loro collezioni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pandemia COVI-19 ha comportato una accelerazione definitiva verso un processo di digitalizzazione, soprattutto a livello di collezioni e della loro comunicazione, da cui non si torner\u00e0 pi\u00f9 indietro. \u00c8 risultato evidente, inoltre, come la conoscenza e la divulgazione culturale debbano necessariamente basarsi su criteri quali la <em>qualit\u00e0<\/em>, <em>quantit\u00e0<\/em> e <em>accessibilit\u00e0<\/em> dei contenuti, di cui gi\u00e0 da tempo si parlava (Bonacini 2011a: 150), costruendo quelle politiche di <em>audience development<\/em> e <em>audience engagement<\/em>, che gi\u00e0 erano indicate come uniche strategie per attivare nuove forme di partecipazione con le comunit\u00e0 (Bollo 2016; Ducci, Marino, Raimondi 2018); strategie essenziali non solo per garantire una pi\u00f9 ampia fruizione del patrimonio culturale, ma per partecipare della sua stessa creazione e disseminazione, secondo modelli partecipativi gi\u00e0 in voga da oltre un decennio (Simon 2010; Bonacini 2012) e considerati \u201c<em>difficilmente reversibili<\/em>\u201d (Bollo 2018: 324). Queste strategie sono necessarie per rimodulare in modo pi\u00f9 attrattivo e coinvolgente la funzione educativa dei musei e delle istituzioni culturali (Luigini, Panciroli 2018) e per attivare processi di una pi\u00f9 creativa collaborazione col territorio e sul territorio con altre istituzioni, come appunto le Scuole (Pizzato 2019).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019era partecipativa caratterizzata da quella che Henry Jenkins (2007) chiamava <em>Convergence Culture<\/em>, l\u2019impulso verso il rovesciamento dei ruoli \u00e8 stato definitivamente imposto in modalit\u00e0 digitale dalla societ\u00e0 civile attraverso larghi processi partecipativi di tipo folksonomico (dall\u2019enciclopedia Wikipedia in poi). Gruppi sempre pi\u00f9 numerosi di individui &#8211; <em>bloggers<\/em>, <em>instagramers<\/em>, <em>digital content providers<\/em>, semplici appassionati di web, mobile e cultura \u2013 hanno contribuito ad allargare la platea della creazione e disseminazione dei contenuti, \u201c<em>secondo logiche di diffusione per contagio<\/em>\u201d (Benassi, Mosa, 2019: 57). Nella comunicazione culturale questo cambiamento \u00e8 divenuto epocale, passato da una comunicazione unidirezionale, tassonomica e autoreferenziale, ad una comunicazione bidirezionale, dialogica e partecipativa, rivolta non pi\u00f9 a elites culturali, non pi\u00f9 a generici pubblici (Bollo 2008; Bollo <em>et al.<\/em> 2014) ma a varie categorie di soggetti interessati a un pi\u00f9 diretto coinvolgimento nei processi culturali (Sibilio Parri, Manetti 2014; Benassi, Mora, 2019), <em>stakeholders<\/em> che si rivelano sempre pi\u00f9 interessati non solo a reperire mere informazioni culturali, ma vere e proprie storie e narrazioni (Mazzoli 2018: 25).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pandemia ha comportato il venir meno delle \u201csacche di resistenza\u201d all\u2019uso dei media digitali, nonostante in molti casi molti musei e istituzioni culturali hanno continuato ad utilizzare tali media, \u201c<em>replicando in formato digitale l\u2019approccio standardizzato usato nei processi ordinari di comunicazione del museo<\/em>\u201d (Solima 2018: 276). Se, l\u2019adeguarsi a una \u201cnecessit\u00e0 di connessione\u201d non abbia sempre significato che tali istituzioni si siano servite di questi strumenti con la piena consapevolezza del loro uso e del loro potenziale, quel che \u00e8 certo \u00e8 che le istituzioni culturali sono state costrette, finalmente e definitivamente, a \u201c<em>uscire dalla propria zona di comfort<\/em>\u201d per attivare qui processi di trasformazione e di miglioramento non solo nell\u2019offerta culturale ma proprio nella loro stessa legittimazione, che gi\u00e0 da tempo Alessandro Bollo auspicava (2018: 323).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questi cambiamenti, che erano dunque gi\u00e0 in atto grazie soprattutto allo sviluppo dei <em>social media <\/em>in generale e, nello specifico, di alcuni<em> social network <\/em>particolarmente versatili nelle \u201cconversazioni\u201d (Maulini 2019: 83; 101-103), avevano gi\u00e0 consentito l\u2019attivazione di processi di partecipazione e co-creazione, in grado di trasfigurare i ruoli stessi dei vari soggetti coinvolti (creatori, distributori, consumatori, critici e collaboratori), che partecipano attivamente a processi co-creativi nella produzione come nella disseminazione di contenuti culturali (Bonacini 2012: 97-99).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio la problematica della comunicazione culturale digitale e della accessibilit\u00e0 digitale ai musei e alle collezioni, alle istituzioni e ai siti culturali \u00e8 diventata tragicamente attuale con la pandemia. Di fronte alla chiusura totale, musei e istituzioni culturali hanno dovuto affrontare il problema di come \u201crimanere connessi\u201d con il proprio pubblico, anche se chiusi, attraverso video in diretta dalle sale, condivisione di collezioni online, di virtual tour, di mostre virtuali, di passeggiate dei direttori, etc. Decine di <em>digital libraries<\/em> sono state rese aperte e accessibili; alcuni fra i pi\u00f9 grandi musei hanno reso disponibili le loro collezioni in modalit\u00e0 open access. La chiusura fisica dei luoghi della cultura ha dimostrato come l\u2019accessibilit\u00e0 culturale non fosse un problema limitato a fasce della popolazione tenute lontane per una qualche disabilit\u00e0 fisica o difficolt\u00e0 socio-economica: la cultura \u00e8 stata improvvisamente resa inaccessibile a tutti e ci si \u00e8 resi definitivamente e inesorabilmente conto di come l\u2019unica possibilit\u00e0 di accessibilit\u00e0 fosse quella garantita dal digitale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa problematica, divenuta globale nell\u2019arco di qualche mese, ha messo in evidenza quanto la tecnologia fosse appunto lo strumento essenziale per \u201c<em>restituire il patrimonio al pubblico<\/em>\u201d (Pizzato 2019: 20) e quanto grande fosse in Italia il gap non solo nella digitalizzazione delle collezioni, ma nella stessa presenza online, come nelle competenze del personale e nella capacit\u00e0 di \u201craccontarsi\u201d al di fuori dei propri spazi tradizionali e fisici, in spazi immateriali e digitali diversi. Non a caso, infatti, i grandi protagonisti nella comunicazione durante questa pandemia sono stati nella maggior parte dei casi i grandi musei.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa contemporaneit\u00e0, in cui i ruoli si sono totalmente trasfigurati, l\u2019istituzione culturale pu\u00f2 finalmente svecchiarsi nei modi e nei mezzi per raggiungere l\u2019utenza, agendo come un \u201c<em>network culturale<\/em>\u201d,<em> <\/em>in grado di favorire le connessioni che si possono anche spontaneamente creare fra membri di una comunit\u00e0, \u201c<em>e al contempo resta custode di contenuti culturali<\/em>\u201d (Mazzoli 2018: 26-27).<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" start=\"2\">\n<li><strong>Lo storytelling e lo storytelling digitale per la cultura<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cRaccontare una storia\u201d \u00e8 la traduzione letterale della parola inglese <em>storytelling<\/em>, ma una definizione simile \u2013 quasi fosse limitata a una tecnica narrativa per l\u2019infanzia &#8211; rischia di banalizzare ci\u00f2 che, invece, va considerato propriamente un\u2019arte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 soprattutto a partire dalla met\u00e0 degli anni \u201990 del secolo scorso che lo storytelling ha iniziato ad avere un successo diffuso in ogni campo, trascendendo \u201c<em>le frontiere e i diversi campi d\u2019applicazione<\/em>\u201d (Salmon 2008: 8), al punto di far parlare di un vero e proprio <em>storytelling revival<\/em> e di una <em>narrative age<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In realt\u00e0 lo storytelling come arte del racconto nasce agli albori della Preistoria e ha consentito all\u2019umanit\u00e0, nel corso dei millenni e nel corso di qualunque civilt\u00e0, di costruire interi immaginari collettivi, basati su miti \u2013 quindi su racconti di fantasia &#8211;&nbsp; sui quali sono stati costruiti mondi ricchi di figure archetipali mai realmente esistiti, che sono stati la base infrastrutturale di intere civilt\u00e0, come la nostra occidentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le storie, secondo Dal Maso, connaturate alla natura stessa dell\u2019umanit\u00e0, si sono adattate cambiando nella loro <em>forma<\/em>, nella loro <em>struttura<\/em> e nei mezzi di <em>comunicazione<\/em> o trasmissione (Dal Maso 2018a: 15). Si \u00e8 passati da una pittura rupestre alle tavolette d\u2019argilla, ai papiri, alla carta, fino al display di un dispositivo. \u00c8 cambiato il mezzo di trasmissione e il suo potenziale di replicabilit\u00e0 e di diffusione, ma non la propensione naturale umana al racconto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Accanto a questi elementi, quella che \u00e8 cambiata radicalmente oggi \u00e8 la figura stessa dello <em>storyteller<\/em>, passato dall\u2019aedo di comunit\u00e0, allo scrittore, fino al comunicatore di massa in televisione. Tuttavia, non chiunque pu\u00f2 essere uno storyteller, n\u00e9 soprattutto uno storyteller culturale. Per uno storytelling culturale, le tre parole chiave sono certamente quelle individuate da Dal Maso (2018a: 11), <em>conoscenza<\/em>, <em>tecnica<\/em> e <em>arte<\/em>, in cui alla prima devono soggiacere le altre due.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel campo della comunicazione culturale e museale, lo storytelling ha la finalit\u00e0 specifica di attirare il fruitore di cultura con storie che rendano attraente il patrimonio culturale, museo, monumento archeologico o opera d\u2019arte che sia: raccontare un museo attraverso piccole storie, aneddoti, curiosit\u00e0 legate alle collezioni, alle persone che lavorano al suo interno, ai personaggi che ne hanno scritto la storia, sono tutti argomenti strategici nella comunicazione culturale, che consentono un avvicinamento emotivo in grado di suscitare interesse nel pubblico (Maulini 2019: 174). Proprio per questo, ha altrettanta importanza la capacit\u00e0 di comprendere quali storie si possano estrapolare per creare delle connessioni emotive ed empatiche, traendo \u201c<em>significati impensati<\/em>\u201d dai particolari (Dal Maso 2018b: 70).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella societ\u00e0 contemporanea, una adeguata strategia di comunicazione che sia al passo coi tempi e favorisca la creazione di un sistema innovativo di disseminazione culturale e il miglioramento dell\u2019<em>user experience<\/em>, non pu\u00f2 che essere basata sullo <em>storytelling <\/em>digitale, gi\u00e0 da tempo riconosciuto come una delle opzioni di comunicazione ed interazione pi\u00f9 innovative fra una istituzione culturale e la sua utenza (Robin 2008; Handler Miller, 2008; Beale 2011; Bryan 2011).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo una recente definizione fornita dal gruppo di ricerca europeo AthenaPlus<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_82_1('footnote_plugin_reference_82_1_1');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_82_1('footnote_plugin_reference_82_1_1');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_82_1_1\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">[1]<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_82_1_1\" class=\"footnote_tooltip\"><span class=\"footnote_url_wrap\">http:\/\/www.athenaplus.eu<\/span><\/span><\/span><script type=\"text\/javascript\"> jQuery('#footnote_plugin_tooltip_82_1_1').tooltip({ tip: '#footnote_plugin_tooltip_text_82_1_1', tipClass: 'footnote_tooltip', effect: 'fade', predelay: 0, fadeInSpeed: 200, delay: 400, fadeOutSpeed: 200, position: 'top center', relative: true, offset: [-7, 0], });<\/script>, il digital storytelling \u00e8 l\u2019espressione moderna di un\u2019arte antica, basata sull\u2019utilizzo di strumenti digitali:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>Digital society has opened new opportunities to tell stories, offering new tools and environments for expression, increased by the development of social networking and mobile applications. Digital storytelling is relatively a new term and refers to the use of digital tools to tell stories. It can be seen as the modern way of telling stories, combining multimedia features: the Digital Storytelling Association&nbsp; describes it as the modern expression of ancient art of storytelling<\/em>\u201d (Brouillard, Loucopoulos, Dierickx 2015: 9).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre al ruolo di facilitatore nella comunicazione, lo storytelling digitale \u00e8 diventato un importante strumento di democratizzazione di contenuti culturali, soprattutto grazie a linguaggi, anch\u2019essi pi\u00f9 democratici e dunque pi\u00f9 accessibili, utilizzati come mezzo di trasmissione di una conoscenza (Handler Miller 2008; Cataldo 2011: 37-40; De Felice 2014; Schoenau-Fog et alia 2015; Van Dyke, Bernbeck 2015; Bonacini 2018).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pratica dello storytelling digitale in ambito culturale, come evidenziato ancora dal gruppo AthenaPlus, ha tre principali campi di applicazione, che si intersecano e si interconnettono fra loro in modo spesso bidirezionale e reticolare (Brouillard, Loucopoulos, Dierickx 2015: 16-19):&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; <em>educazione<\/em>: ambito strettamente di attinenza di questo contributo, perch\u00e9 lo storytelling digitale ha gi\u00e0 da tempo rivelato di essere grandemente utile nella creazione di significato, di appartenenza e nell\u2019acquisizione di competenze digitali;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; <em>mediazione culturale<\/em>: perch\u00e9 ha reso le istituzioni culturali pi\u00f9 orientate alla comunicazione del loro patrimonio in chiave democratica e partecipativa e alla ricerca di nuovi rapporti col pubblico;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; <em>turismo<\/em>: perch\u00e9 nell\u2019evoluzione del turismo l\u2019aspetto narrativo ed esperienziale ha preso il sopravvento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da pi\u00f9 di un decennio i primi e principali studiosi di storytelling digitale (Robin 2008; Handler Miller, 2008; Bryan 2011; Lambert 2013) concordavano su una convinzione di base: il digital storytelling costituisce la tecnica di comunicazione e partecipazione perfetta per corrispondere alla mission educativa (il cosiddetto <em>edutainment<\/em>) dei musei. Non stupisce, a distanza di anni e alla luce di quanto avvenuto nella comunicazione culturale digitale nell\u2019ultimo anno e mezzo \u201cpandemico\u201d, che tale convinzione fosse corretta: questa tecnica, per i musei e le istituzioni culturali contemporanee che si trovano alla ricerca di nuove narrazioni, di nuove forme del narrare e di nuovi linguaggi con cui farlo, da realizzarsi in maniera sempre pi\u00f9 interattiva, coinvolgente e co-creativa, \u00e8 la sola in grado di sviluppare quelle strategie di audience development e audience engagement, auspicate da Bollo (2018: 326) che abbiano ricadute sul sociale, sul rapporto fra musei e pubblici e, in fondo, anche sulla costruzione di una stessa brand reputation dell\u2019istituzione. Infatti, tra i vantaggi riconosciuti all\u2019uso dei media digitali nei musei vi \u00e8, fra gli altri, proprio quello di consentire la creazione e la disseminazione di uno storytelling che abbia non solo ricadute sulla stessa identit\u00e0 e riconoscibilit\u00e0 dell\u2019istituzione culturale (Ducci, Marino, Raimondi 2018: 80-81), ma, in qualche modo, anche sulla costruzione, condivisa e partecipata, del suo stesso marchio e della sua reputazione, fisica come digitale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come si evince da studi pi\u00f9 recenti (Alexander 2017; Dunford, Jenkins, 2017; Bonacini 2020; Handler Miller 2020) lo storytelling digitale continua ad essere una pratica tuttora emergente e in piena evoluzione, collegata com\u2019\u00e8 all\u2019evoluzione stessa delle nuove tecnologie e delle sue pratiche; accanto alle tecnologie, che hanno cambiato e continuano a cambiare sia le forme e i modi della produzione nella comunicazione culturale, sia le stesse modalit\u00e0 di fruizione, ad essere in continua evoluzione, accelerata dalla pandemia, \u00e8 lo stesso <em>modus agendi<\/em> del museo e, di conseguenza, l rapporto stesso del pubblico con la cultura, soprattutto con i musei e con le loro collezioni (Giaccardi, 2012; Keskin <em>et al.<\/em> 2016; Bonacini 2020).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come dicevamo in Premessa, questi cambiamenti si sono concretizzati soprattutto grazie allo sviluppo dei <em>social media <\/em>e dei <em>social network<\/em>, cui gi\u00e0 Nina Simon (2010) attribuiva un ruolo preponderante nello stravolgimento del modello di museo in museo partecipativo.<em> <\/em>Ancora di recente Andrea Maulini (2019: 170-183) sottolinea come la vera efficacia dei media digitali si sia concretizzata soprattutto attraverso tre finalit\u00e0 specifiche, che sono al contempo tre parole chiave, variamente citate in questo contributo: raccontare (<em>storytelling<\/em>), coinvolgere (<em>engagement<\/em>) e promuovere (<em>promotion<\/em>).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non bisogna dimenticare che, nella disseminazione digitale, un ruolo enorme \u00e8 rivestito dalla diffusione di sistemi di connessione mobile e dalla geolocalizzazione delle informazioni. Le reti ambientali (le connessioni wireless e le tecnologie ad esse correlate, wi-fi, reti 3G e 4G, bluetooth, gi\u00e0 descritte in Bonacini 2011b: 26) e la geolocalizzazione che ne deriva, con oggetti e\/o informazioni digitali accessibili tramite codici bidimensionali fotografabili (Qr Code) o attraverso vari dispositivi di prossimit\u00e0 (tags RfiD, NFC, Beacon: gi\u00e0 in Bonacini 2011b: 196-204), o direttamente grazie al posizionamento con GPS, consentono di scoprire e conoscere in mobilit\u00e0 monumenti, luoghi di interesse culturale e opere d\u2019arte attraverso le storie che essi nascondono, migliorando l\u2019impatto emotivo e suggestivo sul fruitore: quelle forme di mobile storytelling e di geostorytelling, ovvero di <em>storie digitali agganciate a geografie digitali<\/em> (Bonacini 2020: 244-257).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, come gi\u00e0 evidenziato altrove (Bonacini, Tanasi, Trapani 2018), \u00e8 fondamentale implementare le storie con contenuti digitali audio e visuali (immagini, video, ricostruzioni tridimensionali, in realt\u00e0 virtuale o aumentata, documentari, animazioni varie). In questo contesto, l\u2019opportunit\u00e0 di disporre di un sempre maggior numero di contenuti in modalit\u00e0 open access o con licenze Creative Commons ha ulteriormente facilitato l\u2019accesso e il riutilizzo digitale di questi contenuti, nonch\u00e9 nuove forme di produzione culturale (Spurgeon 2017: 124-127).<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" start=\"3\">\n<li><strong>Le funzioni dello storytelling per la cultura<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come recentemente indagato (Bonacini 2020: 49-52), le principali funzioni dello storytelling culturale possono in parte essere prese a presto e riadattate dalle forme di narrazione dello storytelling politico (Moroni 2017; Bedini 2018: 77-78) e da quelle dello storytelling nel marketing e management (Salmon 2008: 53), inserendo un\u2019ultima nuova fondamentale funzione, quella connettiva, che costituisce il \u201ccappello\u201d che contiene tutte le precedenti:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1) <em>funzione comunitaria<\/em>: la narrazione favorisce la costruzione di senso comunitario<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">2) <em>funzione referenziale<\/em>: la narrazione consente la trasmissione di saperi e conoscenze<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">3) <em>funzione empatica<\/em>: la narrazione suscita emozione e coinvolgimento<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">4) <em>funzione mnestica<\/em>: la narrazione consente la tradizione fra generazioni di memorie individuali e collettive<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">5) <em>funzione identitaria<\/em>: la narrazione consente la costruzione di identit\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">6) <em>funzione valoriale<\/em>: la narrazione consente la trasmissione di valori<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">7) <em>funzione \u201ctrampolino\u201d<\/em>: la narrazione consente di comprendere quanto possa accadere in futuro attraverso la lettura di quanto avvenuto nel passato<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">8) <em>funzione connettiva<\/em>: la narrazione favorisce la connessione fra istituzioni e patrimonio, individui e collettivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutte le funzioni elencate hanno in comune un elemento: esse si attivano nel momento in cui si riesca a creare una connessione emotiva e ci\u00f2 pu\u00f2 accadere solo ed esclusivamente abbandonando i metodi di trasmissione della conoscenza passati, didascalici e basati sulla autoreferenzialit\u00e0, e trovando un linguaggio e argomenti atti a suscitare disponibilit\u00e0 all\u2019ascolto (Dal Maso 2018b: 71).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo gli esperti di <em>gamification<\/em> Fabio Viola e Vincenzo Idone Cassone, il coinvolgimento si pu\u00f2 declinare in tre dinamiche: <em>attrazione<\/em>, <em>interazione<\/em> ed <em>esperienza<\/em> (Viola, Cassone 2017: 5-18) e tali dinamiche, senz\u2019ombra di dubbio divengono ancor pi\u00f9 valide proprio per lo storytelling.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il grado di coinvolgimento nello storytelling varia in base a una serie di componenti, legate soprattutto alle capacit\u00e0 dello storyteller, non solo di essere un bravo affabulatore, ma soprattutto di saper adattare la sua narrazione a differenti pubblici, e di saper creare, soprattutto, delle connessioni emotive; accanto a queste capacit\u00e0, sta certamente quella della scelta del canale di comunicazione utilizzato, che pu\u00f2 essere di varia tipologia, orale, visuale, scritto, interattivo, immersivo etc., secondo una classificazione che si \u00e8 recentemente proposta (Bonacini 2020).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, in qualunque forma e con qualunque strumento si scelga di praticare lo storytelling culturale, la sua importanza nel rapporto tra bene culturale e fruitore \u00e8 ormai fondamentale, sia che trasmetta, reinterpreti e traduca la vocazione comunicativa insita in un artefatto, sia che renda espliciti gli infiniti racconti che quell\u2019artefatto racchiude. Ovviamente questo vale per qualunque bene possa essere &#8211; potremmo dire &#8211; \u201cportatore di una storia\u201d, sia essa materiale (ovvero connessa a un oggetto culturale fisico) o immateriale (ovvero connessa a qualcosa di non tangibile, un mito, una leggenda, una tradizione, una pratica, etc.). E lo storytelling digitale \u00e8 in grado di connettere materiale e immateriale, fisico e virtuale, Storia e storie.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" start=\"4\">\n<li><strong>Lo storytelling digitale partecipato&nbsp;<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con il processo che ha portato al modello di museo partecipativo, nell\u2019ultimo quindicennio si sono moltiplicati i progetti e le metodologie partecipative di storytelling digitale: si \u00e8 iniziato con progetti in cui si chiedeva semplicemente all\u2019utenza di esprimere un feedback post-fruizione riguardante un\u2019emozione suscitata da un oggetto delle collezioni, o di taggare le opere d\u2019arte di una collezione digitale in modo da fornire definizioni o classificazioni condivise, partecipate e folksonimiche delle stesse; in seguito si sono sviluppate vere e proprie strategie di coinvolgimento diretto dei visitatori nell\u2019aspetto produttivo dell\u2019opera d\u2019arte (Bonacini 2012). Il processo \u00e8 cos\u00ec diventato co-creativo e pro-attivo, in grado di incidere profondamente sulle forme di rapporto col pubblico, favorendo il coinvolgimento, la partecipazione, la comunicazione bidirezionale e, infine, proprio quel senso di appartenenza a una comunit\u00e0, ch\u2019era gi\u00e0 elemento fondamentale sin dalle prime sperimentazioni:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>Queste attivit\u00e0 costituiscono il primo presupposto per la costruzione del senso di appartenenza a un gruppo sociale, per la creazione d\u2019identit\u00e0 condivise e per l\u2019ampliamento del proprio orizzonte comunicazionale non solo col museo ma anche con quegli altri utenti che alla stessa maniera partecipano alla co-produzione del valore museale<\/em>\u201d (Bonacini 2012: 98).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019utente, grazie alle nuove tecnologie e soprattutto ai social media, \u00e8 divenuto creatore di contenuti digitali personali, i cosiddetti <em>User Generated Contents<\/em> (UGC); si \u00e8 accorciata la distanza percepita con l\u2019istituzione culturale, diventata non solo pi\u00f9 facilmente contattabile, ma anche pi\u00f9 aperta ad aspetti di inclusione e collaborazione. L\u2019utente, messo nelle condizioni di comunicare direttamente con un\u2019istituzione culturale e di partecipare della sua stessa vita culturale, sente riconosciuto per s\u00e9 un ruolo pi\u00f9 individuale, riconoscibile e riconosciuto, che fuoriesce dalle logiche anonime della cultura di massa, identificandosi egli stesso quale parte di una <em>community<\/em> con cui \u00e8 in grado di interagire e di cui condivide interessi e valori, sotto l\u2019egida della stessa istituzione culturale, che favorisce proprio processi partecipativi e cognitivo-emozionali (Simon 2010: 39).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019approccio partecipativo e le tecnologie di <em>crowdsourcing<\/em> costituiscono le principali tendenze in atto da tempo nel settore culturale anche nello storytelling digitale, (Giaccardi, 2012; Keskin <em>et al<\/em>. 2016). L\u2019approccio creativo e quello partecipativo hanno dimostrato un ruolo fondamentale nella disseminazione della cultura, in grado di attivare un processo virtuoso nell\u2019incoraggiare sia la creazione che la condivisione stessa di contenuti creati dagli utenti (Van Dijk 2011; Bonacini 2012: 106-110).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Processi co-creativi di valore culturale sono considerati da tempo tipici di forme di crowdsourcing culturale, che si concretizzano in differenti gradazioni di coinvolgimento, dalla semplice collaborazione dell\u2019utenza alla disseminazione dell\u2019offerta culturale, fino a processi di co-produzione di contenuti relativi alle collezioni, tramite proprio gli UGC (Hellin-Hobbs 2010: 72-73). Il crowdsourcing e lo storytelling digitale, inoltre, hanno provato il loro ruolo innovativo nello sviluppo delle industrie culturali e creative e di strategie di promozione culturale e territoriale (Bonacini, Giaccone 2018), per cui non stupisce come l\u2019ampliamento della<em> <\/em>base sociale della partecipazione culturale sia ormai definito quale asset strategico nelle politiche di un istituto culturale:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>al fine di innescare processi di sviluppo efficaci, equi, durevoli, in grado di generare ricadute positive sulle capacit\u00e0 e sulle opportunit\u00e0 individuali, sul capitale creativo delle persone, sulla qualit\u00e0 della cittadinanza, sulla salute e sul benessere nel suo complesso<\/em>\u201d (Bollo 2018: 322).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se da un lato, dunque, i canali del Web, i nuovi social media e social network di tipo partecipativo e il modello socio-economico orami attestato del <em>word of mouth 2.0<\/em> hanno dimostrato di saper offrire enormi potenzialit\u00e0 alla comunicazione culturale in termini di visibilit\u00e0 e disseminazione, dall\u2019altro, come gi\u00e0 anticipato, la mobilit\u00e0 della comunicazione, possibile attraverso i pi\u00f9 disparati dispositivi digitali, favorisce ulteriormente <em>hic et nunc<\/em> la creazione, la condivisione e la diffusione di contenuti culturali.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" start=\"5\">\n<li><strong>Lo storytelling come strumento didattico<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da tempo lo storytelling \u00e8 considerato non solo una tecnica di trasmissione di conoscenza ma, specialmente nell\u2019abito della mediazione educativa e culturale, come una vera e propria&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>metodologia educativa basata sull\u2019utilizzo della tecnica narrativa, sfruttata nelle sue potenzialit\u00e0 di risorsa cognitiva e di collante sociale<\/em>\u201d (Affede 2011: 19).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In realt\u00e0, non si tratta affatto di una metodologia nuova, se si considera che, come pratica didattica nell\u2019ambito culturale, ha piuttosto una storia centenaria: fu per la prima volta Anna Curtis Chandler al Metropolitan Museum di New York nel 1917 ad adottare lo storytelling come attivit\u00e0 didattica, adattando alcune diapositive attraverso storie e racconti (Cataldo 2011: 38).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019applicazione dello storytelling culturale nella pratica didattica deve la sua fortuna da un lato all\u2019evoluzione della funzione educativa del museo, dall\u2019altro alla riscoperta pedagogica dell\u2019efficacia della narrazione nella trasmissione di informazioni (Maraffi, Sacerdoti 2018: 35): entrambi questi fattori hanno contribuito a far in modo che lo storytelling diventasse, nei musei occidentali, una metodologia educativa atta a sviluppare forme di <em>life-long learning<\/em> (Affede 2011; Cuzzolin 2019; Pizzato 2019) e di <em>learning by doing<\/em> (Bandini, Petraglia, Sartori 2008; Cuzzolin 2019). Tale cambiamento di prospettiva \u00e8 stato ulteriormente facilitato dal progressivo cambiamento di prospettiva del museo e del suo modo di guardare a se stesso, non pi\u00f9 come contenitore di oggetti ma come detentore di storie (Beale 2011; Bodo, Mascheroni, Panigada 2016). Tutti questi elementi hanno contribuiti a far considerare le storie come gli strumenti prediletti per la costruzione di una identit\u00e0 comunitaria (Solima 2018: 288).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo modo, il museo ha abbandonato quel rigore scientifico di matrice positivista che, a dirla con Galatea Vaglio, aveva bandito narrativa e immaginazione, utilizzando proprio lo storytelling come uno strumento, una pratica e una metodologia in grado di creare comunit\u00e0 grazie alla sua potenza evocativa e consociativa (Vaglio 2108).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A maggior ragione lo storytelling \u00e8 la metodologia prima da mettere in campo nell\u2019ambito della didattica, laddove gi\u00e0 da tempo le nuove tecnologie sono entrate in uso, rispondendo perfettamente a quella che va considerata una delle principali sfide nel campo dell\u2019educazione, ovvero la ricerca di \u201c<em>nuovi modi e nuovi luoghi in cui recuperare una dimensione di comunit\u00e0 anche nel processo educativo<\/em>\u201d (Pizzato 2019: 14). Con la presenza pervasiva delle nuove tecnologie nelle vite quotidiane dei nostri ragazzi, e a maggior ragione in seguito a quanto si \u00e8 visto con la pandemia e la didattica a distanza, lo storytelling digitale non pu\u00f2 non essere considerato proprio uno strumento di apprendimento assolutamente congeniale per quelle nuove generazioni, che cercano \u201c<em>codici di comunicazione a loro congeniali<\/em>\u201d (Maraffi, Sacerdoti 2018: 9).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gi\u00e0 Fedra Pizzato al riguardo sosteneva che&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>non si tratta solo di parlare ai nativi digitali con il loro linguaggio, ma di sfruttare le potenzialit\u00e0 offerte dalle nuove tecnologie per stimolare un apprendimento attivo e proattivo (active learning) in cui i bambini e ragazzi siano protagonisti; un apprendimento esperienziale basato sul problem solving e sulla scoperta continua. In altre parole, le nuove tecnologie sono utili non solo (e non tanto) per catturare l\u2019attenzione dei ragazzi, ma soprattutto in quanto favoriscono la messa in atto di strategie educative<\/em>\u201d (Pizzato 2019: 15).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 ormai assodato, e la DAD ne \u00e8 stata una prova inconfutabile, che nella didattica contemporanea le tecnologie vanno considerate solo un fine per il raggiungimento di uno scopo, strumenti in grado di potenziare l\u2019esperienza della conoscenza, senza sostituirsi ad essa (cosa che purtroppo non \u00e8 spesso accaduta): una didattica dunque <em>con<\/em> le tecnologie e non <em>delle<\/em> tecnologie (Cuzzolin 2019: 37).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto avvenuto nell\u2019ultimo periodo, e laddove l\u2019uso delle tecnologie sia stato associato a forme di apprendimento meno gerarchiche e autoritarie (senza per\u00f2 che si perda di autorevolezza) ma pi\u00f9 interattive (ormai bel al di l\u00e0 dell\u2019autorizzazione all\u2019uso di tablet e smartphones in classe) e condivise, ha dimostrato quanto gi\u00e0 dichiarato in precedenza dagli studiosi in merito all\u2019impatto positivo sul gradimento del processo stesso di apprendimento e, di conseguenza, di forme innovative e non convenzionali di trasferimento e co-costruzione della conoscenza (Gonz\u00e1les <em>et al.<\/em> 2016; Benassi, Mora, 2019). Laddove questo non sia accaduto (e molto \u00e8 certamente dovuto a come si \u00e8 gestito il lavoro di classe a distanza), non sono evidentemente ottenuti i risultati sperati, quanto piuttosto forme di respingimento da parte degli allievi. Si rivela dunque necessario mettere in atto ogni possibile strategia che sia flessibile nelle modalit\u00e0 di trasmissione e rielaborazione del sapere, in una didattica che era gi\u00e0 da qualche tempo riconosciuta come \u201c<em>fluida<\/em>\u201d, \u201c<em>di frontiera<\/em>\u201d e \u201c<em>ibrida<\/em>\u201d, \u201c<em>poich\u00e9 sta al confine fra saperi diversi e ne permette una integrazione nuova e creativa<\/em>\u201d (Pizzato 2019: 21).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Figura fondamentale, all\u2019interno di un progetto di storytelling culturale partecipato e co-creativo, \u00e8 il <em>mediatore culturale esterno<\/em>, che deve svolgere non solo il ruolo del cosiddetto <em>creative designer<\/em> culturale (come definito da Pizzato 2019: 15) &#8211; esperto in questo caso non solo della tecnologia messa in campo, ma anche di processi partecipativi e di storytelling &#8211; ma anche quello del coordinatore dell\u2019intero progetto, finalizzato al raggiungimento dell\u2019obiettivo didattico in s\u00e9 e del prodotto multimediale finale che si voglia realizzare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quest\u2019\u00e8 quanto si \u00e8 realizzato in un progetto su scala regionale intitolato #iziTRAVELSicilia, sulla piattaforma di audioguide multimediali gratuite, di cui si \u00e8 gi\u00e0 parlato diffusamente in altre sedi (Bonacini 2017; Bonacini 2018).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La finalit\u00e0 essenziale di questi progetti didattici, mirati alla partecipazione cocreativa nella produzione di audioguide multimediali attraverso quelle che potremmo definire \u201c<em>classi-laboratorio<\/em>\u201d (Benassi, Mosa, 2019: 50), \u00e8 stata quella di sviluppare una metodologia di coinvolgimento degli studenti e di miglioramento delle loro competenze digitali e creative, attraverso un approccio esperienziale e diretto (Dewey 2008) e processi di apprendimento collaborativo (Gonz\u00e1les <em>et al.<\/em> 2016), fino alla pubblicazione di prodotti multimediali di cui potessero sentirsi pienamente co-autori e co-protagonisti. La metodologia utilizzata su un\u2019ampia scala come quella dell\u2019intera regione siciliana \u00e8 comunque <em>adattabile<\/em> ad altri contesti oltre che <em>trasferibile<\/em> e <em>sostenibile<\/em> (Benassi, Mosa 2019: 45).<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" start=\"6\">\n<li><strong>Conclusioni<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un processo di innovazione basato su uno storytelling partecipativo digitale, come nel caso di #iziTRAVELSicilia, la chiave del successo \u00e8 stata aver reso partecipi le \u201ccomunit\u00e0 patrimoniali\u201d (provenienti da differenti comunit\u00e0 sociali, soprattutto gli studenti di ogni ordine e grado) dei processi di promozione culturale sul territorio e di partecipazione alla co-creazione di valore culturale, rivelando il grande impatto di sostenibilit\u00e0 culturale di questi processi, perseguendo l\u2019unico obiettivo di valorizzare il patrimonio comune.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D\u2019altronde,&nbsp; come dice Alessandro Bollo, qualunque<em> <\/em>processo partecipativo \u00e8 ormai \u201cdifficilmente reversibile\u201d (Bollo 2018: 324): l\u2019efficacia e la sostenibilit\u00e0 dell\u2019innovazione messa in campo contribuiscono a un vero e proprio cambiamento sistemico, fatto certamente per gradi, ma sempre pi\u00f9 radicato, consapevole e diffuso.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le Istituzioni scolastiche hanno collaborato al progetto in un approccio didattico bidirezionale, in una posizione non di sudditanza nei confronti delle istituzioni culturali, ma di collaborazione e cocreazione. Soprattutto con gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado e delle universit\u00e0, \u00e8 stato attivato un processo di educazione informale al patrimonio e di acquisizione di competenze digitali, che ha consentito loro non solo di elaborare e sedimentare quanto appreso durante il processo, ma di diventare essi stessi \u201cciceroni digitali\u201d del loro patrimonio culturale e disseminatori di quelle conoscenze, attraverso le audioguide prodotte, mettendo \u201c<em>in circolo in maniera partecipata e partecipativa quanto si \u00e8 appreso<\/em>\u201d (Pizzato 2019: 17).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ritornando alle funzioni che abbiamo indicato essere tipiche dello storytelling culturale, possiamo certamente dire che, in #iziTRAVELSicilia, esse sono state tutte pienamente adempiute. Le narrazioni create hanno contribuito a consolidare il senso di appartenenza dei giovani a una comunit\u00e0<em> <\/em>(<em>funzione comunitaria<\/em>), di cui hanno emotivamente (<em>funzione empatica<\/em>) compreso identit\u00e0 (<em>funzione identitaria<\/em>) e valori<em> <\/em>(<em>funzione valoriale<\/em>), oltre all\u2019importanza della trasmissione di saperi e conoscenze fra generazioni (<em>funzione referenziale<\/em>) come elemento chiave di conservazione di una identit\u00e0 collettiva<em> <\/em>(<em>funzione mnestica<\/em>), utile a comprendere il passato per incidere sul futuro<em> <\/em>(<em>funzione \u201ctrampolino\u201d<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, il progetto ha contribuito a <em>educare<\/em>, collaborando sia alla creazione di significato, di senso di appartenenza, di trasmissione dei valori, di consapevolezza culturale, delle proprie storie e tradizioni, che all\u2019acquisizione di competenze digitali; ha contributo a creare un rapporto di <em>mediazione culturale<\/em>, perch\u00e9 le istituzioni culturali siciliane si sono rivelate interessate a nuovi meccanismi di interazione col pubblico e pi\u00f9 orientate alla comunicazione del loro patrimonio, attraverso processi partecipativi, tecnologie diffuse e un linguaggio pi\u00f9 democratico e cognitivamente accessibile; ha contribuito ad avvicinare <em>cultura e turismo<\/em>, in un rapporto finalmente bidirezionale, avendo riconosciuto come una comunicazione culturale non possa essere pi\u00f9, oggi, gerarchica e autoreferenziale, ma puntare su narrazione, emozione ed esperienza come elementi imprescindibili di una adeguata comunicazione e democratizzazione culturale, chiave anche di una adeguata promozione turistica. Raccontando e coinvolgendo in modo partecipato tutte le molteplici categorie protagoniste del progetto, fra cui migliaia di studenti siciliani, si \u00e8 concretizzata l\u2019ultima delle potenzialit\u00e0 individuate da Maulini: la promozione del patrimonio culturale e, attraverso questo processo, la sensibilizzazione alla sua stessa protezione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel percorso virtuoso di questo processo, manca esclusivamente un fattore, per evitare che esso alla lunga si possa atrofizzare: l\u2019istituzionalizzazione (Benassi, Mosa, 2019: 52), per cui si attendono, purtroppo, i tempi pi\u00f9 lunghi e decisamente meno pionieristici e visionari della burocrazia siciliana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Referenze bibliografiche<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Affede, A. (2011), \u201cLo storytelling nella mediazione educativa\u201d, in Cataldo 2011, pp. 19-25<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alexander, B. (2017), <em>The new digital storytelling: creating narratives with new media, <\/em>Revised and updated edition, Praeger, Santa Barbara<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Antonioni, S., Raimondi, G. (2018), \u201cL\u2019informazione culturale e museale in Italia: la tv prima di tutto\u201d, in Mazzoli, a cura di, pp. 51-66<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bandini, S., Petraglia, F., Sartori, F., \u201cModeling stories in the knowledge management context to improve learning with organizations\u201d, in Bramer, M. (a cura di), <em>Artificial Intellingence in Theory and Practice II, IFIP 20th World Computer Congress, September 7-10, 2008, Milan<\/em>, Springer, New York, 173-182<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Beale, J. (2011), a cura di, <em>Museum at Play: Games, Interaction and Learning<\/em>, MuseumEtc, London&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bedini, S. (2018), <em>Racconto &amp; Storytelling. Attualit\u00e0 e forme del narrare<\/em>, Franco Cesati Editore, Firenze<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Benassi, A., Mosa, E. (2019), \u201cAccompagnare la scuola nei processi di innovazione. Spazi, tempi e strumenti per una nuova didattica\u201d, in Pizzato, F.A., a cura di, <em>Una nuova frontiera della didattica. Metodi, tecnologie, esperienze italiane<\/em>, Carocci Editore, Roma, pp. 45-70<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bodo, S., Mascheroni, S., Panigada, M.G. (2016), a cura di, <em>Un patrimonio di storie. La narrazione nei musei, una risorsa per la cittadinanza culturale<\/em>, Milano &#8211; Udine 2016<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bollo A., a cura di (2008), <em>I pubblici dei musei. Conoscenza e politiche<\/em>, Franco Angeli, Milano<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bollo, A. (2016), \u201cAudience development e audience engagement. Prospettive e sfide in Italia e in Europa\u201d, in Branchesi L., Curzi V., Mandarano N. (a cura di), <em>Comunicare il museo oggi. Dalle scelte museologiche al digitale<\/em>, Skira, Milano, pp. 285-291<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bollo, A., (2018), \u201cIl gaming nelle strategie di audience development delle organizzazioni culturali\u201d, in <em>Economia della Cultura<\/em>, vol. 3, pp. 321-330<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bollo A., Carnelli L., Dal Pozzolo L., Seregni S., Vittor F. (2014), <em>Il Museo e la Rete: nuovi modi di comunicare. Linee guida per una comunicazione innovativa per i musei<\/em>, Regione del Veneto, Venezia<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bonacini, E. (2011a), <em>Il museo contemporaneo fra tradizione, marketing e nuove tecnologie<\/em>, Aracne Editrice, Roma<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bonacini, E. (2011b), <em>Nuove tecnologie per la fruzione e la valorizzazione del patrimonio culturale<\/em>, Aracne Editrice, Roma<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bonacini, E. (2012), \u201cIl museo partecipativo sul <em>Web<\/em>: forme di partecipazione dell\u2019utente alla produzione culturale e alla creazione di valore culturale\u201d, in <em>Il capitale culturale. Studies on the Value of the Cultural Heritage<\/em>, n. 5, 2012, pp. 93-125 (<a href=\"http:\/\/www.unimc.it\/riviste\/index.php\/cap-cult\/article\/view\/201\/396\">http:\/\/www.unimc.it\/riviste\/index.php\/cap-cult\/article\/view\/201\/396<\/a>)&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bonacini, E. (2017), \u201cA survey on the digital enhancement of the archaeological sites on Google and a multimedia pilot project in the Agrigento Valley of the Temples in Sicily (Italy)\u201d, in <em>International Journal of Internet Technology and Secured Transactions<\/em> (IJITST), vol. 7, n. 1, 2017, pp. 28-50<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bonacini, E. (2018), \u201cPartecipazione e co-creazione di valore culturale. #iziTRAVELSicilia e i principi della Convenzione di Faro\u201d, in <em>Il capitale culturale. Studies on the Value of the Cultural Heritage<\/em>, n. 17, pp. 227-273 (<a href=\"http:\/\/riviste.unimc.it\/index.php\/cap-cult\/article\/view\/1722\/1333\">http:\/\/riviste.unimc.it\/index.php\/cap-cult\/article\/view\/1722\/1333<\/a>)&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bonacini, E. (2020), I Musei e le forme dello Storytelling digitale, Aracne Editrice, Roma<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bonacini, E., Giaccone, S. (2018), \u201cDigital participatory tools for territorial promotion: the #iziTRAVELSicilia case study\u201d, in V. Cantino, F. Culasso, G. Racca (a cura di), <em>Smart Tourism,<\/em> McGraw Hill Education, Milano, pp. 417-436<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bonacini, E., Tanasi, D., Trapani, P. (2018), \u201cDigital heritage dissemination and the participatory storytelling project #iziTRAVELSicilia: the case of the Archaeological Museum of Siracusa (Italy)\u201d, in <em>Acta IMEKO<\/em>, October 2018, vol. 7, n. 3, pp. 31-41<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Borda, A., Bowen, J. P. (2017), \u201cSmart Cities and Cultural Heritage &#8211; A Review of Developments and Future Opportunities\u201d, in J. P. Bowen, G. Diprose &amp; N. Lambert (a cura di), <em>Proceedings of EVA London 2017, BCS London 10-13 July 2017,<\/em> BCS Learning &amp; Development Ltd, Swindon, pp. 9-18<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Brouillard, J., Loucopoulos, C., Dierickx, B. (2015), <em>Digital Storytelling and Cultural Heritage<\/em>, AthenaPlus WP5 \u201cCreative applications for the reuse of cultural resources\u201d, Officine Grafiche Tiburtine, Milano (<a href=\"http:\/\/www.athenaplus.eu\/getFile.php?id=556\">http:\/\/www.athenaplus.eu\/getFile.php?id=556<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bryan, A. (2011), <em>The new digital storytelling: creating narratives with new media<\/em>, Praeger, Santa Barbara<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Burke, P. (2013), <em>Dall\u2019Encyclop\u00e9die a Wikipedia<\/em>, Il Mulino, Bologna<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cataldo, L. (2011), <em>Dal Museum Theatre al Digital Storytelling. Nuove forme della comunicazione museale fra teatro, multimedialit\u00e0 e narrazione<\/em>, FrancoAngeli, Milano<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cuzzolin, M. (2019), \u201cLa scuola davanti alla rivoluzione digitale\u201d, in Pizzato, F.A., a cura di, <em>Una nuova frontiera della didattica. Metodi, tecnologie, esperienze italiane<\/em>, Carocci Editore, Roma, pp. 33-43<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal Maso, C. (2018a), \u201cIntroduzione. Storytelling: perch\u00e9\u201d, in Dal Maso C., a cura di, <em>Racconti da museo. Storytelling d\u2019autore per il museo 4.0<\/em>, Edipuglia, Bari, pp. 11-24<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal Maso, C. (2018b), \u201cNon solo narrativa\u201d, in Dal Maso, a cura di, pp. 69-84<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">De Felice, G. (2014), <em>Racconti dalla terra. L\u2019archeologia fra linguaggi, creativit\u00e0 e tecnologie<\/em>, in Opening the Past 2014 &#8211; Immersive archaeology, a cura di F. Anichini, G. Gattiglia, M.L. Gualandi, Roma: Edizioni Nuova Cultura, pp. 24-27.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">DeWey, J. (2008), <em>Logica sperimentale. Teoria naturalistica della conoscenza e del pensiero<\/em>, Quodliber, Macerata<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ducci, G., Marino, G., Raimondi, G. (2018), \u201cComunicazione e musei\u201d, in Mazzoli, a cura di, pp. 69-82<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dunford, M., Jenkins, T. (2017), <em>The Digital Storytelling: Form and Content<\/em>, Palgrave Macmillan, UK<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Evrard, Y. (1997), \u201cDemocratizing Culture or Cultural Democracy?\u201d, in <em>Journal of Arts Management, Law &amp; Society<\/em>, vol. 27, n. 3, pp. 167-176.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giaccardi, E. (2012), <em>Heritage and Social Media: understanding Heritage in a Participatory Culture<\/em>, Routledge, London<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gonz\u00e1les-Gonz\u00e1les, C.S., Collazos, C.A., Guerrero, L.A., Moreno, L. \u201cGame-based learning environments: designing the collaborative learning processes\u201d, in <em>Acta Scientiae<\/em>, vol. 18, n. 4, pp. 12-28<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Jenkins, H. (2007), <em>Cultura convergente,<\/em> Apogeo, Milano (ed. it. 2007, ristampa 2014)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Handler Miller, C. (2008), <em>Digital storytelling<\/em>, Focal Press, Oxford<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Handler Miller, C. (2020), <em>Digital Storytelling. A creator\u2019s guide to interactive entertainment, 4th edition<\/em>, CRC Press, Boca Raton<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Hellin-Hobbs, Y. (2010), \u201cThe constructivist museum and the web\u201d, in <em>EVA London 2010<\/em>, pp. 72-78 (<a href=\"http:\/\/ewic.bcs.org\/content\/ConWebDoc\/36052\">http:\/\/ewic.bcs.org\/content\/ConWebDoc\/36052<\/a>)&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Keskin, H., Akgun, A. E., Zehir, C., Ayar, H. (2016). \u201cTales of cities: city branding through storytelling\u201d, in <em>Journal of Global Strategic Management<\/em>, vol. 10, n. 1, pp. 31-41.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ingoglia, I. (2018), \u201cIl patrimonio culturale di tutti, per tutti\u201d, in Ingoglia, I., a cura di, <em>Il patrimonio culturale di tutti, per tutti<\/em>, Edipuglia, Bari, pp. 9-17<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lambert, J. (2013), <em>Digital Storytelling: Capturing lives, creating communities<\/em>, 4th edition Routledge, New York<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">List, R. A., Kononykhina, O., Leong Cohen, J. (2017), <em>Cultural participation and inclusive society<\/em>, Strasbourg,&nbsp; Council of Europe (<a href=\"https:\/\/rm.coe.int\/cultural-participation-and-inclusive-societies-a-thematic-report-based\/1680711283\">https:\/\/rm.coe.int\/cultural-participation-and-inclusive-societies-a-thematic-report-based\/1680711283<\/a>)&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Luigini, A., Panciroli, C. (2018) (a cura di), <em>Ambienti digitali per l\u2019educazione all\u2019arte e al patrimonio<\/em>, Milano (<a href=\"https:\/\/ojs.francoangeli.it\/_omp\/index.php\/oa\/catalog\/download\/334\/142\/1578-1\">https:\/\/ojs.francoangeli.it\/_omp\/index.php\/oa\/catalog\/download\/334\/142\/1578-1<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Maraffi, S., Sacerdoti, F.M. (2018), <em>La didattica innovativa: digital gaming e storytelling<\/em>, Libreria Universitaria, Limena (PD)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Matarasso, F., Landry, C. (1999), <em>Balancing act: twenty-one strategic dilemmas in cultural policy<\/em>, Bruxelles, Council of Europe<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Maulini, A. (2019), <em>Comunicare la cultura, oggi<\/em>, Editrice Bibliografica, Milano<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mazzoli, L. (a cura di), <em>Raccontare la cultura. Come si informano gli italiani, come si comunicano i musei<\/em>, FrancoAngeli, Milano 2018<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mazzoli, L. (2018), \u201cCultura e media. Un racconto infinito\u201d, in Mazzoli, a cura di, pp. 19-28<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Moroni, C. (2017), <em>Le storie della politica. Perch\u00e9 lo storytelling politico pu\u00f2 funzionare<\/em>, FrancoAngeli, Milano<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ossola, C. (2018), \u201cPrefazione. Essendo la chiarezza essenziale alla poesia e a ogni civilt\u00e0\u201d, in Mazzoli, op. cit., pp. 11-15<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pavan-Woolfe, L., Pinton S. (2019), <em>Il valore del patrimonio culturale per la societ\u00e0 e la comunit\u00e0. La Convenzione del Consiglio d\u2019Europa tra teoria e prassi<\/em>, Linea Edizioni, Padova<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pizzato, F.A., (2019), \u201cIntroduzione: didattica, ultima frontiera\u201d, in Pizzato, F.A., a cura di, <em>Una nuova frontiera della didattica. Metodi, tecnologie, esperienze italiane<\/em>, Carocci Editore, Roma, pp. 13-22<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Robin, B. R. (2008), \u201cDigital storytelling: A powerful technology tool for the 21st century classroom\u201d, <em>Theory into practice<\/em>, vol. 47, n. 3, pp. 220-228<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rocco, E, De Apollonia, G., Cavallo, R. (2018), \u201cUn linguaggio per tutti: le sfide dello storytelling accessibile\u201d, in Dal Maso, a cura di, pp. 85-103<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Salmon, C. (2008), <em>Storytelling. La fabbrica delle storie<\/em>, Fazi Editore, Roma<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Schoenau-Fog, H.,&nbsp; Bruni, L.E., Louchart, S., S. Baceviciute (2015), <em>Interactive Storytelling<\/em>, <em>ICIDS 2015,<\/em> Proceedings of the 8th International Conference on Interactive Digital Storytelling, (Copenhagen, November 30 &#8211; December 4, 2015), Switzerland, Springer International Publishing.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sibilio Parri, B., Manetti G. (2014), \u201cIl dialogo fra musei e stakeholders tramite Internet: il caso delle Soprintendenze Speciali per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per i Poli museali<em>\u201d<\/em>, in <em>Il capitale culturale. Studies on the Value of the Cultural Heritage<\/em>, n. 9, pp. 123-153<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Simon, N. (2010), <em>The Partecipatory Museum<\/em>, Santa Cruz<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Solima, L., (2018), \u201cIl gaming per i musei. L\u2019esperienza del Mann\u201d, in <em>Economia della Cultura<\/em>, vol. 3, pp. 275-291<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Spurgeon, C. (2017), \u201cThe ethic, aestethic and practical politics of ownership in co-creative media\u201d, in Dunford, M., Jenkins, T., a cura di, <em>Digital Storytelling. Form and content<\/em>, Palgrave MacMillan, London, pp. 119-135<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vaglio M. G. (2018), \u201cLo storytellling per i beni culturali: il racconto<em>\u201d<\/em>, in Dal Maso C., a cura di, <em>Racconti da museo. Storytelling d\u2019autore per il museo 4.0<\/em>, Edipuglia, Bari, pp. 27-51<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Van Dijk, D. (2011), \u201cExploring Heritage in Participatory Culture: The MuseumApp\u201d, in J. Trant, D. Bearman (a cura di), <em>Museums and the Web 2011: Proceedings<\/em>. Archives &amp; Museum Informatics, Toronto(<a href=\"https:\/\/www.museumsandtheweb.com\/mw2011\/papers\/exploring_heritage_in_participatory_culture_th.html\">https:\/\/www.museumsandtheweb.com\/mw2011\/papers\/exploring_heritage_in_participatory_culture_th.html<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Van Dyke, R.M., Bernbeck, R. (2015), <em>Alternative narratives and the ethics of representation: an introduction<\/em>, in <em>Subjects and Narratives in Archaeology<\/em>, a cura di R.M. Van Dyke, R. Bernbeck, University Press of Colorado, Colorado, pp. 1-26<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Varbanova, L. (2011), <em>Cultural Participation in Education and Lifelong Learning. A Catalyst for Personal Advancement, Community Development, Social Change and Economic Growth<\/em>, Bruxelles, European House for Culture<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Viola, F., Cassone, V. (2017), <em>L\u2019arte del coinvolgimento. Emozioni e stimoli per cambiare il mondo<\/em>, Hoepli, Milano<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Volpe, G. (2020), <em>Archeologia pubblica. Metodi, tecniche, esperienze<\/em>, Carocci Editore, Roma<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Zagato, L. (2015), \u201cThe Notion of \u201cHeritage Community\u201d in the Council of Europe\u2019s Faro Convention. Its Impact on the European Legal Framework\u201d, in N. Adell, R.F. Bendix, C. Bortolotto, M. Tauschek (a cura di), <em>Between Imagined Communities and Communities of Practice. Participation, Territory and the Making of Heritage<\/em>, Universit\u00e4tsverlag G\u00f6ttingen, G\u00f6ttingen, pp. 141-168<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019Autore<\/strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/lh4.googleusercontent.com\/J3Fwz4nndOLdEY6jZDV5hrevWvIga9sbnARkTzaCmsWmsSEuLJaLx8N7mRb8r1wuCU2Zq0pbd-VIiB9Nuq4Du0ugekJJdjtxGuCntoSfjYQvXJsTyMhtLcId4FFYxl_5soECJxWU\" width=\"89\" height=\"89\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\"><strong>Elisa Bonacini<\/strong> \u00e8 un\u2019archeologa, specializzata nella comunicazione culturale con le nuove tecnologie e i social media. Ha pubblicato numerosi libri e articoli scientifici (la lista completa \u00e8 su https:\/\/usf.academia.edu\/ElisaBonacini). \u00c8 la coordinatrice regionale per la Sicilia del progetto nazionale Invasioni Digitali (https:\/\/www.invasionidigitali.it), dell\u2019Associazione Nazionale dei Piccoli Musei (https:\/\/www.piccolimusei.com) e del progetto, divenuto una best practice partecipativa, #iziTRAVELSicilia (https:\/\/izi.travel\/it\/search\/sicilia) sulla piattaforma globale izi.TRAVEL, su cui coordina la pubblicazione di centinaia di audioguide multimediali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Elisa Bonacini is an archaeologist, she is a specialist in cultural communication with new technologies and social media. She has published numerous books and scientific articles (the complete list is on https:\/\/usf.academia.edu\/ElisaBonacini). She is the Sicilian regional coordinator for the national project Digital Invasions (https:\/\/www.invasionidigitali.it ), for the National Association of Small Museums (https:\/\/www.piccolimusei.com) and she is the coordinator of the best practice participatory project #iziTRAVELSicilia ( https:\/\/izi.travel\/it\/search\/sicilia ), on the global platform izi.TRAVEL, on which she coordinates the publication of hundreds of multimedia audio guides.<\/p>\n<div class=\"speaker-mute footnotes_reference_container\"> <div class=\"footnote_container_prepare\"><h2><span role=\"button\" tabindex=\"0\" class=\"footnote_reference_container_label pointer\" onclick=\"footnote_expand_collapse_reference_container_82_1();\">References<\/span><span role=\"button\" tabindex=\"0\" class=\"footnote_reference_container_collapse_button\" style=\"display: none;\" onclick=\"footnote_expand_collapse_reference_container_82_1();\">[<a id=\"footnote_reference_container_collapse_button_82_1\">+<\/a>]<\/span><\/h2><\/div> <div id=\"footnote_references_container_82_1\" style=\"\"><table class=\"footnotes_table footnote-reference-container\"><caption class=\"accessibility\">References<\/caption> <tbody> \r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_82_1('footnote_plugin_tooltip_82_1_1');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_82_1_1\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>1<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span class=\"footnote_url_wrap\">http:\/\/www.athenaplus.eu<\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n <\/tbody> <\/table> <\/div><\/div><script type=\"text\/javascript\"> function footnote_expand_reference_container_82_1() { jQuery('#footnote_references_container_82_1').show(); jQuery('#footnote_reference_container_collapse_button_82_1').text('\u2212'); } function footnote_collapse_reference_container_82_1() { jQuery('#footnote_references_container_82_1').hide(); jQuery('#footnote_reference_container_collapse_button_82_1').text('+'); } function footnote_expand_collapse_reference_container_82_1() { if (jQuery('#footnote_references_container_82_1').is(':hidden')) { footnote_expand_reference_container_82_1(); } else { footnote_collapse_reference_container_82_1(); } } function footnote_moveToReference_82_1(p_str_TargetID) { footnote_expand_reference_container_82_1(); var l_obj_Target = jQuery('#' + p_str_TargetID); if (l_obj_Target.length) { jQuery( 'html, body' ).delay( 0 ); jQuery('html, body').animate({ scrollTop: l_obj_Target.offset().top - window.innerHeight * 0.2 }, 380); } } function footnote_moveToAnchor_82_1(p_str_TargetID) { footnote_expand_reference_container_82_1(); var l_obj_Target = jQuery('#' + p_str_TargetID); if (l_obj_Target.length) { jQuery( 'html, body' ).delay( 0 ); jQuery('html, body').animate({ scrollTop: l_obj_Target.offset().top - window.innerHeight * 0.2 }, 380); } }<\/script>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Elisa Bonacini, Presidente #DiCultHer-Faro-Sicilia Abstract Lo storytelling digitale, gi\u00e0 rivelatosi una delle discipline pi\u00f9 in voga nella comunicazione culturale, ha dimostrato la sua utilit\u00e0 anche nell\u2019ambito della didattica del patrimonio culturale. In questo paper, dopo una introduzione sull\u2019impatto che le nuove tecnologie e soprattutto i social media hanno causato nell\u2019ambito della democratizzazione culturale, si vogliono inquadrare lo storytelling digitale e le sue funzioni in ambito culturale, come strumento didattico di disseminazione culturale anche attraverso processi partecipativi e co-creativi.&nbsp; English Abstract Digital storytelling, which has already proved to be one of the most popular disciplines in cultural communication, has also proved its usefulness in teaching cultural<a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/storytelling-digitale-in-ambito-culturale-e-il-suo-ruolo-in-ambito-educativo\/\">Leggi altro &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":9,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"class_list":["entry","author-gpiscolla","post-82","page","type-page","status-publish"],"acf":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/82","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=82"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/82\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5241,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/82\/revisions\/5241"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=82"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}