{"id":8231,"date":"2026-02-24T13:00:26","date_gmt":"2026-02-24T12:00:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/?page_id=8231"},"modified":"2026-02-24T13:05:09","modified_gmt":"2026-02-24T12:05:09","slug":"lanima-nellera-delle-neuroscienze-per-un-dialogo-sullirriducibilita-dellumano","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/lanima-nellera-delle-neuroscienze-per-un-dialogo-sullirriducibilita-dellumano\/","title":{"rendered":"L\u2019anima nell\u2019era delle neuroscienze. Per un dialogo sull\u2019irriducibilit\u00e0 dell\u2019umano"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>di<em> Mons. Francesco Follo<\/em><\/strong> (*)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Introduzione Editoriale<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel dibattito contemporaneo sull\u2019uomo, il lessico della persona continua a essere utilizzato con naturalezza, mentre quello dell\u2019anima sembra essersi progressivamente ritirato dal discorso pubblico, sospeso tra retaggio metafisico e imbarazzo culturale. Eppure, dietro questa apparente archiviazione terminologica, resta intatta la domanda decisiva: che cosa \u00e8 l\u2019io? \u00c8 riducibile ai processi neurobiologici che lo sostengono, oppure custodisce una dimensione irriducibile che fonda la sua dignit\u00e0, la sua libert\u00e0 e il suo destino?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il contributo di Mons. Francesco Follo si colloca con rigore dentro questa domanda radicale. Non si tratta di una riflessione apologetica, ma di un tentativo argomentato di riportare al centro la questione dell\u2019anima come questione antropologica fondamentale, nel dialogo con le neuroscienze, la filosofia e la teologia. Il riferimento al pensiero di Thomas Fuchs \u2013 tra i pi\u00f9 autorevoli interpreti della fenomenologia dell\u2019incarnazione \u2013 indica una direzione di confronto che attraversa oggi il dibattito internazionale: quella sulla irriducibilit\u00e0 della soggettivit\u00e0 cosciente rispetto a ogni forma di riduzionismo materialista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un\u2019epoca segnata dall\u2019avanzare delle neuroscienze e dall\u2019espansione delle tecnologie intelligenti, interrogarsi sull\u2019anima significa, in ultima analisi, interrogarsi sulla natura dell\u2019umano. \u00c8 una domanda che precede ogni applicazione tecnica e che orienta ogni possibile risposta culturale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pubblichiamo integralmente questo testo perch\u00e9 ne condividiamo la seriet\u00e0 dell\u2019impianto e la profondit\u00e0 della posta in gioco. \u00c8 un contributo che invita a rallentare, a pensare, a non accontentarsi di semplificazioni. E, soprattutto, a riaprire uno spazio di dialogo su ci\u00f2 che intendiamo quando parliamo dell\u2019uomo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">*********<br>In quale condizione si trovi attualmente il discorso sull\u2019anima \u00e8 gi\u00e0 stato detto molto bene da R. Spaemann quando scrisse: \u201cParlare di persone \u00e8 abituale. \u00c8 caduto in discredito invece parlare di anime. Il materialismo\u2026 tenta di sopprimere l\u2019anima, senza sostituirla, e di mostrare come le condizioni e le attivit\u00e0 attribuite ad essa siano fisiologiche. A sua volta, la teologia cristiana rinuncia pi\u00f9 o meno a prendere le difese dell\u2019anima\u201d (<em>Persone<\/em>,\u00a0Laterza, Bari-Roma 2005 (orig. 1998), p. 142). Un autore che ha ancor pi\u00f9 recentemente riflettuto sull\u2019argomento \u00e8 Giacomo Canobbio ne <em>Il destino dell\u2019anima<\/em> (Morcelliana, Brescia 2024), testo preceduto da un suo contributo <em>La concezione dell\u2019anima nella sotria del pensiero cristino<\/em>, in AA VV <em>Che cosa resta dell\u2019anima?<\/em>, Camaldoli\u00a0 2020, pp 67-112, e <em>Il Corpo glorioso<\/em>, in Quaderni Teologici, del 2024 su <em>IL CORPO<\/em>, pp. 195-224. Va per\u00f2 precisato che la bibliografia sull\u2019argomento \u00e8 molto vasta. Cito solo i principali testi da me utilizzati in questo sintentico contributo, che contiene altre citazioni di testi meno rencenti, compreso alcune brevi righe di Dostojevski ne <em>I\u00a0Fratelli Karamazov<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Possiamo rassegnarci a questa liquidazione del problema dell\u2019anima? La mia riflessione non affronter\u00e0 dunque direttamente la domanda, ma essa cercher\u00e0 di mostrare di che cosa si parla quando parliamo di anima, e quale \u00e8 la \u201cposta in gioco\u201d in tutta questa problematica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1. Parto da una pagina assai illuminante del succitato, grande scrittore russo:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c- Ma Ivan, esiste allora l\u2019immortalit\u00e0? qualcosa di piccolo, di piccolissimo?<br>No, non esiste nemmeno una piccola immortalit\u00e0.<br>Per niente?<br>Per niente.<br>Vale a dire lo zero assoluto o c\u2019\u00e8 qualcosa d\u2019altro? Forse esiste qualcosa di diverso? sarebbe pure qualcosa!<br>Lo zero assoluto.<br>Al\u00e8ska, esiste l\u2019immortalit\u00e0?<br>Esiste.<br>Dio e l\u2019immortalit\u00e0?<br>Sia Dio sia l\u2019immortalit\u00e0\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il vecchio padre ha posto il problema dell\u2019anima dal punto di vista esistenziale pi\u00f9 profondo. La domanda: esiste l\u2019anima? coincide esistenzialmente colla domanda: dopo la morte vnoi ivremo una vita cosciente ed eterna nella insostituibile incomunicabilit\u00e0 di ciascuno e nella reale comunione con gli altri? oppure la nostra sorte finale, di me e di voi, \u00e8 il nulla eterno?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si noti bene che immortalit\u00e0 su cui ci si interroga quando ci si interroga sull\u2019anima, significa non il permanere di una vita cosciente neutrale, ma di una vita cosciente positiva, beata cio\u00e8. La domanda dunque circa l\u2019anima significa: posso essere eternamente felice? o la partita della felicit\u00e0 finisce per sempre con la morte? Agostino dice giustamente che questa \u00e8 la domanda pi\u00f9 importante di tutte, sapere se siamo immortali (cfr.&nbsp;<em>Soliloqui<\/em>&nbsp;II,&nbsp;1).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Esiste cio\u00e8 una coappartenenza concettuale fra l\u2019idea di anima e l\u2019idea di immortalit\u00e0. \u00c8 questo anche l\u2019insegnamento del Concilio Vaticano II. Il timore pi\u00f9 profondo dell\u2019uomo di fronte alla morte, dice il Concilio, \u00e8 in realt\u00e0 il timore della \u201cperpetua extinctio\u201d di se stesso, della \u201ctotalis ruina et definitivus exitus suae personae\u201d. Ma nello stesso tempo, l\u2019uomo istintivamente rifugge da questa prospettiva, e con verit\u00e0. L\u2019irriducibilit\u00e0 della persona alla sola materia \u00e8 precisamente quel germe di immortalit\u00e0 che l\u2019uomo ha in s\u00e9 (cfr. Conc. Vaticano II, Cost. Past. <em>Gaudium et spes<\/em>,&nbsp;18, 1; Giovanni Paolo II, <em>Evangelium Vitae<\/em> 1\/1371).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019affermazione della irriducibilit\u00e0 della persona umana alla sola materia coincide con l\u2019affermazione dell\u2019esistenza dell\u2019anima. Ora \u2013 come scrive Tommaso \u2013 l\u2019eternit\u00e0 appartiene allo spirito come la rotondit\u00e0 al cerchio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In sintesi,&nbsp; il discorso sull\u2019anima \u00e8 il discorso sul destino finale dell\u2019uomo. Discorrendo dell\u2019anima non discorriamo di \u201cqualcosa\u201d. Discorriamo di \u201cqualcuno\u201d: io, ciascuno di quanti stanno leggendo questo testo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">2. Prima di procedere nella mia riflessione, devo ora fermarmi a considerare un\u2019altra implicazione del problema dell\u2019anima. Potrei, per chiarezza, enunciarla nel modo seguente: se non esiste l\u2019anima [= riducibilit\u00e0 alla materia di tutto l\u2019uomo], l\u2019urphenomenon&nbsp;dell\u2019io cosciente diventa inspiegabile. \u00c8 questa una riflessione molto suggestiva, anche se difficile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ciascuno di noi vive quotidianamente l\u2019esperienza del proprio amore, del proprio pensiero, delle proprie decisioni. Pi\u00f9 precisamente (e questo \u00e8 d\u2019importanza decisiva), viviamo quotidianamente l\u2019esperienza che \u201cio amo\u201d, \u201cio penso\u201d, \u201cio decido\u201d. Non sperimentiamo solo la sequela di varie operazioni isolate le une dalle altre, prive di un soggetto che le compie: abbiamo l\u2019esperienza del soggetto che le compie, le mette in atto. Chi nega questo chiude gli occhi ai pi\u00f9 elementari dati del nostro vissuto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si faccia bene attenzione. Non si tratta di un \u201cpassaggio logico\u201d dall\u2019operazione che si sta compiendo all\u2019io che la compie, come si passa da un effetto alla causa. Il soggetto [che ama, che pensa, che decide] ci \u00e8 dato&nbsp;immediatamente. Non solo. \u201cDobbiamo aggiungere che il nostro stesso essere ci \u00e8 accessibile in un modo interamente interiore, perch\u00e9 lo viviamo coscientemente dall\u2019interno. Non vi \u00e8 nessuna datit\u00e0 di un essere che sia pi\u00f9 immediata ed interiore di questa auto-consapevolezza della persona\u201d (J. Seifert,&nbsp;<em>Essere e persona<\/em>,&nbsp;Vita e Pensiero, Milano 1989, 157). Agostino ha scritto pagine mirabili su questo tema. Riporto solo un testo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cNon c\u2019\u00e8 nulla che lo spirito conosca altrettanto bene come ci\u00f2 che gli \u00e8 presente e nulla \u00e8 pi\u00f9 presente allo spirito che lo spirito a se stesso. \u2026\u2026\u2026\u2026 Tuttavia cos\u00ec grande \u00e8 la forza del pensiero che lo spirito stesso, in qualche modo, non si pone sotto il proprio sguardo che quando pensa se stesso \u2026\u2026\u2026\u2026 \u00e8 un qualcosa che appartiene alla natura dello spirito il vedere se stesso e, quando pensa se stesso, il ritornare su di s\u00e9 non mediante un movimento spaziale, ma con una conversione immateriale\u201d (<em>De Trinitate<\/em>&nbsp;XIV, 5, 7; 6, 8 \u2013 NBA IV, 573. 577).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019occhio vede sempre un oggetto, ma l\u2019occhio non vede se stesso. Il soggetto invece \u00e8 dato a se stesso, in un modo assolutamente interiore, e viene sperimentato come fondamento unico e permanente di una miriade di azioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cL\u2019uomo non solo agisce coscientemente, ma \u00e8 anche consapevole della sua azione nonch\u00e9 del fatto che \u00e8 lui che agisce; \u00e8 quindi consapevole dell\u2019atto e della persona nella loro correlazione dinamica\u201d (K. Wojtyla,&nbsp;<em>Persona e atto<\/em>,&nbsp;Rusconi, Milano 1999, p. 97).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dunque una prima conclusione. La persona sperimenta se stessa immediatamente&nbsp;ed&nbsp;interiormente&nbsp;come soggetto che esiste in s\u00e9 e per s\u00e9, cio\u00e8 non inerente e come appoggiato su qualcosa di altro, una sorta di escrescenza di qualcosa d\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando noi diciamo \u201cpersona\u201d denotiamo precisamente questa realt\u00e0, questo soggetto di cui abbiamo esperienza immediata non come un \u201coggetto che mi sta di fronte\u201d, ma dall\u2019interno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora chiediamoci: \u00e8 possibile che la persona si esperimenti immediatamente e dall\u2019interno e al tempo stesso che essa sia totalmente riducibile alla materia (ai processi cerebrali ovvero al cervello)? La risposta \u00e8 negativa: la materia non si d\u00e0 a conoscere in questo modo. \u201cL\u2019oggetto materiale sta sempre davanti al tuo intelletto riflettente come un oggetto e non pu\u00f2 mai esserti dato dall\u2019intimo come avviene con te stesso\u201d (J. Seifert, <em>op. cit.,<\/em> p. 330). Accade questo perfino col proprio corpo \u2013 cio\u00e8 che ti sia dato come un oggetto &#8211; in un qualche modo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questa riflessione possiamo ora avere una comprensione pi\u00f9 profonda della \u201cposta in gioco\u201d quando si discute dell\u2019anima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La discussione sull\u2019anima \u00e8 la discussione sull\u2019originalit\u00e0 propria dell\u2019humanum, originalit\u00e0 che il pensiero cristiano ha denotato col nome di persona. Quando nell\u2019universo compare l\u2019uomo, compare qualcosa di unico, non totalmente riducibile a ci\u00f2 che lo ha preceduto. Mantenere teoricamente l\u2019originalit\u00e0 propria dell\u2019humanum&nbsp;e negare che il &#8220;nocciolo&#8221; della persona sia una sostanza spirituale, \u00e8 impossibile.&nbsp;Simul stant, simul cadunt,&nbsp;originalit\u00e0 dell\u2019humanum&nbsp;ed esistenza dell\u2019anima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con ci\u00f2 non si vuole dire che l\u2019anima come soggetto spirituale della persona non sia intimamente legata al corpo, e che le attivit\u00e0 spirituali non siano condizionate dalla nostra attivit\u00e0 cerebrale. Al contrario. La corporeit\u00e0 umana diventa propriamente comprensibile solo in forza della sua unione con una soggettivit\u00e0 spirituale. Uno dei momenti pi\u00f9 rivelativi di questo \u00e8 la capacit\u00e0 della genitalit\u00e0 umana di essere segno efficace di un atto eminentemente spirituale come l\u2019amore coniugale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questo deduciamo,&nbsp;en passant, un corollario assai importante. La negazione della soggettivit\u00e0 semplice e spirituale della persona mette in atto una progressiva reificazione, oggettivazione del composto umano. Non posso su questo fermarmi ulteriormente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non solo l\u2019originalit\u00e0 assoluta dell\u2019humanum&nbsp;\u00e8 incompatibile colla totale riducibilit\u00e0 del medesimo alla materia. \u00c8 il fatto che ogni persona umana \u00e8 un individuo nel senso di qualcosa di originariamente realmente irripetibile. &#8220;La persona \u00e8 un essere potenzialmente universale, ma immancabilmente distinto, irripetibile, insostituibile \u2026 La persona \u00e8 l\u2019eccezione, non la norma. Il mistero dell\u2019esistenza della persona \u00e8 nella sua assoluta insostituibilit\u00e0, indivisibilit\u00e0 e unicit\u00e0, \u00e8 nella sua incomparabilit\u00e0&#8221; [N. Berdiaev,&nbsp;<em>Schiavit\u00f9 e libert\u00e0 dell\u2019uomo<\/em>,&nbsp;Bompiani, Milano 2010, p. 101]. Di questa irripetibilit\u00e0, insostituibilit\u00e0 abbiamo non solo una conoscenza metafisicamente fondata, ma ne abbiamo soprattutto un\u2019esperienza vissuta nell\u2019amore, e nel dolore che proviamo per la morte della persona amata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Potremmo continuare la nostra riflessione sulla relazione fra l\u2019esistenza della persona come soggetto spirituale e quello che ho chiamato l\u2019urphenomenon&nbsp;dell\u2019io cosciente. Mi fermo. Siamo peraltro giunti al guadagno pi\u00f9 importante: il concetto di persona come sostanza-soggetto spirituale, irripetibile ed insostituibile. In sintesi: il concetto di persona e di anima stanno o cadono assieme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">3. In questo punto della mia riflessione vorrei mostrare come da una parte la libert\u00e0 \u00e8 il &#8220;luogo&#8221; dove l\u2019io che \u00e8 la persona si d\u00e0 a vedere immediatamente; e dall\u2019altra come non \u00e8 pensabile la libert\u00e0 se non radicata nella soggettivit\u00e0 spirituale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Partiamo da alcune esperienze elementari e quotidiane. La prima. Ciascuno di noi ha dei desideri che potremmo chiamare di base, sia riguardanti la sua costituzione biologica [la fame, la sete \u2026] sia riguardanti la sua natura spirituale (desiderio di conoscere, di amare \u2026). \u00c8 un dato che abbiamo in comune con ogni vivente, essere dotati di inclinazioni. Ma, la persona pu\u00f2 volere o non volere di attuarle. Posso volere piuttosto l\u2019ignoranza che la conoscenza, perch\u00e9 non voglio sobbarcarmi la fatica dello studio, per esempio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutta questa esperienza ci fa conoscere, ci mostra che non solo \u2013 come abbiamo visto \u2013 il modo con cui la natura, le cose che si danno a conoscere \u00e8 essenzialmente diverso dal modo con cui l\u2019io \u00e8 presente a se stesso. Ci mostra che \u00e8 anche possibile stabilire una distanza interna alla persona fra l\u2019essere-se stesso e l\u2019essere-tale [cio\u00e8 dotato di natura umana]. Il &#8220;se stesso&#8221; non&nbsp;\u00e8&nbsp;semplicemente la sua natura, ma&nbsp;possiede&nbsp;la sua natura; la possiede in modo che ne pu\u00f2 disporre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La seconda e pi\u00f9 profonda esperienza, che S. Tommaso ama spesso richiamare. Non basta avere orecchi per udire, bisogna voler ascoltare. Si dice infatti che non c\u2019\u00e8 nessun sordo peggiore di chi non vuole sentire. Dunque: odo perch\u00e9 voglio udire. Capire un teorema di matematica \u00e8 un atto dell\u2019intelligenza, ma esige attenzione, applicazione. Dunque: capisco perch\u00e9 voglio capire. E cos\u00ec via. In una parola:&nbsp;ogni facolt\u00e0 \u00e8 messa in moto dalla volont\u00e0. E la volont\u00e0 da chi \u00e8 mossa? odo perch\u00e9 voglio udire; capisco perch\u00e9 voglio capire; voglio perch\u00e9 \u2026 voglio. Cio\u00e8: la volont\u00e0 muove se stessa, e non \u00e8 mossa da niente e da nessuno. Il che non esclude che abbia delle ragioni per mettere in moto se stessa; ma di questo ora non parlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le due esperienze sommariamente descritte ci conducono ad una sola conclusione. Esiste un \u201cnocciolo\u201d della persona che si d\u00e0 a vedere come dotato di un&nbsp;auto-possesso&nbsp;che esclude la dipendenza causale del suo determinarsi dalle leggi e dai fatti del mondo materiale. Un \u201cnocciolo\u201d della persona che si d\u00e0 a vedere come dotato di un&nbsp;auto-governo&nbsp;che contraddice il fatto che esso [il nocciolo della persona] sia necessariamente regolamentato da processi cerebrali. Un \u201cnocciolo\u201d della persona che si d\u00e0 a vedere come dotato di una capacit\u00e0 di&nbsp;auto-determinazione&nbsp;&#8211; risposta \u201cs\u00ec\u201d o \u201cno\u201d alle ragioni per cui agire &#8211; che esclude un rapporto causale dei meccanismi e funzioni cerebrali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Auto-possesso, auto-governo, auto-determinazione: sono le tre dimensioni costitutive di ci\u00f2 che chiamiamo libert\u00e0. L\u2019io che \u00e8 la persona, nel suo nocciolo sostanziale, non \u00e8 costituito dal suo cervello e dalle funzioni cerebrali. \u00c8 un \u201cqualcosa\u201d che \u00e8 altro [aliud] dalla materia (cfr. gi\u00e0 Platone,&nbsp;Fedone,&nbsp;98 C &#8211; 99 B: Platone distingue ormai chiaramente la vera causa ed il mezzo senza il quale la vera causa non potrebbe essere mai causa). Le sostanze puramente materiali non si possiedono, non possiedono le loro azioni che sono causate da cause ad esse esterne. \u201cLa libert\u00e0 come capacit\u00e0 di essere origine non ulteriormente indagabile di atti che prendono principio spontaneamente dallo stesso nocciolo personale, ci \u00e8 conoscibile con immediata evidenza\u201d (J. Seifert, <em>op. cit.<\/em>, p. 349). L\u2019esercizio, gli atti della libert\u00e0 sono inderivabili, cio\u00e8 la libert\u00e0 \u201cproduce\u201d qualcosa di originario, \u00e8 qualcosa di originario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla fine dunque delle due l\u2019una. O si nega l\u2019esistenza di un \u201cnocciolo spirituale\u201d della persona \u2013 dell\u2019anima \u2013 ed allora non ha senso parlare della libert\u00e0 della persona. O si accetta l\u2019immediata evidenza della libert\u00e0 ed allora non si pu\u00f2 negare l\u2019esistenza dell\u2019anima. In breve: non c\u2019\u00e8 libert\u00e0 senza l\u2019io; non c\u2019\u00e8 io senza libert\u00e0. Questa \u00e8 la posta in gioco quando discutiamo dell\u2019anima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora vorrei fare alcune considerazioni per far capire ancora pi\u00f9 profondamente questa \u201cposta in gioco\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima. La libert\u00e0 \u00e8 la possibilit\u00e0 dell\u2019amore. Se l\u2019io non \u00e8 capace di auto-possedersi, come pu\u00f2 auto-donarsi? Non si dona ci\u00f2 che non si possiede. Se l\u2019io non \u00e8 capace di auto-governarsi, ma \u00e8 etero-governato, come pu\u00f2 auto-determinarsi al dono di s\u00e9? Non per caso D. Hume, che neg\u00f2 l\u2019esistenza dell\u2019anima, scrisse che noi non siamo capaci di fare un passo oltre noi stessi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse non c\u2019\u00e8 espressione, rivelazione pi\u00f9 splendida dell\u2019io dell\u2019amore, perch\u00e9 l\u2019amore \u00e8 semplicemente impossibile senza l\u2019io che ama e la realt\u00e0 dell\u2019io amato. La pi\u00f9 perfetta realizzazione, attuazione del proprio io \u00e8 l\u2019auto-donazione propria dell\u2019amore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando noi discutiamo dell\u2019anima, la posta in gioco dunque \u00e8 la possibilit\u00e0 dell\u2019amore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La seconda. Poniamoci davanti a due modi di realizzare la propria vita: quello di p. Kolbe che d\u00e0 la vita e quello di Hitler che ha progettato la distruzione del popolo ebreo. Nessuno si sente di dire che e l\u2019una e l\u2019altra esistenza hanno in s\u00e9 lo stesso valore, che non sono assiologicamente diverse: \u00e8 un evidenza immediata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma se si nega la libert\u00e0 di p. Kolbe e la libert\u00e0 di Hitler \u2013 la libert\u00e0 della vittima e la libert\u00e0 dell\u2019assassino \u2013 quell\u2019evidenza originaria \u00e8 negata, semplicemente perch\u00e9 non ha senso parlare di diversit\u00e0 assiologica. La progettazione della vita dell\u2019uno e dell\u2019altro sarebbe il risultato di forze impersonali. O l\u2019uomo \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 mediante la sua libert\u00e0, o il parlare di divaricazioni assiologiche \u00e8 privo di senso. Ci troveremo di fronte ad un vero e proprio &#8220;collasso ontologico&#8221;, essendo l\u2019intera realt\u00e0 neutralizzata nei confronti di ogni distinzione di valore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando si discute dell\u2019anima la posta in gioco della discussione \u00e8, per cos\u00ec dire, la stoffa di cui \u00e8 intessuta la realt\u00e0. Il resto sono chiacchiere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La terza.&nbsp;Se il \u201cnocciolo spirituale\u201d della persona \u00e8 inderivabile dall\u2019universo creato dove pure affonda le sue radici; se \u2013 come l\u2019esperienza ci attesta \u2013 abbiamo avuto un\u2019origine, dobbiamo concludere che, se si ammette l\u2019esistenza di Dio, ogni persona umana giunge all\u2019esistenza perch\u00e9 immediatamente creata da Dio stesso. \u201cL\u2019anima spirituale, l\u2019autentico soggetto della mia esistenza, viene suscitata direttamente dalla chiamata di Dio. Ogni concepimento ha un fondamento metafisico: Dio crea ogni volta l\u2019anima rivolgendovisi in modo personale \u2026 in tal modo io rimango in rapporto immediato con Dio\u201d (R. Guardini,&nbsp;<em>Etica<\/em>,&nbsp;Morcelliana, Brescia 2001, 512). E quindi, data la mia origine, ultimamente io sono responsabile di me stesso solamente davanti a Dio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ne consegue che nessuno di noi viene all\u2019essere per caso o per necessit\u00e0: ogni uomo che viene concepito \u00e8 portatore di un progetto. Non \u00e8 la ripetizione di uno \u201cstampo biologico\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando si discute sull\u2019anima, la posta in gioco della discussione \u00e8 la sostituibilit\u00e0\/insostituibilit\u00e0 della novit\u00e0 del concepito colla causalit\u00e0 e casualit\u00e0 biologica dell\u2019origine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Concludo. Ci sono due libri che pure scritti a tre secoli di distanza&nbsp;per contrarium&nbsp;si richiamano a vicenda anche nel titolo: il&nbsp;Castello interiore&nbsp;di S. Teresa d\u2019Avila e&nbsp;Il Castello&nbsp;di F. Kafka (Ho trovato questo confronto in A.M. Sicari,&nbsp;<em>Nel Castello interiore&nbsp;di S. Teresa d\u2019Avila<\/em>, Jaca Book, Milano 2006].<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 suggestivo confrontare i due incipit. \u201cEra tarda sera quando K. arriv\u00f2. Il paese era affondato nella neve. La collina non si vedeva, nebbia e tenebre lo nascondevano, e non il pi\u00f9 fioco raggio di luce indicava il Castello\u201d. E Teresa d\u2019Avila: \u201cPossiamo considerare la nostra anima come un castello fatto di un solo diamante o di un tersissimo cristallo \u2026 Io non vedo nulla a cui paragonare la grande bellezza di un\u2019anima\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ambedue, dopo questo incipit, descrivono l\u2019itinerario della persona verso se stessa dove si ha l\u2019incontro con Dio medesimo: Teresa sa indicare questo cammino; Kafka vive la condizione di chi sta fuori e non trova pi\u00f9 la via per entrare, perch\u00e9 trova solo burocrati o sofisti che lo distolgono dall\u2019impresa convincendolo che forse persino \u00e8 un itinerario privo di senso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La questione antropologica e la questione dell\u2019anima coincidono: Teresa e Kafka ne presentano le due soluzioni alternative.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, penso che si debba evitare la contrapposizione ed accettare le sfide, che il contesto odierno esprieme alla tradizione filosofica e teologica cristiana. Occorre dare voce ad altre tradizioni, come quella buddhista, mettersi in ascolto di altri punti di vista, come quello della psicologia e delle neuroscienze, che esprimono la complessit\u00e0 attuale da cui non si pu\u00f2 e non si deve prescindere. Di conseguenza si deve \u201crivisitare\u201d la tradizione, che non \u00e8 un monolite da assumere o rigettare in blocco. La tradizione \u00a0va intesa non come un magazzino di nozioni, di dati o di abitudini comportamentali pi\u00f9 o meno attuali, ma come fonte di senso di essi. La tradizione \u00e8 un presente, \u00e8 il frutto presente che ci viene dal Passato. Non va, poi, dimenticato che, oltre che precisare che la realt\u00e0 ci \u00e8 proposta come ipotesi di lavoro dalla tradizione, va pure precisato che tipo antropologia in essa si trova.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Essa va assunta criticamente (con chiari criteri), esplorandone la pluralit\u00e0 interna, le sfumature e la sua dimensione di albero vivente che cresce, affondando le radici e innalzando rami, per poter fare ci\u00f2, \u00e8 necessario innazitutto conoscere le sue elaborazioni filosofiche e teologiche, per non cadere in patetiche ingenuit\u00e0 ben maggiori delle presunte ingenuit\u00e0 degli autori del passto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa conoscenza include certo una distanza critica, capace di cogliere le differenza inevitabili che connotano la nostra posizione rispetto a quella di chi rifletteva negli anni e nei secoli passati, in condizioni diverse e a partire da categorie e&nbsp; interrogativi certo non identici. Al tempo stesso, un simile sguardo critico dovrebbe impedire una certa attitudine empatica riguardo ai tentativi di pensiero del passato, pronta a cogliere in essi il potenziale di senso che forse, non \u00e8 stato ancora del tutto esplorato e che potrebbe dare frutti ancora oggi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma, \u00e8 difficile, nello scenario attuale, dire che cosa sia l\u2019anima, o giungere a definirla in modo univoco, Non per questo, dobbiamo arrenderci e consegnare la problematica dell\u2019anima alla pure sfera dell\u2019irrazionale e dell\u2019impensabile. Al contrario, pensare l\u2019<strong><em>anima<\/em><\/strong>, come scarto che dice la nostra non riducibilit\u00e0 alle condizioni materiale della nostra sussitenza, mi pare un compito che la filosofia e la teologia non potrebbero abbandonare senza incorrere in un drammatico impoverimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il pensiero \u00e8, in questo, aiutato dalle risorse della tradizione spirituale, che -spesso senza precisare concettualemente gli elementi in questione- mette tuttavia in opera, da sempre, un sapere pratico, un <em>esercizio <\/em>dell\u2019anima che d\u00e0, a chi lo vive, il senso della sua profondit\u00e0 e. a chi pensa, il gusto di non smettere di interrogarsi in merito.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"249\" height=\"203\" src=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2026\/02\/image-16.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-8234\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(*) Mons. Francesco Follo, accademico, ha conseguito il Baccellierato in Teologia (1975), la Licenza (1979) e il Dottorato in Filosofia (1984). Giornalista e membro dell\u2019Ordine dei Giornalisti dal 1978, ha insegnato Antropologia culturale e Filosofia della cultura a Milano ed \u00e8 stato professore di Storia della filosofia greca presso l\u2019Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal 2002 al 2022 \u00e8 stato Osservatore permanente della Santa Sede presso l\u2019UNESCO e Delegato presso l\u2019ICOMOS. Attualmente \u00e8 membro di diversi comitati scientifici, tra cui DiCultHer e la rivista <em>Oasis<\/em> per il dialogo interreligioso e interculturale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Mons. Francesco Follo (*) Introduzione Editoriale Nel dibattito contemporaneo sull\u2019uomo, il lessico della persona continua a essere utilizzato con naturalezza, mentre quello dell\u2019anima sembra essersi progressivamente ritirato dal discorso pubblico, sospeso tra retaggio metafisico e imbarazzo culturale. Eppure, dietro questa apparente archiviazione terminologica, resta intatta la domanda decisiva: che cosa \u00e8 l\u2019io? \u00c8 riducibile ai processi neurobiologici che lo sostengono, oppure custodisce una dimensione irriducibile che fonda la sua dignit\u00e0, la sua libert\u00e0 e il suo destino? Il contributo di Mons. Francesco Follo si colloca con rigore dentro questa domanda radicale. 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