{"id":9233,"date":"2026-08-16T18:37:54","date_gmt":"2026-08-16T16:37:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/?page_id=9233"},"modified":"2026-08-16T18:39:41","modified_gmt":"2026-08-16T16:39:41","slug":"la-custodia-dellumano-e-lalleanza-educativa-al-tempo-dellintelligenza-artificiale-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/la-custodia-dellumano-e-lalleanza-educativa-al-tempo-dellintelligenza-artificiale-2\/","title":{"rendered":"La custodia dell\u2019umano e l\u2019alleanza educativa al tempo dell\u2019intelligenza artificiale"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>di Antonio Pizzo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><a href=\"https:\/\/notebook.google.com\/notebook\/2f940cf2-7ab3-459c-b0f8-1053e08eadaa\/artifact\/9e7630d8-f03b-4814-a109-edb1b1c46d7d?utm_source=nlm_web_share&amp;utm_medium=google_oo&amp;utm_campaign=art_share_1&amp;utm_content=&amp;utm_smc=nlm_web_share_google_oo_art_share_1_\">VIDEO INTRODUTTIVO<\/a><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Introduzione editoriale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nessuno ce la fa da solo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 una parola, nell&#8217;enciclica di Leone XIV, che suona insolita applicata a una tecnologia: <strong>disarmare<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Antonio Pizzo la prende sul serio e ne ricava il significato preciso. Disarmare l&#8217;intelligenza artificiale non vuol dire limitarla o temerla: vuol dire sottrarla alla logica della competizione \u2014 quella bellica in senso proprio, ma anche la corsa all&#8217;efficienza degli algoritmi. E soprattutto significa rompere un&#8217;equivalenza che diamo per scontata: quella fra <strong>potenza tecnica e diritto di governare<\/strong>. Chi pu\u00f2 fare una cosa, per ci\u00f2 stesso, ha titolo per decidere che si faccia. \u00c8 la premessa implicita di gran parte del discorso pubblico sull&#8217;innovazione, e questo saggio la contesta alla radice.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da l\u00ec muove verso un errore che riguarda tutti noi, e che l&#8217;autore chiama categoriale: scambiare la simulazione compiuta da un sistema per il funzionamento dell&#8217;intelligenza umana. Con un&#8217;osservazione che \u00e8 quasi una battuta e insieme una diagnosi \u2014 che la trovata di Turing sia stata, forse, troppo efficace. Ma il punto pi\u00f9 fine viene dopo: il problema non \u00e8 tanto proiettare sembianze umane sul comportamento di un algoritmo, quanto l&#8217;incapacit\u00e0 di gestire lo scarto fra la complessit\u00e0 del reale e la sua modellazione informatica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Contro il paradigma tecnocratico \u2014 quello che fa sembrare normale una visione in cui la pienezza della vita consiste nell&#8217;avere di pi\u00f9, ridurre le fragilit\u00e0, eliminare l&#8217;imprevisto \u2014 il saggio recupera un criterio di misura diverso: la qualit\u00e0 di una civilt\u00e0 non si valuta dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla cura che sa offrire e dalla capacit\u00e0 di riconoscere l&#8217;altro come volto e non come funzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E in un passaggio che vale l&#8217;intero contributo, mostra dove quella differenza diventa educativa: per un algoritmo l&#8217;errore \u00e8 qualcosa da correggere; per una persona pu\u00f2 essere l&#8217;inizio di un cammino. Ma un cammino ha bisogno di libert\u00e0, non di modellazione quantitativa \u2014 e di qualcuno che accompagni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui arriva la tesi che d\u00e0 valore a questo articolo, e che lo rende complementare agli altri contributi di questo numero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Altri saggi, in queste pagine, offrono a chi insegna e a chi fa ricerca un criterio individuale per decidere che cosa si possa delegare a una macchina e che cosa no. Pizzo osserva che quel criterio, da solo, non basta \u2014 perch\u00e9 <strong>l&#8217;intelligenza artificiale rende insufficiente l&#8217;educazione intesa come rapporto a due, fra un docente e uno studente<\/strong>. Stabilire che cosa non vada delegato non \u00e8 una decisione che una persona possa prendere in solitudine nella propria aula: \u00e8 un&#8217;opera collettiva, che riguarda i criteri sulla delega, le norme della verifica, la trasparenza dell&#8217;uso e la protezione dei tempi dell&#8217;apprendimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da qui la categoria di <em>alleanza educativa<\/em>: scuola, famiglie, istituzioni, corpi intermedi, Terzo Settore. Non un appello generico alla collaborazione, ma la constatazione che il compito eccede le forze di chi lo porta. E l&#8217;osservazione, tutt&#8217;altro che ovvia, che anche gli adulti sono impreparati davanti all&#8217;accelerazione tecnologica, e vanno accompagnati nelle loro responsabilit\u00e0 educative prima di poterle esercitare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il saggio non fa sconti sulle condizioni materiali. Le tre sfide che indica alla scuola \u2014 sociopolitica, pedagogica, intellettuale \u2014 sono accompagnate da un&#8217;annotazione che vale come misura di realismo: le buone intenzioni non bastano, e senza investimenti mirati e senza una riorganizzazione del servizio scolastico, l&#8217;alleanza resta un auspicio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Resta, in chiusura, la formula pi\u00f9 utile del contributo, quella che ogni comunit\u00e0 educante potrebbe assumere come programma minimo. L&#8217;educazione non deve limitarsi a insegnare a usare gli strumenti: deve insegnare a <strong>riconoscere come gli strumenti stanno modificando il soggetto che li usa<\/strong> \u2014 e ad agire di conseguenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Carmine Marinucci<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Abstract -IT-<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;articolo analizza la proposta educativa contenuta nell&#8217;enciclica <em>Magnifica humanitas<\/em> di Leone XIV, collocandola nel quadro delle trasformazioni antropologiche e comunicative prodotte dall&#8217;intelligenza artificiale. Muovendo dalla critica del paradigma tecnocratico e delle derive transumaniste, il contributo sostiene che la categoria di alleanza educativa rappresenti la risposta pi\u00f9 significativa della Dottrina sociale della Chiesa alla transizione digitale contemporanea. La custodia dell&#8217;umano viene cos\u00ec interpretata come principio ordinatore di un&#8217;ecologia della comunicazione fondata sulla responsabilit\u00e0 condivisa, sul bene comune e sulla formazione del giudizio critico. Attraverso il confronto con il dibattito filosofico contemporaneo, il saggio mostra come scuola, famiglia, istituzioni e corpi intermedi siano chiamati a ricostruire uno spazio educativo capace di sottrarre l&#8217;intelligenza artificiale alla mera logica dell&#8217;efficienza e di orientarne lo sviluppo verso il progresso umano integrale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Keywords: Intelligenza artificiale; Alleanza educativa; Dottrina sociale della Chiesa; Ecologia della comunicazione; Custodia dell&#8217;umano<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Abstract -EN-<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">This article examines the educational proposal advanced in Pope Leo XIV&#8217;s encyclical <em>Magnifica humanitas<\/em> within the broader context of the anthropological and communicative transformations brought about by artificial intelligence. Starting from a critique of the technocratic paradigm and transhumanist narratives, the paper argues that the concept of an educational alliance represents the most significant response offered by the Social Doctrine of the Church to the contemporary digital transition. The safeguarding of the human person is thus interpreted as the guiding principle of an ecology of communication grounded in shared responsibility, the common good, and the cultivation of critical judgment. By engaging with contemporary philosophical debates, the article shows how schools, families, public institutions, and intermediary bodies are called to rebuild an educational environment capable of preventing artificial intelligence from being reduced to a logic of efficiency and instead directing technological development toward integral human flourishing.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Keywords: Artificial Intelligence; Educational Alliance; Social Doctrine of the Church; Ecology of Communication; Human Dignity<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Un\u2019etica per il tempo presente<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre muore il passato, il presente non \u00e8 ancora in grado di assumere una fisionomia precisa e chiara. Parliamo molto di intelligenza artificiale, ma poco di cosa ci\u00f2 comporti per la vita umana, in special modo riguardo al valore che attribuiamo nei confronti del mondo cos\u00ec novellato<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. E mentre avvertiamo un\u2019oscura inquietudine derivante dall\u2019accelerazione tecnologica attuale, non siamo ancora in grado di parametrare l\u2019intelligenza artificiale all\u2019interno delle nostre vite<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, e soprattutto da un punto di vista etico e politico<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. L\u2019attuale trasformazione culturale, che ha associato nei primi due decenni del XXI secolo globalizzazione economica ed innovazione tecnologica, ha fatto venir meno anche le coordinate di tempo e di spazio che controllavamo per mezzo dello Stato nazionale durante il secolo scorso<a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\">[4]<\/a>, rendendo cos\u00ec pi\u00f9 difficile un orientamento all\u2019interno dell\u2019attuale ecosistema digitale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo contesto, l\u2019enciclica di Leone XIV fissa alcuni paletti irrinunciabili in forza dei quali rendere possibile custodire l\u2019essere umano all\u2019interno della temperie attuale, fissando anche un obiettivo per le pratiche educative.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lungi dal riprendere la lettera enciclica nella sua interezza, il presente contributo si concentra sulla questione educativa in essa discussa, tralasciando le pur importanti riflessioni su dignit\u00e0 umana ed ecosistema digitale. La tesi che si intende sostenere \u00e8 che la categoria di <em>alleanza educativa<\/em> rappresenti la risposta pi\u00f9 significativa che la Dottrina sociale della Chiesa offre alle trasformazioni antropologiche e comunicative prodotte dall&#8217;attuale transizione digitale. In tale prospettiva, la custodia dell&#8217;umano e la promozione di un&#8217;ecologia della comunicazione appaiono come i presupposti necessari per una rinnovata responsabilit\u00e0 educativa condivisa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La questione etica assume un ruolo centrale nel magistero di Leone XIV. Tuttavia, il Pontefice invita alla prudenza, poich\u00e9 non si tratta soltanto di chiedere un allineamento dell&#8217;intelligenza artificiale ai valori umani, ma di sottoporre lo stesso quadro etico di riferimento ai criteri pi\u00f9 generali della giustizia sociale condivisa<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. Il <em>bene comune<\/em> serve anche per evitare il rischio del monopolio nel controllo dei sistemi di intelligenza artificiale, possibilit\u00e0 pi\u00f9 che concreta se si pone mente al potere attualmente detenuto da un ristretto numero di attori economici operanti come Big Tech.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pi\u00f9 incisivamente, il pontefice invita a <em>disarmare<\/em> l\u2019intelligenza artificiale, e segnatamente a sottrarla alla logica della competizione, tanto di quella bellica vera e propria quanto della corsa all\u2019efficienza degli algoritmi<a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. Disarmare significa rompere l\u2019equivalenza tra <em>potenza tecnica<\/em> e <em>diritto di governare<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\"><strong>[7]<\/strong><\/a><\/em>, restituendo alla persona umana la sua collocazione destinale e non di mero strumento per finalit\u00e0 terze. In altri termini, la felice locuzione del Pontefice vuole significare escludere il dominio degli algoritmi sull\u2019umano, a maggior ragione se si pone mente al fatto che la tecnologia di per s\u00e9, una volta diffusa ed adoperata massivamente, diventa un\u2019estensione della mente e del corpo del soggetto che la utilizza<a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\">[8]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A tal proposito non si pu\u00f2 non far osservare come nei discorsi pubblici sia in azione un caratteristico errore categoriale in forza del quale la simulazione compiuta dai sistemi di intelligenza artificiale venga equivocata o assimilata tout court al funzionamento dell\u2019intelligenza umana. Ironizzando, si potrebbe asserire come la trovata di Turing sia stata sin troppo efficace<a href=\"#_ftn9\" id=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. Probabilmente, per\u00f2, il problema non sta tanto nel tentativo di proiettare sembianze antropomorfe sul comportamento autonomo denotato dagli algoritmi quanto, e piuttosto, nell\u2019incapacit\u00e0 umana di gestire lo scarto tra la complessit\u00e0 del reale e la modellazione informatica di quest\u2019ultima<a href=\"#_ftn10\" id=\"_ftnref10\">[10]<\/a>, alla base del progetto di automazione che esperiamo nella forma di algoritmi<a href=\"#_ftn11\" id=\"_ftnref11\">[11]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il <em>paradigma tecnocratico<\/em> tende a far sembrare giusta e normale una visione antiumana in virt\u00f9 della quale la pienezza della vita consisterebbe nell\u2019avere di pi\u00f9, nel ridurre le fragilit\u00e0, nell\u2019eliminazione dell\u2019imprevisto, nel controllare ogni cosa<a href=\"#_ftn12\" id=\"_ftnref12\">[12]<\/a>. La qualit\u00e0 di una civilt\u00e0, invece, si misura non dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla <em>cura<\/em> che sa offrire e dalla capacit\u00e0 di riconoscere l\u2019altro come <em>volto<\/em>, e non come funzione<a href=\"#_ftn13\" id=\"_ftnref13\">[13]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le tentazioni tecnocratiche attuali sembrano contigue con la narrazione transumanista secondo la quale la condizione umana va superata per mezzo della tecnologia. Alla luce della trattazione offerta da Leone XIV, questa tentazione rende conto della visione soggiacente in forza della quale l\u2019essere umano \u00e8 trattato come un materiale da perfezionare, e dove la mera <em>possibilit\u00e0<\/em> si tramuta automaticamente in un <em>dovere<a href=\"#_ftn14\" id=\"_ftnref14\"><strong>[14]<\/strong><\/a><\/em>. Ma la seduzione del potenziamento, del miglioramento, del superamento dei limiti naturali ha il suo costo, ovvero accettare l\u2019idea che alcuni siano meno utili di altri, e, quindi, meno desiderabili o degni<a href=\"#_ftn15\" id=\"_ftnref15\">[15]<\/a>. Contro queste narrazioni, Leone XIV ribadisce la prospettiva della Chiesa in forza della quale bisogna accompagnare il cambiamento e la crescita umani. Se per un algoritmo l\u2019errore \u00e8 qualcosa da correggere, per una persona pu\u00f2 essere l\u2019inizio di un cammino, ma quest\u2019ultimo ha bisogno della libert\u00e0, e non della modellazione quantitativa. Senza l\u2019accompagnamento lungo il percorso, la persona non pu\u00f2 migliorarsi, non pu\u00f2 crescere, non pu\u00f2 sbocciare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019umanesimo cristiano, dunque, richiede che l\u2019intelligenza artificiale sia una possibilit\u00e0 buona da abitare, ossia vissuta con responsabilit\u00e0<a href=\"#_ftn16\" id=\"_ftnref16\">[16]<\/a>; si tratta, ad ogni buon conto, di una responsabilit\u00e0 sempre sorretta dal discernimento riguardo a quanto la tecnologia digitale accresca o diminuisca la dignit\u00e0 umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un errore piuttosto comune, da questo punto di vista, consiste nel confondere l\u2019<em>infrastruttura<\/em> che rende possibile la computazione con gli <em>effetti sociali<\/em> del suo utilizzo da parte di utilizzatori in carne ed ossa. Di conseguenza, non \u00e8 il semplice uso a determinare fatalisticamente esiti peggiorativi per la condizione umana, ma l\u2019uso non illuminato dal discernimento e dalla responsabilit\u00e0: adoperare gli strumenti in maniera consumistica e passiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Custodire l\u2019umano<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla luce della transizione digitale attuale, Leone XIV propone di riformulare la nozione di <em>bene comune<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le piattaforme digitali modificano la comunicazione pubblica e politica. Se \u00e8 vero che la disinformazione non nasce con l\u2019intelligenza artificiale, \u00e8 pur vero che viene moltiplicata da quest\u2019ultima<a href=\"#_ftn17\" id=\"_ftnref17\">[17]<\/a>. Il problema \u00e8 tanto culturale quanto morale: la qualit\u00e0 della comunicazione pubblica dipende dalla fiducia sociale<a href=\"#_ftn18\" id=\"_ftnref18\">[18]<\/a>. La verit\u00e0 dei fatti possiede sia una dimensione razionale che una dimensione relazionale: si costruisce attraverso legami di fiducia e pratiche condivise<a href=\"#_ftn19\" id=\"_ftnref19\">[19]<\/a>. Chi controlla le piattaforme digitali e i mezzi di comunicazione possiede quindi una \u00abnotevole capacit\u00e0 di incidere sull\u2019immaginario collettivo e di proporre come desiderabile una certa visione della realt\u00e0\u00bb<a href=\"#_ftn20\" id=\"_ftnref20\">[20]<\/a>. \u00c8 per questo motivo, ad esempio, che Han considera la fenomenologia sociale dell\u2019uso delle piattaforme: uno sciame digitale che enfatizza il momento egoigo dell\u2019io e che svapora invece il momento comunitario del \u201cnoi\u201d<a href=\"#_ftn21\" id=\"_ftnref21\">[21]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per Finelli, l\u2019informazione \u00e8 s\u00ec conoscenza comunicabile, ma per esplicare i suoi effetti ha bisogno di essere <em>interpretata<\/em>, ossia \u00e8 sussistente un correlato biologico ed emozionale che nessuna macchina pu\u00f2 sostituire<a href=\"#_ftn22\" id=\"_ftnref22\">[22]<\/a>. Si tenga comunque conto di come Finelli incarni una prospettiva \u201cnostalgica\u201d rispetto al progresso tecnologico in atto e come interpreti quest\u2019ultimo ancora al di qua dello stesso. Per parafrasare Floridi, non fa difetto il ragionamento in s\u00e9, ma la metafisica di riferimento. Finelli interpreta, ad esempio, l\u2019intelligenza artificiale sulla base di una nozione superata di algoritmo: non come un set evolutivo di procedure, ma come un insieme prefissato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pur non condividendo questa impostazione, tuttavia, vi sono alcuni elementi positivi, diretti o derivati, che, a mio avviso, devono essere valorizzati:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>1) Non ridurre l\u2019intelligenza al calcolo probabilistico degli algoritmi;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>2) Evitare di approcciare il tema dell\u2019intelligenza artificiale sulla base di un sistema di idee non adeguato all\u2019innovazione tecnologica;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>3) Rivendicare una centralit\u00e0 per la mente umana incarnata rispetto alla quale non \u00e8 opportuna alcuna delega.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questi tre elementi paiono svalutati oggi perch\u00e9 si tende a considerare l\u2019intelligenza artificiale una forma di intelligenza, peraltro affidabile; il tema viene affrontato a partire dal timore irriflesso che si esperisce rispetto al progresso in atto. Di conseguenza, e sempre pi\u00f9, si finisce con il delegare, rinunciando ad esercitare il proprio giudizio critico e morale, confinando lo stesso utilizzo nel campo dell\u2019uso smodato ed irriflesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avverso ai rischi derivanti dalla concentrazione monopolistica, il Pontefice oppone un\u2019<em>ecologia della comunicazione<\/em> in forza della quale ad un rafforzamento dei corpi intermedi si accompagnano delle norme che rendano pi\u00f9 trasparenti le logiche con cui i contenuti vengono trattati e suggeriti. Si tratta, in altri termini, di spezzare il vuoto tra l\u2019infrastruttura tecnologica e il singolo che se ne serve, aumentando la consapevolezza, e, dunque, la responsabilit\u00e0, dei soggetti che si collocano in mezzo, vale a dire decisori politici, attori sociali, famiglie, associazioni, istituzioni, e cos\u00ec via.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il passaggio conseguente, allora, consisterebbe nel passare dall\u2019ecologia all\u2019etologia: se il contesto nel quale viviamo \u00e8 questo, non possiamo pi\u00f9 utilizzare la tecnologia in maniera passiva, ma esclusivamente accompagnati da una dovuta consapevolezza<a href=\"#_ftn23\" id=\"_ftnref23\">[23]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pertanto, affinch\u00e9 l\u2019ecologia della comunicazione possa esplicare i suoi effetti, \u00e8 necessaria una vera e propria <em>alleanza educativa<\/em>. Questo costrutto merita una considerazione a parte. Infatti, Leone XIV vede nella scuola un luogo propizio per lavorare all\u2019uso illuminato delle tecnologie. Ravvisa, per\u00f2, una certa difficolt\u00e0 nel mandare avanti in solitudine questo compito. Per questo motivo, invita a sorreggerne la fatica con un\u2019alleanza tra gli operatori e i corpi intermedi della societ\u00e0, tra la scuola e le famiglie, tra le famiglie e il Terzo Settore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il fulcro di tale alleanza \u00e8 il sorreggersi vicendevolmente nel mandare ad effetto la finalit\u00e0 educativa dell\u2019alleanza medesima, e segnatamente coniugare i tempi lunghi degli apprendimenti con la velocit\u00e0 degli strumenti digitali. Ne discende, dunque, come si debba senza indugio educare al distacco dall\u2019intelligenza artificiale, ovvero proteggere i pi\u00f9 giovani dalla seduzione del digitale che fa sembrare il pensiero umano inutile proprio quando invece \u00e8 pi\u00f9 necessario<a href=\"#_ftn24\" id=\"_ftnref24\">[24]<\/a>. La mancata educazione ai media, d\u2019altro canto, espone i pi\u00f9 giovani alle dipendenze, al bullismo, a una serie di pressioni indebite<a href=\"#_ftn25\" id=\"_ftnref25\">[25]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ne consegue, allora, l\u2019affermazione della necessit\u00e0 di un\u2019alleanza tra la politica, le istituzioni educative e le famiglie, che affianchi non solo chi opera a scuola, ma anche gli stessi adulti nei loro compiti genitoriali, e nelle correlate distinte responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D\u2019altro canto, anche gli adulti sono impreparati davanti all\u2019accelerazione tecnologica. Di conseguenza, vanno aiutati nelle loro responsabilit\u00e0 educative. Per questa ragione, viene attribuita particolare importanza alla <em>scuola<\/em>. Quest\u2019ultima \u00e8, per\u00f2, esposta ad alcune sfide cruciali:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1) La sfida <em>sociopolitica<\/em>: nonostante il perdurare di forti diseguaglianze, molti stati non hanno ancora investito le risorse necessarie per garantire a tutti un\u2019educazione di qualit\u00e0<a href=\"#_ftn26\" id=\"_ftnref26\">[26]<\/a>;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">2) La sfida <em>pedagogica<\/em>: bisogna aggiornare i programmi, la valutazione nonch\u00e9 gli operatori ai cambiamenti in corso, affinch\u00e9 sia promosso \u00abun uso responsabile, critico e creativo e a non subirne passivamente l\u2019influsso\u00bb<a href=\"#_ftn27\" id=\"_ftnref27\">[27]<\/a>;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">3) La sfida <em>intellettuale<\/em>: non cedere alla tentazione di sostituire la verit\u00e0 con un flusso incessante di informazioni<a href=\"#_ftn28\" id=\"_ftnref28\">[28]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste sfide non sono direttamente presenti nell\u2019attuale dibattito che ha portato, ad esempio, all\u2019emanazione dell\u2019AI Act e delle Linee guida per l\u2019introduzione dell\u2019intelligenza artificiale nelle scuole. Siamo, per\u00f2, ancora ben lontani dall\u2019aver vinto queste tre sfide. Anche perch\u00e9 le buone intenzioni da sole non bastano; ci vorrebbero specifici e finalizzati investimenti in tal senso, oltre ad una riorganizzazione stessa del servizio prestato nelle scuole per bilanciarne la complessit\u00e0 organizzativa interna con le nuove responsabilit\u00e0 educative.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Dottrina sociale, dal canto suo, invita le famiglie, le scuole, le comunit\u00e0 e le istituzioni a rinnovare l\u2019alleanza educativa<a href=\"#_ftn29\" id=\"_ftnref29\">[29]<\/a>. D\u2019altra parte, infatti, la scuola non \u00e8 chiamata ad inseguire la velocit\u00e0 del mondo digitale, ma \u00aba offrire ci\u00f2 che il digitale da solo non pu\u00f2 dare: tempo condiviso per apprendere e relazioni affidabili\u00bb<a href=\"#_ftn30\" id=\"_ftnref30\">[30]<\/a>. La postura richiesta non \u00e8 di mero adeguamento ai tempi o di un uso irriflesso, ma di farne un uso consono al tipo di bene pubblico che maneggiamo, e privilegiando il tempo lento della formazione propria di soggetti in formazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La custodia dell\u2019umano, dunque, consiste nel sottrarre i dispositivi dalla pretesa di determinare autonomamente fini, valori e forme della convivenza umana. L&#8217;intelligenza artificiale rende insufficiente l&#8217;educazione intesa come rapporto diadico docente-studente; richiede piuttosto una comunit\u00e0 educante che sia davvero capace di stabilire quali dimensioni dell&#8217;esperienza umana non debbano essere delegate alla macchina, che consenta cio\u00e8 un discernimento critico riguardo a come relazionarsi con i dispositivi attivati dalla rivoluzione digitale in atto, e va fatto come il risultato di un\u2019opera collettiva volta a stabilire i criteri sulla delega, le norme della verifica, i criteri sulla trasparenza dell&#8217;uso dell&#8217;IA e i valori sulla protezione dei tempi e degli spazi propri dell&#8217;apprendimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 solo nel distacco dagli schermi, nella riflessione ponderata, nel tempo preso per meglio riflettere, nello scegliere in prima persona, nel non delegare ad altri la nostra scelta morale, che possiamo prepararci a vivere il XXI secolo<a href=\"#_ftn31\" id=\"_ftnref31\">[31]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Conclusioni<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bench\u00e9 sia piuttosto facile cadere nell\u2019equivoco di considerare l\u2019intelligenza artificiale qualcosa di analogo all\u2019intelligenza umana, quasi una reduplicazione artificiale, \u00e8 invece acclarato come l\u2019intelligenza sia tale nella misura in cui l\u2019astrazione operata dalla mente sia correlata alla situazionalit\u00e0 dell\u2019essere umano in quanto corpo ed in quanto in relazione con altri e con il mondo<a href=\"#_ftn32\" id=\"_ftnref32\">[32]<\/a>; condizione che marca in maniera decisa la differenza con l\u2019intelligenza artificiale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di contro ai rischi derivanti da un\u2019accettazione tanto supina quanto automatica dell\u2019accelerazione tecnologica, la Dottrina sociale della Chiesa oppone l\u2019idea forte di una <em>responsabilit\u00e0 condivisa<\/em>, in forza della quale i processi vanno governati da istituzioni \u00abcapaci di regolare senza soffocare e di proteggere senza sostituirsi\u00bb<a href=\"#_ftn33\" id=\"_ftnref33\">[33]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Appare, allora, illuminante il discorso tenuto dal pontefice dal momento che costituisce l\u2019occasione per rendere pi\u00f9 umano lo sviluppo tecnologico: in quanto catalizzatore di progresso umano integrale, e non in quanto fattore di esclusione e di dominio<a href=\"#_ftn34\" id=\"_ftnref34\">[34]<\/a>, moderando in senso pi\u00f9 umano l\u2019attuale <em>Digiticene<\/em><a href=\"#_ftn35\" id=\"_ftnref35\">[35]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riguardo alla questione pi\u00f9 propriamente educativa, da pi\u00f9 parti si insiste, giustamente, sul fatto che oltre a regolare \u00ab\u00e8 fondamentale <em>educare<\/em> alla conoscenza dei modelli, rendendone comprensibile il funzionamento, le potenzialit\u00e0 e i limiti intrinsechi, promuovendo un uso consapevole\u00bb<a href=\"#_ftn36\" id=\"_ftnref36\">[36]<\/a>.&nbsp; Ma si educa soltanto con l\u2019accompagnamento, con tempi lunghi, con una processualit\u00e0 non lineare e che segua l\u2019incostanza di menti non ancora mature e in formazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tal senso, in conclusione, \u00e8 anche possibile recuperare un significato proprio dell\u2019intelligenza artificiale oggi forse dimenticato, anche come effetto dell\u2019attuale bolla tecnologica, e segnatamente che essa consiste nel \u00abcreare un comportamento intelligente in sistemi artificiali, ovvero \u00e8 lo studio di come far fare ai computer attivit\u00e0 che attualmente gli esseri umani fanno meglio\u00bb<a href=\"#_ftn37\" id=\"_ftnref37\">[37]<\/a>. Ma ci\u00f2 \u00e8 possibile ad una sola condizione, e cio\u00e8 che si deve avere la consapevolezza che l\u2019esperienza digitale non \u00e8 neutra. Infatti, ogni emozione, ogni gesto, ogni relazione porta tracce della infrastruttura <em>imposta<\/em>\u00a0dall\u2019ecosistema. Comprendere queste tracce \u00e8 il primo passo per una filosofia che non si limiti a descrivere, ma sappia anche intervenire criticamente sul mondo che dimoriamo. Se l&#8217;ecosistema digitale modifica il modo in cui percepiamo, scegliamo, apprendiamo e ci relazioniamo, l&#8217;educazione non deve allora limitarsi a insegnare l\u2019uso degli strumenti, ma deve insegnare a riconoscere come gli strumenti modificano il soggetto che li usa e ad agire di conseguenza in autotutela della persona.In tal senso, in conclusione, \u00e8 anche possibile recuperare un significato proprio dell\u2019intelligenza artificiale oggi forse dimenticato, anche come effetto dell\u2019attuale bolla tecnologica, e segnatamente che essa consiste nel \u00abcreare un comportamento intelligente in sistemi artificiali, ovvero \u00e8 lo studio di come far fare ai computer attivit\u00e0 che attualmente gli esseri umani fanno meglio\u00bb<a href=\"#_ftn37\" id=\"_ftnref37\">[37]<\/a>. Ma ci\u00f2 \u00e8 possibile ad una sola condizione, e cio\u00e8 che si deve avere la consapevolezza che l\u2019esperienza digitale non \u00e8 neutra. Infatti, ogni emozione, ogni gesto, ogni relazione porta tracce della infrastruttura <em>imposta<\/em>\u00a0dall\u2019ecosistema. Comprendere queste tracce \u00e8 il primo passo per una filosofia che non si limiti a descrivere, ma sappia anche intervenire criticamente sul mondo che dimoriamo. Se l&#8217;ecosistema digitale modifica il modo in cui percepiamo, scegliamo, apprendiamo e ci relazioniamo, l&#8217;educazione non deve allora limitarsi a insegnare l\u2019uso degli strumenti, ma deve insegnare a riconoscere come gli strumenti modificano il soggetto che li usa e ad agire di conseguenza in autotutela della persona.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> L. Floridi, <em>Il nodo etico. Informazione e valori nella societ\u00e0 digitale<\/em>, Raffaello Cortina, Milano, 2026, p. 15. L\u2019autore sostiene come stia mutando la nostra metafisica di riferimento, passando da una prospettiva materialista, con oggetti fisici, ad una prospettiva informativa, caratterizzata da oggetti immateriali o digitali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> L. Floridi, <em>La differenza fondamentale. Artificial Agency: una nuova filosofia dell\u2019intelligenza artificiale<\/em>, Mondadori, Milano, 2025, p. 106 propone di sfrondare il lessico antropomorfico per mezzo del quale ci approssimiamo all\u2019intelligenza artificiale, suggerendo di considerarla una forma di <em>agency priva di intelligenza<\/em>. E prima ancora della sua proposta di una <em>filosofia dell\u2019informazione<\/em>, gi\u00e0 durante i primi passi della cibernetica, G. G\u00fcnther, <em>La coscienza delle macchine. Una metafisica della cibernetica<\/em>, Orthotes, Napoli, 2024, p. 45 si domandava quale trattamento metafisico disporre per la cibernetica stessa. In modo particolare, rilevava che a) la cibernetica evaporava l\u2019isomorfismo occidentale di pensiero ed essere; e, b) le categorie metafisiche classiche non potevano essere adoperate perch\u00e9 la cibernetica aveva reciso il processo comunicativo dall\u2019autocoscienza soggettiva. Il che \u00e8 del tutto coerente con quel processo di trasformazione della teleologia classica che possiamo riscontrare all\u2019interno dell\u2019intero processo tecnologico della modernit\u00e0, e in special modo a causa dello sviluppo della cibernetica stessa. Al riguardo, pare davvero impossibile non far riferimento al suo stesso pioniere quando sosteneva che N. Wiener, <em>Introduzione alla cibernetica L\u2019uso umano degli esseri umani<\/em>, Bollati Boringhieri, Torino, 2012, p. 229 un ente calato all\u2019interno della rete informativa, ne diventa una parte. Cfr. A. Pizzo, <em>Gli algoritmi e la fine della storia<\/em>, \u201cCulture Digitali\u201d, 16, 2025, url: <a href=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/gli-algoritmi-e-la-fine-della-storia\/\">https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/gli-algoritmi-e-la-fine-della-storia\/<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a> P. Benanti, <em>La nuova logica del dominio. Potere computazionale, democrazia umana<\/em>, Laterza, Roma \u2013 Bari, 2026, p. 20 e sgg.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a> F. B. Callej\u00f3n, <em>La costituzione dell\u2019algoritmo<\/em>, Le Monnier, Firenze, 2023, p. 54.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\">[5]<\/a> Leone XIV, 2026, <em>Magnifica humanitas. Lettera enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell&#8217;intelligenza artificiale<\/em>, Libreria Editrice Vaticana, Citt\u00e0 del Vaticano, 2026, p. 113.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\">[6]<\/a> <em>Ibid.,<\/em> p. 115.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\">[7]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\">[8]<\/a> P. Bellini, A. Piccioni, R. Marseglia, <em>Power Seeking: un parallelo tra la ricerca di potere umana e dell\u2019intelligenza artificiale<\/em>, in P. Barrotta, A. Masala, <em>Algoritmi della scelta. Etica, politica e identit\u00e0 nell\u2019epoca dell\u2019intelligenza artificiale<\/em>, Pisa University Press, Pisa, 2025<em>,<\/em> p. 37. Non a caso, forse, P. Domingos, <em>L\u2019Algoritmo definitivo. La macchina che impara da sola e il futuro del nostro mondo<\/em>, Bollati Boringhieri, Torino, 2020<em>,<\/em> p. 237 e sgg. metta in evidenza una delle potenzialit\u00e0 attivate dalla rivoluzione digitale in atto, e segnatamente l\u2019estensione della soggettivit\u00e0 distribuita all\u2019interno dell\u2019ecosistema digitale attuale. Cfr. P. Domingos, <em>Artificial Intelligence Will Serve Humans, Not Enslave Them. AI will serve our species, not control it<\/em>, \u201cScientific American\u201d, 1, 2018, url: <a href=\"https:\/\/www.scientificamerican.com\/article\/artificial-intelligence-will-serve-humans-not-enslave-them\/\">https:\/\/www.scientificamerican.com\/article\/artificial-intelligence-will-serve-humans-not-enslave-them\/<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\" id=\"_ftn9\">[9]<\/a> P. Crescenzi \u2013 L. Pagli, <em>Problemi, algoritmi e coding. Le magie dell\u2019informatica<\/em>, Zanichelli, Bologna, 2017, p. 149: \u00abTuring ha un\u2019intuizione geniale: ipotizza di programmarla [una macchina] per simulare un bambino appena nato. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di replicare il processo attraverso cui un bambino diventa adulto, a partire da uno stato iniziale della mente che evolve attraverso l\u2019educazione e altre esperienze affrontate\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\" id=\"_ftn10\">[10]<\/a> L\u2019algoritmo \u00e8 un costrutto razionale funzionale a modellizzare la realt\u00e0. La ragione profonda di questo processo risiede nella necessit\u00e0 di compiere M. Mavaldi \u2013 D. Leporini, <em>Capra e calcoli. L\u2019eterna lotta tra gli algoritmi e il caos<\/em>, Laterza, Roma \u2013 Bari, 2016, p. 14: \u00abscelte in base a considerazioni di probabilit\u00e0\u00bb. Un modello non \u00e8 altro che una simulazione della realt\u00e0 che tenta di ignorare tutte le informazioni che risultino ridondanti. In altri termini, viene individuato uno schema di correlazione tra grandezze caratteristiche di un sistema di interesse senza voler nel contempo cogliere tutte le leggi che ne regolano il comportamento generale. Trattandosi di scelte da compiere, un problema deve essere computabile, cio\u00e8 calcolabile numericamente. Per far ci\u00f2 \u00e8 necessario modellizzarlo in modo numerico, e segnatamente decidere quali dati adoperare per estrarre una risposta numerica. Il punto \u00e8, come ha lucidamente messo in rilievo Luciano Floridi, che quanto avviene online ha effetti reali. Il modello, cio\u00e8, ha assunto una dimensione pi\u00f9 che reale rispetto agli oggetti stessi della realt\u00e0. E di questo dobbiamo essere consapevoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\" id=\"_ftn11\">[11]<\/a> Storicamente questa tendenza \u00e8 perfettamente riconosciuta dal momento che gli algoritmi nascono proprio in simbiosi con le esigenze della vita quotidiana. Cfr. G. Ausiello, <em>Algoritmi, monaci e mercanti. Il calcolo nella vita quotidiana del Medioevo<\/em>, Codice Edizioni, Torino, 2022, p. 8. Curiosamente, il loro successo attuale deriva proprio dal fatto che servono ad ottimizzare l\u2019esperienza umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\" id=\"_ftn12\">[12]<\/a> Leone XIV, <em>Magnifica humanitas. cit.<\/em>, p. 117.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref13\" id=\"_ftn13\">[13]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 118.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref14\" id=\"_ftn14\">[14]<\/a> Per un\u2019introduzione generale al tema, cfr. A. Pizzo, <em>Superando la condizione umana: transumanesimo, intelligenza artificiale ed immortalit\u00e0 in \u201cL\u2019ultima domanda\u201d di Isaac Asimov<\/em>, \u201cFilosofia e Nuovi Sentieri\u201d, 8 Giugno 2025, url: <a href=\"https:\/\/filosofiaenuovisentieri.com\/2025\/06\/08\/superando-la-condizione-umana-transumanesimo-intelligenza-artificiale-ed-immortalita-in-lultima-domanda-di-isaac-asimov\/\">https:\/\/filosofiaenuovisentieri.com\/2025\/06\/08\/superando-la-condizione-umana-transumanesimo-intelligenza-artificiale-ed-immortalita-in-lultima-domanda-di-isaac-asimov\/<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref15\" id=\"_ftn15\">[15]<\/a> Leone XIV, <em>Magnifica humanitas. cit.<\/em>, p. 121.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref16\" id=\"_ftn16\">[16]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 131.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref17\" id=\"_ftn17\">[17]<\/a> S. Dad\u00e0, <em>Cosa resta della verit\u00e0. Una proposta oltre l\u2019(ir)razionale<\/em>, in P. Barrotta, A. Masala, <em>Algoritmi della scelta. Etica, politica e identit\u00e0 nell\u2019epoca dell\u2019intelligenza artificiale<\/em>, Pisa University Press, Pisa, 2025, p. 111 e sgg. In analogia con quanto asserito da B.-C. Han, <em>Psicopolitica. Il neoliberalismo e le nuove tecniche del potere<\/em>, Nottetempo, Milano, 2024, C. Penco, <em>Algoritmi. Infowar e troll<\/em>, Erga edizioni, Genova, 2026, p. 81 scrive che gli \u00abalgoritmi aiutano i troll. Senza algoritmi, i troll sarebbero meno efficaci, ma con gli algoritmi che suggeriscono quali persone sono pi\u00f9 propense a cedere alla propaganda ben piazzata, sono diventati sempre pi\u00f9 efficaci\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref18\" id=\"_ftn18\">[18]<\/a> Leone XIV, <em>Magnifica humanitas. cit.<\/em>, p. 134.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref19\" id=\"_ftn19\">[19]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref20\" id=\"_ftn20\">[20]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 138. La questione \u00e8 nota: il progresso tecnologico tende a confondere <em>mezzi<\/em> e <em>messaggio.<\/em> Al riguardo, L. Di Gregorio, <em>Intelligenza artificiale e comunicazione politica. La mente umana come campo di battaglia<\/em>, in P. Barrotta, A. Masala, <em>Algoritmi della scelta. Etica, politica e identit\u00e0 nell\u2019epoca dell\u2019intelligenza artificiale<\/em>, Pisa University Press, Pisa, 2025, p. 42 ci avverte sull\u2019importanza di prestare particolare attenzione a come le tecnologie cambino il nostro modo di percepire e di concepire il mondo e di come organizziamo le nostre comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref21\" id=\"_ftn21\">[21]<\/a> B.- C. Han, <em>Nello sciame. Visioni del digitale<\/em>, Nottetempo, Milano, 2015, p. 23.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref22\" id=\"_ftn22\">[22]<\/a> R. Finelli, <em>Filosofia e tecnologia. Una via di uscita dalla mente digitale<\/em>, Rosenberg &amp; Sellier, Torino, 2022, p. 32.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref23\" id=\"_ftn23\">[23]<\/a> Per un approfondimento della natura mediatrice operata dagli algoritmi all\u2019interno dell\u2019attuale ecosistema digitale nel quale siamo tutti immersi, cfr. A. Pizzo, <em>Il design della riflessione: come l&#8217;ecosistema digitale ridisegna l&#8217;umano<\/em>, \u201cGazzetta Filosofica\u201d, 7 Luglio 2026, url: <a href=\"https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2026-nuovo-inizio\/giugno-2026\/il-design-della-riflessione\/\">https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2026-nuovo-inizio\/giugno-2026\/il-design-della-riflessione\/<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref24\" id=\"_ftn24\">[24]<\/a> Leone XIV, <em>Magnifica humanitas. cit.,<\/em> p. 141.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref25\" id=\"_ftn25\">[25]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 142.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref26\" id=\"_ftn26\">[26]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 144.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref27\" id=\"_ftn27\">[27]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 145.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref28\" id=\"_ftn28\">[28]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 146.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref29\" id=\"_ftn29\">[29]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref30\" id=\"_ftn30\">[30]<\/a> <em>Ibid.,<\/em> p. 147.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref31\" id=\"_ftn31\">[31]<\/a> A. Palmeri, <em>Non \u00e8 colpa dell\u2019algoritmo! Idee per usare bene la nostra libert\u00e0 nell\u2019era digitale<\/em>, Egea, Milano, 2026, p. 21 osserva come sia mandata ad effetto una narrazione secondo cui i singoli non possono nulla essendo nelle mani di potenti trame algoritmiche di disinformazione e manipolazione. A detta dell\u2019autore, proprio questa narrazione, pur nelle sue differenti versioni, ha come suo obiettivo la conferma dello status quo, lo stesso che contesta come negativo ed oppressivo. Cos\u00ec, pensiamo di non avere pi\u00f9 scelta proprio quando \u00absmettiamo di esercitare la nostra libert\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref32\" id=\"_ftn32\">[32]<\/a> AA. VV., <em>Oltre l\u2019algoritmo. Conoscere l\u2019IA per non farsi travolgere<\/em>, ITL, Milano, 2026, p. 27.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref33\" id=\"_ftn33\">[33]<\/a> Leone XIV, <em>Magnifica humanitas. cit.,<\/em> p. 176.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref34\" id=\"_ftn34\">[34]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 177. Sulla stessa lunghezza d\u2019onda A. Masala, <em>Intelligenza artificiale e nuovi razionalismi. Per una critica della pianificazione algoritmica<\/em>, in P. Barrotta, A. Masala, <em>Algoritmi della scelta. Etica, politica e identit\u00e0 nell\u2019epoca dell\u2019intelligenza artificiale<\/em>, Pisa University Press, Pisa, 2025, p. 62 che fa riferimento al desiderio di una governance capace di orientare il progresso tecnologico in direzione dell\u2019umano e del bene comune.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref35\" id=\"_ftn35\">[35]<\/a> G. Giannini, <em>La macchina mutevole e l\u2019uomo. A margine dell\u2019Enciclica<\/em> Magnifica Humanitas, \u201cScienza&amp;Filosofia\u201d, 35, 2026, p. 359.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref36\" id=\"_ftn36\">[36]<\/a> N. Ajroldi, <em>Un inquadramento generale<\/em>, in AA. VV., <em>Oltre l\u2019algoritmo. Conoscere l\u2019IA per non farsi travolgere<\/em>, ITL, Milano, 2026, p. 21.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref37\" id=\"_ftn37\">[37]<\/a> R. Marmo, <em>Algoritmi per l\u2019intelligenza artificiale<\/em>, Hoepli, Milano, 2024, p. 6.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br><br><strong>Note biografiche<\/strong><br><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"289\" height=\"358\" src=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2026\/08\/image-8.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-9236\" srcset=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2026\/08\/image-8.png 289w, https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2026\/08\/image-8-242x300.png 242w\" sizes=\"auto, (max-width: 289px) 100vw, 289px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Alessandro Pizzo<\/strong>, diplomato in Maturit\u00e0 Classica presso il Liceo Classico Statale \u201cGiovanni XXIII\u201d, si \u00e8 laureato nel 2002 in Filosofia presso la Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Palermo. In seguito, ha conseguito il Diploma biennale di Specializzazione per l\u2019abilitazione all\u2019insegnamento nella Scuola Secondaria di Secondo Grado presso la SISS di Palermo ed anche il Diploma di Specializzazione per le attivit\u00e0 di Sostegno (SISS 400 ore). Nel 2008 ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Filosofia (XIX Ciclo) presso l\u2019ateneo palermitano. \u00c8 autore dei seguenti volumi: <em>Argomento ontologico. Una storia convergente per una lettura divergente<\/em> (pp. 1-104, ISBN: 978-88-548-2856-8); <em>Viaggio al centro della logica<\/em> (pp. 1-64, ISBN: 978-88-548-3031-8) e <em>Logica del linguaggio normativo. Saggi su logica deontica ed informatica giuridica<\/em> (pp. 1-200, ISBN: 978-88-548-3638-9). A partire dal 2015 \u00e8 stato co \u2013 curatore dei volumi collettanei <em>Filosofi e modernit\u00e0. Antichi e nuovi sentieri<\/em> (ISBN: 9788898496730) e <em>Filosofi e modernit\u00e0 II. Antichi e nuovi sentieri<\/em> (ISBN: 9788899433123). Autore di diverse pubblicazioni presso riviste specializzate (<em>Dialegesthai<\/em>; <em>Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia<\/em>; <em>BRICKS<\/em>; <em>Culture Digitali<\/em>; <em>Intersezioni. Rivista di storia delle idee<\/em>; <em>Filosofia<\/em>, <em>SYZETESIS<\/em>, <em>Umanesimo Tecnologico<\/em>), \u00e8 professionalmente occupato nel mondo della scuola. Il suo ORCID \u00e8 <a href=\"https:\/\/orcid.org\/0009-0002-3866-979X\">https:\/\/orcid.org\/0009-0002-3866-979X<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Antonio Pizzo VIDEO INTRODUTTIVO Introduzione editoriale Nessuno ce la fa da solo C&#8217;\u00e8 una parola, nell&#8217;enciclica di Leone XIV, che suona insolita applicata a una tecnologia: disarmare. Antonio Pizzo la prende sul serio e ne ricava il significato preciso. Disarmare l&#8217;intelligenza artificiale non vuol dire limitarla o temerla: vuol dire sottrarla alla logica della competizione \u2014 quella bellica in senso proprio, ma anche la corsa all&#8217;efficienza degli algoritmi. E soprattutto significa rompere un&#8217;equivalenza che diamo per scontata: quella fra potenza tecnica e diritto di governare. Chi pu\u00f2 fare una cosa, per ci\u00f2 stesso, ha titolo per decidere che si faccia. \u00c8 la premessa implicita<a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/la-custodia-dellumano-e-lalleanza-educativa-al-tempo-dellintelligenza-artificiale-2\/\">Leggi altro &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"class_list":["entry","author-c-marinucci","post-9233","page","type-page","status-publish"],"acf":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9233","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9233"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9233\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9238,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9233\/revisions\/9238"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9233"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}