{"id":9252,"date":"2026-08-18T12:45:54","date_gmt":"2026-08-18T10:45:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/?page_id=9252"},"modified":"2026-08-18T12:52:20","modified_gmt":"2026-08-18T10:52:20","slug":"chi-forma-lintelligenza","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/chi-forma-lintelligenza\/","title":{"rendered":"Chi forma l&#8217;intelligenza?"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il contributo delle comunit\u00e0 educanti alla costruzione dell&#8217;apprendimento significativo nell&#8217;epoca dell&#8217;intelligenza artificiale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Di<\/em> Igor Savelloni<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><a href=\"https:\/\/notebook.google.com\/notebook\/acc70251-2bfb-4c79-9271-2d1e2d9acd44\/artifact\/20b38d6b-9c8a-4977-bbcb-3240cfaae833?utm_source=nlm_web_share&amp;utm_medium=google_oo&amp;utm_campaign=art_share_1&amp;utm_content=&amp;utm_smc=nlm_web_share_google_oo_art_share_1_\">VIDEO DESCRITTIVO<\/a><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Introduzione editoriale<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Quello che non si impara guardando<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>In questo numero si parla molto di scuola e di universit\u00e0. Questo contributo arriva da un altro posto: i servizi educativi territoriali, dove i ragazzi si incontrano fuori dall&#8217;aula \u2014 nei doposcuola, nei progetti di comunit\u00e0, nell&#8217;educativa domiciliare, nei percorsi per chi esce da un affido.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u00c8 una voce che mancava, e porta con s\u00e9 un dato di realt\u00e0 che ribalta il modo in cui la questione viene di solito impostata.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Igor Savelloni \u00e8 pedagogista in cooperativa sociale, e scrive che la difficolt\u00e0 che incontra pi\u00f9 spesso, lavorando con adolescenti e famiglie, <strong>non riguarda l&#8217;elaborazione delle informazioni<\/strong>. Riguarda la costruzione di relazioni significative, il senso di appartenenza, la fiducia negli altri, la partecipazione alla vita della comunit\u00e0, la capacit\u00e0 di immaginare il proprio futuro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u00c8 un&#8217;osservazione che sposta il baricentro del dibattito. Se il problema fosse l&#8217;accesso alla conoscenza, l&#8217;intelligenza artificiale sarebbe una buona notizia senza riserve: nessuno strumento nella storia ne ha reso disponibile altrettanta, altrettanto in fretta. Ma se la difficolt\u00e0 \u00e8 un&#8217;altra \u2014 se un ragazzo fatica a fidarsi, ad appartenere, a immaginarsi domani \u2014 allora una macchina che risponde meglio non risolve niente, perch\u00e9 stava rispondendo alla domanda sbagliata.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Da questa constatazione l&#8217;articolo muove verso una cornice pedagogica che precede l&#8217;intelligenza artificiale di decenni e che proprio per questo torna utile adesso: Taeschner sul piacere di apprendere, Farn\u00e8 sull&#8217;esperienza diretta e sull&#8217;outdoor education, Bronfenbrenner sull&#8217;ecologia dello sviluppo umano, Deci e Ryan sui tre bisogni di autonomia, competenza e relazione, Lewin sul gruppo come luogo del cambiamento. Autori diversi che convergono su un punto: le persone non crescono raccogliendo informazioni.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Le due esperienze raccontate \u2014 <strong>Edugreen<\/strong>, sull&#8217;outdoor education come risposta alla povert\u00e0 educativa, e <strong>Desteenazione<\/strong>, sul protagonismo adolescenziale nel comune di Alatri \u2014 vengono dalla provincia di Frosinone, cio\u00e8 da un territorio che nei convegni sull&#8217;innovazione educativa non compare quasi mai. \u00c8 un&#8217;assenza che vale la pena notare, perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che la questione si gioca davvero.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il passaggio che tiene insieme tutto \u00e8 verso la fine, e vale la pena riportarlo. L&#8217;intelligenza artificiale pu\u00f2 descrivere un ecosistema o un sentiero naturalistico, ma non pu\u00f2 sostituire l&#8217;esperienza di attraversarlo. Pu\u00f2 descrivere le dinamiche di gruppo, ma non pu\u00f2 sostituire il confronto fra adolescenti che scoprono punti di vista diversi dal proprio. Pu\u00f2 fornire informazioni sulla partecipazione, ma non genera quel senso di appartenenza che nasce dall&#8217;essere parte di una comunit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Non \u00e8 una contrapposizione fra educazione e tecnologia \u2014 e l&#8217;autore lo dice esplicitamente, riconoscendo che sarebbe riduttivo considerare il progresso tecnologico una minaccia. \u00c8 una distinzione di funzione: gli strumenti servono all&#8217;apprendimento, le comunit\u00e0 educanti sono il luogo dove <strong>le informazioni diventano vissuto, il vissuto diventa significato, e i significati costruiscono un&#8217;identit\u00e0<\/strong>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>C&#8217;\u00e8 infine, in una nota a pi\u00e8 di pagina, una parola che merita di uscire da l\u00ec. L&#8217;autore include fra i soggetti della comunit\u00e0 educante gli <strong>\u00abinconsueti\u00bb<\/strong>: persone esterne alla rete familiare e professionale che, attraverso relazioni spontanee, diventano punti di riferimento e fattori di protezione \u2014 come accade spesso nei percorsi dei Care Leavers, i ragazzi che escono da un affido o da una comunit\u00e0 al compimento della maggiore et\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Un ragazzo in quella condizione non ha bisogno di un sistema che gli personalizzi i contenuti. Ha bisogno di qualcuno che si fermi. \u00c8 forse il modo pi\u00f9 concreto di dire ci\u00f2 che l&#8217;intero numero argomenta in astratto: che c&#8217;\u00e8 qualcosa, in questa storia, che non si pu\u00f2 delegare \u2014 e che alcune delle cose che contano di pi\u00f9 non sono nemmeno un servizio, ma un incontro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Come scrive l&#8217;autore in chiusura, riprendendo Magnifica Humanitas: la qualit\u00e0 di un professionista non risiede nel cercare le risposte corrette, ma nel coltivare le giuste domande.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Carmine Marinucci<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Abstract<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;ascesa dell&#8217;intelligenza artificiale sta cambiando profondamente le modalit\u00e0 di accesso alla conoscenza ed ai processi di apprendimento. In questo panorama sorge una questione essenziale per il mondo educativo: chi forma realmente l&#8217;intelligenza delle nuove generazioni? Questo contributo ragiona sul ruolo delle comunit\u00e0 educanti nell&#8217;epoca dell&#8217;intelligenza artificiale, mettendo in dialogo i contributi teorici di Taeschner, Farn\u00e8, Bronfenbrenner, Deci e Ryan e Lewin con l&#8217;analisi di due esperienze territoriali sviluppate nella provincia di Frosinone: Edugreen e Desteenazione Alatri. Attraverso l&#8217;outdoor education, la partecipazione giovanile e il protagonismo adolescenziale, i due progetti mostrano come relazione, esperienza, appartenenza e coinvolgimento attivo continuino a rappresentare elementi essenziali per la costruzione di apprendimenti significativi. L&#8217;articolo sostiene che l&#8217;intelligenza artificiale possa ampliare le opportunit\u00e0 di accesso alla conoscenza senza per\u00f2 sostituire il valore formativo delle relazioni umane e delle comunit\u00e0 educanti. In un&#8217;epoca caratterizzata da una crescente disponibilit\u00e0 di risposte, il compito dell&#8217;educazione appare sempre pi\u00f9 legato alla capacit\u00e0 di generare domande, significati e partecipazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Parole chiave:<\/strong> Comunit\u00e0 educante; Intelligenza artificiale; Apprendimento significativo; Outdoor Education; Partecipazione giovanile; Protagonismo adolescenziale; Educazione informale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Abstract<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">The rise of artificial intelligence is profoundly transforming access to knowledge and learning processes. In this context, a key question emerges for the educational field: who actually shapes the intelligence of new generations? This article reflects on the role of educational communities in the age of artificial intelligence by bringing together the theoretical contributions of Taeschner, Farn\u00e8, Bronfenbrenner, Deci and Ryan, and Lewin with the analysis of two educational experiences developed in the Province of Frosinone: Edugreen and Desteenazione Alatri. Through outdoor education, youth participation and adolescent protagonism, these projects demonstrate how relationships, experience, belonging and active involvement continue to represent essential elements in the construction of meaningful learning. The article argues that artificial intelligence can expand opportunities for access to knowledge, but cannot replace the educational value of human relationships and community-based learning environments. In an era characterized by an increasing availability of answers, education appears ever more connected to the ability to generate questions, meanings and participation, fostering personal growth and social development through shared experiences and authentic relationships.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Keywords:<\/strong> Educational Community; Artificial Intelligence; Meaningful Learning; Outdoor Education; Youth Participation; Adolescent Protagonism; Informal Education.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questi anni l&#8217;intelligenza artificiale \u00e8 entrata prepotentemente nella vita quotidiana di tutti, dai bambini agli adulti. Al giorno d\u2019oggi si possono avere risposte in pochi secondi, costruire contenuti complessi, generare immagini e accedere a quantit\u00e0 sconfinate di conoscenza, impensabile fino a pochi anni fa. Nel pieno di questo progresso, il dibattito educativo si concentra su opportunit\u00e0 e rischi interconnessi all&#8217;utilizzo delle nuove tecnologie. Lavorando quotidianamente sui servizi educativi territoriali, il quesito che pi\u00f9 di frequente ci poniamo \u00e8: non importa dove &nbsp;l&#8217;intelligenza artificiale \u00e8 in grado di arrivare, ma ci\u00f2 che continua ad essere esclusiva pertinenza dell&#8217;esperienza umana. Nel parallelo tra adolescenti, giovani e famiglie filtra una realt\u00e0 diversa da quella solitamente riportata nei dibattiti. La difficolt\u00e0 che pi\u00f9 spesso si riscontra non riguarda l\u2019elaborazione di informazioni, ma la costruzione di: relazioni significative, senso di appartenenza, fiducia negli altri, partecipazione alla vita della comunit\u00e0 con annessa capacit\u00e0 di immaginare il proprio futuro. Questi argomenti attraversano profondamente i percorsi di crescita e richiedono spazi, tempi ed esperienze condivise.<br><br>Da questo ragionamento nascono le domande che sviluppano il contributo di seguito:<br><em>chi forma realmente l&#8217;intelligenza delle nuove generazioni?<br>Se l&#8217;intelligenza artificiale \u00e8 sempre pi\u00f9 concreta nel fornire risposte, spiegazioni e contenuti, qual \u00e8 il ruolo e la responsabilit\u00e0 della comunit\u00e0 educante?<\/em> <em>Dove poniamo la relazione educativa, il gioco, la partecipazione attiva e l&#8217;esperienza che si sviluppa nei processi di apprendimento?<br><br><\/em>Gli studi ed i modelli educativi di Taeschner T. e Farn\u00e8 R. offrono una prospettiva molto valida a questi quesiti. Punto centrale delle loro teorie \u00e8 il piacere di apprendere, la curiosit\u00e0, il coinvolgimento emotivo, la dimensione ludica e la qualit\u00e0 delle relazioni. Tutti questi elementi sono le fondamenta dello sviluppo degli apprendimenti significativi e in nessun modo si possono ridurre ad una semplice trasmissione di informazioni. In questa cornice teorica, il presente articolo pone una riflessione sul ruolo delle comunit\u00e0 educanti nell&#8217;epoca dell&#8217;intelligenza artificiale attraverso l&#8217;analisi di due esperienze territoriali sviluppate nella provincia di Frosinone:<br><br><strong>Edugreen<\/strong>, progetto orientato sull\u2019outdoor education,<br><strong>Desteenazione<\/strong>, percorso dedicato alla partecipazione e al protagonismo adolescenziale.<br>Questo articolo non vuole mettere di fronte l&#8217;innovazione tecnologica all&#8217;educazione, n\u00e9 suscitare una nostalgia dei processi formativi. Al contrario, si vuole evidenziare come l&#8217;accesso alle informazioni, inteso come una straordinaria opportunit\u00e0, non possa compensare e sostituirsi alle esperienze relazionali, emotive e partecipative che permettono alle persone di attribuire significato emotivo a ci\u00f2 che apprendono.Forse, nell&#8217;epoca in cui le risposte sono sempre pi\u00f9 accessibili, la vera sfida educativa non consiste nel fornire nuove informazioni, ma nel continuare a costruire contesti nei quali bambini, adolescenti e adulti possano scoprire il piacere di condividere esperienze e di conseguenza sviluppare apprendimenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il piacere di apprendere e il valore dell&#8217;esperienza: il contributo di Taeschner e Farn\u00e8<\/strong><br><br>Per entrare meglio in questa prospettiva diventa essenziale analizzare contributi pedagogici che, gi\u00e0 da diversi anni prima dell&#8217;avvento dell&#8217;intelligenza artificiale, avevano sottolineato come nella partecipazione, nella relazione e nell&#8217;esperienza si possano riscontrare i punti cardine dell&#8217;apprendimento.<br>Taeschner<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a> evidenzia come il piacere di apprendere sia una componente fondamentale dei processi educativi. La curiosit\u00e0, la motivazione, il coinvolgimento personale e la dimensione ludica non sono elementi secondari, ma condizioni volte a favorire la costruzione di conoscenze stabili e durature nel tempo. L&#8217;apprendimento diventa efficace nel momento in cui la persona assume un ruolo attivo, partecipa al percorso e comprende la forza dell&#8217;esperienza che sta vivendo.<br>La relazione educativa diventa centrale. L&#8217;educatore non \u00e8 un semplice dispensatore di contenuti, ma crea l\u2019innesco delle condizioni affinch\u00e9: scoperta, confronto e partecipazione riescano a generare autonomia, consapevolezza e quindi crescita.<br>Nello stesso senso si inseriscono anche le riflessioni di Farn\u00e8<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, che sottolineano il valore dell&#8217;esperienza diretta e del rapporto con l&#8217;ambiente come punti essenziali dei processi educativi. Grazie all&#8217;esplorazione, al movimento ed al contatto con il territorio, l\u2019individuo sviluppa apprendimenti che non provengono unicamente da osservazione o da ascolto, ma dall&#8217;interazione concreta con l\u2019ambiente reale. L&#8217;outdoor education sintetizza in maniera significativa questo approccio attraverso la valorizzazione del contesto naturale come scoperta, sviluppo personale e spazio di crescita.<br>Anche se elaborano prospettive differenti, Taeschner e Farn\u00e8 convergono su un punto comune:<br>apprendere non \u00e8 una semplice ricezione di nozioni, ma dare un significato alle esperienze attraverso partecipazione, relazione ed azione.<br>Questa riflessione ha molta valenza nell&#8217;epoca dell&#8217;intelligenza artificiale. Le nuove tecnologie ampliano l&#8217;accesso alla conoscenza e sono un buon supporto a numerosi processi cognitivi, ma difficilmente potranno sostituire: il piacere della scoperta, il confronto con i pari ed il valore formativo dell&#8217;esperienza diretta. Proprio in questa dimensione le comunit\u00e0 educanti continuano a svolgere una funzione fondamentale per lo sviluppo delle nuove generazioni.<br><br><strong>Le comunit\u00e0 educanti come centro dell\u2019apprendimento<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo aver constatato che il piacere di apprendere e l&#8217;esperienza sono condizioni fondamentali nei processi educativi, diventa necessario comprendere in quali contesti condizioni possano attecchire.<br>Non esiste un\u2019 esperienza educativa che si sviluppa nel vuoto. Ogni crescita \u00e8 influenzata dalle relazioni, dagli ambienti e dalle opportunit\u00e0 che la persona affronta nel suo percorso di sviluppo.<br>In queste condizioni il concetto di comunit\u00e0 educante diventa centrale. Questa definizione non fa riferimento esclusivo ai contesti formali (scuola) ed informali (servizi educativi), ma all&#8217;insieme di soggetti, contesti e relazioni che compongono il percorso di crescita delle nuove generazioni: famiglie, gruppi dei pari, associazioni, istituzioni, educatori, insegnanti, realt\u00e0 del territorio ed \u201cinconsueti\u201d<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<br>Bronfenbrenner<a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\">[4]<\/a> d\u00e0 una chiave di lettura molto efficace per comprendere questo ragionamento. L&#8217;autore spiega come lo sviluppo della persona sia la sintesi continua tra differenti sistemi relazionali e ambientali. Scuola, comunit\u00e0 e famiglia non risultano realt\u00e0 separate, ma un vero e proprio ecosistema nel quale ogni esperienza \u00e8 un tassello per la costruzione dell&#8217;identit\u00e0 individuale e sociale. L&#8217;apprendimento si colloca in una dimensione relazionale. Le persone non crescono raccogliendo informazioni, ma attraverso il confronto con altri individui, attraverso la partecipazione a contesti significativi, e non ultima, la possibilit\u00e0 di sperimentarsi in un ruolo attivo all&#8217;interno della comunit\u00e0.<br>Possiamo trovare un\u2019ulteriore conferma a tale prospettiva nella Self-Determination Theory di Deci e Ryan<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\">[5]<\/a>, secondo cui benessere e motivazione delle persone dipendono dal raggiungimento di tre bisogni fondamentali: autonomia, relazione e competenza. Quando questi bisogni si realizzano nei contesti educativi, aumentano: il coinvolgimento, la partecipazione e la capacit\u00e0 di dare significato alle esperienze vissute. La comunit\u00e0 educante \u00e8 il terreno sul quale questi elementi possono essere coltivati. Nella partecipazione attiva, nel confronto e nella condivisione le persone hanno la possibilit\u00e0 di testare le proprie capacit\u00e0, sviluppare un senso di appartenenza e costruire gradualmente autonomia.<br>Andando un po\u2019 pi\u00f9 a ritroso nella letteratura, anche Lewin<a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\">[6]<\/a> mette in risalto l&#8217;importanza della dimensione gruppale nei processi di cambiamento e crescita. Non possiamo comprendere il comportamento individuale esternamente al contesto nel quale si manifesta. La qualit\u00e0 della relazione, le dinamiche di gruppo e le interazioni influenzano profondamente partecipazione e apprendimento. In contesti di collaborazione, fiducia ed ascolto, le persone presentano una maggiore disponibilit\u00e0 a mettersi in gioco, sperimentare nuove modalit\u00e0 di azione ed esprimere le proprie idee.<br>Grazie a queste prospettive teoriche, possiamo guardare alla comunit\u00e0 educante come un complesso di relazioni, esperienze e partecipazione che contribuiscono allo sviluppo della persona e dove l\u2019individuo pu\u00f2 apprendere dalle proprie esperienze. Il valore non si pu\u00f2 fermare soltanto nelle attivit\u00e0 che propone, ma nella capacit\u00e0 di creare contesti nei quali ogni individuo possa sentirsi riconosciuto, accolto e protagonista del proprio percorso di crescita.<br>Al giorno d\u2019oggi viviamo circondati da una continua disponibilit\u00e0 di strumenti digitali &nbsp;ed informazioni. Le tecnologie facilitano l&#8217;accesso alla conoscenza, ma ancora non riescono a sostituirsi a quei processi di costruzione, partecipazione, appartenenza e significato che si formano nelle relazioni umane. Proprio in virt\u00f9 di questo possiamo dire che le comunit\u00e0 educanti rappresentano la maggiore fonte di sviluppo delle nuove generazioni.<br><br><br><strong>Edugreen: cosa succede quando la comunit\u00e0 educante incontra il territorio?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il progetto Edugreen<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\">[7]<\/a>, ideato da P.Noce, della cooperativa sociale Orizzonte Altri Colori, nel quale ho ricoperto il ruolo di coordinatore, testimonia che le riflessioni teoriche presentate trovano una concreta applicazione nell&#8217;esperienza dell\u2019outdoor education. Edugreen nasce come risposta ad una situazione di povert\u00e0 educativa rilevata sul territorio. Il progetto risponde all\u2019esigenza territoriale di offrire a bambini e adolescenti opportunit\u00e0 concrete di partecipazione, scoperta e apprendimento, ponendo al centro due risorse educative molto importanti: il territorio e l&#8217;ambiente naturale. L&#8217;esperienza diretta diventa essenziale nel contrastare non soltanto la carenza di opportunit\u00e0 formative, ma anche il rischio di esclusione sociale e relazionale. L\u2019esperienza ha evidenziato come l\u2019ambiente naturale favorisce lo sviluppo di competenze trasversali (collaborazione), problem solving, senso di responsabilit\u00e0 e capacit\u00e0 di lavorare su obiettivi condivisi. In questo contesto, educatori, esperti, guide e partecipanti hanno contribuito alla costruzione di una comunit\u00e0 di apprendimento. I dati di Edugreen evidenziano come il territorio possa diventare uno spazio educativo capace di generare significato e partecipazione. Il contatto diretto con la natura nelle attivit\u00e0 svolte innesca un apprendimento che assume una dimensione concreta di esperienza che difficilmente pu\u00f2 essere replicata da un&#8217;interazione mediata esclusivamente da strumenti digitali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il progetto ha rappresentato l\u2019esempio di comunit\u00e0 educante nel quale le teorie di Taeschner e Farn\u00e8 trovano realizzazione operativa. Il coinvolgimento attivo, l&#8217;esperienza diretta, il piacere della scoperta, diventano catalizzatori della conoscenza che si trasforma in crescita personale e collettiva. In un\u2019ottica qualitativa l&#8217;esperienza ha sottolineato un elevato livello di coinvolgimento dei partecipanti nelle attivit\u00e0 di esplorazione e scoperta del territorio. La connessione tra scuole, famiglie, educatori, associazioni ed enti locali ha favorito la realizzazione di una rete educativa diffusa, confermando il ruolo centrale della comunit\u00e0 educante come fattore di contrasto alla povert\u00e0 educativa e di promozione della partecipazione attiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Desteenazione: partecipazione, protagonismo e appartenenza<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se Edugreen ha rappresentato un progetto incentrato sul contrasto della povert\u00e0 educativa attraverso l&#8217;esperienza diretta e il rapporto con il territorio, Desteenazione<a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\">[8]<\/a> nasce per offrire agli adolescenti spazi dove sperimentare partecipazione, appartenenza e protagonismo.<br>Negli adolescenti si evidenzia una difficolt\u00e0 sempre pi\u00f9 frequente nel riconoscersi come parte integrante ed attiva della comunit\u00e0. Da una parte osserviamo una crescente disponibilit\u00e0 di strumenti digitali e occasioni di interazione virtuale, dall\u2019altra emergono bisogni molto profondi legati alla costruzione dell&#8217;identit\u00e0: dalla ricerca di relazioni significative, al desiderio di trovare contesti nei quali sentirsi accolti e riconosciuti.<br>Il progetto Desteenazione sul territorio del comune di Alatri si inserisce in questo panorama come spazio educativo informale che mira a promuovere la partecipazione giovanile e il protagonismo adolescenziale. L&#8217;obiettivo non \u00e8 proporre attivit\u00e0 che rendono i giovani soggetti passivi, ma mira a coinvolgere i ragazzi nella costruzione stessa delle esperienze, valorizzando competenze, interessi e capacit\u00e0 di dialogo.<br>In Desteenazione Alatri, il ruolo dell&#8217;educatore diventa quello di facilitatore di processi, promotore di relazioni e co-costruttore di opportunit\u00e0 dove i giovani possono sperimentarsi come soggetti attivi all&#8217;interno della comunit\u00e0. Le attivit\u00e0 proposte dagli stessi ragazzi: giochi di ruolo, dibattiti, sfide di gruppo e momenti di confronto strutturato, rappresentano strumenti attraverso i quali si favorisce: cooperazione, espressione personale e non ultimo, sviluppo del pensiero critico. Il valore educativo di queste esperienze non si focalizza esclusivamente nei contenuti affrontati, ma nelle dinamiche relazionali che generano e nella possibilit\u00e0 offerta ai partecipanti di mettersi in gioco all&#8217;interno di un contesto sicuro e non giudicante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ci\u00f2 che l&#8217;intelligenza artificiale non pu\u00f2 sostituire<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Edugreen e Desteenazione permettono di riflettere in maniera concreta sul rapporto tra educazione e innovazione tecnologica. I due progetti si sviluppano in contesti profondamente diversi, ma condividono un punto fondamentale: la centralit\u00e0 dell\u2019 esperienza, della partecipazione e della relazione come strumenti di crescita personale e collettiva. L&#8217;intelligenza artificiale \u00e8 una delle pi\u00f9 importanti innovazioni del nostro secolo. La capacit\u00e0 di elaborare informazioni, generare contenuti e supportare processi decisionali la rende uno strumento molto significativo anche in ambito educativo. Gli strumenti digitali favoriscono l&#8217;accesso alla conoscenza, ampliano le possibilit\u00e0 di ricerca e sostengono percorsi di apprendimento personalizzati, risulterebbe abbastanza riduttivo relegare il progresso tecnologico come una minaccia per l&#8217;educazione.<br>Come abbiamo appena osservato, le esperienze citate mostrano come alcune dimensioni essenziali dell&#8217;apprendimento continuino a svilupparsi all&#8217;interno delle relazioni umane e delle comunit\u00e0 educanti. Il confronto tra pari in un&#8217;attivit\u00e0 educativa, il senso di appartenenza ad un gruppo e la costruzione condivisa di un&#8217;esperienza non possono essere ricondotti alla semplice acquisizione di informazioni.<br>Taeschner ci ricorda come il piacere di apprendere nasca dal coinvolgimento, dalla curiosit\u00e0 e dalla qualit\u00e0 delle relazioni. Farn\u00e8 evidenzia il valore dell&#8217;esperienza diretta e del rapporto con il territorio. Bronfenbrenner sottolinea il ruolo dei contesti relazionali nello sviluppo della persona, mentre Deci e Ryan mostrano come autonomia, competenza e relazione rappresentino bisogni psicologici fondamentali per il benessere e la motivazione. Lewin, richiama l&#8217;importanza del gruppo e del clima relazionale nei processi di partecipazione e cambiamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutti questi autori evidenziano come l&#8217;apprendimento efficace non possa essere ridimensionato unicamente alla disponibilit\u00e0 di contenuti o alla rapidit\u00e0 con cui essi vengono reperiti. Le persone apprendono quando associano un ricordo ad un\u2019emozione, quando si sentono parte di una comunit\u00e0 e quando possono partecipare in maniera libera ed attiva ai processi che le riguardano.<br>La vera battaglia educativa dell&#8217;epoca odierna non consiste nel competere con l&#8217;intelligenza artificiale sul piano della produzione delle informazioni. Le macchine, molto probabilmente, saranno sempre pi\u00f9 veloci nell&#8217;elaborare dati, generare risposte e organizzare conoscenze, quello che rimane specificamente umano \u00e8 la capacit\u00e0 di costruire relazioni, generare fiducia, condividere esperienze e creare ambienti e contesti nei quali le persone possano sentirsi partecipi, riconosciute e valorizzate.<br>L\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 descrivere un ecosistema o un sentiero naturalistico, ma non pu\u00f2 sostituire l\u2019esperienza di attraversarlo, osservarlo e scoprirlo direttamente. Pu\u00f2 descriverci le dinamiche di gruppo, ma non pu\u00f2 sopperire al confronto tra adolescenti che scoprono differenti punti di vista dal proprio. Pu\u00f2 fornirci informazioni sulla partecipazione, ma non potr\u00e0 generare quel senso di appartenenza talmente unico che nasce dall&#8217;essere parte di una comunit\u00e0. La riflessione proposta non ha l\u2019intento di contrapporre educazione e tecnologia, bens\u00ec sottolineare la loro differente funzione. Le tecnologie rappresentano strumenti potenti al servizio dell&#8217;apprendimento; le comunit\u00e0 educanti continuano e continueranno a rappresentare il luogo nel quale le informazioni diventano vissuto, il vissuto diventa significato e i significati contribuiscono alla costruzione dell&#8217;identit\u00e0 personale e sociale. In un tempo saturo da una crescente disponibilit\u00e0 di risposte, il compito dell&#8217;educazione \u00e8 anche quello di continuare a facilitare occasioni di incontro, partecipazione e scoperta. \u00c8 all&#8217;interno di questi spazi che le nuove generazioni possono sviluppare non soltanto conoscenze, ma anche senso critico, responsabilit\u00e0, autonomia e capacit\u00e0 di immaginare il proprio futuro. Al giorno d\u2019oggi, la qualit\u00e0 di un professionista non risiede nel cercare le risposte corrette, ma nel coltivare le giuste domande.<br>In tale prospettiva, risultano molto significative le riflessioni scritte nell&#8217;enciclica <em>Magnifica Humanitas<\/em> di Papa Leone XIV, che invita a spostare l&#8217;attenzione dalle sole potenzialit\u00e0 dell&#8217;intelligenza artificiale alla responsabilit\u00e0 educativa delle comunit\u00e0 umane. La questione centrale non si limita semplicemente a ci\u00f2 che le macchine saranno in grado di fare, ma alla capacit\u00e0 delle persone di continuare a coltivare pensiero critico, relazioni autentiche e partecipazione responsabile alla vita collettiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br><br><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La domanda che ha condotto questo contributo appare ora pi\u00f9 attuale che mai: chi forma l&#8217;intelligenza delle nuove generazioni?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;evoluzione tecnologica e la diffusione dell&#8217;intelligenza artificiale stanno modificando radicalmente il modo in cui gran parte delle persone accedono alle informazioni e costruiscono conoscenze. Mai come oggi \u00e8 possibile ottenere risposte immediate, approfondire argomenti molto complessi e disporre di strumenti capaci di supportare numerosi processi cognitivi. Tuttavia, l&#8217;analisi dei dati raccolti dalle esperienze presentate e dei riferimenti teorici trattati, suggerisce che la formazione dell&#8217;intelligenza non possa essere ridotta esclusivamente alla disponibilit\u00e0 di informazioni.<br>Le riflessioni di Taeschner e Farn\u00e8 sottolineano come l&#8217;apprendimento trovi solide fondamenta: nella curiosit\u00e0, nella relazione, nel piacere della scoperta e nell&#8217;esperienza diretta. Bronfenbrenner, Deci e Ryan e Lewin spiegano come la crescita della persona si sviluppi all&#8217;interno di sistemi relazionali complessi nei quali: autonomia, appartenenza, partecipazione e qualit\u00e0 delle interazioni rappresentano un ruolo determinante. Le esperienze di Edugreen e Desteenazione Alatri hanno permesso di constatare nel concreto tali processi. Si pu\u00f2 notare che in entrambi i casi, l&#8217;apprendimento si \u00e8 sviluppato non attraverso una semplice trasmissione di contenuti, ma mediante la costruzione di relazioni socio-affettive adeguate, il coinvolgimento diretto delle persone e la partecipazione attiva alla vita della comunit\u00e0. La conoscenza ha acquisito valore per come \u00e8 stata vissuta, condivisa e trasformata in esperienza. Le comunit\u00e0 educanti rappresentano uno dei principali fattori di sviluppo delle nuove generazioni. Famiglie, educatori, insegnanti, associazioni, gruppi informali e territori contribuiscono ogni giorno alla costruzione di contesti nei quali le persone possono sentirsi riconosciute, accolte e sostenute nei propri percorsi di crescita. L&#8217;intelligenza artificiale pu\u00f2 essere un mezzo di apprendimento e pu\u00f2 offrire strumenti preziosi per l&#8217;accesso alla conoscenza. Non \u00e8 &nbsp;essenziale contrapporre innovazione tecnologica ed educazione. La vera sfida consiste nel riconoscere la specificit\u00e0 e il valore di ciascuna delle due. Le tecnologie facilitano l&#8217;accesso alle informazioni; le comunit\u00e0 educanti trasformano queste informazioni in esperienza, significato e crescita personale. Il punto centrale \u00e8 che non possiamo sapere cosa sar\u00e0 in grado di fare l\u2019intelligenza artificiale in futuro, ma ci\u00f2 che continuer\u00e0 ad appartenerci nel nostro campo di esperienza. La fiducia, il senso di appartenenza, la partecipazione, la scoperta condivisa, l&#8217;incontro con l&#8217;altro e la possibilit\u00e0 di sentirsi parte attiva di una comunit\u00e0 rimangono dimensioni che trovano la propria collocazione nelle relazioni educative.<br>Nell\u2019epoca in cui le risposte sono sempre pi\u00f9 accessibili, il ruolo dell&#8217;educazione potrebbe essere quello di preservare e coltivare la capacit\u00e0 di interrogarsi, di riflettere e di attribuire significato alla realt\u00e0. Se l&#8217;intelligenza artificiale fornisce sempre pi\u00f9 risposte, l&#8217;educazione continuer\u00e0 ad avere il compito di generare sempre pi\u00f9 domande. Proprio in virt\u00f9 di questo, la qualit\u00e0 di un qualsiasi professionista dell&#8217;aiuto, che sia un educatore, un pedagogista o altro, non si misura dalla quantit\u00e0 di risposte che riesce a dare, ma dalla capacit\u00e0 di costruire contesti nei quali ognuno possa porsi le giuste domande. \u00c8 proprio in questa capacit\u00e0 generativa che si colloca, oggi come non mai, il contributo pi\u00f9 forte delle comunit\u00e0 educanti alla formazione dell&#8217;intelligenza umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Bronfenbrenner, U. (1979). <em>The Ecology of Human Development: Experiments by Nature and Design<\/em>. Cambridge, MA: Harvard University Press.<\/li>\n\n\n\n<li>Deci, E. L., &amp; Ryan, R. M. (2000). <em>The &#8220;what&#8221; and &#8220;why&#8221; of goal pursuits: Human needs and the self-determination of behavior<\/em>. Psychological Inquiry, 11(4), 227-268.<\/li>\n\n\n\n<li>Farn\u00e8, R., Bortolotti, A., &amp; Terrusi, M. (a cura di). (2018). <em>Outdoor Education. Prospettive teoriche e buone pratiche<\/em>. Roma: Carocci.<\/li>\n\n\n\n<li>Leone XIV. (2026). <em>Magnifica Humanitas. Lettera enciclica sull&#8217;intelligenza artificiale e la custodia dell&#8217;umano<\/em>. Libreria Editrice Vaticana, Citt\u00e0 del Vaticano.<\/li>\n\n\n\n<li>Lewin, K. (1951). <em>Field Theory in Social Science: Selected Theoretical Papers<\/em>. New York: Harper &amp; Row.<\/li>\n\n\n\n<li>Taeschner, T. (2002). <em>L&#8217;insegnante magica<\/em>. Roma: Borla.<\/li>\n\n\n\n<li>Progetto Edugreen, disponibile all\u2019indirizzo www.edugreen.eu<\/li>\n\n\n\n<li>Progetto Desteenazione, disponibile all\u2019indirizzo <a href=\"http:\/\/www.desteenazione\">www.desteenazione<\/a>.it<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> Taeschner, T. (2002). <em>L&#8217;insegnante magica<\/em> Roma: Borla<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> Farn\u00e8, R., Bortolotti, A., &amp; Terrusi, M. (a cura di). (2018). <em>Outdoor Education. Prospettive teoriche e buone pratiche<\/em>. Roma: Carocci.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a> Gli &#8220;inconsueti&#8221; sono persone esterne che non appartengono alla rete familiare e professionale che, attraverso relazioni spontanee, diventano punti di riferimento, importanti fattori di protezione e inclusione sociale nei percorsi di crescita e autonomia come spesso accade nei Care Leavers.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a> Bronfenbrenner, U. (1979). <em>The Ecology of Human Development: Experiments by Nature and Design<\/em>. Cambridge, MA: Harvard University Press.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\">[5]<\/a> Deci, E. L., &amp; Ryan, R. M. (2000). <em>The &#8220;what&#8221; and &#8220;why&#8221; of goal pursuits: Human needs and the self-determination of behavior<\/em>. Psychological Inquiry, 11(4), 227-268.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\">[6]<\/a> Lewin, K. (1951). <em>Field Theory in Social Science: Selected Theoretical Papers<\/em>. New York: Harper &amp; Row.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\">[7]<\/a> https:\/\/www.edugreen.eu\/<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\">[8]<\/a> https:\/\/www.desteenazione.it\/<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nota bibliografica<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"303\" height=\"490\" src=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2026\/08\/image-10.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-9254\" style=\"aspect-ratio:0.6183551771421283;width:188px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2026\/08\/image-10.png 303w, https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2026\/08\/image-10-186x300.png 186w\" sizes=\"auto, (max-width: 303px) 100vw, 303px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Igor Savelloni<\/strong> \u00e8 pedagogista e socio lavoratore presso la Cooperativa Sociale Orizzonte Altri Colori. Si occupa di progettazione educativa, partecipazione giovanile, educativa domiciliare e percorsi di accompagnamento all&#8217;autonomia rivolti a giovani Care Leavers. Ha maturato esperienza nel coordinamento di progetti socio-educativi, nella formazione di \u00e9quipe educative e nel lavoro di rete con servizi territoriali, scuole ed enti del terzo settore. \u00c8 laureato in Scienze dell&#8217;Educazione e in Pedagogia presso l&#8217;Universit\u00e0 Guglielmo Marconi e sta completando una seconda laurea magistrale in Psicologia. I suoi principali ambiti di interesse riguardano le comunit\u00e0 educanti, la partecipazione adolescenziale, l&#8217;outdoor education, la comunicazione efficace e i processi di autonomia dei giovani in condizioni di vulnerabilit\u00e0 sociale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il contributo delle comunit\u00e0 educanti alla costruzione dell&#8217;apprendimento significativo nell&#8217;epoca dell&#8217;intelligenza artificiale. Di Igor Savelloni VIDEO DESCRITTIVO Introduzione editoriale Quello che non si impara guardando In questo numero si parla molto di scuola e di universit\u00e0. Questo contributo arriva da un altro posto: i servizi educativi territoriali, dove i ragazzi si incontrano fuori dall&#8217;aula \u2014 nei doposcuola, nei progetti di comunit\u00e0, nell&#8217;educativa domiciliare, nei percorsi per chi esce da un affido. \u00c8 una voce che mancava, e porta con s\u00e9 un dato di realt\u00e0 che ribalta il modo in cui la questione viene di solito impostata. Igor Savelloni \u00e8 pedagogista in cooperativa sociale, e scrive<a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/chi-forma-lintelligenza\/\">Leggi altro &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"class_list":["entry","author-c-marinucci","post-9252","page","type-page","status-publish"],"acf":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9252","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9252"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9252\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9256,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9252\/revisions\/9256"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9252"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}