{"id":9262,"date":"2026-08-24T10:04:03","date_gmt":"2026-08-24T08:04:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/?page_id=9262"},"modified":"2026-08-24T10:32:20","modified_gmt":"2026-08-24T08:32:20","slug":"disuguaglianza-digitale-e-diritto-ai-servizi-nelle-aree-interne-e-nelle-periferie-urbane","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/disuguaglianza-digitale-e-diritto-ai-servizi-nelle-aree-interne-e-nelle-periferie-urbane\/","title":{"rendered":"Disuguaglianza digitale e diritto ai servizi nelle aree interne e nelle periferie urbane"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Di Monica Buonanno<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><a href=\"https:\/\/notebook.google.com\/notebook\/39f4d388-037c-4e45-adc2-bd221affe220\/artifact\/f8e847d1-547d-49dc-9629-e563c43cec7b?utm_source=nlm_web_share&amp;utm_medium=google_oo&amp;utm_campaign=art_share_1&amp;utm_content=&amp;utm_smc=nlm_web_share_google_oo_art_share_1_\">VIDEO DI PRESENTAZIONE<\/a><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Abstract (Italiano)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il contributo propone una rilettura critica della categoria &#8220;area interna&#8221;, sostenendo che l&#8217;esclusione territoriale non coincide pi\u00f9 solo con la distanza geografica dai centri urbani, ma con la distanza sociale dai servizi essenziali. Aree interne e periferie urbane, pur diverse per contesto, condividono lo stesso meccanismo escludente: barriere economiche, culturali, digitali, linguistiche e burocratiche che rendono un diritto formalmente esistente ma concretamente inaccessibile. La digitalizzazione dei servizi pubblici, presentata come strumento di democratizzazione, rischia in assenza di mediazione di trasferire sul cittadino la responsabilit\u00e0 dell&#8217;accesso, generando una &#8220;cittadinanza a pi\u00f9 velocit\u00e0&#8221;. Il testo valorizza il ruolo delle infrastrutture di prossimit\u00e0 nate dal basso \u2014 come le esperienze di Scampia a Napoli e di Spin Time Labs a Roma \u2014 quali dispositivi sociali capaci di orientare chi rischia l&#8217;esclusione. La proposta finale \u00e8 spostare le politiche pubbliche dalla misurazione della distanza geografica alla misurazione della distanza sociale e digitale, &#8220;umanizzando il digitale&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Abstract (English)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">The article offers a critical reading of the category &#8220;inner area,&#8221; arguing that territorial exclusion no longer coincides solely with geographic distance from urban centers, but with social distance from essential services. Inner areas and urban peripheries, though different in context, share the same exclusionary mechanism: economic, cultural, digital, linguistic, and bureaucratic barriers that render a formally existing &#8211; but concretely inaccessible &#8211; right. The digitalization of public services, presented as a tool for democratization, risks shifting the responsibility for access to citizens, generating \u201cmulti-speed citizenship.&#8221; The article emphasizes the role of grassroots proximity infrastructures\u2014such as the experiences of Scampia in Naples and Spin Time Labs in Rome\u2014as social devices capable of orienting those at risk of exclusion. It\u2019s a proposal to shift public policies from measuring geographic distance to measuring social and digital distance, &#8220;humanizing the digital.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Parole chiave:<\/strong> Divario digitale, Aree interne, Periferie urbane, Infrastrutture di prossimit\u00e0, Distanza sociale<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Introduzione editoriale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto sei lontano da un diritto<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 una domanda, in questo contributo, che vale la pena isolare subito: quanto \u00e8 distante una persona dal diritto, anche quando il servizio formalmente esiste?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non dal servizio: dal diritto. \u00c8 uno spostamento di poche parole che cambia tutto ci\u00f2 che segue.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Monica Buonanno lavora su politiche integrate di lavoro e welfare, e parte da una categoria tecnica che tutti usiamo senza pensarci: <em>area interna<\/em>. \u00c8 una classificazione nata per riconoscere territori distanti dai servizi essenziali, e ha avuto una funzione importante. Ma l&#8217;autrice osserva che una categoria costruita per leggere una condizione territoriale sta diventando la semplificazione di una condizione sociale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 si pu\u00f2 vivere in un piccolo comune dell&#8217;Appennino e sperimentare una distanza materiale dai servizi. E si pu\u00f2 vivere in un quartiere fisicamente vicino al centro di una citt\u00e0 e sperimentare una distanza altrettanto profonda \u2014 costruita su barriere economiche, culturali, digitali, linguistiche, burocratiche e relazionali. Sono contesti diversi con lo stesso meccanismo escludente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da qui l&#8217;argomento che riguarda questo numero pi\u00f9 da vicino, e che vale la pena seguire con attenzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La digitalizzazione dei servizi pubblici viene presentata come democratizzazione: elimina distanze, riduce i tempi, rende disponibili prestazioni indipendentemente dal luogo in cui si vive. E potenzialmente \u00e8 cos\u00ec. Ma quando l&#8217;accesso a un servizio passa attraverso una piattaforma, un&#8217;identit\u00e0 digitale, una casella di posta, un sistema di prenotazione, un modulo da compilare autonomamente, una parte della responsabilit\u00e0 dell&#8217;accesso viene spostata sul cittadino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 automatico per chi ha familiarit\u00e0 con la burocrazia digitale. Non lo \u00e8 affatto per una persona anziana, per chi \u00e8 arrivato da poco e ha un divario linguistico, per chi vive dove la banda larga non arriva, per chi finisce per rivolgersi a una struttura privata pur di accedere a un servizio pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ne discende quella che l&#8217;autrice chiama cittadinanza a pi\u00f9 velocit\u00e0: piena per chi dispone autonomamente degli strumenti di accesso, condizionata per chi ha bisogno di una persona o di uno sportello che trasformi un diritto astratto in possibilit\u00e0 concreta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi legge questo numero per intero riconoscer\u00e0 l&#8217;argomento. Altri contributi sostengono che un diritto che non si sa esercitare non protegge nessuno, e che un&#8217;architettura digitale non toglie la libert\u00e0 ma ne alza il costo. Buonanno porta la stessa constatazione dove quel costo si paga davvero: negli uffici pubblici, nel welfare, nelle procedure che decidono se una persona riceve o non riceve ci\u00f2 che le spetta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da qui il ruolo che assegna alle infrastrutture di prossimit\u00e0 \u2014 sportelli, pres\u00ecdi, biblioteche, associazioni, case di quartiere, enti del Terzo settore. Non sostituti dello Stato, e l&#8217;autrice \u00e8 netta su questo: non devono esserlo, le responsabilit\u00e0 sono oggettivamente diverse. Ma dispositivi che conoscono un territorio, ne riconoscono i bisogni e sanno orientare chi rischia di restare fuori. In molti luoghi esistono da ben prima che le politiche pubbliche ne riconoscessero il valore: sono nate dal basso, spesso per necessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Resta, in chiusura, la proposta che d\u00e0 il titolo al ragionamento: spostare le politiche pubbliche dalla misurazione della distanza geografica alla misurazione della distanza sociale e digitale. Che significa, prima di ogni altra cosa, imparare a misurare ci\u00f2 che nei dati non compare \u2014 <em>la rinuncia, l&#8217;abbandono, l&#8217;invisibilit\u00e0<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E un&#8217;ultima osservazione, che vale come programma di ricerca. Le aree interne e i quartieri di periferia possono diventare luoghi privilegiati di sperimentazione non perch\u00e9 siano territori difficili, ma perch\u00e9 rendono pi\u00f9 visibili contraddizioni che riguardano tutte le comunit\u00e0 \u2014 e ci obbligano a spostare lo sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Carmine Marinucci<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La geografia dell&#8217;esclusione ormai non coincide pi\u00f9 con le mappe geografiche. Richiede una lettura diversa, pi\u00f9 complessa, che non passa necessariamente attraverso la distanza fisica dai centri urbani o l&#8217;isolamento geografico. Percorre le possibilit\u00e0 concrete di accedere a un servizio, di comprendere una procedura, di trovare qualcuno che accompagni le comunit\u00e0 quando il diritto, per essere fruito e goduto, ha bisogno di strumenti e competenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 possibile vivere a pochi chilometri da un ospedale, da un Centro per l&#8217;Impiego, da una scuola, da un ufficio pubblico e, nello stesso tempo, essere lontani da quei servizi? \u00c8 possibile vivere in un piccolo Comune dell&#8217;Appennino &#8211; classificato come area interna &#8211; e sperimentare una distanza materiale evidente dai servizi essenziali? Assolutamente s\u00ec e se ne discute ormai non solo in ambienti scientifici. Ma \u00e8 altrettanto possibile vivere in un quartiere urbano, fisicamente vicino al centro della citt\u00e0 e sperimentare una distanza altrettanto profonda, costruita su barriere economiche, culturali, digitali, linguistiche, burocratiche e di relazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 questa la distanza che oggi dobbiamo imparare a misurare se vogliamo calcolare la reale estensione delle disuguaglianze e individuarne i migliori correttivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La categoria di &#8220;area interna&#8221; ha avuto e continua ad avere una funzione importante nel riconoscere territori caratterizzati da una significativa distanza dai principali servizi. Ma il rischio \u00e8 che una categoria nata per leggere una condizione territoriale finisca per diventare una semplificazione di una condizione sociale. Anche le periferie urbane, infatti, al pari delle aree interne, possono limitare l\u2019accesso alla vita di comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Entrambe possono essere lette all\u2019interno di un assioma: quanto \u00e8 distante una persona dal diritto, anche quando il servizio formalmente esiste?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La questione diventa ancora pi\u00f9 indifferibile in questa epoca di profonda trasformazione digitale dei servizi pubblici e del welfare. La digitalizzazione viene spesso presentata come una straordinaria possibilit\u00e0 di democratizzazione: elimina distanze, riduce i tempi, semplifica le procedure, rende disponibili informazioni e prestazioni indipendentemente dal luogo in cui si vive. Ed \u00e8 certamente cos\u00ec \u2013 potenzialmente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019esperienza politica e professionale, per\u00f2, mi ha dimostrato che il digitale non \u00e8 neutro: se e quando l&#8217;accesso a un servizio pubblico passa attraverso una piattaforma, un&#8217;identit\u00e0 digitale, una procedura online, una casella di posta elettronica, un sistema di prenotazione o un modulo da compilare autonomamente, una parte della responsabilit\u00e0 dell&#8217;accesso stesso viene spostata sul cittadino. Quel processo pu\u00f2 essere automatico per chi dispone di familiarit\u00e0 con la burocrazia digitale; non lo \u00e8 per nulla per chi non ha competenze, strumenti, risorse. Penso alle persone anziane, alle persone migranti con importanti gap non solo linguistici, a chi vive in luoghi senza banda larga, a chi \u00e8 costretto a rivolgersi a una struttura privata per accedere a un servizio pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La diseguaglianza digitale, dunque, non riguarda soltanto e semplicisticamente la connessione, ma l\u2019effettiva capacit\u00e0 di trasformazione della connessione in possibilit\u00e0 di accesso alla vita di comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rischio, infatti, \u00e8 l\u2019incentivazione di una forma di cittadinanza a pi\u00f9 velocit\u00e0: una cittadinanza piena per chi riesce a disporre autonomamente di sistemi di accesso al digitale e una cittadinanza condizionata per chi, al contrario, ha bisogno di una persona, di uno sportello, che riesca a produrre il cambiamento da diritto astratto a possibilit\u00e0 concreta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ne deriva il ruolo decisivo delle infrastrutture di prossimit\u00e0, dispositivi sociali (sportello, presidio, biblioteca, associazione, centro culturale, casa di quartiere, ente del Terzo settore\u2026) che conoscono il territorio, ne riconoscono i bisogni e sanno orientare chi &#8211; con buona certezza &#8211; rischia di rimanere fuori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In molti territori queste infrastrutture esistono da ben prima che le politiche pubbliche ne riconoscessero il valore. Nascono dal basso, spesso per necessit\u00e0. Realt\u00e0 come Scampia a Napoli, dove nel tempo associazioni, comitati, cooperative, presidi culturali e sociali hanno costruito una rete di relazioni che non pu\u00f2 essere considerata semplicemente un elemento accessorio della vita del quartiere. Una chiave attraverso cui leggere esperienze come quella di Spin Time Labs a Roma. Al di l\u00e0 delle questioni giuridiche e delle diverse posizioni sulla vicenda ultima dello sgombero a seguito dell\u2019incendio di fine luglio, ci\u00f2 che quell&#8217;esperienza rende evidente \u00e8 cosa accade quando uno spazio che formalmente viene letto attraverso una sola categoria amministrativa svolge, nei fatti, una pluralit\u00e0 di funzioni sociali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questa prospettiva, la prossimit\u00e0 assume un significato politico. Proprio perch\u00e9 la questione non \u00e8 stabilire se queste esperienze debbano sostituire lo Stato. Non devono assolutamente farlo. Le responsabilit\u00e0 e gli obiettivi sono infinitamente ed oggettivamente diversi, solo talvolta complementari, sussidiari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per chi si trova in una condizione di fragilit\u00e0, le politiche di welfare vanno articolate anche promuovendo processi culturali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Educare al digitale pu\u00f2 significare insegnare a utilizzare un dispositivo o una piattaforma ma anche a sviluppare autonomia e a mettere le persone nella condizione di comprendere il funzionamento dei sistemi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allo stesso modo, la cultura diventa un importante impianto di prossimit\u00e0 se e quando \u00e8 in grado di creare luoghi nei quali le persone si incontrano, raccontano e recuperano memoria e costruiscono nuove esperienze. Ovvero, recuperando un concetto positivo di periferie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In altre parole, dovremmo essere in grado di misurare anche ci\u00f2 che non compare nei dati: la rinuncia, l&#8217;abbandono, l\u2019invisibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal mio punto di vista, la sfida pi\u00f9 urgente delle politiche pubbliche territoriali sta nel passare dalla misurazione della distanza geografica alla misurazione della distanza sociale e digitale, provando a utilizzare l\u2019espressione \u201cumanizzare il digitale\u201d. E proprio cos\u00ec, le aree interne e i quartieri di periferia possono diventare luoghi privilegiati di ricerca e sperimentazione. Non perch\u00e9 siano territori &#8220;difficili&#8221;, ma perch\u00e9 rendono pi\u00f9 visibili contraddizioni che riguardano tutte le comunit\u00e0, obbligandoci a spostare lo sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>MONICA BUONANNO<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"200\" height=\"200\" src=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2026\/08\/image-11.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-9263\" srcset=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2026\/08\/image-11.png 200w, https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2026\/08\/image-11-150x150.png 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Esperta in Politiche integrate Lavoro Sviluppo Welfare Specializzazioni: Politiche di contrasto e riduzione dei divari di genere, generazionali e di cittadinanza e Interventi di sviluppo territoriale nelle aree interne e nelle periferie urbane del Paese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Monica Buonanno VIDEO DI PRESENTAZIONE Abstract (Italiano) Il contributo propone una rilettura critica della categoria &#8220;area interna&#8221;, sostenendo che l&#8217;esclusione territoriale non coincide pi\u00f9 solo con la distanza geografica dai centri urbani, ma con la distanza sociale dai servizi essenziali. Aree interne e periferie urbane, pur diverse per contesto, condividono lo stesso meccanismo escludente: barriere economiche, culturali, digitali, linguistiche e burocratiche che rendono un diritto formalmente esistente ma concretamente inaccessibile. La digitalizzazione dei servizi pubblici, presentata come strumento di democratizzazione, rischia in assenza di mediazione di trasferire sul cittadino la responsabilit\u00e0 dell&#8217;accesso, generando una &#8220;cittadinanza a pi\u00f9 velocit\u00e0&#8221;. 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