{"id":9308,"date":"2026-08-31T09:34:37","date_gmt":"2026-08-31T07:34:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/?page_id=9308"},"modified":"2026-08-31T09:34:51","modified_gmt":"2026-08-31T07:34:51","slug":"lattenzione-come-infrastruttura-della-cittadinanza-digitale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/lattenzione-come-infrastruttura-della-cittadinanza-digitale\/","title":{"rendered":"L\u2019attenzione come infrastruttura della cittadinanza digitale"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Di Sauro Tronconi<\/strong>&nbsp;(*)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><a href=\"https:\/\/notebook.google.com\/notebook\/d0e5bb04-3583-4b51-b9a7-9216aef77298\/artifact\/50776997-96a8-4890-9f22-b18f0e4c90a6?utm_source=nlm_web_share&amp;utm_medium=google_oo&amp;utm_campaign=art_share_1&amp;utm_content=&amp;utm_smc=nlm_web_share_google_oo_art_share_1_\">VIDEO DI PRESENTAZIONE<\/a><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Introduzione editoriale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quasi tutti i contributi di questo numero 18 di Culture Digitali guardano al sistema che risponde. Questo guarda all\u2019ambiente che precede la domanda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 uno spostamento che vale la pena seguire, perch\u00e9 conduce a una tesi controintuitiva:&nbsp;<strong>il problema non nasce con l\u2019intelligenza artificiale.<\/strong>&nbsp;L\u2019architettura che governa la nostra attenzione \u2014 sistemi di raccomandazione, metriche di coinvolgimento, personalizzazione, design persuasivo \u2014 esisteva gi\u00e0. L\u2019intelligenza artificiale non la crea: la rende pi\u00f9 rapida, pi\u00f9 fine, pi\u00f9 capace di adattarsi mentre osserva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sauro Tronconi parte da una constatazione che riguarda la democrazia prima che la tecnologia. Una democrazia pu\u00f2 garantire formalmente il diritto di parola e produrre insieme un ambiente in cui quasi nessuno riesce ad ascoltare fino in fondo. Pu\u00f2 rendere accessibili quantit\u00e0 immense di informazioni e lasciare i cittadini senza il tempo mentale per ordinarle. Pu\u00f2 moltiplicare le occasioni di partecipazione e trasformare la partecipazione in una successione di reazioni scollegate dalla memoria delle decisioni precedenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019attenzione, in questa prospettiva, non \u00e8 il primo gradino della cognizione: \u00e8&nbsp;<strong>una condizione pratica della responsabilit\u00e0<\/strong>. Senza una durata minima, un\u2019informazione provoca una risposta senza diventare conoscenza. Senza memoria, una promessa politica non pu\u00f2 essere confrontata con i suoi effetti. Senza la capacit\u00e0 di sospendere la reazione, il dissenso si riduce a ostilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da qui la parola che d\u00e0 il titolo al saggio. Parlare di&nbsp;<em>infrastruttura<\/em>&nbsp;significa compiere uno spostamento preciso: una strada non determina la destinazione, ma rende alcuni percorsi facili e altri difficili. L\u2019architettura digitale non annulla la volont\u00e0 \u2014 modifica il costo delle azioni: fermarsi, approfondire, cambiare idea, uscire da un flusso, ritrovare una fonte. La libert\u00e0 resta formale; il suo prezzo attentivo pu\u00f2 aumentare fino a renderla episodica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019analisi pi\u00f9 tagliente riguarda per\u00f2 la distinzione fra preferenza e comportamento. Un clic pu\u00f2 esprimere interesse, curiosit\u00e0, indignazione, paura, o semplice difficolt\u00e0 a interrompere. Se tutti questi gesti vengono ridotti alla stessa metrica di coinvolgimento,&nbsp;<strong>il sistema impara ci\u00f2 che trattiene, non ci\u00f2 che la persona approva dopo aver riflettuto.<\/strong>&nbsp;La visibilit\u00e0 diventa allora un segnale ambiguo: ci\u00f2 che appare molto sembra importante perch\u00e9 \u00e8 apparso molto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Va detto con chiarezza, perch\u00e9 \u00e8 la qualit\u00e0 principale di questo contributo:&nbsp;<strong>l\u2019autore porta le prove contro s\u00e9 stesso.<\/strong>&nbsp;Su una meta-analisi che sintetizza cinquantasei effetti e settemila partecipanti conclude che \u00abil telefono sul tavolo non \u00e8 una maledizione uniforme\u00bb. Riporta gli esperimenti condotti durante le elezioni statunitensi del 2020, nei quali il passaggio da feed algoritmico a cronologico ha cambiato sensibilmente ci\u00f2 che gli utenti vedevano senza produrre variazioni significative nella polarizzazione. E su un trial sul blocco di internet dallo smartphone precisa che solo centodiciannove partecipanti su quattrocentosessantasette hanno rispettato la soglia di conformit\u00e0 prevista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il paragrafo dedicato alla differenza fra correlazione e causalit\u00e0 meriterebbe di circolare per conto proprio. La responsabilit\u00e0 pubblica, vi si legge, non richiede certezza assoluta: richiede proporzione fra evidenza e intervento. E quando il rischio \u00e8 plausibile ma l\u2019effetto individuale eterogeneo, sono preferibili misure reversibili, trasparenti e verificabili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 infine un risultato sperimentale che, in questo numero, vale come tassello di un discorso pi\u00f9 ampio. Trecentonovantatr\u00e9 partecipanti impegnati in una decisione civica basata su documenti discordanti. Con soli dieci minuti a disposizione, l\u2019accesso a un modello linguistico migliorava la qualit\u00e0 dell\u2019argomentazione. Con trenta minuti, otteneva risultati migliori chi cominciava senza assistenza e accedeva al modello soltanto pi\u00f9 tardi. E nella condizione con pi\u00f9 tempo, l\u2019accesso fin dall\u2019inizio riduceva anche il ricordo dei documenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Non conta soltanto che cosa uno strumento sappia fare: conta il momento in cui entra nel processo, e quanto tempo resta alla costruzione autonoma del problema.<\/strong>&nbsp;Altri contributi di questo fascicolo \u2014 sul lavoro di ricerca, sull\u2019aula, sulla fisiologia dell\u2019apprendimento \u2014 arrivano alla stessa conclusione per vie diverse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il saggio si chiude con un criterio che ci pare il modo migliore per uscire dalla domanda sterile se la tecnologia sia buona o cattiva. La domanda utile \u00e8 un\u2019altra:&nbsp;<strong>quale immagine del cittadino \u00e8 incorporata negli obiettivi di uno strumento?<\/strong>&nbsp;Un cittadino da trattenere, classificare e convertire in una sequenza di segnali \u2014 oppure una persona da rendere pi\u00f9 capace di comprendere, decidere e interrompere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E l\u2019osservazione con cui si conclude, che riguarda anche noi: l\u2019assenza totale di attrito \u00e8 conveniente per il flusso, non sempre per la libert\u00e0. Una tecnologia amica della cittadinanza non elimina l\u2019attrito in modo indiscriminato \u2014 riduce quello burocratico e conserva quello riflessivo, la pausa nella quale una persona pu\u00f2 accorgersi che sta per condividere, aderire o delegare una decisione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Carmine Marinucci<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Abstract<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La cittadinanza digitale viene descritta di solito attraverso accesso, competenze, diritti e sicurezza. Queste dimensioni sono indispensabili, ma presuppongono una condizione pi\u00f9 elementare: la capacit\u00e0 di mantenere attenzione abbastanza a lungo da comprendere un argomento, ricordarne i passaggi, confrontare fonti e rispondere delle proprie scelte. In un ambiente governato da notifiche, flussi personalizzati e metriche di coinvolgimento, l\u2019attenzione non \u00e8 soltanto una facolt\u00e0 individuale. Diventa una risorsa civica modellata da infrastrutture tecniche ed economiche. L\u2019intelligenza artificiale non inaugura questa architettura, ma pu\u00f2 renderne pi\u00f9 rapida e adattiva la capacit\u00e0 di selezione. Il saggio distingue gli effetti documentati dalle semplificazioni causali, collega la frammentazione del tempo alla qualit\u00e0 della sfera pubblica e propone una politica dell\u2019attenzione su quattro livelli: competenze personali, educazione, progettazione delle piattaforme e istituzioni deliberative. L\u2019obiettivo non \u00e8 ridurre la tecnologia, ma valutarla in base alla sua capacit\u00e0 di sostenere autonomia, memoria, pluralismo e decisione informata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Parole chiave \/ Keywords:<\/strong>&nbsp;attenzione \/ attention; cittadinanza digitale \/ digital citizenship; democrazia \/ democracy; piattaforme \/ platforms; autonomia \/ autonomy<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Abstract in English<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Digital citizenship is usually framed in terms of access, skills, rights and safety. These dimensions are essential, yet they rely on a more basic condition: the ability to sustain attention long enough to understand an argument, remember its steps, compare sources and take responsibility for one\u2019s choices. In an environment shaped by notifications, personalized feeds and engagement metrics, attention is not merely an individual faculty. It becomes a civic resource structured by technical and economic infrastructures. Artificial intelligence did not create this architecture, but it can make its selection faster and more adaptive. This essay separates documented effects from causal simplifications, connects temporal fragmentation with the quality of the public sphere, and outlines a politics of attention across four levels: personal competencies, education, platform design and deliberative institutions. The aim is not to reduce technology, but to evaluate it according to its capacity to support autonomy, memory, pluralism and informed decision-making.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">1. Una condizione invisibile della cittadinanza<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una democrazia pu\u00f2 garantire formalmente il diritto di parola e, nello stesso tempo, produrre un ambiente nel quale quasi nessuno riesce ad ascoltare fino in fondo. Pu\u00f2 rendere accessibili quantit\u00e0 immense di informazioni e lasciare i cittadini senza il tempo mentale necessario per ordinarle. Pu\u00f2 moltiplicare le possibilit\u00e0 di partecipazione e trasformare la partecipazione in una successione di reazioni rapide, scollegate dalla memoria delle decisioni precedenti. La contraddizione nasce perch\u00e9 il dibattito sulla cittadinanza digitale si concentra soprattutto su ci\u00f2 che il cittadino pu\u00f2 fare: accedere, pubblicare, commentare, verificare, proteggere i dati. Pi\u00f9 raramente si domanda in quali condizioni temporali e cognitive quelle azioni possano diventare davvero libere e responsabili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019attenzione \u00e8 una di queste condizioni. Non \u00e8 una lampada che illumina passivamente un oggetto gi\u00e0 dato. Seleziona ci\u00f2 che entrer\u00e0 nel campo della coscienza, stabilisce per quanto tempo vi rester\u00e0 e permette di collegarlo a ci\u00f2 che sappiamo. Senza una durata minima, un\u2019informazione pu\u00f2 provocare una risposta senza diventare conoscenza. Senza memoria, una promessa politica non pu\u00f2 essere confrontata con i suoi effetti. Senza la capacit\u00e0 di sospendere la reazione, il dissenso si riduce facilmente a ostilit\u00e0. In questo senso l\u2019attenzione non \u00e8 soltanto il primo gradino della cognizione. \u00c8 una condizione pratica della responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La continuit\u00e0 fragile che qui interessa \u00e8 stata descritta anche come rischio di una coscienza intermittente. La formula non indica una diagnosi clinica e non autorizza a dividere la societ\u00e0 fra persone sveglie e persone incapaci. Serve a nominare un processo ordinario: intelligenza e libert\u00e0 restano disponibili, ma devono ricominciare continuamente da capo perch\u00e9 lo stimolo successivo interrompe l\u2019integrazione del precedente. Il punto politico non \u00e8 colpevolizzare chi si distrae. \u00c8 comprendere chi progetta l\u2019ambiente, quali metriche ne guidano l\u2019evoluzione e come vengono distribuiti i costi della frammentazione.&nbsp;<a><sup>[1]<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parlare di infrastruttura significa compiere questo spostamento. Una strada non determina la destinazione, ma rende alcuni percorsi facili e altri difficili. Una rete elettrica non decide che cosa faremo della luce, ma stabilisce dove e con quale continuit\u00e0 l\u2019energia sar\u00e0 disponibile. Allo stesso modo, l\u2019architettura digitale non annulla la volont\u00e0, ma modifica il costo delle azioni: fermarsi, approfondire, cambiare idea, uscire da un flusso, ritrovare una fonte. La libert\u00e0 resta formale; il suo prezzo attentivo pu\u00f2 per\u00f2 aumentare fino a renderla episodica.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">2. L\u2019attenzione non \u00e8 un serbatoio privato<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il linguaggio corrente rappresenta l\u2019attenzione come una quantit\u00e0 individuale: ciascuno ne avrebbe una scorta e dovrebbe amministrarla meglio. L\u2019immagine coglie la limitatezza della risorsa, ma nasconde la relazione fra mente e ambiente. L\u2019attenzione \u00e8 anche orientamento, selezione e controllo. Una parte segue gli obiettivi che abbiamo scelto; un\u2019altra risponde a ci\u00f2 che appare improvviso, saliente o socialmente urgente. Entrambe sono necessarie. Senza orientamento agli stimoli non vedremmo un pericolo; senza direzione interna non completeremmo un ragionamento. Il problema emerge quando una delle due modalit\u00e0 incontra un sistema industriale capace di produrre, testare e personalizzare richiami senza un punto naturale di arresto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli esperimenti sul cambio di compito mostrano da tempo che passare da una regola all\u2019altra non \u00e8 gratuito. In quattro esperimenti, l\u2019alternanza fra compiti ha prodotto costi nei tempi di risposta, maggiori quando le regole erano pi\u00f9 complesse (Rubinstein, Meyer &amp; Evans, 2001). Il risultato non permette di assegnare a ogni notifica una tassa temporale universale. Mostra un principio pi\u00f9 sobrio: sospendere un obiettivo, attivarne un altro e poi ricostruire il primo richiede operazioni reali. Nel lavoro quotidiano questo costo si nasconde perch\u00e9 un\u2019interruzione apre spesso una catena di microattivit\u00e0 e il ritorno avviene senza che la persona registri quanto contesto ha dovuto ricostruire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In uno studio sperimentale, i partecipanti interrotti potevano compensare lavorando pi\u00f9 velocemente, senza un calo misurabile della qualit\u00e0 nel compito, ma riportavano pi\u00f9 stress, frustrazione, pressione temporale e sforzo (Mark, Gudith &amp; Klocke, 2008). \u00c8 un dato importante perch\u00e9 impedisce di identificare la rapidit\u00e0 con l\u2019efficienza umana. Un sistema pu\u00f2 conservare l\u2019output e spostare il costo sullo stato interno della persona. Quando la stessa logica entra nella scuola, nel lavoro pubblico o nella consultazione di notizie, il cittadino pu\u00f2 apparire attivo mentre perde la continuit\u00e0 necessaria a valutare ci\u00f2 che sta facendo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche il segnale non seguito da un\u2019azione pu\u00f2 avere effetti. In un esperimento, ricevere notifiche di chiamate o messaggi ha interferito con una prestazione attentiva anche quando il telefono non veniva controllato (Stothart, Mitchum &amp; Yehnert, 2015). Non \u00e8 la prova che ogni vibrazione danneggi la mente. Indica che un richiamo irrisolto pu\u00f2 aprire una domanda e occupare risorse. La persona paga non soltanto quando cede, ma anche quando deve inibire molte volte la risposta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prudenza \u00e8 altrettanto necessaria davanti alle affermazioni pi\u00f9 spettacolari. Una meta-analisi preregistrata ha sintetizzato 56 effetti e 7.093 partecipanti sulla semplice presenza dello smartphone. Ha trovato un piccolo effetto negativo aggregato sulla memoria di lavoro, ma risultati nulli per le altre funzioni considerate, insieme a forte eterogeneit\u00e0 metodologica e bassa potenza statistica in molti studi (Parry, 2024). Il telefono sul tavolo non \u00e8 dunque una maledizione uniforme. Conta il compito, conta il rapporto con il dispositivo, conta l\u2019attesa di un segnale. La politica dell\u2019attenzione deve partire da questa complessit\u00e0, non da un allarme semplificato.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">3. Non lo schermo, ma la forma del tempo<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il concetto di tempo di schermo unifica attivit\u00e0 che hanno strutture molto diverse. Leggere un saggio, consultare una mappa, conversare con una persona lontana e scorrere un flusso infinito possono avvenire sullo stesso dispositivo. La superficie \u00e8 identica, la forma del tempo no. Alcuni strumenti hanno un compito definito e un punto di conclusione. Altri dipendono economicamente dalla permanenza, dal ritorno e dalla quantit\u00e0 di reazioni registrabili. La differenza decisiva non \u00e8 tra digitale e non digitale. \u00c8 tra un ambiente che serve un\u2019intenzione e un ambiente che deve continuamente generarne una nuova.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il feed personalizzato \u00e8 una macchina di selezione temporale. Non mostra soltanto che cosa \u00e8 disponibile, decide l\u2019ordine in cui il mondo chieder\u00e0 risposta. Combina segnali di novit\u00e0, conferma sociale, allarme e sorpresa; registra quali configurazioni trattengono; aggiorna la sequenza. Questo processo non richiede che la piattaforma conosca il significato biografico di ogni contenuto. \u00c8 sufficiente che apprenda la probabilit\u00e0 di una reazione. Il cittadino e il sistema si adattano reciprocamente, ma non in condizioni simmetriche: una parte dispone di una giornata finita, l\u2019altra di dati aggregati, test continui e capacit\u00e0 di modificare l\u2019ambiente in tempo reale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da qui deriva una distinzione essenziale fra preferenza e comportamento. Un clic pu\u00f2 esprimere interesse, curiosit\u00e0, indignazione, paura o semplice difficolt\u00e0 a interrompere. Se tutti questi gesti vengono ridotti alla stessa metrica di coinvolgimento, il sistema impara ci\u00f2 che trattiene, non necessariamente ci\u00f2 che la persona approva dopo aver riflettuto. La visibilit\u00e0 diventa allora un segnale ambiguo: ci\u00f2 che appare molto sembra importante perch\u00e9 \u00e8 apparso molto. Il circuito trasforma la reazione in prova di rilevanza e la rilevanza in nuova esposizione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 qui che l\u2019intelligenza artificiale entra davvero in scena. Non inaugura l\u2019economia dell\u2019attenzione: sistemi di raccomandazione, profilazione, test continui e metriche di coinvolgimento organizzavano gi\u00e0 da anni la visibilit\u00e0. L\u2019integrazione fra tecniche predittive e generative pu\u00f2 per\u00f2 accelerare tre passaggi: stimare pi\u00f9 finemente quali segnali trattengono persone diverse, produrre grandi quantit\u00e0 di varianti e adattare forma, tono e sequenza con maggiore rapidit\u00e0. Ci\u00f2 che prima era selezione automatizzata diventa un ambiente pi\u00f9 capace di rispondere al comportamento mentre lo osserva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa \u00e8 un\u2019interpretazione di sistema, non la prova che l\u2019IA determini meccanicamente opinioni o condotte. La ricerca sui feed invita alla cautela: cambiare l\u2019ordine dell\u2019esposizione modifica in modo netto ci\u00f2 che viene visto e ci\u00f2 che riceve interazione, mentre gli effetti sulle convinzioni politiche possono essere piccoli o nulli nel periodo osservato (Guess et al., 2023; Nyhan et al., 2023). L\u2019IA rende quindi pi\u00f9 precisa un\u2019architettura preesistente, ma tra esposizione e giudizio restano storia personale, identit\u00e0, relazioni e istituzioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La ricerca sull\u2019attenzione collettiva rende visibile il livello sistemico. Un\u2019analisi di serie temporali provenienti da Twitter, Google Trends, Reddit, libri, cinema, citazioni scientifiche e Wikipedia ha osservato in diversi domini picchi di popolarit\u00e0 pi\u00f9 rapidi e intervalli di attenzione pi\u00f9 brevi, associati alla crescita della produzione e del consumo di contenuti (Lorenz-Spreen, M\u00f8nsted, H\u00f6vel &amp; Lehmann, 2019). Gli autori distinguono esplicitamente questa dinamica collettiva dalla durata cognitiva del singolo individuo. Non dimostrano che ogni cittadino possieda una soglia attentiva sempre pi\u00f9 corta. Mostrano che gli argomenti competono in un ecosistema che li sostituisce a velocit\u00e0 crescente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La conseguenza civica riguarda la possibilit\u00e0 di sedimentazione. Una questione pubblica richiede tempo per emergere, essere documentata, ricevere obiezioni, produrre una decisione e infine essere verificata. Se l\u2019attenzione collettiva passa a un nuovo oggetto prima che questo ciclo si chiuda, la societ\u00e0 accumula scandali ma non apprendimento. Non manca l\u2019informazione. Manca il collegamento fra evento, responsabilit\u00e0 ed effetto. L\u2019accelerazione non elimina la memoria, la rende politicamente pi\u00f9 costosa.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">4. Dalla frammentazione alla sfera pubblica<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019attenzione diventa politica quando determina quali problemi riescono a restare visibili abbastanza a lungo da diventare oggetto di decisione. Una sfera pubblica non \u00e8 soltanto un luogo nel quale molte persone parlano. \u00c8 un insieme di procedure che rendono confrontabili affermazioni, fonti, interessi e conseguenze. Per funzionare deve tollerare una certa lentezza: il tempo di leggere una prova, distinguere un fatto da un\u2019interpretazione, ascoltare una posizione avversa senza ridurla subito a identit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le piattaforme hanno ampliato l\u2019accesso alla parola pubblica, permesso a gruppi marginalizzati di coordinarsi e reso disponibili fonti che in passato dipendevano da pochi intermediari. Questi effetti emancipativi non sono un dettaglio. Una revisione sistematica di 496 articoli ha rilevato associazioni favorevoli, come maggiore partecipazione politica e consumo di informazione, insieme ad associazioni problematiche con sfiducia, populismo e polarizzazione. Le direzioni variavano secondo le variabili e i sistemi politici (Lorenz-Spreen, Oswald, Lewandowsky &amp; Hertwig, 2023). Gli autori separano studi correlazionali e tentativi di inferenza causale: il quadro non autorizza una sentenza unica secondo cui i media digitali renderebbero inevitabilmente pi\u00f9 o meno democratica una societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa cautela diventa concreta negli esperimenti sui feed. Durante le elezioni statunitensi del 2020, utenti consenzienti sono stati assegnati per tre mesi a flussi cronologici invece che algoritmici. Il cambiamento ha modificato sensibilmente tempo trascorso, attivit\u00e0 ed esposizione a diversi tipi di contenuto, ma non ha prodotto variazioni statisticamente significative nelle principali misure di polarizzazione, conoscenza politica e atteggiamento considerate (Guess et al., 2023). Un lavoro parallelo ha mostrato che ridurre di circa un terzo l\u2019esposizione a fonti affini non ha ridotto la polarizzazione nel periodo osservato (Nyhan et al., 2023). Non segue che gli algoritmi siano irrilevanti. Segue che un atteggiamento politico \u00e8 il risultato di storia, identit\u00e0, reti sociali e istituzioni, e pu\u00f2 non cambiare dopo una sola modifica di breve durata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 pi\u00f9 preciso dire che l\u2019architettura del feed modifica l\u2019esperienza informativa e le opportunit\u00e0 di incontro, mentre il passaggio da esposizione a convinzione dipende da molti mediatori. Questa distinzione protegge sia dalla retorica assolutoria sia da quella catastrofica. Le piattaforme non fabbricano meccanicamente ogni opinione, ma stabiliscono quali segnali arrivano per primi, quante volte vengono ripetuti, quali reazioni ricevono visibilit\u00e0 e quanto facilmente un cittadino incontra il contesto necessario a interpretarli. \u00c8 gi\u00e0 una forma di potere pubblico, anche quando l\u2019esito su una singola opinione non \u00e8 prevedibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La disinformazione mostra bene il ruolo dell\u2019attenzione. Quattro esperimenti di sondaggio e un esperimento sul campo hanno osservato che un richiamo leggero al criterio di accuratezza migliorava la qualit\u00e0 delle notizie successivamente condivise (Pennycook et al., 2021). Il risultato non implica che una breve domanda risolva il problema, n\u00e9 che tutte le condivisioni false derivino da distrazione. Indica che la persona pu\u00f2 possedere una preferenza per l\u2019accuratezza e non applicarla quando l\u2019ambiente orienta l\u2019attenzione verso identit\u00e0, sorpresa o approvazione. La progettazione non cambia soltanto le informazioni disponibili, cambia quale criterio viene reso psicologicamente presente nel momento della scelta.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">5. Correlazione, causalit\u00e0 e responsabilit\u00e0<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un discorso pubblico affidabile deve resistere alla tentazione di trasformare ogni associazione in una causa. Chi usa molto i social pu\u00f2 mostrare maggiore ansia o minore benessere; da questo dato, da solo, non sappiamo se l\u2019uso abbia prodotto il disagio, se il disagio abbia favorito un uso pi\u00f9 intenso o se entrambe le variabili dipendano da condizioni comuni. Gli studi osservazionali sono preziosi per descrivere pattern reali e formulare ipotesi, ma la direzione causale richiede disegni diversi, esperimenti, dati longitudinali o strategie di identificazione esplicite.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli esperimenti, a loro volta, acquistano controllo restringendo il contesto. Un laboratorio misura bene un meccanismo ma non replica interamente una giornata. Un intervento di settimane pu\u00f2 mostrare un effetto causale nel campione studiato senza provare che lo stesso effetto duri anni o valga per popolazioni diverse. In un trial randomizzato, 467 adulti hanno accettato di installare un\u2019app che bloccava per due settimane l\u2019accesso a Internet dallo smartphone, lasciando disponibili chiamate e messaggi. L\u2019intervento ha migliorato in media il benessere riferito, la salute mentale e una misura oggettiva di attenzione sostenuta (Castelo et al., 2025). Solo 119 partecipanti hanno rispettato la soglia preregistrata di conformit\u00e0, il campione era in gran parte motivato a ridurre l\u2019uso e gli autori segnalano limiti di generalizzabilit\u00e0. \u00c8 un\u2019evidenza causale importante entro i suoi confini, non una prescrizione universale di disconnessione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La responsabilit\u00e0 pubblica non richiede certezza assoluta. Richiede proporzione tra evidenza e intervento. Quando il rischio \u00e8 plausibile ma l\u2019effetto individuale eterogeneo, sono preferibili misure reversibili, trasparenti e verificabili: disattivare impostazioni invasive per difetto, offrire un feed non profilato, permettere pause reali, misurare gli esiti e correggere. La prudenza scientifica non \u00e8 immobilit\u00e0. \u00c8 l\u2019opposto della politica guidata da slogan: rende visibili i limiti e costruisce meccanismi di revisione.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">6. Quattro funzioni civiche dell\u2019attenzione<\/h1>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">6.1 Comprendere<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Comprendere significa mantenere insieme pi\u00f9 elementi di quanti ne contenga uno slogan. Una decisione fiscale, sanitaria o ambientale include dati, valori, distribuzione dei costi e incertezza. Se l\u2019ambiente premia soltanto la frase che suscita una reazione immediata, la complessit\u00e0 appare come evasione e la spiegazione come debolezza. Proteggere l\u2019attenzione civica significa rendere leggibili i passaggi: quale problema viene definito, quali prove lo sostengono, quali alternative esistono, chi sopporta i costi e quando saranno valutati gli effetti.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">6.2 Ricordare<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La memoria pubblica non \u00e8 un archivio automatico. Dipende da istituzioni, giornalismo, scuola e pratiche che collegano il presente al passato. Un flusso pu\u00f2 conservare ogni post e, nello stesso tempo, rendere difficile la ricostruzione di una sequenza. L\u2019abbondanza di tracce non garantisce memoria se non esistono criteri per selezionarle, contestualizzarle e richiamarle nel momento della decisione. Un cittadino capace di ricordare pu\u00f2 confrontare promesse e risultati; una istituzione capace di ricordare pu\u00f2 correggere un errore invece di ripeterlo sotto un nome nuovo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">6.3 Confrontare<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il confronto richiede esposizione alla differenza, ma non una differenza lanciata come provocazione. Mostrare a una persona la posizione opposta senza contesto pu\u00f2 irrigidire l\u2019identit\u00e0 invece di aprire il ragionamento. Gli studi sui feed del 2023 ricordano che aumentare o ridurre una singola categoria di contenuto non produce automaticamente depolarizzazione. Per confrontare servono fonti riconoscibili, tempo per esaminare argomenti, possibilit\u00e0 di porre domande e norme di reciprocit\u00e0. Il pluralismo non \u00e8 una somma di urti, \u00e8 una architettura dell\u2019incontro.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">6.4 Deliberare<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Deliberare non significa rinunciare al conflitto. Significa trasformare il conflitto in un processo nel quale le ragioni possono modificare le posizioni e le conseguenze vengono assunte. Un rapporto basato su 289 casi insiste su informazione accessibile, pluralit\u00e0 di competenze, facilitazione e tempo adeguato (OECD, 2020). Nei principi di buona pratica, i processi complessi richiedono diversi giorni di apprendimento e confronto. La durata non \u00e8 un lusso procedurale. \u00c8 parte della qualit\u00e0 epistemica della decisione. Una cittadinanza digitale matura deve quindi produrre spazi ad alta accessibilit\u00e0 e, insieme, zone di deliberazione protette dalla velocit\u00e0 del flusso.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">7. Una politica dell\u2019attenzione su quattro livelli<\/h1>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">7.1 Competenze personali senza colpevolizzazione<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima linea di intervento riguarda le abitudini, ma deve evitare la retorica della volont\u00e0 eroica. Disattivare notifiche non necessarie, separare i tempi di consultazione, entrare in una piattaforma con una domanda e verificare alla fine che cosa si \u00e8 trovato sono pratiche semplici. Funzionano meglio quando cambiano l\u2019ambiente, non quando chiedono di resistere senza fine. La letteratura distingue i boosts, che accrescono competenze e capacit\u00e0 di controllo, dai nudges, che orientano una scelta contingente (Kozyreva, Lewandowsky &amp; Hertwig, 2020). La distinzione \u00e8 utile: il cittadino deve essere aiutato sia a configurare il proprio ambiente sia a riconoscere le tecniche che cercano di configurarlo al suo posto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una pratica personale diventa civica quando modifica la qualit\u00e0 della relazione con gli altri. Attendere prima di condividere, leggere la fonte prima del commento, distinguere una informazione da una interpretazione e correggere pubblicamente un errore non sono semplici gesti di igiene mediatica. Costruiscono norme. Il richiamo all\u2019accuratezza studiato da Pennycook e colleghi mostra che rendere presente un criterio pu\u00f2 cambiare la decisione. Il passo successivo \u00e8 trasformare quel criterio in una abitudine condivisa e visibile.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">7.2 Educazione come laboratorio di continuit\u00e0<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019educazione digitale non pu\u00f2 limitarsi a spiegare come usare un dispositivo o riconoscere una notizia falsa. Deve allenare la continuit\u00e0: seguire un argomento, prendere note, riformulare una tesi avversa, cercare lateralmente la fonte, distinguere ci\u00f2 che si sa da ci\u00f2 che si inferisce. Queste competenze non sono nostalgiche. Sono pi\u00f9 necessarie proprio quando l\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 produrre rapidamente testi plausibili e quando la quantit\u00e0 di contenuto rende impossibile valutare tutto in modo lineare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scuola dovrebbe trattare l\u2019attenzione come una capacit\u00e0 situata. In alcuni momenti serve proteggere una sequenza lunga; in altri occorre coordinare fonti, strumenti e collaborazione. Un divieto totale pu\u00f2 essere appropriato in un contesto e inefficace in un altro. Il criterio non \u00e8 la presenza astratta della tecnologia, ma il compito: lo strumento aumenta comprensione e autonomia oppure introduce richiami estranei all\u2019obiettivo? Rendere esplicita questa domanda forma cittadini capaci di trasferire il criterio fuori dall\u2019aula.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">7.3 Progettazione e responsabilit\u00e0 delle piattaforme<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La seconda asimmetria da correggere \u00e8 progettuale. Non \u00e8 ragionevole chiedere al singolo di esercitare autocontrollo illimitato contro sistemi che ottimizzano costantemente il richiamo. Una piattaforma compatibile con la cittadinanza dovrebbe rendere facile vedere perch\u00e9 un contenuto appare, scegliere un ordinamento non profilato, fermare la riproduzione automatica, raggruppare le notifiche, impostare punti di uscita e recuperare il contesto di una informazione. Dovrebbe inoltre distinguere le metriche di qualit\u00e0 da quelle di permanenza, perch\u00e9 ci\u00f2 che trattiene non coincide necessariamente con ci\u00f2 che informa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Regolamento europeo sui servizi digitali ha gi\u00e0 spostato il perimetro oltre la sola rimozione di contenuti illegali. Prevede trasparenza sui sistemi di raccomandazione e, per le piattaforme molto grandi, almeno un\u2019opzione non basata sulla profilazione, insieme alla valutazione e mitigazione di rischi sistemici che includono processi elettorali, pluralismo dei media, minori e benessere. Le linee guida della Commissione europea per la protezione dei minori affrontano anche design potenzialmente compulsivi e controllo delle raccomandazioni (Parlamento europeo &amp; Consiglio dell\u2019Unione europea, 2022; Commissione europea, 2025). Sono strumenti normativi e tecnici, non prove psicologiche; mostrano per\u00f2 che l\u2019ordinamento non considera neutrali ranking, impostazioni predefinite e interfacce. Non basta enunciare questi diritti: occorrono audit indipendenti, accesso dei ricercatori ai dati e indicatori capaci di misurare se le scelte offerte sono realmente usabili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019audit attentivo non dovrebbe chiedere se una interfaccia sia genericamente piacevole. Dovrebbe misurare quante interruzioni genera, quanto \u00e8 visibile l\u2019uscita, se l\u2019utente pu\u00f2 ricostruire la ragione di una raccomandazione, se il sistema distingue i minori e se i cambiamenti riducono rischi senza comprimere il pluralismo. Anche qui \u00e8 essenziale separare esposizione ed effetto: una modifica del design pu\u00f2 cambiare rapidamente il comportamento sulla piattaforma e non modificare subito un atteggiamento politico. Entrambi gli esiti sono informativi e richiedono tempi di valutazione differenti.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">7.4 Istituzioni che restituiscono tempo<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ultimo livello riguarda le istituzioni. Se una amministrazione pubblica comunica soltanto attraverso frammenti e risponde al ritmo della polemica, adotta la stessa temporalit\u00e0 che dovrebbe compensare. Restituire tempo significa pubblicare documenti leggibili, distinguere decisione e consultazione, rendere visibile la catena delle revisioni, rispondere alle raccomandazioni e mantenere aperta una memoria verificabile. Significa anche riconoscere che la partecipazione richiede risorse: tempo libero, accessibilit\u00e0 linguistica, supporto per chi ha responsabilit\u00e0 di cura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I processi deliberativi rappresentativi studiati dall\u2019OECD mostrano una possibile complementarit\u00e0 fra digitale e presenza. Gli strumenti online possono allargare l\u2019accesso ai materiali, raccogliere domande e documentare il percorso. Il confronto sincrono, facilitato e limitato nel numero dei partecipanti pu\u00f2 offrire il tempo necessario per pesare prove e compromessi. Non si tratta di sostituire le elezioni o la discussione aperta, ma di introdurre camere di decompressione nelle quali un problema complesso non venga giudicato soltanto dalla velocit\u00e0 con cui produce reazioni.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">8. Un criterio democratico per la tecnologia<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La domanda pi\u00f9 utile non \u00e8 se la tecnologia sia buona o cattiva. \u00c8 quale immagine del cittadino sia incorporata nei suoi obiettivi. Un cittadino da trattenere, classificare e convertire in una sequenza di segnali, oppure una persona da rendere pi\u00f9 capace di comprendere, decidere e interrompere? La differenza non dipende da una propriet\u00e0 misteriosa dell\u2019algoritmo. Dipende dalle metriche, dalle opzioni offerte, dai diritti di contestazione e dalla possibilit\u00e0 di verificare gli effetti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo criterio vale anche per l\u2019intelligenza artificiale generativa. Un assistente pu\u00f2 ridurre il rumore, confrontare documenti, tradurre linguaggi specialistici e rendere accessibile una procedura. Pu\u00f2 anche produrre risposte tanto fluide da scoraggiare il controllo delle fonti e sostituire il giudizio con una delega opaca. La qualit\u00e0 civica non coincide con la velocit\u00e0 della risposta. Si misura dalla capacit\u00e0 dello strumento di mostrare l\u2019incertezza, conservare la provenienza delle informazioni, accettare la correzione e restituire all\u2019utente la responsabilit\u00e0 del fine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una tecnologia amica della cittadinanza non pretende attenzione continua. Accetta che l\u2019utente se ne vada, permette di tornare senza ricominciare da zero e rende leggibile il percorso compiuto. Non elimina l\u2019attrito in modo indiscriminato: riduce quello burocratico e conserva quello riflessivo, la pausa nella quale una persona pu\u00f2 accorgersi che sta per condividere, acquistare, aderire o delegare una decisione. L\u2019assenza totale di attrito \u00e8 conveniente per il flusso, non sempre per la libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un esperimento preregistrato su 393 partecipanti, impegnati in una decisione civica basata su documenti discordanti, ha mostrato un\u2019inversione legata al tempo: con soli dieci minuti, l\u2019accesso iniziale o continuo a un modello linguistico migliorava la qualit\u00e0 dell\u2019argomentazione; con trenta minuti, otteneva risultati migliori chi iniziava il lavoro senza assistenza e accedeva al modello soltanto pi\u00f9 tardi, oppure non vi accedeva. Nella condizione con pi\u00f9 tempo, l\u2019accesso fin dall\u2019inizio riduceva anche il ricordo dei documenti (Zhi, Kumar &amp; Lee, 2026). \u00c8 un singolo esperimento e non autorizza generalizzazioni sull\u2019uso quotidiano. Rende per\u00f2 visibile un criterio: l\u2019effetto dipende non solo da che cosa lo strumento sa fare, ma dal momento in cui entra nel processo e dal tempo lasciato alla costruzione autonoma del problema.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">Conclusione. Il diritto di mantenere il filo<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Definire l\u2019attenzione come infrastruttura della cittadinanza digitale cambia il luogo della responsabilit\u00e0. Il cittadino conserva un compito personale: deve imparare a riconoscere i propri automatismi, verificare e scegliere tempi compatibili con ci\u00f2 che vuole comprendere. Ma non \u00e8 lasciato solo davanti a un ambiente considerato naturale. Scuole, organizzazioni, piattaforme e istituzioni rispondono delle condizioni che progettano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La democrazia non richiede persone concentrate senza interruzione. Richiede persone presenti abbastanza da seguire una ragione, ricordare una conseguenza, incontrare una differenza e cambiare idea senza perdere identit\u00e0. Richiede inoltre istituzioni capaci di proteggere quella possibilit\u00e0 quando il mercato premia la reazione pi\u00f9 rapida. L\u2019attenzione \u00e8 un bene comune non perch\u00e9 lo Stato debba stabilire che cosa merita il nostro sguardo, ma perch\u00e9 nessun cittadino decide in un vuoto privato. L\u2019ordine delle cose viste modifica ci\u00f2 che una comunit\u00e0 riesce a pensare insieme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sfida non \u00e8 rallentare ogni comunicazione. \u00c8 differenziare i tempi. L\u2019allarme deve essere rapido, la verifica accurata, la deliberazione abbastanza lunga, la memoria abbastanza stabile. Una buona infrastruttura digitale rende possibili tutti questi ritmi senza ridurli alla metrica unica del coinvolgimento. In quel pluralismo temporale la libert\u00e0 smette di essere soltanto disponibilit\u00e0 di opzioni e torna a essere capacit\u00e0 di mantenere un\u2019intenzione fino alle sue conseguenze.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">Bibliografia<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Castelo, N.; Kushlev, K.; Ward, A. F.; Esterman, M.; Reiner, P. B. (2025). Blocking Mobile Internet on Smartphones Improves Sustained Attention, Mental Health, and Subjective Well-Being. PNAS Nexus, 4(2), pgaf017. DOI: 10.1093\/pnasnexus\/pgaf017.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Commissione europea (2025). Guidelines on measures to ensure a high level of privacy, safety and security for minors online, pursuant to Article 28(4) of Regulation (EU) 2022\/2065. Gazzetta ufficiale dell\u2019Unione europea, C\/2025\/5519.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Guess, A. M.; Malhotra, N.; Pan, J.; Barber\u00e1, P.; et al. (2023). How Do Social Media Feed Algorithms Affect Attitudes and Behavior in an Election Campaign? Science, 381(6656), 398-404. DOI: 10.1126\/science.abp9364.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Kozyreva, A.; Lewandowsky, S.; Hertwig, R. (2020). Citizens Versus the Internet: Confronting Digital Challenges With Cognitive Tools. Psychological Science in the Public Interest, 21(3), 103-156. DOI: 10.1177\/1529100620946707.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lorenz-Spreen, P.; M\u00f8nsted, B. M.; H\u00f6vel, P.; Lehmann, S. (2019). Accelerating Dynamics of Collective Attention. Nature Communications, 10, 1759. DOI: 10.1038\/s41467-019-09311-w.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lorenz-Spreen, P.; Oswald, L.; Lewandowsky, S.; Hertwig, R. (2023). A Systematic Review of Worldwide Causal and Correlational Evidence on Digital Media and Democracy. Nature Human Behaviour, 7, 74-101. DOI: 10.1038\/s41562-022-01460-1.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mark, G.; Gudith, D.; Klocke, U. (2008). The Cost of Interrupted Work: More Speed and Stress. Proceedings of the SIGCHI Conference on Human Factors in Computing Systems, 107-110. DOI: 10.1145\/1357054.1357072.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nyhan, B.; Settle, J.; Thorson, E.; Wojcieszak, M.; Barber\u00e1, P.; et al. (2023). Like-Minded Sources on Facebook Are Prevalent but Not Polarizing. Nature, 620, 137-144. DOI: 10.1038\/s41586-023-06297-w.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">OECD (2020). Innovative Citizen Participation and New Democratic Institutions: Catching the Deliberative Wave. OECD Publishing, Paris. DOI: 10.1787\/339306da-en.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parlamento europeo e Consiglio dell\u2019Unione europea (2022). Regolamento (UE) 2022\/2065 relativo a un mercato unico dei servizi digitali e che modifica la direttiva 2000\/31\/CE. Gazzetta ufficiale dell\u2019Unione europea, L 277, 1-102.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parry, D. A. (2024). Does the Mere Presence of a Smartphone Impact Cognitive Performance? A Meta-Analysis of the Brain Drain Effect. Media Psychology, 27(5), 737-762. DOI: 10.1080\/15213269.2023.2286647.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pennycook, G.; Epstein, Z.; Mosleh, M.; Arechar, A. A.; Eckles, D.; Rand, D. G. (2021). Shifting Attention to Accuracy Can Reduce Misinformation Online. Nature, 592, 590-595. DOI: 10.1038\/s41586-021-03344-2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rubinstein, J. S.; Meyer, D. E.; Evans, J. E. (2001). Executive Control of Cognitive Processes in Task Switching. Journal of Experimental Psychology: Human Perception and Performance, 27(4), 763-797. DOI: 10.1037\/0096-1523.27.4.763.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Stothart, C.; Mitchum, A.; Yehnert, C. (2015). The Attentional Cost of Receiving a Cell Phone Notification. Journal of Experimental Psychology: Human Perception and Performance, 41(4), 893-897. DOI: 10.1037\/xhp0000100.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Zhi, J.; Kumar, H.; Lee, M. (2026). Investigating the Effects of LLM Use on Critical Thinking Under Time Constraints: Access Timing and Time Availability. Proceedings of the 2026 CHI Conference on Human Factors in Computing Systems, 1-21. DOI: 10.1145\/3772318.3791796.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Breve bio dell\u2019autore<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(*)&nbsp;<strong>Sauro Tronconi<\/strong>&nbsp;\u00e8 autore, saggista, filosofo, psicologo umanista e rice rcatore indipendente. Da oltre quattro decenni studia memoria, identit\u00e0 e coscienza. Ha fondato l\u2019Istituto e l\u2019Accademia Espande, ha pubblicato saggi, narrativa e articoli, ha lavorato come autore per la RAI e ha co-firmato uno studio pilota pubblicato su Psychological Reports e indicizzato in PubMed.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">References<\/h2>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table><tbody><tr><th><a>\u21911<\/a><\/th><td>Sauro Tronconi, Zombificazione digitale. Come l\u2019ambiente digitale sta trasformando l\u2019attenzione, la libert\u00e0 e la coscienza, prima edizione, 2026.<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Sauro Tronconi&nbsp;(*) VIDEO DI PRESENTAZIONE Introduzione editoriale Quasi tutti i contributi di questo numero 18 di Culture Digitali guardano al sistema che risponde. Questo guarda all\u2019ambiente che precede la domanda. \u00c8 uno spostamento che vale la pena seguire, perch\u00e9 conduce a una tesi controintuitiva:&nbsp;il problema non nasce con l\u2019intelligenza artificiale.&nbsp;L\u2019architettura che governa la nostra attenzione \u2014 sistemi di raccomandazione, metriche di coinvolgimento, personalizzazione, design persuasivo \u2014 esisteva gi\u00e0. L\u2019intelligenza artificiale non la crea: la rende pi\u00f9 rapida, pi\u00f9 fine, pi\u00f9 capace di adattarsi mentre osserva. Sauro Tronconi parte da una constatazione che riguarda la democrazia prima che la tecnologia. Una democrazia pu\u00f2 garantire formalmente<a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/lattenzione-come-infrastruttura-della-cittadinanza-digitale\/\">Leggi altro &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":9,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"class_list":["entry","author-gpiscolla","post-9308","page","type-page","status-publish"],"acf":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9308","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9308"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9308\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9309,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9308\/revisions\/9309"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9308"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}