{"id":9539,"date":"2026-09-22T06:38:37","date_gmt":"2026-09-22T04:38:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/?page_id=9539"},"modified":"2026-09-22T06:38:42","modified_gmt":"2026-09-22T04:38:42","slug":"cio-che-non-possiamo-delegare-intelligenza-artificiale-comunicazione-culturale-e-responsabilita-verso-il-pubblico","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/cio-che-non-possiamo-delegare-intelligenza-artificiale-comunicazione-culturale-e-responsabilita-verso-il-pubblico\/","title":{"rendered":"Ci\u00f2 che non possiamo delegare. Intelligenza artificiale, comunicazione culturale e responsabilit\u00e0 verso il pubblico"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>di Eleonora Tricarico<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Introduzione editoriale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La promessa fatta al pubblico<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima di entrare in un museo, sedersi a teatro o arrivare a un festival, il pubblico incontra quel progetto attraverso una serie di mediazioni: un&#8217;immagine, una descrizione, una newsletter, una campagna social.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eleonora Tricarico, giornalista e professionista della comunicazione culturale, osserva che quei materiali <strong>non informano soltanto: anticipano l&#8217;esperienza.<\/strong> Costruiscono un&#8217;aspettativa \u2014 e quindi sono gi\u00e0 parte dell&#8217;opera che presentano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 da qui che il suo contributo pone la domanda che d\u00e0 il titolo: che cosa non si pu\u00f2 delegare. Non la produzione di un testo promozionale, che una macchina scrive in pochi secondi. <strong>La responsabilit\u00e0 della promessa che quel testo fa a chi lo legge.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo numero altri quattro autori \u2014 una formatrice tedesca, un giurista, un docente di filosofia, un&#8217;insegnante \u2014 arrivano alla stessa formula da mestieri diversi. <strong>Questo contributo aggiunge un interlocutore che gli altri non avevano: il pubblico della cultura<\/strong>, che non \u00e8 uno studente da formare ma una persona a cui si chiede di fidarsi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Carmine Marinucci<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Parole chiave:<\/strong> delega &#8211; pubblico &#8211; responsabilit\u00e0 &#8211; cultura \u2013-intelligenza artificiale<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Abstract<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lavoro affronta il tema della delega dei compiti all\u2019intelligenza artificiale, interrogandosi sulla sua legittimit\u00e0, sul valore etico e sul rispetto dovuto al pubblico. Partendo da una riflessione sulla diffusione e sulla percezione dell\u2019AI nella societ\u00e0 contemporanea, analizza le trasformazioni che hanno interessato il settore culturale negli ultimi anni e propone una panoramica sul rapporto tra intervento umano e automazione. L\u2019obiettivo \u00e8 individuare un equilibrio che consenta di affidare all\u2019intelligenza artificiale le attivit\u00e0 pi\u00f9 semplici e operative, preservando responsabilit\u00e0, trasparenza e riconoscibilit\u00e0 autoriale. Nel lavoro culturale, infatti, l\u2019innovazione acquista valore quando sostiene una relazione autentica con il pubblico e contribuisce a custodire un\u2019identit\u00e0 profondamente umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">**<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">This study addresses the delegation of tasks to artificial intelligence, examining its legitimacy, ethical value, and respect for audiences. Beginning with a reflection on the spread and perception of AI in contemporary society, it analyses the transformations that have affected the cultural sector in recent years and provides an overview of the relationship between human intervention and automation. Its aim is to identify a balance that allows simpler, operational tasks to be entrusted to artificial intelligence while preserving responsibility, transparency, and a recognisable authorial identity. Indeed, in cultural work, innovation gains value when it fosters an authentic relationship with audiences and helps safeguard a deeply human identity.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ci\u00f2 che non possiamo delegare. Intelligenza artificiale, comunicazione culturale e responsabilit\u00e0 verso il pubblico<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019umanit\u00e0 conosce la data della sua fine. Sono queste le parole che riecheggiano nel web nella prima met\u00e0 di settembre 2026, secondo quanto dichiarato da un professionista dell\u2019AI le cui testimonianze hanno creato allarmismi e paventato scenari inquietanti. Da un approccio puramente superficiale &#8211; non \u00e8 un segreto che, in Italia, l\u2019attenzione e la comprensione del lettore digitale medio siano molto basse &#8211; gran parte degli utenti ha fin da subito puntato il dito contro l\u2019intelligenza artificiale, ritenendola l\u2019unica responsabile di un declino annunciato. Il pi\u00f9 delle volte commentando con risposte articolate elaborate attraverso la stessa piattaforma ChatGPT.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un quadro che sembra lasciare poco spazio a ulteriori interpretazioni: l\u2019umanit\u00e0, mentre si lamenta, finir\u00e0 per autoeliminarsi continuando contemporaneamente ad alimentare il suo presunto nemico. Ma \u00e8 veramente questo il quadro reale?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al netto degli scenari possibili e forse improbabili, un elemento appare oggi lapalissiano pi\u00f9 che mai: una volta scoperta, usata e capita, dell\u2019intelligenza artificiale diventa difficile fare a meno. Chi la utilizza per l\u2019elaborazione dei testi, chi come supporto nella quotidianit\u00e0, chi per passatempo: l\u2019AI \u00e8 diventata un\u2019alleata, seppure non sempre affidabile, per un numero crescente di persone. Entra stabilmente in ambiti molto diversi e proprio per questo merita una riflessione il suo rapporto con un comparto a lungo percepito come pi\u00f9 resistente alle trasformazioni tecnologiche: quello culturale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tal senso, un passaggio decisivo si \u00e8 verificato nel 2020. La pandemia e la conseguente chiusura degli spazi fisici hanno accelerato un processo di digitalizzazione gi\u00e0 avviato, seppure con una certa lentezza, spingendo musei, istituzioni culturali, festival e operatori dello spettacolo a ripensare il rapporto con il pubblico. Il digitale ha progressivamente ampliato la propria funzione: da strumento di promozione e comunicazione \u00e8 diventato anche uno spazio attraverso cui rendere accessibili contenuti, collezioni, spettacoli, incontri e attivit\u00e0 educative.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I numeri restituiscono bene la portata di questo cambiamento. In Italia, nel 2020, musei, monumenti e aree archeologiche hanno perso il 72 per cento dei visitatori rispetto all\u2019anno precedente; nello stesso periodo il 73 per cento delle strutture museali ha promosso modalit\u00e0 di visita online. Durante le chiusure, quasi nove musei su dieci tra quelli coinvolti nell\u2019indagine di ICOM Italia hanno prodotto contenuti digitali specifici e pi\u00f9 di un terzo ha aperto nuovi canali social o riattivato quelli precedentemente inutilizzati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il fenomeno ha assunto rapidamente una dimensione europea. Nell\u2019aprile del 2020 oltre il 60 per cento dei musei coinvolti nella rilevazione di NEMO \u2013 Network of European Museum Organisations dichiarava di avere incrementato la propria presenza online; il 30 per cento aveva assegnato nuove mansioni al personale per sostenere le attivit\u00e0 digitali e il 13 per cento aveva destinato risorse economiche aggiuntive a questo ambito. Virtual tour, collezioni digitalizzate, video, dirette, incontri e attivit\u00e0 sui social hanno cos\u00ec sostituito, almeno temporaneamente, una parte dell\u2019esperienza fisica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Terminata la fase pi\u00f9 critica dell\u2019emergenza, molte di quelle pratiche sono rimaste. In una successiva indagine internazionale di ICOM, oltre la met\u00e0 dei professionisti coinvolti dichiarava di avere sperimentato nuovi formati di coinvolgimento online e il 75 per cento prevedeva di ripensare la propria strategia digitale anche per il futuro. Al netto dei musei, anche il comparto teatrale ha dovuto fare i conti con questa nuova dinamica: se nel decennio scorsi poche compagnie contemplavano i profili social, oggi \u00e8 ormai all\u2019ordine del giorno. Per non parlare del nuovo modo di fruire dei prodotti editoriali con l\u2019avvento di TikTok e dei trend che ne sono conseguiti, come ad esempio \u201cBookTok\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pandemia, dunque, ha accelerato un processo gi\u00e0 esistente e, soprattutto, ha reso evidente una possibilit\u00e0 che oggi l\u2019intelligenza artificiale rende ancora pi\u00f9 urgente interrogare. Se un contenuto culturale pu\u00f2 raggiungere il pubblico oltre i limiti dello spazio fisico, la questione diventa comprendere in quale modo la tecnologia possa ampliare quell\u2019accesso preservando la complessit\u00e0 dell\u2019esperienza culturale che intende mediare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come suddetto, il rapporto tra cultura e digitale appare ormai strutturale. Tornare indietro significherebbe oscurare e rendere sempre meno accessibile un comparto ritenuto per troppo tempo elitario, destinato principalmente a pochi e agli intenditori. Se \u00e8 vero, come riporta il dizionario Treccani, che la cultura rappresenta un \u201carricchimento dello spirito\u201d, allora teatro, libri, musei ed eventi culturali partecipano a questo arricchimento e hanno tutto l\u2019interesse a raggiungere pubblici differenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La questione, quindi, cambia. Il punto non \u00e8 pi\u00f9 stabilire se il digitale debba entrare nella cultura: \u00e8 gi\u00e0 accaduto. Occorre piuttosto comprendere quale compromesso sia possibile stabilire con un\u2019intelligenza artificiale che ogni giorno occupa uno spazio maggiore nella produzione e nella mediazione dei contenuti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il settore culturale \u00e8 per definizione strettamente associato alla creativit\u00e0. Il lavoro di un drammaturgo o quello di una scrittrice nasce dal proprio estro, dalla ricerca, dall\u2019esperienza e da uno sguardo intimo sul mondo. A queste figure si affiancano i professionisti chiamati a tradurre il prodotto culturale in un racconto destinato al pubblico. Anche il lavoro dei copywriter, sempre pi\u00f9 centrale nel digital, assume quindi un\u2019importanza particolare: sono le parole a introdurre uno spettacolo, una mostra, un libro o un festival nel mare magnum dei social network.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se fino a qualche anno fa questo lavoro era necessariamente il risultato di studio, analisi, scrittura e revisione, oggi capita sempre pi\u00f9 spesso di imbattersi in contenuti generati dall\u2019AI: semplici copy, descrizioni, newsletter, immagini e testi pi\u00f9 articolati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sulla base di quanto detto, viene spontaneo porsi ancora una domanda: come potr\u00e0 il settore culturale continuare a esprimere la propria specificit\u00e0 in un contesto segnato dalla moltiplicazione di testi prodotti attraverso strumenti che possono partire dagli stessi input?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La risposta richiede di spostare l\u2019attenzione dalla tecnologia alla relazione che la comunicazione costruisce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Comunicare un prodotto culturale significa infatti costruire un\u2019aspettativa. Prima ancora di entrare in un museo, assistere a uno spettacolo o partecipare a un festival, il pubblico incontra quel progetto attraverso una serie di mediazioni: un\u2019immagine, una descrizione, un video, una newsletter, anche una campagna social e tutte le parole utilizzate per presentarlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi anche la comunicazione di un evento \u00e8 alla base di qualsiasi attivit\u00e0 culturale. Immaginando un appuntamento teatrale, brochure, testi, card social e informazioni sul sito permettono allo spettatore di conoscere lo spettacolo prima ancora di varcare l\u2019ingresso del teatro, ma questi elementi svolgono una funzione che supera quella puramente informativa: anticipano l\u2019esperienza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo processo lo si pu\u00f2 concepire come la costruzione di una promessa culturale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scelta di una parola al posto di un\u2019altra, di un\u2019immagine, di un tono di voce o di un particolare elemento dell\u2019opera determina progressivamente un orizzonte di aspettative. Lo spettatore decide se acquistare un biglietto, il visitatore se raggiungere una mostra, il lettore se partecipare alla presentazione di un libro anche sulla base di ci\u00f2 che gli \u00e8 stato raccontato &#8211; e qui non \u00e8 messo assolutamente in dubbio il valore sempre urgente e valido del passaparola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La relazione con l\u2019utente-cliente-spettatore \u00e8 un vero e proprio rapporto fiduciario tra ci\u00f2 che viene promesso e ci\u00f2 che effettivamente accadr\u00e0. \u00c8 proprio questa promessa a rendere particolarmente delicato l\u2019impiego dell\u2019intelligenza artificiale nella comunicazione culturale. Un sistema generativo pu\u00f2 produrre una descrizione formalmente corretta, individuare formule persuasive o riorganizzare rapidamente una grande quantit\u00e0 di informazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La correttezza formale, tuttavia, non coincide necessariamente con la fedelt\u00e0 al progetto culturale. Un testo pu\u00f2 essere efficace dal punto di vista comunicativo e allo stesso tempo enfatizzare un elemento marginale, semplificare una complessit\u00e0 intenzionale o suggerire al pubblico un\u2019esperienza differente da quella che l\u2019organizzazione \u00e8 realmente in grado di offrire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La responsabilit\u00e0 del comunicatore si colloca proprio in questo spazio: tra ci\u00f2 che il progetto culturale \u00e8 e ci\u00f2 che viene promesso al pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per cercare le giuste risposte, a questo punto, occorre dunque continuare a porsi altre domande: \u00e8 sbagliato utilizzare l\u2019intelligenza artificiale per comunicare la cultura?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pi\u00f9 che un responso assoluto, quest\u2019ulteriore domanda apre una questione etica, una dimensione a volte trascurata nell\u2019utilizzo dell\u2019intelligenza artificiale: basti pensare a quante volte immagini e contenuti vengano alterati per provocare un danno o semplicemente per divertimento, con conseguenze che possono estendersi alla tutela della privacy, dei dati e delle immagini affidate alle piattaforme. L\u2019accento riguarda tanto la qualit\u00e0 di ci\u00f2 che viene espresso quanto il modo in cui il messaggio viene formulato e il processo attraverso cui viene costruito. Occorre allora distinguere tra ci\u00f2 che pu\u00f2 essere delegato e ci\u00f2 che richiede necessariamente conoscenza, interpretazione e giudizio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, quest\u2019analisi non intende diffidare dell\u2019uso dell\u2019intelligenza artificiale, anzi, ne riconosce valore e meriti qualora utilizzata correttamente; n\u00e9 tantomeno vuole affermare che la responsabilit\u00e0 debba rimanere umana per escludere l\u2019intelligenza artificiale dai processi di comunicazione culturale. Alcune operazioni preliminari o strumentali possono essere affidate all\u2019AI: organizzare materiali, sintetizzare documenti gi\u00e0 verificati, confrontare versioni di uno stesso testo, individuare ripetizioni, proporre strutture, adattare un contenuto a formati differenti. Banalmente, ma forse non troppo, anche la revisione dei refusi prima della pubblicazione di un testo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pertanto, lo strumento interviene all\u2019interno di un processo il cui significato \u00e8 stato definito da chi conosce il progetto: pi\u00f9 delicata diventa la delega quando riguarda la selezione di ci\u00f2 che merita di essere raccontato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per citare esempi concreti e per avvalorare la tesi secondo cui l\u2019intelligenza artificiale possa rappresentare un sussidio, non \u00e8 necessario andare oltreoceano per rintracciare casi interessanti sul rapporto cultura-intelligenza artificiale. Infatti, se nel frattempo molti sono preoccupati sulle conseguenze di questo binomio apparentemente disastroso, alcune istituzioni hanno intrapreso un percorso che appare essere molto produttivo.<strong>&nbsp;<\/strong> Se qui il tema della delega resta centrale, accanto a quello della responsabilit\u00e0 emerge la necessit\u00e0 di distinguere ci\u00f2 che pu\u00f2 essere affidato all\u2019intelligenza artificiale da ci\u00f2 che deve rimanere sotto il controllo umano. \u00c8 il caso del MUSE \u2013 Museo delle Scienze di Trento, che nel marzo 2026 ha introdotto \u201cUranIA\u201d, un assistente conversazionale basato sull\u2019intelligenza artificiale. UranIA, il cui nome non lascia spazio ad ulteriori interpretazioni, si interfaccia con WhatsApp durante la visita degli utenti i quali possono porre domande e chiedere approfondimenti in alcune delle aree tematiche del percorso espositivo attraverso una knowledge base i cui contenuti, per rimarcare anche quanto suddetto, sono certificati e validati dal personale scientifico del museo. Le persone dietro la macchina. Tuttavia, questa \u00e8 la dimostrazione lampante che la delega riguarda quindi una funzione, non la responsabilit\u00e0 culturale che quella funzione comporta.<o:p><\/o:p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E ancora, sul sito della Galleria Nazionale dell\u2019Umbria \u00e8 possibile verificare il progetto \u201cAI Feel GNU\u201d: anche qui, l\u2019interazione abita il museo con \u201cPietro\u201d, l\u2019assistente virtuale ispirato al Perugino che fa sentire a casa il visitatore. Come stai, quanto tempo hai a disposizione e altre domande accolgono un utente e lo fanno sentire parte dell\u2019esperienza. Come si legge sul sito della Galleria: \u201c<em>AI feel GNU \u00e8 una web app pensata per accompagnarti alla scoperta delle opere della Galleria Nazionale dell\u2019Umbria attraverso le tue emozioni e il tuo stato d\u2019animo. L\u2019esperienza proposta si adatta ai tuoi sentimenti e alle tue esigenze, guidandoti in un percorso personalizzato che ti permette di conoscere le opere in modo nuovo, restituendoti emozioni e sensazioni in linea con ci\u00f2 che desideri vivere. AI feel GNU \u00e8 la prima app basata sull\u2019intelligenza artificiale che ti chiede come stai e ha premura del tuo stato emotivo. Una volta collegato al link di AI feel GNU, verrai accolto da Pietro, l\u2019assistente virtuale ispirato a Pietro Vannucci detto il Perugino, in una veste digitale e contemporanea. Pietro ti dar\u00e0 il benvenuto alla Galleria Nazionale dell\u2019Umbria e ti proporr\u00e0 un percorso personalizzato all\u2019interno del museo. La sua prima domanda sar\u00e0: \u00abCome stai?\u00bb Subito dopo ti chieder\u00e0 la tua et\u00e0, quanto tempo hai a disposizione e come vorresti sentirti al termine della visita. Sar\u00e0 inoltre importante sapere se ti trovi fisicamente in museo oppure se sei collegato online. In base alle tue risposte, Pietro costruir\u00e0 per te il percorso pi\u00f9 adatto da seguire. L\u2019assistente virtuale ed emozionale Pietro ti guider\u00e0 in un percorso costruito su una selezione di opere. Potrai seguirlo direttamente nelle sale della Galleria Nazionale dell\u2019Umbria, osservando dal vivo le opere e interagendo con Pietro, oppure scegliere di vivere un\u2019esperienza interamente virtuale. Cliccando su ciascuna opera avrai la possibilit\u00e0 di approfondirne gli aspetti pittorici, storici, stilistici e quelli legati all\u2019autore (se noto). Interagendo con Pietro potrai invece porre le domande che desideri, tenendo conto della dimensione emozionale e del tuo stato d\u2019animo. Una volta completata la visione delle opere e contrassegnato ogni tappa sulla mappa della GNU, il percorso si considerer\u00e0 concluso. Al termine, riceverai il tuo itinerario personalizzato, scaricabile in formato PDF sul tuo device, cos\u00ec da conservarne memoria e rivivere l\u2019esperienza in qualsiasi momento<\/em>\u201d. In definitiva, l\u2019assistente virtuale ed emozionale Pietro guida gli ospiti in un percorso costruito su una selezione di opere e cliccando su ciascuna opera si ha la possibilit\u00e0 di approfondirne gli aspetti pittorici, storici, stilistici e quelli legati all\u2019autore (se noto). Interagendo con Pietro \u00e8 possibile anche porre delle domande specifiche, tenendo conto della dimensione emozionale e del proprio stato d\u2019animo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dunque, come Pietro, ancora domande, sempre troppo poche: quale elemento di uno spettacolo deve diventare centrale nella comunicazione? Quanto pu\u00f2 essere semplificato un progetto curatoriale per renderlo accessibile? Quale promessa \u00e8 possibile fare al pubblico? Sono decisioni che richiedono informazioni e conoscenza del contesto, ma soprattutto l\u2019assunzione di una responsabilit\u00e0. L\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 proporre una risposta; la responsabilit\u00e0 della scelta rimane a chi quella risposta decide di utilizzarla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La distinzione fondamentale pu\u00f2 allora essere formulata in termini semplici: \u00e8 possibile delegare una parte dell\u2019esecuzione, mentre la responsabilit\u00e0 del significato resta umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa distinzione diventa ancora pi\u00f9 importante osservando gli ambiti compresi nell\u2019ampio settore culturale: spettacoli dal vivo, festival, centri d\u2019arte e musei. Pur trattandosi di luoghi e realt\u00e0 differenti, il filo conduttore \u00e8 rappresentato dalla crescente esigenza di raccontare e raccontarsi, seppur ogni ambito presenti sfumature specifiche, come una mostra d\u2019arte contemporanea lascia spazio a molteplici letture o un festival o un evento generano relazioni che proseguono nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Accanto alla questione etica emerge quindi una questione educativa: stabilire quali informazioni, all\u2019interno di un insieme molto ampio, meritino di essere trasmesse, contestualizzate e conservate. Comunicare significa anche selezionare. Infatti, un prodotto culturale conserva pienamente il proprio valore anche quando il suo significato non coincide con una dichiarazione esplicita. Pensiamo, per esempio, alla comunicazione affidata a una fotografia di scena, che pu\u00f2 suggerire una determinata lettura senza esaurirla. Le informazioni essenziali invece, quali durata, date e luoghi, vengono naturalmente fornite; affidando per\u00f2 l\u2019intera elaborazione all\u2019intelligenza artificiale si rischia di rinunciare a una lettura critica del prodotto culturale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui entra in gioco il supporto che molte persone chiedono all\u2019intelligenza artificiale per elaborare bozze, scrivere descrizioni e post per i social media o preparare una newsletter. La chiave consiste nel comprendere che l\u2019utilit\u00e0 dello strumento \u00e8 strettamente legata alla qualit\u00e0 del controllo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un testo prodotto in pochi minuti e destinato a un semplice copia e incolla offre un risparmio di tempo soltanto apparente: senza un\u2019elaborazione accurata pu\u00f2 vanificare l\u2019intero lavoro. L\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 essere utile per ridurre il tempo dedicato alla preparazione di sintesi, schede e altri materiali, purch\u00e9 ogni contenuto venga verificato. Si \u00e8 visto negli anni che numerosi errori e inesattezze sono stati infatti presentati come informazioni corrette proprio a causa di un controllo insufficiente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infatti, il NIST, National Institute of Standards and Technology, agenzia statunitense che elabora standard e linee guida anche in ambito tecnologico, ha pubblicato nel 2024 un profilo dedicato ai rischi dell\u2019intelligenza artificiale generativa. Il documento individua dodici categorie di rischio; tra quelle pi\u00f9 rilevanti per la comunicazione culturale figurano la confabulazione, la privacy dei dati e la produzione di bias o contenuti omologati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La confabulazione, che consiste nella generazione di contenuti falsi o fuorvianti formulati in maniera convincente, nella comunicazione culturale pu\u00f2 tradursi nell\u2019invenzione di dati biografici, bibliografie inesistenti, sovrapposizioni tra autori e temi oppure informazioni errate sulle caratteristiche di un evento. Per questo, un errore da sterile approccio, \u00e8 che spesso la fluidit\u00e0 di un testo venga scambiata per correttezza. Questo accade soprattutto quando le informazioni non provengono da fonti e profili verificati, sebbene i sistemi stiano progressivamente migliorando anche sotto questo aspetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto questo pu\u00f2 produrre anche una pressione quantitativa e favorire l\u2019omologazione delle proposte. Immaginiamo di inserire in una piattaforma di intelligenza artificiale un prompt molto semplice, cio\u00e8 un\u2019istruzione testuale attraverso cui si chiede al sistema di generare una risposta, per trovare il nome di un club del libro. Potrebbero emergere diverse proposte, alcune anche molto valide, ma nulla esclude che altre persone abbiano formulato nello stesso momento una richiesta analoga e scelto proprio uno di quei nomi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il punto diventa allora il rapporto tra creazione e supporto tecnologico. Ricerca, immaginazione, conoscenza del contesto e lavoro creativo possono costituire il punto di partenza; l\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 intervenire successivamente per sviluppare, confrontare, organizzare e verificare le idee.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il tema della responsabilit\u00e0 professionale richiede anche una conoscenza approfondita del progetto culturale che si intende comunicare. Si immagini di ricevere da una compagnia teatrale la bozza di un testo da elaborare con l\u2019intelligenza artificiale: il risultato potrebbe essere formalmente perfetto, ma costruito su materiali incompleti qualora mancasse una piena conoscenza dell\u2019intero progetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Solo chi conosce quel progetto pu\u00f2 riconoscere un\u2019assenza, individuare un\u2019informazione essenziale o comprendere che una formulazione, pur formalmente corretta, ne tradisce il senso. Per questo \u00e8 fondamentale il contributo di una persona direttamente coinvolta, in grado di riconoscere e colmare eventuali vuoti informativi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dunque, prima viene sempre la persona, ma stabilire dove inizi e dove finisca questa responsabilit\u00e0 diventa pi\u00f9 complesso quando la produzione culturale coinvolge una pluralit\u00e0 di figure e l\u2019intelligenza artificiale interviene soltanto in uno dei passaggi della filiera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un caso particolarmente significativo arriva dall\u2019editoria. Come riportato da Rivistastudio, nel novembre 2025 <em>Obligate Carnivore<\/em>, raccolta di racconti della scrittrice Stephanie Johnson, e <em>Angel Train<\/em> di Elizabeth Smither furono inizialmente escluse dagli Ockham New Zealand Book Awards 2026, i principali premi letterari neozelandesi, perch\u00e9 le loro copertine erano state realizzate utilizzando immagini generate attraverso l\u2019intelligenza artificiale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019episodio presenta un elemento particolarmente interessante: una delle autrici dichiar\u00f2 pubblicamente di non sapere che per la propria copertina fosse stata utilizzata l\u2019AI e spieg\u00f2 che, se ne fosse stata informata, avrebbe chiesto di non utilizzarla. La scelta apparteneva dunque a un altro segmento della filiera editoriale. Poche settimane accadde altro: il New Zealand Book Awards Trust decise eccezionalmente di consentire ai due libri di essere valutati dalla giuria, tenendo conto anche delle contestazioni relative ai tempi con cui le nuove regole erano state introdotte. Il Trust mantenne tuttavia la propria posizione sulle criticit\u00e0 poste dall\u2019intelligenza artificiale nell\u2019editoria e le restrizioni relative ai testi generati artificialmente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se un autore usa il proprio estro per un prodotto editoriale, l\u2019editore lo pubblica e un altro soggetto realizza con l\u2019AI un elemento visivo, a chi appartiene la responsabilit\u00e0 di quella scelta?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E, soprattutto, una copertina pu\u00f2 davvero essere considerata completamente separata dall\u2019opera nel momento in cui costituisce il primo dispositivo attraverso il quale il libro viene presentato al pubblico? Ancora tante domande, ma che pi\u00f9 che trovare risposte, si prova a generare un ragionamento ampio. Si \u00e8 infatti inteso restituire questo caso poich\u00e9 la questione riguarda direttamente anche la comunicazione culturale. Un prodotto e la sua rappresentazione pubblica appartengono certamente a momenti differenti della filiera, ma agli occhi di chi le incontra questa separazione \u00e8 molto meno evidente. &nbsp;Il caso mostra quindi un ulteriore livello della responsabilit\u00e0 professionale: conoscere non soltanto ci\u00f2 che viene comunicato, ma anche la provenienza dei materiali utilizzati per comunicarlo. La responsabilit\u00e0 diventa quindi una responsabilit\u00e0 di filiera e la trasparenza parte della relazione fiduciaria. In questo contesto \u00e8 il pubblico a riportarci al secondo soggetto fondamentale di questa relazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella comunicazione culturale lo spettatore, il visitatore o il lettore partecipano alla relazione culturale; in questo scambio \u00e8 inevitabile che la comunicazione produca aspettative e sviluppi una certa appartenenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Convenzione di Faro richiama il diritto alla partecipazione alla vita culturale e, nell\u2019articolo 12, incoraggia il coinvolgimento delle persone nei processi di identificazione, studio, interpretazione, protezione, conservazione e presentazione del patrimonio culturale. Anche la definizione di museo adottata dall\u2019ICOM nel 2022 stabilisce che i musei operino e comunichino in modo etico e professionale, favorendo la partecipazione delle comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Letti in questa prospettiva, questi orientamenti permettono di considerare il pubblico come parte della relazione culturale e attribuiscono all\u2019accuratezza della comunicazione un valore che supera la semplice efficacia promozionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La responsabilit\u00e0 verso il pubblico nasce proprio da questa corrispondenza: significa fare in modo che l\u2019efficienza dello strumento rimanga al servizio della precisione del racconto e che la ricerca della performance comunicativa sia coerente con l\u2019esperienza che il progetto culturale intende realmente offrire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La questione della fiducia assume un peso ancora maggiore considerando la funzione che le istituzioni culturali esercitano nella costruzione e nella trasmissione delle conoscenze. &nbsp;\u00c8 chiaro che la comodit\u00e0 faccia gola a molti poich\u00e9 la generazione di un testo pu\u00f2 richiedere pochi secondi, ma stabilirne pertinenza e correttezza, coerenza con il suo linguaggio e il pubblico richiede invece competenze che precedono l\u2019utilizzo dello strumento. Pi\u00f9 diventa semplice generare, pi\u00f9 diventa importante saper selezionare. Occorre dunque avere, come in tanti altri aspetti della vita umana, un pensiero critico, dove la verifica va ben oltre il fact-checking.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un ultimo quesito primo delle conclusioni: cosa possiamo delegare in ambito culturale? \u00c8 possibile in una parte della produzione materiale di un contenuto cos\u00ec come automatizzare operazioni ripetitive o sintetizzare materiali e velocizzare alcuni passaggi. Un assunto resta comunque tale, ovvero che alla persona restano affidate la scelta delle fonti, la valutazione e l\u2019interpretazione del contesto. In definitiva: l\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 rispetto a ci\u00f2 che viene infine reso pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La trasparenza, quindi, pu\u00f2 essere letta come parte della stessa responsabilit\u00e0 verso il pubblico: fornire gli elementi necessari affinch\u00e9 la relazione culturale mantenga il proprio carattere fiduciario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 un caso che la Raccomandazione dell\u2019UNESCO sull\u2019etica dell\u2019intelligenza artificiale ponga come centrali i diritti umani, la dignit\u00e0, la trasparenza e la responsabilit\u00e0 umana. Riportati nell\u2019ambito analizzato, quello della comunicazione culturale, questi principi permettono di osservare il modo in cui si costruisce il racconto di un progetto e, dunque, le aspettative generate nel pubblico. Allora cosa fare, per procedere quanto pi\u00f9 \u201cumanamente\u201d possibile: limitare i compiti affidati allo strumento, cos\u00ec come conservare e tutelare le fonti. Non occorre avere un patentino giornalistico per rispettare una deontologia e avere cura di verificare le informazioni, mantenendo le decisioni pi\u00f9 rilevanti. Cos\u00ec, con questo timido ma solenne approccio si possono accogliere le possibilit\u00e0 offerte dall\u2019intelligenza artificiale conservando coerenza con la promessa comunicativa e con le intenzioni del progetto culturale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La questione, a questo punto, supera la domanda iniziale sul delegare, sull\u2019utilizzo o meno dello strumento nella comunicazione culturale. \u00c8 stata parte della premessa: la tecnologia \u00e8 gi\u00e0 entrata nei processi di produzione e organizzazione dei contenuti, si tratta ora di comprendere al meglio come e dove impiegarla, soprattutto con quali limiti, con quale grado di controllo e assumendosi quale responsabilit\u00e0 nei confronti del pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In sintesi, \u00e8 possibile delegare una sintesi, cos\u00ec come una prima bozza; e si pu\u00f2 anche chiedere a una macchina di elaborare possibilit\u00e0 e accelerare operazioni. Quello che non si pu\u00f2 delegare \u00e8 la responsabilit\u00e0 della promessa che facciamo al pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Commissione europea,&nbsp;<em>EU Guidelines for the Safe Resumption of Activities in the Cultural and Creative Sectors<\/em>, 2021.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Consiglio d\u2019Europa,&nbsp;<em>Convenzione quadro del Consiglio d\u2019Europa sul valore del patrimonio culturale per la societ\u00e0 (Convenzione di Faro)<\/em>, Faro, 27 ottobre 2005.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ICOM &#8211; International Council of Museums,&nbsp;<em>Museums, Museum Professionals and COVID-19: Third Survey<\/em>, 2021.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ICOM Italia,&nbsp;<em>Comunicazione digitale dei Musei ai tempi del COVID-19<\/em>, 2020.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ISTAT,&nbsp;<em>Musei e istituzioni similari in Italia \u2013 Anno 2020<\/em>, Roma, 2022.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">NEMO &#8211; Network of European Museum Organisations,&nbsp;<em>Survey on the Impact of the COVID-19 Situation on Museums in Europe. Final Findings and Recommendations<\/em>, 2020.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">NIST &#8211; National Institute of Standards and Technology, Tabassi, E.,&nbsp;<em>Artificial Intelligence Risk Management Framework (AI RMF 1.0)<\/em>, NIST AI 100-1, Gaithersburg, 2023.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tricarico, E.,&nbsp;<em>Marketing per eventi culturali. Tecniche e suggerimenti per passare dall\u2019off all\u2019online<\/em>, Dario Flaccovio Editore, 2021.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Sitografia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Galleria Nazionale dell\u2019Umbria,<\/em> gallerianazionaledellumbria.it\/ai-feel-gnu\/<o:p><\/o:p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Muse,<\/em> muse.it<o:p><\/o:p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Rivista Studio<\/em>, rivistastudio.com<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Treccani,&nbsp;<em>Enciclopedia Italiana<\/em>, treccani.it<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Bio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eleonora Tricarico, giornalista pubblicista e professionista della comunicazione culturale. Si occupa di strategie editoriali, digital strategy e progettazione di percorsi di comunicazione per istituzioni, musei, teatri, festival e organizzazioni culturali. Scrive per La Gazzetta del Mezzogiorno, Zazibou ed Exibart, occupandosi di cultura, editoria, arti visive e seriali televisiva. Per diversi anni ha collaborato con Ninja, testata italiana dedicata al marketing, all\u2019innovazione e alla cultura digitale. Contribuisce inoltre al progetto L\u2019Enciclopedia delle donne, dedicato alla costruzione e alla valorizzazione della memoria femminile. La sua formazione si \u00e8 sviluppata tra esperienze italiane e internazionali. Dopo gli studi all\u2019Universit\u00e0 del Salento, ha svolto un\u2019esperienza presso l\u2019Universit\u00e0 delle Finanze di Mosca e ha svolto un placement nel settore del marketing e della comunicazione a Wimbledon, Londra. Ha inoltre preso parte a programmi e scambi europei ad Aalborg, in Danimarca, e Sarajevo, in Bosnia ed Erzegovina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ha conseguito executive master in digital marketing e un Master in Cultural and Heritage Management con lode, oltre a due corsi in comunicazione e curatela presso lo IED \u2013 Istituto Europeo di Design. Ha proseguito il proprio percorso di aggiornamento attraverso workshop e attivit\u00e0 formative presso diverse realt\u00e0 tra cui la Scuola Holden e l\u2019Accademia Galli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019attivit\u00e0 di consulenza affianca quella didattica: insegna marketing, comunicazione e social media management in percorsi di formazione e alta formazione e conduce un laboratorio di digital storytelling all\u2019Universit\u00e0 del Salento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2021 ha pubblicato Marketing per eventi culturali per Flaccovio Editore, il suo secondo libro. Suoi contributi dedicati alla comunicazione, al digital marketing e alla gender-based violence online sono stati pubblicati in manuali e saggi, mentre alcuni racconti sono apparsi in diverse antologie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da oltre due anni cura Disappunti, newsletter settimanale dedicata a cultura, libri, lavoro, comunicazione e storie che meritano attenzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vive e lavora nel Salento, territorio che considera un osservatorio privilegiato sui cambiamenti della cultura, dei linguaggi e delle pratiche contemporanee.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Eleonora Tricarico Introduzione editoriale La promessa fatta al pubblico Prima di entrare in un museo, sedersi a teatro o arrivare a un festival, il pubblico incontra quel progetto attraverso una serie di mediazioni: un&#8217;immagine, una descrizione, una newsletter, una campagna social. Eleonora Tricarico, giornalista e professionista della comunicazione culturale, osserva che quei materiali non informano soltanto: anticipano l&#8217;esperienza. Costruiscono un&#8217;aspettativa \u2014 e quindi sono gi\u00e0 parte dell&#8217;opera che presentano. \u00c8 da qui che il suo contributo pone la domanda che d\u00e0 il titolo: che cosa non si pu\u00f2 delegare. Non la produzione di un testo promozionale, che una macchina scrive in pochi secondi. La<a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/cio-che-non-possiamo-delegare-intelligenza-artificiale-comunicazione-culturale-e-responsabilita-verso-il-pubblico\/\">Leggi altro &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"class_list":["entry","author-c-marinucci","post-9539","page","type-page","status-publish"],"acf":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9539","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9539"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9539\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9540,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9539\/revisions\/9540"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9539"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}