{"id":9625,"date":"2026-10-31T09:45:33","date_gmt":"2026-10-31T08:45:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/?page_id=9625"},"modified":"2026-11-01T07:24:10","modified_gmt":"2026-11-01T06:24:10","slug":"il-rovescio-della-rappresentazione-dai-limiti-della-codificazione-ai-diritti-ecologici-digitali","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/il-rovescio-della-rappresentazione-dai-limiti-della-codificazione-ai-diritti-ecologici-digitali\/","title":{"rendered":"Il rovescio della rappresentazione. Dai limiti della codificazione ai diritti ecologici digitali."},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avv. Antonella Ruggiero (*)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Abstract.<\/strong> L\u2019intelligenza artificiale non \u00e8 soltanto un avanzamento tecnologico, ma una questione antropologica: modifica il modo in cui la persona viene osservata, descritta e riconosciuta. Il contributo muove dal limite strutturale della rappresentazione algoritmica, che tende a identificare la persona con il proprio profilo digitale, e assume la cura come paradigma relazionale e giuridico, nel quale la dignit\u00e0 non \u00e8 un dato da codificare, ma una relazione da riconoscere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attraverso il principio di responsabilit\u00e0 e il paradigma della complessit\u00e0, il saggio propone la prospettiva dei diritti ecologici digitali: un ecosistema digitale affidabile, la non riduzione della persona a rappresentazione algoritmica, la qualit\u00e0 delle relazioni digitali, la tutela della memoria e della continuit\u00e0 culturale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rovescio della rappresentazione \u00e8 ci\u00f2 che della persona eccede i dati e non si lascia esaurire dalla codificazione: il compito del diritto \u00e8 riconoscerlo, tutelarlo e custodirlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Parole chiave:<\/strong> intelligenza artificiale; dignit\u00e0; etica della cura; diritti ecologici digitali; complessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Abstract (EN).<\/strong> Artificial intelligence is not only a technological advance but an anthropological question: it changes the way the person is observed, described and recognised. The paper starts from the structural limit of algorithmic representation, which tends to identify the person with their digital profile, and takes care as a relational and legal paradigm, in which dignity is not data to be encoded but a relationship to be recognised. Drawing on the principle of responsibility and the paradigm of complexity, it proposes the perspective of digital ecological rights: a trustworthy digital ecosystem, the non-reduction of the person to algorithmic representation, the quality of digital relationships, and the protection of memory and cultural continuity. The reverse side of representation is what remains of the person beyond data: the task of law is to safeguard it.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Keywords:<\/strong> artificial intelligence; dignity; ethics of care; digital ecological rights; complexity.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sommario<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1. Un cambiamento d\u2019epoca: la questione antropologica dell\u2019intelligenza artificiale<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">2. La cura come paradigma relazionale: dalla dignit\u00e0 come dato alla dignit\u00e0 come relazione<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">3. La responsabilit\u00e0 verso il futuro e il fondamento giuridico dei diritti ecologici digitali<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">4. La complessit\u00e0 come criterio di governance<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">5. Oltre il riduzionismo algoritmico: la persona tra rappresentazione, verit\u00e0 e riconoscimento<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">6. I diritti ecologici digitali: verso una nuova cultura giuridica della responsabilit\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">7. Custodire l\u2019umano nell\u2019et\u00e0 dell\u2019intelligenza artificiale: un programma aperto di ricerca<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>1. Un cambiamento d\u2019epoca: la questione antropologica dell\u2019intelligenza artificiale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019intelligenza artificiale rappresenta una delle trasformazioni pi\u00f9 profonde che abbiano interessato la civilt\u00e0 contemporanea. Ridurla a un semplice avanzamento tecnologico significherebbe, tuttavia, coglierne soltanto la dimensione pi\u00f9 evidente, trascurando la portata culturale, antropologica e giuridica del fenomeno. Non siamo infatti dinanzi a una nuova stagione dell\u2019innovazione, ma a una trasformazione che modifica il modo stesso in cui la persona comprende s\u00e9 stessa, interpreta il mondo e costruisce le proprie relazioni con gli altri, con le istituzioni e con l\u2019ambiente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le tecnologie intelligenti non intervengono esclusivamente sui processi produttivi o sulle modalit\u00e0 di elaborazione delle informazioni. Esse incidono sulla formazione della conoscenza, sulla costruzione della memoria collettiva, sull\u2019organizzazione delle decisioni pubbliche e private, sulla distribuzione delle opportunit\u00e0 e persino sulle categorie attraverso cui vengono riconosciuti i diritti. In tale prospettiva, l\u2019intelligenza artificiale non costituisce soltanto un insieme di strumenti, ma un ambiente culturale capace di ridefinire il rapporto tra l\u2019uomo e la realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 proprio questa trasformazione a imporre una riflessione che precede ogni disciplina settoriale. Prima ancora di interrogarsi sulle tecniche di regolazione, sulla responsabilit\u00e0 civile, sulla protezione dei dati personali o sulla trasparenza algoritmica, occorre chiedersi quale immagine della persona orienti lo sviluppo delle nuove tecnologie. Ogni sistema giuridico, infatti, trae la propria coerenza dalla concezione dell\u2019essere umano che assume come fondamento. Anche la governance dell\u2019intelligenza artificiale non pu\u00f2 sottrarsi a tale esigenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il dibattito contemporaneo ha privilegiato, con piena ragione, la costruzione di strumenti normativi destinati a limitare i rischi derivanti dall\u2019impiego dei sistemi intelligenti. Il Regolamento europeo sull\u2019intelligenza artificiale<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, la disciplina in materia di protezione dei dati personali<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, i principi di trasparenza, sicurezza, non discriminazione e supervisione umana rappresentano risultati di straordinaria importanza. Essi costituiscono il tentativo delle istituzioni democratiche di accompagnare l\u2019innovazione senza rinunciare alla tutela dei diritti fondamentali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, nessuna regolazione<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\">[3]<\/a> pu\u00f2 dirsi completa se non affronta la domanda che la precede: quale idea di persona giustifica tali garanzie? La risposta non pu\u00f2 essere ricercata esclusivamente nell\u2019efficienza dei sistemi tecnologici n\u00e9 nella loro capacit\u00e0 di migliorare le prestazioni delle organizzazioni. L\u2019innovazione, infatti, non possiede una finalit\u00e0 autonoma; essa acquista significato soltanto nella misura in cui contribuisce allo sviluppo della persona e della comunit\u00e0<a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa prospettiva emerge una criticit\u00e0 che attraversa l\u2019intero ecosistema digitale. L\u2019intelligenza artificiale opera necessariamente attraverso processi di rappresentazione. Ogni algoritmo elabora dati, individua correlazioni, costruisce modelli predittivi e restituisce descrizioni formalizzate della realt\u00e0. Anche la persona viene inevitabilmente conosciuta attraverso le informazioni che produce: comportamenti osservabili, preferenze, linguaggi, immagini, cronologie, interazioni e dati biometrici. Si tratta di un procedimento indispensabile al funzionamento delle tecnologie contemporanee, ma che rischia di generare un equivoco culturale quando la rappresentazione viene progressivamente confusa con la persona stessa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il pericolo non consiste nella capacit\u00e0 degli algoritmi di descrivere aspetti sempre pi\u00f9 numerosi dell\u2019esperienza umana, bens\u00ec nella tendenza a considerare tali descrizioni esaustive della soggettivit\u00e0. La ricchezza dell\u2019esistenza<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\">[5]<\/a> viene cos\u00ec progressivamente ricondotta a categorie misurabili, profili statistici e modelli probabilistici. Ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere tradotto in dato rischia di perdere rilevanza sociale, giuridica e politica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa dinamica rivela una crisi pi\u00f9 profonda, che investe il modo stesso di guardare e conoscere. La rappresentazione algoritmica, pur straordinariamente efficace, tende infatti a privilegiare ci\u00f2 che \u00e8 calcolabile rispetto a ci\u00f2 che \u00e8 comprensibile, ci\u00f2 che \u00e8 prevedibile rispetto a ci\u00f2 che \u00e8 libero, ci\u00f2 che \u00e8 classificabile rispetto a ci\u00f2 che rimane irriducibilmente singolare. L\u2019informazione viene facilmente assimilata alla conoscenza e la correlazione al significato, mentre l\u2019esperienza concreta della persona continua a manifestare dimensioni di eccedenza<a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\">[6]<\/a> che nessuna elaborazione computazionale \u00e8 in grado di esaurire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 proprio in questo spazio che il diritto \u00e8 chiamato a esercitare una funzione essenziale. La sua missione non consiste nel rallentare il progresso scientifico n\u00e9 nel sostituirsi alla ricerca tecnologica, ma nel custodire le condizioni affinch\u00e9 l\u2019innovazione rimanga orientata al riconoscimento della dignit\u00e0 umana. Ogni disciplina giuridica, infatti, trova il proprio fondamento nel valore della persona e nella tutela delle relazioni che rendono possibile la convivenza democratica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019intelligenza artificiale pone, pertanto, una questione che \u00e8 insieme antropologica, etica e giuridica. Essa invita a ripensare il rapporto tra tecnica e umanit\u00e0, tra rappresentazione e realt\u00e0, tra conoscenza e responsabilit\u00e0. Il problema decisivo non riguarda la possibilit\u00e0 che le macchine divengano sempre pi\u00f9 sofisticate, ma la capacit\u00e0 delle istituzioni di preservare una concezione della persona che non venga progressivamente ridotta alle forme attraverso cui la tecnologia la descrive.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 a partire da questa consapevolezza che diviene possibile elaborare una riflessione sulla cura come paradigma relazionale. Se la trasformazione digitale modifica il modo in cui la persona viene osservata, interpretata e rappresentata, la risposta non pu\u00f2 limitarsi alla produzione di nuove regole. Occorre recuperare una cultura giuridica nella quale la dignit\u00e0 non sia soltanto un principio astratto, ma il fondamento delle relazioni che costituiscono la vita personale e comunitaria. La questione dell\u2019intelligenza artificiale diviene cos\u00ec, prima ancora che una questione tecnologica, una questione di civilt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>2. La cura come paradigma relazionale: dalla dignit\u00e0 come dato alla dignit\u00e0 come relazione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La riflessione sull\u2019intelligenza artificiale ha riportato al centro del dibattito giuridico la nozione di dignit\u00e0 umana. Essa compare nei principali strumenti normativi internazionali ed europei quale fondamento dei diritti fondamentali e criterio di orientamento dello sviluppo tecnologico. Eppure, proprio la frequenza con cui tale categoria viene richiamata rischia di indebolirne la portata teorica. La dignit\u00e0 diviene spesso una clausola di stile, evocata come limite all\u2019innovazione senza che venga chiarito quale sia il suo contenuto sostanziale e quale funzione sia chiamata a svolgere nell\u2019ecosistema digitale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La questione appare particolarmente rilevante nell\u2019attuale contesto tecnologico. L\u2019intelligenza artificiale tende infatti a descrivere la persona attraverso informazioni progressivamente pi\u00f9 dettagliate, organizzando dati, comportamenti, preferenze e relazioni in modelli capaci di supportare decisioni pubbliche e private. In tale processo, la dignit\u00e0 rischia di essere interpretata come un attributo riferibile al soggetto rappresentato, quasi fosse una qualit\u00e0 desumibile dall\u2019insieme delle informazioni disponibili. Una simile prospettiva, tuttavia, finisce per collocare la dignit\u00e0 sullo stesso piano della rappresentazione, rendendola implicitamente dipendente dalla capacit\u00e0 dei sistemi di descrivere l\u2019essere umano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una diversa impostazione conduce, invece, a riconoscere che la dignit\u00e0 non coincide con il patrimonio informativo relativo alla persona, n\u00e9 con le caratteristiche attraverso cui essa viene classificata. La dignit\u00e0 precede ogni rappresentazione e costituisce il presupposto che rende possibile il riconoscimento giuridico della persona stessa. Essa non deriva dall\u2019efficienza delle tecnologie n\u00e9 dalla precisione dei modelli computazionali, ma appartiene all\u2019essere umano in quanto tale, \u00e8 diritto sussistente, indipendentemente dalla possibilit\u00e0 di descriverlo integralmente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa prospettiva, la tradizione personalistica offre ancora oggi categorie di straordinaria attualit\u00e0. Antonio Rosmini<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\">[7]<\/a> individua nella persona un valore originario che precede il diritto positivo e ne costituisce il fondamento. L\u2019ordinamento non attribuisce la dignit\u00e0, ma la riconosce e la tutela. Tale impostazione conserva una particolare forza nell\u2019epoca dell\u2019intelligenza artificiale, poich\u00e9 impedisce che la legittimazione delle decisioni algoritmiche possa essere ricondotta esclusivamente alla qualit\u00e0 dei dati o all\u2019affidabilit\u00e0 delle procedure. La persona rimane sempre il criterio attraverso cui giudicare la correttezza della tecnologia, e mai il contrario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La persona non \u00e8 una realt\u00e0 statica n\u00e9 una semplice somma di caratteristiche individuali; essa si costruisce nel tempo attraverso il racconto della propria esistenza, la memoria condivisa e il riconoscimento reciproco. L\u2019identit\u00e0 personale si sviluppa nella relazione con l\u2019altro e non pu\u00f2 essere compresa isolando singoli elementi descrittivi. Ogni biografia custodisce infatti una trama di significati che nessun modello computazionale \u00e8 in grado di ricostruire nella sua interezza. L\u2019essere umano non coincide con ci\u00f2 che \u00e8 osservabile, ma con la continua interpretazione della propria esperienza all\u2019interno della comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La dimensione relazionale della dignit\u00e0 trova una particolare consonanza anche nella riflessione di Albert Schweitzer<a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\">[8]<\/a>. Il principio del rispetto per la vita segna un ampliamento decisivo dell\u2019orizzonte etico, superando una concezione limitata alle sole relazioni tra esseri umani per riconoscere valore a ogni forma di vita. Schweitzer mostra come il fondamento dell\u2019etica non risieda nel dominio dell\u2019uomo sul mondo, bens\u00ec nella capacit\u00e0 di riconoscersi parte di una rete di relazioni che precede ogni scelta individuale. L\u2019essere umano non esiste come soggetto isolato, ma come realt\u00e0 continuamente intrecciata con altre vite, dalle quali riceve e alle quali restituisce responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tale intuizione assume un significato particolarmente fecondo nell\u2019ecosistema digitale. Le tecnologie contemporanee tendono infatti a privilegiare l\u2019individuo quale centro di produzione di dati, trasformando la persona in un insieme di informazioni suscettibili di analisi, previsione e classificazione. La relazione viene frequentemente ricondotta a interazione misurabile, mentre il riconoscimento reciproco viene sostituito dalla costruzione di profili sempre pi\u00f9 sofisticati. In questo modo si afferma progressivamente una concezione della dignit\u00e0 come dato, vale a dire come qualit\u00e0 desumibile dalla rappresentazione algoritmica del soggetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 proprio contro tale riduzione che la categoria della cura assume una funzione decisiva. La cura non costituisce semplicemente un atteggiamento morale n\u00e9 un dovere di assistenza. Essa rappresenta una modalit\u00e0 di comprensione della persona fondata sulla relazione. Curare significa riconoscere che l\u2019altro non coincide con le informazioni che lo descrivono, ma custodisce una singolarit\u00e0 che eccede ogni rappresentazione. La cura diviene cos\u00ec il luogo nel quale la dignit\u00e0 si manifesta non come propriet\u00e0 individuale, ma come esperienza di reciproco riconoscimento<a href=\"#_ftn9\" id=\"_ftnref9\">[9]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa impostazione consente di superare una contrapposizione spesso presente nel dibattito contemporaneo. La questione non consiste nello scegliere tra innovazione tecnologica e tutela della persona. Una simile alternativa \u00e8 fuorviante. Il problema consiste piuttosto nel comprendere quale concezione della persona orienti lo sviluppo dell\u2019innovazione. La tecnologia non \u00e8 incompatibile con la dignit\u00e0; diventa problematica soltanto quando assume implicitamente che ci\u00f2 che pu\u00f2 essere rappresentato coincida con ci\u00f2 che la persona \u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La cura, intesa come paradigma relazionale, offre invece un diverso criterio interpretativo. Essa invita a considerare ogni processo tecnologico a partire dagli effetti che produce sulle relazioni umane, sulla fiducia sociale, sulla costruzione della memoria collettiva e sulla responsabilit\u00e0 reciproca. In questa prospettiva, la dignit\u00e0 non appare come un limite esterno imposto allo sviluppo tecnologico, ma come il principio che ne orienta il significato. L\u2019innovazione trova infatti la propria legittimazione non nella capacit\u00e0 di sostituire l\u2019esperienza umana, bens\u00ec nel contribuire alla qualit\u00e0 delle relazioni che rendono possibile la convivenza democratica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La riflessione sulla cura conduce cos\u00ec a una conclusione di particolare rilievo. La vera alternativa non \u00e8 tra una dignit\u00e0 affermata dal diritto e una dignit\u00e0 minacciata dalla tecnologia, ma tra due differenti concezioni dell\u2019umano. La prima identifica progressivamente la persona con le sue rappresentazioni digitali; la seconda riconosce che ogni rappresentazione rimane inevitabilmente parziale rispetto alla ricchezza dell\u2019esperienza personale. \u00c8 in questo secondo orizzonte che la cura diviene paradigma giuridico oltre che etico: non semplice sentimento di solidariet\u00e0, ma criterio interpretativo capace di orientare il diritto nella costruzione di un ecosistema digitale autenticamente umano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il riconoscimento della dignit\u00e0 come relazione apre, infine, una prospettiva ulteriore. Se la persona si comprende sempre all\u2019interno di legami che la precedono e la costituiscono, allora anche la responsabilit\u00e0 verso l\u2019innovazione tecnologica non pu\u00f2 essere limitata al presente. Essa si estende alle relazioni con le generazioni future, alla custodia dell\u2019ambiente naturale e digitale e alla costruzione di istituzioni capaci di trasmettere nel tempo una cultura del rispetto. \u00c8 precisamente in questo passaggio che la riflessione sulla cura incontra il principio di responsabilit\u00e0 elaborato da Hans Jonas<a href=\"#_ftn10\" id=\"_ftnref10\">[10]<\/a>, offrendo il fondamento teorico di una concezione ecologica del diritto nell\u2019et\u00e0 dell\u2019intelligenza artificiale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>3. La responsabilit\u00e0 verso il futuro e il fondamento giuridico dei diritti ecologici digitali<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019accelerazione dello sviluppo tecnologico impone al diritto una trasformazione del proprio orizzonte temporale. Se per lungo tempo la riflessione giuridica si \u00e8 concentrata prevalentemente sulla disciplina di rapporti gi\u00e0 esistenti o sulla soluzione di conflitti attuali, l\u2019intelligenza artificiale introduce una diversa dimensione della responsabilit\u00e0. Le decisioni adottate nel presente sono infatti destinate a incidere in modo crescente sulle possibilit\u00e0 di vita delle generazioni future, sulla qualit\u00e0 delle istituzioni democratiche, sulla conservazione della memoria collettiva e sull\u2019equilibrio degli ecosistemi, tanto naturali quanto digitali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 in questo contesto che il pensiero di Hans Jonas assume una straordinaria attualit\u00e0. Il principio responsabilit\u00e0 nasce dalla consapevolezza che la potenza tecnologica ha ormai raggiunto una capacit\u00e0 di trasformazione tale da modificare stabilmente le condizioni della vita umana sul pianeta. Per questa ragione, l\u2019etica tradizionale, costruita prevalentemente sulle relazioni tra contemporanei, non appare pi\u00f9 sufficiente. Alla responsabilit\u00e0 verso chi vive accanto a noi deve affiancarsi una responsabilit\u00e0 rivolta verso chi ancora non esiste, ma subir\u00e0 gli effetti delle decisioni assunte oggi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa intuizione modifica profondamente anche il modo di comprendere il diritto. La funzione dell\u2019ordinamento non consiste soltanto nel disciplinare l\u2019esercizio delle libert\u00e0 presenti, ma anche nel custodire le condizioni che renderanno possibile l\u2019esercizio delle libert\u00e0 future. La responsabilit\u00e0 giuridica assume cos\u00ec una dimensione generativa: non tutela esclusivamente diritti gi\u00e0 maturati, ma preserva le condizioni affinch\u00e9 nuovi diritti possano continuare a trovare spazio nelle societ\u00e0 che verranno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019intelligenza artificiale rende questa esigenza ancora pi\u00f9 evidente. I sistemi algoritmici non producono soltanto effetti immediati; essi influenzano progressivamente la costruzione delle conoscenze, i modelli educativi, i processi decisionali, la selezione delle informazioni, l\u2019organizzazione del lavoro, la ricerca scientifica e la formazione dell\u2019opinione pubblica. Ogni scelta progettuale contribuisce a delineare il tipo di societ\u00e0 nella quale vivranno le generazioni future.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questa prospettiva emerge un primo elemento di particolare rilievo. La responsabilit\u00e0 non pu\u00f2 essere ridotta alla semplice prevenzione del danno. Una governance autenticamente orientata alla persona deve interrogarsi anche sulla qualit\u00e0 del mondo che le tecnologie contribuiscono a costruire. Non \u00e8 sufficiente evitare discriminazioni, errori sistematici o violazioni della privacy. Occorre chiedersi se l\u2019ecosistema digitale favorisca relazioni fondate sul riconoscimento reciproco, sulla partecipazione democratica, sulla solidariet\u00e0 intergenerazionale e sulla tutela della dignit\u00e0 umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il contributo di Jonas consente inoltre di superare una concezione esclusivamente antropocentrica della responsabilit\u00e0. L\u2019essere umano non vive separato dall\u2019ambiente che lo circonda, ma all\u2019interno di una rete di relazioni biologiche, sociali, culturali e tecnologiche che ne rendono possibile l\u2019esistenza. La responsabilit\u00e0 verso il futuro implica pertanto anche la custodia degli ecosistemi entro cui la persona realizza la propria esperienza<a href=\"#_ftn11\" id=\"_ftnref11\">[11]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa prospettiva appare oggi particolarmente significativa se riferita agli ecosistemi digitali. Essi non costituiscono pi\u00f9 semplici infrastrutture tecnologiche, ma ambienti nei quali si sviluppano relazioni sociali, si esercitano diritti fondamentali, si forma la conoscenza e si costruisce la memoria delle comunit\u00e0. La qualit\u00e0 di tali ecosistemi diviene quindi una questione propriamente giuridica, poich\u00e9 condiziona concretamente l\u2019effettivit\u00e0 delle libert\u00e0 costituzionali e la possibilit\u00e0 stessa di una convivenza democratica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da qui prende forma l\u2019idea di <strong>diritti ecologici digitali<\/strong>. Essi non rappresentano una nuova categoria di diritti contrapposta ai diritti fondamentali tradizionali, bens\u00ec una loro evoluzione sistematica alla luce della trasformazione tecnologica. Cos\u00ec come il diritto dell\u2019ambiente ha progressivamente riconosciuto che la tutela della persona non pu\u00f2 essere separata dalla tutela dell\u2019ecosistema naturale, allo stesso modo l\u2019evoluzione dell\u2019intelligenza artificiale impone di riconoscere che la protezione della dignit\u00e0 richiede anche la salvaguardia degli ecosistemi digitali nei quali la persona vive, comunica, apprende e partecipa alla vita democratica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019aggettivo <em>ecologico<\/em> non richiama esclusivamente la protezione della natura, ma il significato originario dell\u2019<em>oikos<\/em>, inteso come spazio della convivenza. L\u2019ecosistema digitale diviene cos\u00ec il luogo nel quale si intrecciano diritti individuali, responsabilit\u00e0 collettive, istituzioni democratiche, infrastrutture tecnologiche e beni comuni immateriali. La sua tutela non risponde soltanto a esigenze tecniche, ma rappresenta una forma di responsabilit\u00e0 verso la qualit\u00e0 della vita umana nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa prospettiva acquistano una diversa profondit\u00e0 anche i principi elaborati dal diritto europeo in materia di intelligenza artificiale. La trasparenza, la supervisione umana, la non discriminazione, la sicurezza, la tracciabilit\u00e0 e la responsabilit\u00e0 non costituiscono semplicemente requisiti di conformit\u00e0 normativa. Essi esprimono una pi\u00f9 ampia esigenza di preservare un ambiente digitale nel quale la persona continui a essere riconosciuta come soggetto libero e responsabile, evitando che la crescente capacit\u00e0 predittiva dei sistemi intelligenti alteri le condizioni della partecipazione democratica e dell\u2019uguaglianza sostanziale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La responsabilit\u00e0 verso il futuro assume pertanto una duplice direzione. Da un lato, essa impone di governare l\u2019innovazione affinch\u00e9 le tecnologie non compromettano i diritti delle generazioni presenti; dall\u2019altro, richiede di costruire istituzioni capaci di trasmettere alle generazioni future un patrimonio di libert\u00e0, pluralismo e giustizia non impoverito dall\u2019automazione dei processi decisionali. Il futuro non rappresenta un semplice tempo ancora da vivere, ma una dimensione della responsabilit\u00e0 giuridica gi\u00e0 operante nel presente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tale orizzonte, il diritto \u00e8 chiamato a svolgere una funzione che va oltre la regolazione tecnica dell\u2019innovazione. Esso diviene custode della continuit\u00e0 dell\u2019umano, assicurando che il progresso scientifico non sia misurato soltanto dall\u2019aumento delle capacit\u00e0 computazionali, ma anche dalla capacit\u00e0 delle istituzioni di promuovere condizioni di vita pi\u00f9 giuste, pi\u00f9 solidali e pi\u00f9 rispettose della dignit\u00e0 della persona.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La responsabilit\u00e0 verso il futuro conduce cos\u00ec a una conclusione fondamentale. L\u2019intelligenza artificiale non interpella soltanto il legislatore o il progettista dei sistemi algoritmici; interpella la cultura giuridica nel suo complesso, chiamata a elaborare categorie capaci di accompagnare l\u2019innovazione senza smarrire il senso della persona e della comunit\u00e0. \u00c8 precisamente in questo passaggio che il paradigma della complessit\u00e0, sviluppato da Edgar Morin<a href=\"#_ftn12\" id=\"_ftnref12\">[12]<\/a> e Mauro Ceruti<a href=\"#_ftn13\" id=\"_ftnref13\">[13]<\/a>, diviene il naturale sviluppo della riflessione, mostrando come nessuna disciplina possa affrontare isolatamente una trasformazione che coinvolge simultaneamente diritto, etica, tecnologia, ambiente e democrazia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>4. La complessit\u00e0 come criterio di governance<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La trasformazione digitale ha reso evidente un limite che attraversa gran parte della cultura contemporanea: la tendenza a frammentare la conoscenza in discipline sempre pi\u00f9 specializzate, ciascuna dotata di un proprio linguaggio, di propri metodi e di proprie categorie interpretative. Tale processo ha certamente favorito un significativo progresso scientifico, ma ha anche generato una crescente difficolt\u00e0 nel comprendere fenomeni che, per loro natura, attraversano simultaneamente molteplici ambiti del sapere. L\u2019intelligenza artificiale rappresenta uno degli esempi pi\u00f9 significativi di questa condizione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nessuna delle questioni poste dallo sviluppo dei sistemi intelligenti pu\u00f2 essere adeguatamente affrontata ricorrendo a un unico paradigma disciplinare. L\u2019informatica consente di comprenderne l\u2019architettura tecnica; il diritto ne disciplina gli effetti giuridici; l\u2019etica interroga la responsabilit\u00e0 delle scelte; la filosofia riflette sui presupposti antropologici; l\u2019economia ne analizza l\u2019impatto sui mercati; le scienze sociali ne osservano le conseguenze sui comportamenti individuali e collettivi. Ciascuna prospettiva coglie un aspetto essenziale del fenomeno, ma nessuna, isolatamente considerata<a href=\"#_ftn14\" id=\"_ftnref14\">[14]<\/a>, \u00e8 sufficiente a comprenderne la complessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 in questo contesto che il pensiero di Edgar Morin e Mauro Ceruti assume un ruolo decisivo. La complessit\u00e0 non costituisce semplicemente una caratteristica della realt\u00e0 contemporanea, ma rappresenta un metodo di conoscenza. Essa invita a superare ogni forma di riduzionismo, riconoscendo che i fenomeni pi\u00f9 significativi emergono dalle relazioni tra elementi differenti e non possono essere spiegati attraverso la semplice somma delle loro componenti. Comprendere significa allora collegare, mettere in dialogo, ricostruire le connessioni senza annullare le differenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Applicata all\u2019intelligenza artificiale, questa prospettiva produce un cambiamento metodologico di grande rilievo. La tecnologia non pu\u00f2 pi\u00f9 essere considerata un settore autonomo rispetto alla cultura, cos\u00ec come il diritto non pu\u00f2 limitarsi a intervenire successivamente per disciplinarne gli effetti. L\u2019innovazione nasce, si sviluppa e produce conseguenze all\u2019interno di un sistema di relazioni nel quale conoscenza scientifica, valori etici, istituzioni giuridiche, organizzazione economica e responsabilit\u00e0 politica si influenzano reciprocamente. La governance non pu\u00f2 quindi essere costruita mediante una semplice sovrapposizione di competenze, ma richiede un\u2019autentica integrazione dei saperi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa esigenza riguarda innanzitutto il diritto. Tradizionalmente l\u2019ordinamento \u00e8 chiamato a intervenire quando un fenomeno sociale ha gi\u00e0 assunto una configurazione sufficientemente stabile da consentirne la regolazione. L\u2019intelligenza artificiale, al contrario, evolve con una rapidit\u00e0 tale da rendere continuamente provvisorie le categorie normative. In un simile contesto il diritto non pu\u00f2 rinunciare al proprio ruolo, ma deve modificare il proprio metodo, sviluppando una capacit\u00e0 di dialogo permanente con le altre discipline. La regolazione non pu\u00f2 pi\u00f9 limitarsi a correggere gli effetti della tecnologia; deve partecipare alla definizione dei criteri che orientano il suo sviluppo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 comporta anche una diversa comprensione della funzione del giurista. La competenza giuridica rimane imprescindibile, ma non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente se esercitata in isolamento. Governare l\u2019innovazione significa comprendere il funzionamento dei sistemi intelligenti, conoscerne i limiti tecnici, valutarne gli effetti sociali e interrogarsi continuamente sulle implicazioni antropologiche delle scelte progettuali. Il giurista diviene cos\u00ec un interprete della complessit\u00e0, chiamato a costruire ponti tra linguaggi differenti senza rinunciare al rigore della propria disciplina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa prospettiva acquista particolare rilievo l\u2019idea di sinfonia dei saperi. L\u2019immagine della sinfonia esprime efficacemente una forma di integrazione che non elimina le differenze, ma le valorizza. In un\u2019orchestra ogni strumento conserva il proprio timbro e la propria identit\u00e0; \u00e8 proprio la pluralit\u00e0 delle voci a rendere possibile l\u2019armonia dell\u2019insieme. Analogamente, il dialogo interdisciplinare non richiede l\u2019uniformit\u00e0 delle prospettive, bens\u00ec la loro capacit\u00e0 di concorrere alla comprensione di una realt\u00e0 condivisa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa impostazione consente di evitare due opposti rischi. Da un lato, il tecnicismo, che affida alla sola competenza scientifica la definizione delle scelte destinate a incidere sulla persona e sulla societ\u00e0. Dall\u2019altro, il moralismo astratto, che pretende di giudicare l\u2019innovazione senza conoscerne il funzionamento concreto. La complessit\u00e0 rifiuta entrambe le semplificazioni, proponendo una responsabilit\u00e0 fondata sul dialogo tra competenze differenti e reciprocamente complementari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prospettiva della complessit\u00e0 assume inoltre un significato propriamente istituzionale. Le sfide poste dall\u2019intelligenza artificiale non riguardano soltanto gli sviluppatori o i legislatori. Esse coinvolgono universit\u00e0, centri di ricerca, autorit\u00e0 indipendenti, magistratura, professioni, imprese, scuole e amministrazioni pubbliche. La costruzione di una governance realmente efficace dipende dalla capacit\u00e0 di tali soggetti di condividere linguaggi, conoscenze e responsabilit\u00e0, superando la frammentazione che caratterizza molte delle attuali politiche dell\u2019innovazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa esigenza appare particolarmente evidente nella formazione delle nuove generazioni. Educare all\u2019intelligenza artificiale non significa soltanto trasmettere competenze tecniche, ma sviluppare una cultura critica capace di comprendere il rapporto tra tecnologia, libert\u00e0, giustizia e responsabilit\u00e0. La conoscenza specialistica costituisce una risorsa indispensabile; essa, tuttavia, raggiunge la propria piena maturit\u00e0 soltanto quando si inserisce in una visione unitaria della persona e della societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La complessit\u00e0 invita, in definitiva, a riconoscere che il futuro dell\u2019intelligenza artificiale non dipender\u00e0 esclusivamente dall\u2019evoluzione degli algoritmi, ma dalla qualit\u00e0 della cultura che sapr\u00e0 accompagnarne lo sviluppo. Una tecnologia progettata senza dialogo con il diritto rischia di produrre nuove forme di disuguaglianza; un diritto elaborato senza confronto con la tecnica rischia di risultare inefficace; un\u2019etica separata dalla concretezza delle istituzioni rischia di trasformarsi in una dichiarazione di principi priva di effettivit\u00e0. Solo l\u2019incontro tra questi diversi orizzonti pu\u00f2 generare una governance realmente orientata al bene comune.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La complessit\u00e0, pertanto, non costituisce un ostacolo all\u2019azione giuridica, bens\u00ec la condizione che consente al diritto di esercitare pienamente la propria funzione. Essa richiama il legislatore, l\u2019interprete e tutti gli attori istituzionali alla consapevolezza che la tutela della persona richiede uno sguardo capace di cogliere le connessioni tra tecnologia, ambiente, cultura e relazioni umane. \u00c8 proprio da questa visione integrata che emerge con maggiore chiarezza il rischio pi\u00f9 profondo dell\u2019attuale trasformazione digitale: il riduzionismo algoritmico, ossia la progressiva identificazione della persona con le rappresentazioni che la tecnologia costruisce di essa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>5. Oltre il riduzionismo algoritmico: la persona tra rappresentazione, verit\u00e0 e riconoscimento<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La crescente diffusione dell\u2019intelligenza artificiale rende necessario interrogarsi non soltanto sulle prestazioni dei sistemi algoritmici, ma sul modello di conoscenza che essi progressivamente introducono nelle societ\u00e0 contemporanee. Ogni tecnologia, infatti, non si limita a offrire nuovi strumenti operativi; essa modifica anche il modo in cui la realt\u00e0 viene osservata, descritta e interpretata. L\u2019intelligenza artificiale, attraverso la propria capacit\u00e0 di elaborare enormi quantit\u00e0 di dati, propone una particolare forma di razionalit\u00e0 fondata sulla rappresentazione computazionale del mondo. \u00c8 proprio in questo passaggio che emerge il rischio del riduzionismo algoritmico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con questa espressione non si intende formulare una critica alla tecnologia in quanto tale. Ogni processo conoscitivo implica inevitabilmente una selezione della realt\u00e0, cos\u00ec come ogni rappresentazione comporta una semplificazione necessaria del fenomeno osservato. Anche il diritto opera attraverso categorie astratte; la medicina costruisce modelli diagnostici; le scienze sociali elaborano indicatori statistici. Nessuna forma di conoscenza coincide integralmente con il proprio oggetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il problema nasce quando la rappresentazione tende a sostituirsi alla realt\u00e0 che intende descrivere. Nell\u2019ecosistema digitale questo rischio assume una particolare intensit\u00e0, poich\u00e9 la crescente accuratezza degli algoritmi pu\u00f2 indurre a ritenere che l\u2019accumulazione delle informazioni corrisponda automaticamente a una pi\u00f9 completa comprensione della persona. Si sviluppa cos\u00ec una progressiva identificazione tra individuo e profilo digitale, tra esperienza vissuta e dato elaborato, tra identit\u00e0 personale e rappresentazione computazionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La logica algoritmica si fonda su procedure di classificazione, correlazione e previsione. Per poter operare, essa deve trasformare la complessit\u00e0 del reale in informazioni formalizzabili, organizzandole secondo modelli capaci di produrre risultati coerenti e verificabili. Tale procedimento costituisce il presupposto stesso dell\u2019efficienza tecnologica e rappresenta una delle principali risorse offerte dall\u2019intelligenza artificiale nei pi\u00f9 diversi settori della vita sociale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, proprio questa capacit\u00e0 di rappresentazione rischia di generare un effetto culturale inatteso. La persona tende progressivamente a essere percepita attraverso gli elementi che risultano misurabili: comportamenti osservabili, cronologie digitali, preferenze espresse, indicatori biometrici, dati sanitari, consumi, relazioni, geolocalizzazioni, modelli predittivi. Quanto pi\u00f9 aumenta la precisione della descrizione, tanto pi\u00f9 cresce la tentazione di identificare la persona con il complesso delle informazioni disponibili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tale prospettiva, la vulnerabilit\u00e0, la libert\u00e0, la creativit\u00e0, la coscienza morale, il pentimento, la capacit\u00e0 di trasformazione personale, la responsabilit\u00e0 e perfino il silenzio rischiano di perdere rilevanza conoscitiva. Ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere agevolmente rappresentato tende a essere considerato marginale rispetto a ci\u00f2 che pu\u00f2 essere elaborato computazionalmente. Il risultato non \u00e8 la negazione della persona, bens\u00ec la sua progressiva sostituzione con una rappresentazione parziale, per quanto sofisticata essa possa apparire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La questione assume una particolare rilevanza giuridica. Il diritto, infatti, non governa semplicemente informazioni, ma relazioni tra soggetti titolari di diritti e doveri. Se la persona viene progressivamente identificata con la propria rappresentazione digitale, anche il rischio di decisioni fondate esclusivamente sul dato aumenta sensibilmente. L\u2019efficienza predittiva pu\u00f2 cos\u00ec prevalere sulla valutazione contestuale; la probabilit\u00e0 statistica pu\u00f2 sostituire il giudizio concreto; l\u2019automazione pu\u00f2 comprimere lo spazio della responsabilit\u00e0 umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo fenomeno investe anche il concetto stesso di verit\u00e0. L\u2019intelligenza artificiale non accede direttamente alla realt\u00e0, ma costruisce modelli della realt\u00e0 sulla base delle informazioni disponibili, degli obiettivi assegnati e delle architetture progettuali che ne orientano il funzionamento. Le risposte generate non coincidono quindi con il reale, ma rappresentano il risultato di un processo di elaborazione fondato su dati selezionati e interpretati secondo criteri determinati dall\u2019uomo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ne deriva una conseguenza epistemologica di particolare rilievo. L\u2019informazione non coincide con la conoscenza; la correlazione non coincide con la comprensione; la previsione non coincide con il giudizio. La verit\u00e0 non pu\u00f2 essere ridotta alla probabilit\u00e0 statistica, cos\u00ec come il significato dell\u2019esperienza umana non pu\u00f2 essere integralmente ricondotto alla capacit\u00e0 di elaborare dati. La razionalit\u00e0 algoritmica costituisce una forma preziosa di conoscenza, ma non esaurisce l\u2019orizzonte della comprensione umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa prospettiva il diritto \u00e8 chiamato a svolgere una funzione essenziale di equilibrio. Esso non deve opporsi allo sviluppo dell\u2019intelligenza artificiale, ma impedire che la logica della rappresentazione divenga il paradigma esclusivo della conoscenza giuridica. Ogni decisione che incide sulla persona richiede infatti un esercizio interpretativo capace di tenere insieme il dato e il contesto, la regola e il caso concreto, l\u2019informazione e la relazione<a href=\"#_ftn15\" id=\"_ftnref15\">[15]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019attivit\u00e0 giurisdizionale costituisce un esempio particolarmente significativo. Gli strumenti di intelligenza artificiale possono offrire un contributo rilevante nell\u2019analisi della giurisprudenza, nella ricerca documentale e nell\u2019organizzazione dei procedimenti. Essi rappresentano un supporto prezioso all\u2019attivit\u00e0 del giudice, ma non possono sostituire quel processo di interpretazione che tiene conto della storia personale delle parti, delle circostanze del caso, dei principi costituzionali e della concreta realizzazione della giustizia. Il giudizio rimane un atto relazionale prima ancora che logico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Analoga considerazione pu\u00f2 essere svolta con riferimento alla sanit\u00e0, all\u2019istruzione, alla pubblica amministrazione e alla ricerca scientifica. In ciascuno di questi ambiti l\u2019intelligenza artificiale amplia significativamente le possibilit\u00e0 della conoscenza, ma non elimina la necessit\u00e0 di una responsabilit\u00e0 umana capace di interpretare il significato delle informazioni prodotte. La qualit\u00e0 della decisione dipende non soltanto dalla correttezza dei dati, ma anche dalla capacit\u00e0 di riconoscere ci\u00f2 che i dati non riescono a esprimere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il superamento del riduzionismo algoritmico non richiede dunque un ridimensionamento dell\u2019innovazione tecnologica, bens\u00ec una diversa cultura della conoscenza. Una cultura nella quale la rappresentazione rimanga uno strumento e non diventi il criterio esclusivo di riconoscimento della persona. L\u2019intelligenza artificiale manifesta la propria pi\u00f9 alta utilit\u00e0 quando amplia le possibilit\u00e0 dell\u2019esperienza umana senza pretendere di sostituirla; quando rende pi\u00f9 intelligibile la realt\u00e0 senza identificarsi con essa; quando rafforza la capacit\u00e0 di decisione senza assorbirne integralmente la responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In definitiva, il problema decisivo non riguarda la crescente potenza degli algoritmi, ma la qualit\u00e0 dello sguardo antropologico che accompagna il loro sviluppo. Ogni rappresentazione conserva un valore conoscitivo autentico nella misura in cui riconosce il proprio limite. \u00c8 precisamente questo riconoscimento a impedire che la persona venga progressivamente identificata con le proprie descrizioni digitali e a mantenere aperto quello spazio di libert\u00e0, responsabilit\u00e0 e relazione nel quale il diritto continua a trovare il proprio fondamento pi\u00f9 autentico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questa consapevolezza prende forma l\u2019esigenza di ripensare la governance dell\u2019intelligenza artificiale non come semplice insieme di regole tecniche, ma come responsabilit\u00e0 condivisa verso gli ecosistemi nei quali la persona vive e costruisce le proprie relazioni. \u00c8 su questo terreno che la riflessione pu\u00f2 aprirsi alla proposta dei <strong>diritti ecologici digitali<\/strong>, intesi come espressione di una nuova cultura giuridica della responsabilit\u00e0, orientata a custodire la dignit\u00e0 della persona nella complessit\u00e0 dell\u2019era algoritmica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>6. I diritti ecologici digitali: verso una nuova cultura giuridica della responsabilit\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019evoluzione dell\u2019intelligenza artificiale rende sempre pi\u00f9 evidente che la tutela della persona non pu\u00f2 essere affidata esclusivamente alla protezione dei singoli diritti soggettivi. L\u2019ambiente digitale non costituisce pi\u00f9 un semplice spazio tecnico nel quale si svolgono attivit\u00e0 umane, ma rappresenta una dimensione stabile dell\u2019esperienza personale, sociale e istituzionale. In esso si costruiscono conoscenze, si formano relazioni, si esercitano libert\u00e0 costituzionali, si sviluppano attivit\u00e0 economiche, si organizza la partecipazione democratica e si custodisce una parte significativa della memoria collettiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa trasformazione suggerisce la necessit\u00e0 di ampliare la prospettiva giuridica. Cos\u00ec come il diritto ambientale ha progressivamente riconosciuto che la tutela della persona non pu\u00f2 essere separata dalla salvaguardia dell\u2019ecosistema naturale, allo stesso modo il diritto dell\u2019innovazione \u00e8 oggi chiamato a interrogarsi sulla qualit\u00e0 dell\u2019ecosistema digitale nel quale la persona vive e costruisce la propria identit\u00e0 relazionale. L\u2019oggetto della protezione non \u00e8 soltanto il singolo individuo, ma anche il contesto entro cui diventano concretamente esercitabili la libert\u00e0, l\u2019uguaglianza, la partecipazione e il riconoscimento reciproco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tale prospettiva prende forma la nozione di <strong>diritti ecologici digitali<\/strong>. Essa non identifica una nuova categoria di diritti destinata a sostituire quelle gi\u00e0 riconosciute dagli ordinamenti costituzionali e sovranazionali. Al contrario, propone una diversa chiave interpretativa attraverso cui leggere l\u2019evoluzione dei diritti fondamentali nell\u2019et\u00e0 dell\u2019intelligenza artificiale. L\u2019attenzione si sposta dalla sola protezione dell\u2019individuo alla tutela dell\u2019insieme delle relazioni che rendono possibile il pieno sviluppo della persona.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019aggettivo <em>ecologico<\/em> richiama il significato originario dell\u2019<em>oikos<\/em>, la casa comune, intesa non soltanto come ambiente fisico ma come spazio condiviso della convivenza umana. L\u2019ecosistema digitale pu\u00f2 essere considerato, in questa prospettiva, una nuova forma di spazio pubblico, nel quale si intrecciano interessi individuali e collettivi, responsabilit\u00e0 istituzionali, infrastrutture tecnologiche e beni comuni immateriali. La sua qualit\u00e0 incide direttamente sull\u2019effettivit\u00e0 dei diritti costituzionali e sulla stessa tenuta delle democrazie contemporanee.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I diritti ecologici digitali trovano il proprio fondamento in una concezione relazionale della dignit\u00e0. La persona non vive isolatamente rispetto ai sistemi tecnologici, ma sviluppa la propria esperienza all\u2019interno di reti comunicative, ambienti digitali, piattaforme informative e processi algoritmici che influenzano la formazione delle opinioni, l\u2019accesso alle conoscenze e l\u2019esercizio delle libert\u00e0. La tutela della dignit\u00e0 richiede pertanto anche la tutela delle condizioni che consentono tali relazioni di svilupparsi in modo libero, trasparente, pluralistico e rispettoso della persona.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa impostazione comporta una diversa comprensione della governance dell\u2019innovazione. Governare l\u2019intelligenza artificiale non significa soltanto definire requisiti tecnici o predisporre strumenti di controllo. Significa anche costruire istituzioni capaci di preservare l\u2019equilibrio tra innovazione tecnologica, diritti fondamentali e responsabilit\u00e0 sociale. La governance diviene cos\u00ec un esercizio permanente di mediazione tra efficienza e giustizia, tra sviluppo economico e tutela della persona, tra progresso scientifico e bene comune.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da tale prospettiva possono essere individuati alcuni orientamenti fondamentali che contribuiscono a delineare una cultura giuridica dei diritti ecologici digitali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo riguarda il <strong>diritto a un ecosistema digitale affidabile<\/strong>, nel quale trasparenza, sicurezza e qualit\u00e0 delle informazioni costituiscano condizioni essenziali della partecipazione democratica. La fiducia rappresenta infatti una risorsa istituzionale indispensabile per il funzionamento delle societ\u00e0 contemporanee e non pu\u00f2 essere affidata esclusivamente alle dinamiche del mercato tecnologico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il secondo concerne il <strong>diritto alla non riduzione della persona a rappresentazione algoritmica<\/strong>. Ogni individuo deve continuare a essere riconosciuto nella propria irriducibile dignit\u00e0, evitando che decisioni pubbliche o private siano fondate esclusivamente su profili, punteggi, inferenze statistiche o classificazioni automatizzate. Il riconoscimento giuridico della persona precede e orienta ogni processo di rappresentazione digitale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un terzo orientamento riguarda il <strong>diritto alla qualit\u00e0 delle relazioni digitali<\/strong>. L\u2019innovazione non dovrebbe essere valutata soltanto in termini di prestazioni tecniche o di incremento dell\u2019efficienza, ma anche rispetto alla sua capacit\u00e0 di favorire inclusione, cooperazione, partecipazione e fiducia reciproca. Le tecnologie influenzano profondamente la qualit\u00e0 delle relazioni umane e, proprio per questo, costituiscono una questione di rilevanza costituzionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un quarto orientamento concerne la <strong>tutela della memoria e della continuit\u00e0 culturale<\/strong>. Gli ecosistemi digitali rappresentano oggi il luogo nel quale si conserva una parte crescente del patrimonio conoscitivo dell\u2019umanit\u00e0. Garantirne l\u2019integrit\u00e0, l\u2019accessibilit\u00e0, il pluralismo e la trasmissione alle generazioni future significa proteggere non soltanto dati e documenti, ma la stessa identit\u00e0 culturale delle comunit\u00e0 democratiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A tali orientamenti si affianca la necessit\u00e0 di promuovere una <strong>responsabilit\u00e0 condivisa<\/strong>. La costruzione di un ecosistema digitale rispettoso della persona non pu\u00f2 essere delegata esclusivamente al legislatore o agli sviluppatori di tecnologie. Essa coinvolge istituzioni, universit\u00e0, imprese, professionisti, autorit\u00e0 indipendenti, societ\u00e0 civile e cittadini. La responsabilit\u00e0 assume cos\u00ec una dimensione cooperativa, nella quale ogni soggetto \u00e8 chiamato a contribuire alla qualit\u00e0 dell\u2019ambiente digitale comune.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa impostazione modifica anche il modo di comprendere il principio di innovazione. Il progresso tecnologico non viene pi\u00f9 misurato esclusivamente attraverso l\u2019aumento delle capacit\u00e0 computazionali o dell\u2019efficienza produttiva, ma anche in relazione alla capacit\u00e0 di rafforzare la dignit\u00e0 della persona, la qualit\u00e0 della convivenza democratica e la sostenibilit\u00e0 delle trasformazioni sociali. L\u2019innovazione autentica non coincide con la massima automazione possibile, bens\u00ec con la capacit\u00e0 di mettere la tecnologia al servizio dello sviluppo umano integrale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tale prospettiva, i diritti ecologici digitali non rappresentano un punto di arrivo, ma l\u2019inizio di un percorso culturale e giuridico destinato ad accompagnare l\u2019evoluzione dell\u2019intelligenza artificiale nei prossimi decenni. Essi invitano a considerare il digitale non come uno spazio separato dalla vita, ma come una componente essenziale dell\u2019ambiente nel quale si sviluppano la persona, le istituzioni e la democrazia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il compito del diritto non consiste, pertanto, nel limitare l\u2019innovazione, bens\u00ec nell\u2019orientarla entro un quadro di responsabilit\u00e0 capace di custodire la centralit\u00e0 della persona<a href=\"#_ftn16\" id=\"_ftnref16\">[16]<\/a> e la qualit\u00e0 delle relazioni che rendono possibile la vita comune. Solo in questo modo sar\u00e0 possibile costruire un ecosistema digitale che non sia semplicemente tecnologicamente avanzato, ma autenticamente umano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa prospettiva conduce al rovescio della questione, e dunque alla riflessione conclusiva. Se i diritti ecologici digitali rappresentano una nuova modalit\u00e0 di comprendere la relazione tra persona, tecnologia e comunit\u00e0, la sfida decisiva non riguarda pi\u00f9 soltanto l\u2019evoluzione dell\u2019intelligenza artificiale, ma la maturit\u00e0 culturale con cui il diritto sapr\u00e0 continuare a custodire la dignit\u00e0 umana nel tempo del cambiamento tecnologico. \u00c8 questa la responsabilit\u00e0 che apre la ricerca futura e che costituisce il vero orizzonte della governance dell\u2019innovazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>7. Custodire l\u2019umano nell\u2019et\u00e0 dell\u2019intelligenza artificiale: un programma aperto di ricerca<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni stagione della storia del diritto \u00e8 chiamata a confrontarsi con trasformazioni che modificano il modo in cui la persona abita il proprio tempo. L\u2019intelligenza artificiale rappresenta una di queste soglie storiche. La sua straordinaria capacit\u00e0 di elaborare informazioni, generare contenuti, sostenere processi decisionali e ampliare le possibilit\u00e0 della conoscenza impone una riflessione che non pu\u00f2 limitarsi alla sola dimensione tecnologica. Ci\u00f2 che \u00e8 realmente in gioco non \u00e8 soltanto il futuro degli algoritmi, ma il modo in cui le societ\u00e0 democratiche continueranno a comprendere la persona, la responsabilit\u00e0 e la convivenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le pagine precedenti hanno cercato di mostrare come la questione dell\u2019intelligenza artificiale non possa essere affrontata esclusivamente attraverso l\u2019incremento delle regole o il perfezionamento dei sistemi di controllo. La regolazione costituisce una condizione necessaria, ma non sufficiente. Ogni disciplina giuridica, infatti, trae la propria forza dalla visione antropologica che la sostiene. Quando tale fondamento si indebolisce, anche le norme rischiano di perdere la capacit\u00e0 di orientare efficacemente l\u2019innovazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019analisi sviluppata ha proposto un diverso punto di osservazione. La cura \u00e8 stata assunta non come categoria esclusivamente morale, ma come paradigma relazionale capace di restituire centralit\u00e0 alla persona nell\u2019ecosistema digitale. In questa prospettiva, la dignit\u00e0 non coincide con un attributo individuale n\u00e9 con un semplice principio costituzionale, ma rappresenta il fondamento delle relazioni attraverso cui la persona viene riconosciuta, accolta e resa partecipe della vita della comunit\u00e0. La tutela dell\u2019umano non consiste, pertanto, nella contrapposizione alla tecnologia, bens\u00ec nella capacit\u00e0 di orientarne lo sviluppo verso il servizio della persona e del bene comune.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La riflessione sul principio di responsabilit\u00e0, sulla complessit\u00e0 e sul superamento del riduzionismo algoritmico conduce a una medesima conclusione. L\u2019intelligenza artificiale non modifica soltanto gli strumenti della conoscenza; modifica anche il modo in cui vengono costruite le relazioni sociali, le istituzioni democratiche e le condizioni di esercizio dei diritti fondamentali. Governare questa trasformazione significa assumere una responsabilit\u00e0 che non riguarda esclusivamente il presente, ma si estende alle generazioni future, chiamate ad abitare un ambiente sempre pi\u00f9 profondamente plasmato dalle tecnologie intelligenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tale contesto, la prospettiva dei diritti ecologici digitali costituisce una possibile evoluzione della cultura giuridica contemporanea. Essa invita a considerare l\u2019ambiente digitale come uno spazio di responsabilit\u00e0 condivisa da co-costruire, nel quale la qualit\u00e0 delle relazioni, la tutela della dignit\u00e0, il pluralismo della conoscenza, la trasparenza delle istituzioni e la sostenibilit\u00e0 dell\u2019innovazione diventano elementi inseparabili di un medesimo progetto democratico. L\u2019ecologia, in questa prospettiva, non riguarda soltanto la protezione dell\u2019ambiente naturale, ma la cura dell\u2019insieme delle condizioni che rendono possibile una convivenza autenticamente umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa impostazione non pretende di offrire un modello teorico concluso. Al contrario, essa si propone come un programma di ricerca aperto, destinato a svilupparsi attraverso il dialogo tra diritto, filosofia, etica, informatica, scienze sociali e istituzioni. La rapidit\u00e0 dell\u2019innovazione rende infatti improbabile la costruzione di categorie definitive. Ci\u00f2 che pu\u00f2 essere costruito, invece, \u00e8 un metodo capace di accompagnare il cambiamento senza smarrire il riferimento costante alla persona.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le prospettive di approfondimento sono numerose. Sul piano costituzionale sar\u00e0 necessario interrogarsi sull\u2019evoluzione del principio di dignit\u00e0 nell\u2019ecosistema digitale; sul piano civilistico e amministrativo occorrer\u00e0 approfondire le forme della responsabilit\u00e0 nell\u2019impiego dei sistemi intelligenti; sul piano internazionale diverr\u00e0 sempre pi\u00f9 rilevante il coordinamento tra differenti modelli di governance dell\u2019innovazione. Allo stesso tempo, particolare attenzione dovr\u00e0 essere dedicata agli ambiti applicativi nei quali l\u2019intelligenza artificiale incide pi\u00f9 direttamente sull\u2019esercizio dei diritti fondamentali: la giustizia, la sanit\u00e0, l\u2019istruzione, la pubblica amministrazione, la professione, il lavoro, la ricerca scientifica e la tutela del patrimonio culturale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Accanto a queste prospettive normative, permane tuttavia una domanda che precede ogni ulteriore sviluppo: quale idea di persona desiderano custodire le istituzioni democratiche nell\u2019epoca dell\u2019intelligenza artificiale? \u00c8 una domanda che non pu\u00f2 essere delegata esclusivamente ai tecnici, agli sviluppatori o ai legislatori, poich\u00e9 riguarda il fondamento stesso della convivenza civile. Ogni risposta normativa presuppone infatti una determinata concezione dell\u2019essere umano e del significato delle relazioni che ne costituiscono l\u2019esistenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse \u00e8 proprio questa la sfida pi\u00f9 profonda che il nostro tempo consegna al diritto. Non quella di inseguire la velocit\u00e0 delle innovazioni tecnologiche, ma di preservare la continuit\u00e0 dell\u2019umano mentre la tecnologia trasforma il mondo. La storia giuridica dimostra che i grandi progressi della civilt\u00e0 non sono stati determinati esclusivamente dall\u2019evoluzione delle tecniche, bens\u00ec dalla capacit\u00e0 delle istituzioni di riconoscere, in forme sempre nuove, la dignit\u00e0 della persona come fondamento della libert\u00e0, della giustizia e della solidariet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019intelligenza artificiale rappresenta oggi una straordinaria opportunit\u00e0 di crescita scientifica, economica e sociale. Il suo valore, tuttavia, non dipender\u00e0 soltanto dalla sofisticazione degli algoritmi o dalla potenza delle infrastrutture digitali. Dipender\u00e0 soprattutto dalla maturit\u00e0 culturale con cui le societ\u00e0 sapranno orientarne lo sviluppo, mantenendo saldo il primato della persona rispetto a ogni forma di rappresentazione tecnologica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa prospettiva, il compito del diritto appare tanto semplice quanto decisivo: continuare a ricordare che nessuna innovazione pu\u00f2 considerarsi realmente progresso se non contribuisce ad accrescere la libert\u00e0, la responsabilit\u00e0, la giustizia e la qualit\u00e0 delle relazioni umane. \u00c8 in questa capacit\u00e0 di custodire l\u2019umano, mentre il mondo cambia, che il diritto ritrova la propria funzione pi\u00f9 autentica e la propria responsabilit\u00e0 verso il futuro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pi\u00f9 che chiudere una riflessione, queste pagine intendono dunque aprire un dialogo. Un dialogo che coinvolge il giurista, il filosofo, l\u2019informatico, il legislatore, il magistrato, il medico, l\u2019educatore e tutti coloro che, nei rispettivi ambiti di competenza, sono chiamati a partecipare alla costruzione di una cultura dell\u2019innovazione fondata sulla dignit\u00e0 della persona. Perch\u00e9 il futuro dell\u2019intelligenza artificiale non dipender\u00e0 soltanto da ci\u00f2 che le macchine saranno capaci di fare, ma soprattutto da ci\u00f2 che l\u2019umanit\u00e0 continuer\u00e0 a riconoscere come essenziale, eccedente, irriducibile e degno di essere custodito.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"298\" height=\"274\" src=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2026\/10\/image-5.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-9626\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avv. Antonella Ruggiero (*)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Antonella Ruggiero (1979) \u00e8 avvocato cassazionista e titolare di studio legale. La sua attivit\u00e0 si concentra sul diritto penale e civile, con un interesse specifico per le implicazioni etico-giuridiche delle tecnologie emergenti, in particolare dell\u2019intelligenza artificiale, nel quadro della trasformazione digitale<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> AI Act, Regolamento (UE) 2024\/1689 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 13.06.2024 che stabilisce regole armonizzate sull\u2019intelligenza artificiale, in Gazzetta Ufficiale dell\u2019Unione europea, serie L, del 12.07.2024.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> GDPR, Regolamento (UE) 2016\/679 del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 27.04.2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonch\u00e9 alla libera circolazione di tali dati, in GU L 119 del 4.5.2016.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a> Si veda la recente L. 132\/2025 del 23.09.2025 che contiene disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale, in GU Serie generale n. 223 del 25.09.2025.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a> Art. 2 e 3 Costituzione italiana, art. 1 Dichiarazione Universale dei diritti dell\u2019uomo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\">[5]<\/a> Leone XIV, <em>Magnifica Humanitas. Lettera enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell\u2019intelligenza artificiale<\/em>, Libreria Editrice Vaticana, 2026.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\">[6]<\/a> A. Ruggiero e G. Gimigliano, <em>La dimensione di eccedenza non integralmente codificabile dell\u2019ecosistema algoritmico: la persona oltre la rappresentazione<\/em>, in \u00abCulture Digitali\u00bb, n. 18, <a href=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/la-dimensione-di-eccedenza-non-integralmente-codificabile-nellecosistema-algoritmico-la-persona-oltre-la-rappresentazione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/la-dimensione-di-eccedenza-non-integralmente-codificabile-nellecosistema-algoritmico-la-persona-oltre-la-rappresentazione\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\">[7]<\/a> A. Rosmini, <em>Filosofia del diritto<\/em>, Citt\u00e0 Nuova, Roma 2015.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\">[8]<\/a> A. Schweitzer, <em>L\u2019origine dell\u2019idea del rispetto per la vita ed il suo significato per la nostra cultura<\/em>, in&nbsp; A. Schweitzer, Rispetto per la vita, Claudiana, Torino, 2019.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\" id=\"_ftn9\">[9]<\/a> Sull\u2019etica della cura, P. Ricoeur, <em>Amore e giustizia,<\/em> Morcelliana, 2a ed., Brescia, 2003. J. Tronto, <em>Cura e politica democratica. Alcune premesse fondamentali<\/em>, in La societ\u00e0 degli individui, 38 (2010) p. 34-42. E. Pulcini, <em>Quali emozioni motivano alla cura<\/em>, in Cura ed Emozioni, Un\u2019alleanza complessa, a cura di E. Pulcini e S. Bourgault, il Mulino, Bologna, 2018. L. Mortari, <em>Aver cura di s\u00e9<\/em>, Raffaello Cortina, Milano 2019.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\" id=\"_ftn10\">[10]<\/a> H. Jonas, <em>Il principio responsabilit\u00e0. Un\u2019etica per la civilt\u00e0 tecnologica<\/em>, a cura di P.P. Portinaro, Einaudi, Torino 2009.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\" id=\"_ftn11\">[11]<\/a> Papa Francesco, <em>Laudato si\u2019<\/em>. Lettera enciclica sulla cura della casa comune, Paoline, 2015.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\" id=\"_ftn12\">[12]<\/a> E. Morin, <em>Educare per l\u2019era planetaria. Il pensiero complesso come metodo di apprendimento<\/em>, Armando, Roma 2018; Id., La sfida della complessit\u00e0, a cura di A. Anselmo \u2013 G. Gembillo, Le Lettere, Firenze 2017; Id., Introduzione al pensiero complesso, Armando, Roma, 1990.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref13\" id=\"_ftn13\">[13]<\/a> M. Ceruti, Il tempo della complessit\u00e0, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2018. M. Ceruti- F. Bellusci, <em>Abitare la complessit\u00e0<\/em>, Mimesis, Milano-Udine, 2020.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref14\" id=\"_ftn14\">[14]<\/a> \u201cOgni scienza, presa a s\u00e9, non rappresenta mai altro se non un frammento del moto universale verso la conoscenza\u201d, M. Bloch, <em>Apologia della storia (o Mestiere di storico)<\/em>, Einaudi, Torino, 2009.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref15\" id=\"_ftn15\">[15]<\/a> Art. 15 L. 132\/2025.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref16\" id=\"_ftn16\">[16]<\/a> P. Benanti, Human in the Loop. Decisioni umane <em>e intelligenze artificiali,<\/em> Mondadori Universit\u00e0, Milano 2022.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avv. Antonella Ruggiero (*) Abstract. L\u2019intelligenza artificiale non \u00e8 soltanto un avanzamento tecnologico, ma una questione antropologica: modifica il modo in cui la persona viene osservata, descritta e riconosciuta. Il contributo muove dal limite strutturale della rappresentazione algoritmica, che tende a identificare la persona con il proprio profilo digitale, e assume la cura come paradigma relazionale e giuridico, nel quale la dignit\u00e0 non \u00e8 un dato da codificare, ma una relazione da riconoscere. Attraverso il principio di responsabilit\u00e0 e il paradigma della complessit\u00e0, il saggio propone la prospettiva dei diritti ecologici digitali: un ecosistema digitale affidabile, la non riduzione della persona a rappresentazione algoritmica, la<a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/il-rovescio-della-rappresentazione-dai-limiti-della-codificazione-ai-diritti-ecologici-digitali\/\">Leggi altro &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"class_list":["entry","author-c-marinucci","post-9625","page","type-page","status-publish"],"acf":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9625","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9625"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9625\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9639,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9625\/revisions\/9639"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9625"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}