{"id":2654,"date":"2022-06-18T09:25:06","date_gmt":"2022-06-18T07:25:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/?p=2654"},"modified":"2022-06-19T08:12:35","modified_gmt":"2022-06-19T06:12:35","slug":"reincantare-il-mondo-le-potenzialita-dellarte-per-leducazione-allinclusione-e-alla-cultura-democratica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/2022\/06\/18\/reincantare-il-mondo-le-potenzialita-dellarte-per-leducazione-allinclusione-e-alla-cultura-democratica\/","title":{"rendered":"\u2018Reincantare il mondo\u2019: le potenzialit\u00e0 dell\u2019arte per l\u2019educazione all\u2019inclusione e alla cultura democratica"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di Pamela Giorgi e Veronica Caciolli (*)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">\u2018<strong>Reincantare il mondo<\/strong>\u2019 \u00e8 una bella mostra che si sviluppa, a Firenze, coinvolgendo le cinque principali comunit\u00e0 religiose fiorentine (Centro Ewam Buddhista Tibetano, Chiesa di Santa Felicita, Moschea, Sinagoga, Villa Vrindavana,) e uno spazio civico, il Semiottagono delle Murate. In questo percorso si intrecciano luoghi urbani, religioni diverse, altrettanti artisti afferenti alle suddette comunit\u00e0. La scelta \u00e8 motivata dal desiderio di manifestare un possibile \u201creincantamento\u201d del mondo attraverso l\u2019arte e le differenti forme spirituali ed etiche che coinvolgono gli artisti, le comunit\u00e0 e gli spazi prescelti. Voci che costituiscono una parte per il tutto, con lo scopo di emanare un messaggio universale attraverso le differenze, differenze che rappresentano contenuti leggibili da un punto di vista spirituale\/religioso, etico, cosmologico e relazionale.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di seguito le risposte ad alcune domande poste alla curatrice, Veroni Caciolli, che mette in luce come la mostra stessa non sia circoscrivibile solo all\u2019arte in senso stretto, ma abbia potenzialit\u00e0 e risvolti pratici di educazione alla cittadinanza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\"><em>Globalizzazione, grandi fenomeni migratori legati a motivazioni plurime \u2026 hanno reso anche il nostro un paese multiculturale, ponendoci la questione della convivenza tra le varie culture. Quali pensi che siano gli aspetti maggiormente ostativi a questo processo e quali le strategie attuabili col contributo del tuo settore? Ovvero quello artistico-culturale che inevitabilmente approccia anche il tema della formazione extra-formale?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Il processo di progressiva contiguit\u00e0 tra persone con identit\u00e0 culturali diverse, nonch\u00e9 religiose, ha spesso condotto a conflitti. Nell\u2019ambito dell\u2019antropologia culturale ci sono per\u00f2 in particolare due posizioni che considerano la vicinanza, anche forzata, cos\u00ec come i processi di globalizzazione, come fattori positivi. Da una parte James Clifford (1988) sostiene che il contatto tra culture diverse possa generare un rafforzamento di ciascuna identit\u00e0 nonch\u00e9 la rinascita di tradizioni culturali. Dall\u2019altra Homi Bhabha (1994) ritiene che la convivenza conduca alla generazione del cosiddetto terzo spazio, ossia un nuovo territorio di cultura ibridizzata. In ambito pi\u00f9 strettamente artistico, dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, grazie alla caduta del Muro di Berlino e alla diffusione dei fenomeni di globalizzazione, anche culturali, si sono delineate nuove \u201cgeografie artistiche\u201d (Pinto, 2012) che da una parte hanno permesso l\u2019inclusione nel sistema dell\u2019arte occidentale di artisti fino ad allora esclusi e dall\u2019altra hanno ugualmente favorito la sperimentazione di forme nuove e ibridizzate (con il rischio tuttavia talvolta di un secolare appropriazionismo bieco). Il confronto tra diversit\u00e0 \u00e8 sempre delicato e complesso ma a mio avviso pu\u00f2 stimolare la tolleranza e la conoscenza, generare ispirazione e rinnovamento. La mostra <em>Reincantare il mondo<\/em> \u00e8 un tentativo di darne testimonianza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\"><em>La mostra diffusa \u2018Reincantare il mondo\u2019 che hai curato, coinvolge le cinque principali comunit\u00e0 religiose fiorentine (Centro Ewam Buddhista Tibetano, Chiesa di Santa&nbsp;Felicita, Moschea,&nbsp;Sinagoga, Villa Vrindavana): dove si trovano in citt\u00e0? Sono comunit\u00e0 poco numerose, numerose, isolate? Oppure, viceversa, molto integrate? Le comunit\u00e0 hanno rafforzato il legame tra loro grazie all\u2019evento? Chi sono gli artisti coinvolti e cosa portano in mostra riguardo al tema prescelto?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Tutte le comunit\u00e0 si trovano in citt\u00e0, eccetto il Centro Ewam Buddhista Tibetano, collocato in via Pistoiese nella prima periferia di Firenze e Villa Vrindavana, ubicata a San Casciano Val di Pesa in Chianti. Sono generalmente comunit\u00e0 piuttosto ristrette ma frequentate da un pubblico relativamente ampio grazie anche agli eventi inclusivi e culturali che normalmente promuovono. A Firenze esiste un tavolo interreligioso di confronto promosso dalla Regione Toscana e dal Comune di Firenze da oltre quindici anni, pi\u00f9 attivo negli ultimi tempi. Questa mostra si pone come una sua amplificazione, mediale e metaforica. Oltre alle cinque comunit\u00e0 religiose ho voluto coinvolgere anche uno spazio laico, per suggerire che un\u2019attitudine spiritualista tesa alla coesione e al progresso della coscienza non \u00e8 un dominio esclusivo dell\u2019approccio religioso: si tratta del Semiottagono delle Murate, che ho scelto grazie alla collaborazione di Valentina Gensini, direttrice artistica del MAD.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\" id=\"oneComWebmail-x_m_-6921604409504856912m_-6652895929894121803gmail-block-f514b48e-6ff9-47be-8512-ef8fddcfa300\">Ognuno dei sei artisti rappresenta contenuti che possono essere letti sia da un punto di vista spirituale\/religioso che etico, cosmologico e relazionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\" id=\"oneComWebmail-x_m_-6921604409504856912m_-6652895929894121803gmail-block-f514b48e-6ff9-47be-8512-ef8fddcfa300\">Nel progetto in progress dal 2011&nbsp;<em>While waiting for something to change<\/em>, Lisa Batacchi (Firenze, 1980) si riappropria della cultura ebraica familiare attraverso la preparazione di dolci eseguiti da bambina assieme alla madre, le cui ricette erano state tramandate dalla nonna. Le tracce lasciate sulle carte da forno diventano per l\u2019artista opere simboliche che testimoniano un\u2019estetica ma anche una cultura, oltre che un incontro. Da qui l\u2019idea di realizzare workshops coinvolgendo vari tipi di comunit\u00e0 italiane e internazionali, come copti e musulmani, al fine di realizzare un confronto prima umano, poi artistico e culinario, attraverso i media del cibo, della creativit\u00e0 e della condivisione. Per Reincantare il mondo l\u2019artista ha prodotto dei dolci che incrociano ricette ebraiche e Hare Krishna, le cui forme costituiscono nuovi simboli che integrano le due religioni, sottolineando affinit\u00e0 di intenti e visioni piuttosto che differenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Nella serie&nbsp;<em>Happiness and sadness<\/em>, 2012-2017, Mohamed Keita (Costa d\u2019Avorio, 1993) ha fotografato un\u2019umanit\u00e0 di cui ignoriamo le storie e le identit\u00e0. In questi suoi ritratti talvolta le persone guardano in macchina, talaltra vengono riprese di spalle. Si tratta di scatti spontanei di persone comuni osservate e avvicinate per strada. Per Keita la fotografia \u00e8 un mezzo di condivisione, in cui possono avvenire processi di rispecchiamento. Il piccolo atlante umano che risulta mostra uno scenario costituito da evidenti differenze culturali e sociali e conduce a riconoscere la fondamentale fragilit\u00e0 di questo nostro genere. La fotografia per Mohamed acquista un ulteriore significato biografico e collettivo: oltre ad essere un&nbsp;<em>medium<\/em>&nbsp;tra l\u2019uomo e il mondo, \u00e8 lo stesso mezzo che ha potuto utilizzare per esprimersi quando \u00e8 finalmente riuscito a sistemarsi dopo anni di migrazioni, ma documenta dunque al contempo, l\u2019ipotesi della possibilit\u00e0, per s\u00e9 e per gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Nei tre dipinti del 2018 presentati in Moschea, Patrizio Landolfi (Battipaglia, 1954) ha esplorato un diverso livello di coscienza che si \u00e8 espresso anche attraverso un uso profondo del colore. Il blu dominante, che ricorda cieli e mari, o un universo ancora pi\u00f9 astratto e concettuale, richiama un livello di quiete assoluta, l\u2019atarassia per i greci,&nbsp;<em>shanti&nbsp;<\/em>per gli induisti, che \u00e8 il fine ultimo di ogni pratica meditativa o di saggezza. Anche queste tele richiamano uno spazio interiore e al contempo infinito e dunque condiviso, ponendosi come archetipi universali che oltrepassano il particolarismo delle forme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Per questa mostra, Elisa Macci (Roma, 1977) presenta una serie di quattro mandala realizzati dal 2015 al 2021. Il processo esecutivo di ogni mandala richiede mesi per essere ultimato, una pratica che l\u2019artista ha ereditato dalla tradizione Buddhista tibetana. Ogni mandala deve essere prodotto con cura in ogni sua fase: dalla preparazione della tela alla preparazione dei pigmenti, fino alla minuziosa stesura. Per l\u2019artista questa \u00e8 una pratica di riappropriazione del tempo, in cui pu\u00f2 liberare le proprie energie creative, e nel tempo si costituisce una relazione tra lei e l\u2019opera, con se stessa, con il soggetto e gli osservatori. Attraverso i suoi colori vividi e il simbolismo dei suoi soggetti, lo scopo del mandala infatti, \u00e8 quello di modificare la mente di chi lo guardi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Nella serie&nbsp;<em>Charts&nbsp;<\/em>(2018), Giovanni Ozzola (Firenze, 1982) unisce presente e passato, umano e cosmico, creando attraverso incisioni su alluminio, delle mappe di orientamento, personali e collettive. Da sfondi astratti emergono linee che si incrociano formando mappe dell\u2019universo, geografie cosmiche, tragitti di viaggi che sfidano l\u2019ignoto ma anche cicatrici e destini che si delineano sul palmo della mano, si incontrano, si sovrappongono dando vita a combinazioni infinite. \u201cIl nostro destino \u2013 spiega l\u2019artista \u2013 \u00e8 gi\u00e0 definito dal&nbsp;<em>daimon<\/em>&nbsp;che ci governa, sia nel Bene che nel Male. Il fatto di essere un tutt\u2019uno con l\u2019universo e di essere composti dalla solita materia ci fa riflettere sull\u2019essere Parte di un organismo pi\u00f9 grande e sullo svolgere una funzione precisa\u201d.&nbsp;<em>Atlantico&nbsp;<\/em>(2022),il paesaggio marino stampato su ardesia, suggerisce ugualmente l\u2019unione tra terra, acqua e cielo, uomo e natura, finito e infinito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Le quattro grandi tele presentate da Tarshito (Bari, 1952) per questa mostra si collocano in un ambito partecipativo, sviluppato tra l\u2019artista e alcune comunit\u00e0 artistiche tradizionali. Le opere sono state realizzate dal 2017 ad oggi assieme ad artisti dell\u2019Orissa, del Bengala Occidentale, dell\u2019Andhra Pradesh e del Telangana in India. Tutti i lavori sono il crocevia di estetiche a confronto che costituiscono non soltanto un ponte, ma anche una sintesi culturale espressa in confluenze di stili e soprattutto di messaggi spirituali, come figure umane nell\u2019atto simbolico di trasformare i propri gesti in fioriture. Particolarismi e patrimoni materiali e immateriali, artistici e artigianali si incontrano e si fondono per creare geografie sacre e senza confini; un contributo al concetto di fratellanza che Tarshito esprime attraverso il linguaggio potenzialmente universale dell\u2019arte. La mostra \u00e8 in collaborazione con MAD, Murate Art District.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\"><em>Ci descrivi meglio questo percorso espositivo, inquadrandolo in questa prospettiva specifica, che di fatto non \u00e8 solo circoscritta all\u2019arte in senso stretto, ma ne sottolinea le potenzialit\u00e0 ed i risvolti pratici di educazione alla cittadinanza\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">La scelta di allestire sei mostre in cinque spazi religiosi ed uno laico con altrettanti artisti contemporanei afferenti ai sei spazi \u00e8 motivata dal desiderio di manifestare un possibile \u201creincantamento\u201d del mondo attraverso l\u2019arte e le differenti forme spirituali ed etiche che ci coinvolgono. L\u2019esperienza circoscritta di questi dodici attori si intende come una parte per il tutto, allo scopo di emanare un messaggio universale attraverso le differenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Le sei mostre intendono nel complesso offrire un contributo a <em>Lo strano posto della religione nell\u2019arte contemporanea<\/em> (Elkins, 2004) mostrando l\u2019attuale superamento del tab\u00f9 di appartenenza religiosa e anzi un ritorno del sacro, nelle arti come in societ\u00e0. Preferendo rintracciare il valore dell\u2019arte e della religione piuttosto che tentare di definirle (Graham, 2007), le mostre intendono portare alla luce questo rimosso secolare; investigare la coalescenza tra arte e religione, come possibile \u201creincantamento\u201d del mondo; far emergere \u201czone di contatto\u201d; incrociare valori etici e laici; assecondarne il potere ecumenico; promuovere il dialogo interreligioso, come atto rivoluzionario; intuire uno spirito del tempo e un orientamento che con buona probabilit\u00e0 saranno storicizzati in futuro. Il progetto complessivo \u00e8 un coro finale che oscilla e si intreccia tra intuizione dell\u2019assoluto, impegno sociale e identit\u00e0, cadenzato dal susseguirsi di duetti tra artisti e comunit\u00e0 religiose e laiche. \u00c8 una collezione di sconfinamenti, un catalogo metonimico di attitudini e <em>correspondences.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\"><em>Mi pare, infine, che l\u2019evento da te curato voglia e riesca a dirci che la strada dell\u2019interculturalit\u00e0 e l\u2019educazione interculturale hanno come proprio modello pedagogico, quello della cooperazione, del confronto, dallo stare insieme, del dialogo e della reciproca conoscenza. Cosa ne pensi?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Non posso che essere d\u2019accordo e ho cercato di manifestare questa mia posizione attraverso la scelta di spazi e artisti specifici, che con il dispositivo della mostra, funzionano come un testo a pi\u00f9 voci se non addirittura come un testamento. Intorno al possibile disincanto e reicantamento del mondo la letteratura \u00e8 piuttosto vasta, a partire dal sociologo Max Weber che ne <em>La scienza come professione<\/em> del 1919 sostenne che la progressiva diffusione del razionalismo non conduceva ad una conoscenza pi\u00f9 approfondita del mondo, piuttosto a un suo disincantamento. Un secolo pi\u00f9 tardi Silva Federici (2019) ha individuato nella figura della donna e dei <em>commons<\/em> due modelli di reincantamento. Io penso che l\u2019arte, in quanto linguaggio per immagini e dunque potenzialmente universale abbia il potere e talvolta il dovere di diffondere efficacemente messaggi politici ed etici e certamente di far riconoscere le persone come abitanti una dimensione comune, in cui la differenza pu\u00f2 solo essere fonte di arricchimento culturale e spirituale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2022\/06\/1-1-763x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2660\" width=\"837\" height=\"1123\" srcset=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2022\/06\/1-1-763x1024.jpg 763w, https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2022\/06\/1-1-224x300.jpg 224w, https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2022\/06\/1-1-768x1031.jpg 768w, 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dibond, 33x50cm, 47x70cm (particolare)<br>Centro Ewam, Firenze<br>Foto: Giorgio Barrera<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2022\/06\/3-1-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2662\" srcset=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2022\/06\/3-1-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2022\/06\/3-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2022\/06\/3-1-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2022\/06\/3-1-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2022\/06\/3-1-2048x1365.jpg 2048w, 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docente.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2022\/06\/image.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-2688\" width=\"162\" height=\"244\" srcset=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2022\/06\/image.png 243w, https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2022\/06\/image-199x300.png 199w\" sizes=\"auto, (max-width: 162px) 100vw, 162px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo un biennio in Filosofia a Firenze, si laurea con lode in Fenomenologia degli Stili con Renato Barilli al DAMS di Bologna e consegue una serie di studi avanzati in Curatela, Antropologia dell\u2019Arte, Storia delle Religioni e Esoterismo Occidentale a Berlino, Milano, Roma e Londra. Ha conseguito inoltre un Master di Ricerca in Cultural, Intellectual and Visual History presso il Warburg Institute di Londra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scrive per riviste d&#8217;arte come Segno, Exibart, Memecult.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal 2005 al 2007 \u00e8 stata la responsabile delle mostre istituzionali e delle pubblicazioni per Photology, organizzando progetti che hanno coinvolto Mario Giacomelli, Enzo Cucchi, Joel-Peter Witkin, Claudio Abate e Achille Bonito Oliva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal 2008 al 2015 \u00e8 stata conservatrice delle collezioni del XX e XXI secolo e curatrice di mostre di arte contemporanea al Mart, Museo d&#8217;Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal 2016 al 2019 in comando al Museo di Palazzo Pretorio a Prato, ha lavorato sulle stratificazioni simboliche del tempo con Pretorio Studio, invitando artisti a confrontarsi con i capolavori di Donatello, Filippo e Filippino Lippi, Lorenzo Bartolini, Jacques Lipchitz, con una residenza in museo e una mostra finale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attualmente \u00e8 curatrice indipendente e insegna discipline dell\u2019arte contemporanea in diverse universit\u00e0 private di Firenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ha pubblicato, tra gli altri, con Silvana Editoriale, Electa Mondadori, Gli Ori, Wip e Mousse Publishing.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Pamela Giorgi e Veronica Caciolli (*) \u2018Reincantare il mondo\u2019 \u00e8 una bella mostra che si sviluppa, a Firenze, coinvolgendo le cinque principali comunit\u00e0 religiose fiorentine (Centro Ewam Buddhista Tibetano, Chiesa di Santa Felicita, Moschea, Sinagoga, Villa Vrindavana,) e uno spazio civico, il Semiottagono delle Murate. In questo percorso si intrecciano luoghi urbani, religioni diverse, altrettanti artisti afferenti alle suddette comunit\u00e0. La scelta \u00e8 motivata dal desiderio di manifestare un possibile \u201creincantamento\u201d del mondo attraverso l\u2019arte e le differenti forme spirituali ed etiche che coinvolgono gli artisti, le comunit\u00e0 e gli spazi prescelti. Voci che costituiscono una parte per il tutto, con lo scopo di<a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/2022\/06\/18\/reincantare-il-mondo-le-potenzialita-dellarte-per-leducazione-allinclusione-e-alla-cultura-democratica\/\">Leggi altro &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":48,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["entry","author-izoppi","post-2654","post","type-post","status-publish","format-standard","category-senza-categoria"],"acf":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2654","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/48"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2654"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2654\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2790,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2654\/revisions\/2790"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2654"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2654"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2654"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}