{"id":8180,"date":"2026-02-17T15:08:00","date_gmt":"2026-02-17T14:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/?p=8180"},"modified":"2026-02-17T15:10:16","modified_gmt":"2026-02-17T14:10:16","slug":"la-chimera-del-sistema-moda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/2026\/02\/17\/la-chimera-del-sistema-moda\/","title":{"rendered":"La chimera del sistema moda"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di, Mariachiara Fortugno (*)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Abstract<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo articolo analizza criticamente il sistema moda contemporaneo a partire dal concetto di chimera, intesa come costruzione simbolica che alimenta desiderio, adesione e investimento affettivo, pur celando profonde contraddizioni strutturali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attraverso un approccio interdisciplinare che integra Fashion Studies, sociologia del lavoro creativo e teoria dei campi culturali, lo studio indaga lo scarto tra l\u2019immaginario idealizzato della moda e le condizioni materiali che ne regolano il funzionamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il contributo si fonda su un corpus di interviste qualitative semi-strutturate condotte con professionisti attivi nel settore della moda, prevalentemente all\u2019interno di aziende del lusso italiane, analizzate mediante un approccio tematico-interpretativo. Le testimonianze evidenziano come l\u2019accesso al sistema sia spesso motivato da un\u2019adesione a valori culturalmente codificati \u2014 creativit\u00e0, artigianalit\u00e0, unicit\u00e0, eccellenza estetica \u2014 che tuttavia, nella pratica quotidiana, risultano frequentemente svuotati della loro funzione normativa e ridotti a dispositivi discorsivi di legittimazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019articolo colloca tali dinamiche all\u2019interno di processi pi\u00f9 ampi di finanziarizzazione, concentrazione del potere e globalizzazione dell\u2019industria della moda, richiamando in particolare il contributo teorico di Giulia Mensitieri e la prospettiva bourdieusiana sul capitale simbolico. L\u2019analisi mette in luce come passione, precariet\u00e0 e lavoro affettivo concorrano a sostenere la resilienza del sistema, limitando le possibilit\u00e0 di agency individuale. In conclusione, si propone una riflessione sul ruolo della comunit\u00e0 e delle pratiche collettive come potenziali leve di trasformazione del sistema moda oltre la sua utopia individualizzante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Keyword<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sistema moda; lavoro creativo; lavoro precario; capitale simbolico; lavoro affettivo; Fashion Studies.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando si \u00e8 piccoli, e il funzionamento del mondo del lavoro \u00e8 ancora un concetto astratto e lontano, le scelte sono guidate quasi esclusivamente dalle passioni. Sono inclinazioni spontanee, spesso visive e sensoriali, che orientano lo sguardo verso ci\u00f2 che attrae, seduce e stimola l\u2019immaginazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel caso della moda, questo avvicinamento passa attraverso l\u2019estetica, le immagini, le narrazioni patinate di un settore che sembra fondarsi pi\u00f9 sull\u2019ispirazione che sulla struttura. Crescendo, quel primo slancio emotivo si consolida e si trasforma lentamente in convinzione: ci\u00f2 che inizialmente era solo interesse diventa l\u2019idea di un futuro possibile, se non addirittura del \u00ablavoro della vita\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello che, in fondo, \u00e8 accaduto a molti di noi appartenenti alla generazione dei Millennials \u00e8 stato un processo di idealizzazione estrema. Siamo cresciuti in un periodo storico in cui i nuovi sistemi tecnologici \u2014 social media, piattaforme digitali, storytelling dei brand \u2014 hanno contribuito a costruire un immaginario in cui i sogni professionali non solo sembravano realizzabili, ma apparivano a portata di mano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel settore moda, pi\u00f9 che in altri ambiti, questo racconto si \u00e8 rafforzato attraverso immagini di successo, backstage esclusivi, figure carismatiche e un linguaggio che associa il lavoro creativo a passione, sacrificio e riconoscimento sociale. In altre parole: ci abbiamo creduto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019universit\u00e0 rappresenta spesso il luogo in cui questa narrazione viene ulteriormente alimentata. I percorsi formativi legati alla moda oscillano costantemente tra due messaggi apparentemente opposti ma in realt\u00e0 complementari: da un lato l\u2019idea che si tratti di un mondo di nicchia, elitario, difficile da penetrare; dall\u2019altro la promessa che, con talento, dedizione e unicit\u00e0, sia possibile emergere. \u00abSe sei il migliore, ce la farai\u00bb: un mantra che trasforma la competizione in virt\u00f9 e la precariet\u00e0 in una fase necessaria di crescita. In questo contesto, il fallimento non \u00e8 mai sistemico, ma sempre individuale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi arriva il momento dell\u2019ingresso nel mercato del lavoro, accompagnato dall\u2019aspettativa concreta di guadagno e dall\u2019idea di un\u2019indipendenza finalmente raggiungibile. \u00c8 qui che il racconto si incrina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo decine \u2014 se non centinaia \u2014 di curriculum inviati senza risposta, l\u2019unica porta che sembra aprirsi \u00e8 quella di uno stage sottopagato, presentato come un\u2019occasione imperdibile per \u00abentrare nel settore\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo stage diventa cos\u00ec una soglia simbolica: non solo un\u2019esperienza lavorativa, ma l\u2019accesso a quel mondo tanto desiderato e raccontato. Dopo mesi, talvolta anni, questo percorso pu\u00f2 trasformarsi in un contratto temporaneo, spesso inquadrato nel settore commercio, della durata di sei mesi, privo di reali garanzie di continuit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure, questa storia non appare come un\u2019eccezione. Al contrario, \u00e8 una traiettoria ampiamente condivisa, normalizzata e persino legittimata all\u2019interno del sistema moda. Una storia che molti riconoscono come propria e che, proprio per questo, raramente viene messa in discussione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli ultimi decenni, il settore della moda \u00e8 stato interessato da un progressivo processo di concentrazione del potere economico e decisionale, riconducibile alla crescente centralit\u00e0 di grandi gruppi multinazionali. Le analisi periodiche sul mercato del lusso elaborate da osservatori economici e istituti di ricerca internazionali evidenziano come il panorama globale risulti oggi dominato da un numero limitato di conglomerati finanziari, prevalentemente di matrice statunitense ed europea. In tale scenario, il gruppo francese Kering rappresenta una delle principali realt\u00e0 europee in grado di competere su scala globale, mentre numerosi marchi storici del made in Italy e del lusso europeo risultano essere stati progressivamente acquisiti da capitali esteri, in larga parte statunitensi. (1)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il processo di finanziarizzazione e globalizzazione dell\u2019industria della moda ha prodotto effetti significativi non solo sulle strutture di governance aziendale, ma anche sui modelli organizzativi, sui ritmi di produzione e sulle pratiche lavorative. \u00ab\u00c8 ampiamente riconosciuto come il metodo di lavoro, la qualit\u00e0 del prodotto e l\u2019attenzione al dettaglio, elementi storicamente centrali nella tradizione manifatturiera e culturale della moda europea, abbiano subito trasformazioni rilevanti, spesso orientate alla massimizzazione del profitto e alla riduzione dei tempi di immissione sul mercato.\u00bb (2)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo contesto, i lavoratori del settore si trovano a operare all\u2019interno di un sistema che tende a privilegiare la visibilit\u00e0, la performance e il valore simbolico del brand, a discapito di una effettiva valorizzazione delle competenze professionali e del lavoro creativo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un ambito particolarmente indicativo di tali dinamiche \u00e8 rappresentato dalla gestione delle figure apicali della direzione creativa. L\u2019analisi delle principali maison di moda mostra come la rappresentazione simbolica del brand sia frequentemente affidata a designer uomini, bianchi e occidentali, i quali vengono spesso trasferiti da una casa di moda all\u2019altra in archi temporali relativamente brevi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo fenomeno pu\u00f2 essere interpretato alla luce della teoria dei campi di Pierre Bourdieu, secondo cui il potere simbolico opera come una forma di capitale specifico, accumulabile e convertibile all\u2019interno di un determinato campo sociale. (3)&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tale prospettiva, la circolazione delle \u00e9lite creative contribuisce a rafforzare gerarchie consolidate e meccanismi di legittimazione interna al campo del sistema moda, pi\u00f9 che a promuovere una reale pluralit\u00e0 culturale e progettuale. Il ricambio accelerato dei direttori creativi, spesso svincolato da una visione strategica di lungo periodo, appare pertanto funzionale alle logiche del mercato e alla spettacolarizzazione del ruolo, piuttosto che a un effettivo rinnovamento strutturale del sistema moda. Per inquadrare teoricamente queste trasformazioni, il presente studio si fonda sul contributo di Giulia Mensitieri, \u00abIl lavoro pi\u00f9 bello del mondo. Sollevare il velo sull\u2019industria della moda\u00bb (2020), testo di riferimento che analizza in chiave critica le condizioni lavorative nel settore moda attraverso un ampio corpus di interviste a professionisti e lavoratori. L\u2019autrice mette in evidenza le contraddizioni strutturali vissute da chi opera in questo ambito, diviso tra passione creativa e frustrazione, entusiasmo e sfruttamento. Se l\u2019ingresso nel settore \u00e8 spesso motivato da un immaginario di realizzazione personale e successo, con il tempo emerge la consapevolezza che tale promessa riguarda una minoranza ristretta, mentre la maggior parte dei lavoratori permane in una condizione di precariet\u00e0 continua.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mensitieri evidenzia in particolare come:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>la crescente accelerazione dei processi produttivi, il continuo rinnovamento delle collezioni e l\u2019ossessione per il nuovo contribuiscano in modo sistemico allo spreco;<ul><li>la stessa logica economica che consente lo sfruttamento della forza lavoro \u00e8 alla base dello sfruttamento<\/li><\/ul>\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>ambientale, fondata sulla massimizzazione del profitto, sulla riduzione dei costi e sulla sistematica invisibilizzazione delle conseguenze.<\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa prospettiva, lo sfruttamento umano e quello ambientale non costituiscono fenomeni separati, ma risultano parte integrante dello stesso meccanismo capitalistico, sostenuto dall\u2019illusione del glamour, del successo e della creativit\u00e0. Dalle interviste analizzate emerge inoltre che molti lavoratori: riconoscono il disagio etico legato al proprio ruolo all\u2019interno di un sistema percepito come dannoso; dichiarano di disporre di uno scarso potere reale di intervento, soprattutto a causa della precariet\u00e0 strutturale;interiorizzano l\u2019idea che \u00abcos\u00ec funziona la moda\u00bb e che una critica esplicita del sistema possa comportare il rischio di esclusione professionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come emerge dall\u2019analisi proposta da Mensitieri, il giovane lavoratore inserito nel settore della moda si confronta oggi con un insieme crescente di dubbi e incertezze, riconducibili a un contesto professionale in profonda trasformazione. Tale cambiamento non riguarda esclusivamente le dimensioni e le strutture organizzative delle imprese, ma investe in maniera sostanziale anche le modalit\u00e0 stesse di produzione, rappresentazione e gestione della moda. (4)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il sistema moda contemporaneo sta infatti attraversando una fase di riconfigurazione che coinvolge non solo la sua geografia economica, ma anche le regole che ne hanno storicamente governato il funzionamento. Se da un lato gli Stati Uniti continuano a esercitare un ruolo centrale nel controllo e nella gestione di numerosi gruppi e maison di moda, dall\u2019altro emergono in modo sempre pi\u00f9 significativo nuovi poli di influenza, come gli Emirati Arabi Uniti e la Cina. (5)&nbsp;Questi contesti rappresentano oggi una componente rilevante dello stato dell\u2019arte dell\u2019industria della moda globale, contribuendo a ridefinirne equilibri e dinamiche di potere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si assiste dunque a un progressivo indebolimento della tradizionale centralit\u00e0 eurocentrica del sistema moda. Se nell\u2019immaginario collettivo citt\u00e0 come Parigi e Milano hanno a lungo detenuto il primato in termini di autorevolezza simbolica, eventi e riconoscimenti, attualmente si osserva una crescente diffusione di iniziative di rilievo internazionale anche in aree extraeuropee.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per inquadrare teoricamente queste trasformazioni, il presente studio si fonda sul contributo di Giulia Mensitieri, \u00abIl lavoro pi\u00f9 bello del mondo. Sollevare il velo sull\u2019industria della moda\u00bb (2020), testo di riferimento che analizza in chiave critica le condizioni lavorative nel settore moda attraverso un ampio corpus di interviste a professionisti e lavoratori. L\u2019autrice mette in evidenza le contraddizioni strutturali vissute da chi opera in questo ambito, diviso tra passione creativa e frustrazione, entusiasmo e sfruttamento. Se l\u2019ingresso nel settore \u00e8 spesso motivato da un immaginario di realizzazione personale e successo, con il tempo emerge la consapevolezza che tale promessa riguarda una minoranza ristretta, mentre la maggior parte dei lavoratori permane in una condizione di precariet\u00e0 continua.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mensitieri evidenzia in particolare come:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>la crescente accelerazione dei processi produttivi, il continuo rinnovamento delle collezioni e l\u2019ossessione per il nuovo contribuiscano in modo sistemico allo spreco;<ul><li>la stessa logica economica che consente lo sfruttamento della forza lavoro \u00e8 alla base dello sfruttamento<\/li><\/ul>\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>ambientale, fondata sulla massimizzazione del profitto, sulla riduzione dei costi e sulla sistematica invisibilizzazione delle conseguenze.<\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un esempio emblematico \u00e8 rappresentato dal Fashion Trust Arabia Prize, che ha recentemente premiato Miuccia Prada come creativa pi\u00f9 influente a livello globale. (8)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il mercato della moda appare pertanto sempre pi\u00f9 complesso e frammentato, caratterizzato da una molteplicit\u00e0 di narrazioni promosse dai brand e da una realt\u00e0 produttiva in costante mutamento. Tale scarto tra rappresentazione e pratiche effettive contribuisce a generare una condizione di disorientamento tra le persone che operano nel settore, in particolare tra i lavoratori pi\u00f9 giovani, i quali si trovano a interagire con un sistema percepito come opaco e difficilmente decifrabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa dinamica incide sulle possibilit\u00e0 di agency individuale, favorendo forme di adattamento passivo piuttosto che di partecipazione attiva ai processi di trasformazione in atto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sulla base di quanto detto precedentemente questo studio si basa su una serie di interviste qualitative semi-strutturate condotte con soggetti attivi nel sistema moda contemporaneo, prevalentemente all\u2019interno di aziende del lusso italiane.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli intervistati occupano ruoli differenti lungo la filiera creativa e organizzativa e condividono un percorso formativo specialistico nel campo della moda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le interviste sono state analizzate attraverso un approccio tematico-interpretativo, coerente con la tradizione dei Fashion Studies9, che privilegia la lettura delle pratiche lavorative come luoghi di produzione di significato, identit\u00e0 e valore simbolico.aL\u2019intervista non \u00e8 qui intesa come semplice strumento descrittivo, ma come dispositivo critico capace di rendere visibili le tensioni tra discorso istituzionale e vissuto quotidiano, tra l\u2019immaginario del sistema moda e le sue condizioni materiali di funzionamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019attrazione iniziale e l\u2019utopia valoriale del sistema moda<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dalle narrazioni degli intervistati emerge con forza il ruolo dell\u2019utopia valoriale come motore di accesso al sistema moda. L\u2019ingresso nel settore \u00e8 frequentemente motivato da un\u2019adesione a un insieme di valori culturalmente codificati: creativit\u00e0, artigianalit\u00e0, unicit\u00e0, Made in Italy, eccellenza estetica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questi valori vengono inizialmente percepiti come principi operativi capaci di tradursi nel lavoro quotidiano, in ambienti immaginati come dinamici, meritocratici e orientati alla crescita individuale. In alcuni casi, tale attrazione \u00e8 rafforzata dalla narrazione imprenditoriale del brand, dalla sua collocazione nel sistema del lusso e da elementi organizzativi \u2014 come la giovane et\u00e0 dei team o le politiche di welfare \u2014 interpretati come segnali di modernit\u00e0 e attenzione alle persone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, le interviste mostrano anche come l\u2019accesso al settore non sia sempre guidato da un allineamento ideale: in alcuni casi prevale una scelta dettata dalla necessit\u00e0, rivelando fin da subito la compresenza di desiderio e vincolo che caratterizza il lavoro nella moda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Comprendere lo scarto tra valore dichiarato e pratica vissuta diventa dunque un passaggio cruciale per l\u2019analisi critica del settore. L\u2019 obiettivo non \u00e8 assumere una posizione valutativa, n\u00e9 di condanna n\u00e9 di giustificazione, ma sviluppare una lettura capace di mettere in luce le logiche interne del sistema, le sue contraddizioni costitutive e le direzioni emergenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 solo a partire da questa comprensione che diventa possibile immaginare forme di ricomposizione collettiva tra coloro che dedicano la propria vita professionale alla moda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La riflessione sul futuro del settore non pu\u00f2 infatti prescindere dal tema della comunit\u00e0. Il sistema moda si \u00e8 storicamente strutturato come un ambiente fortemente individualizzato, che privilegia la competizione, la costruzione di identit\u00e0 professionali autonome e il lavoro freelance isolato, piuttosto che la condivisione di percorsi critici, accessibili e collettivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come osserva Sin\u00e9ad Burke, \u00abla moda tende a funzionare come un sistema alimentato dall\u2019eccezione, pi\u00f9 che dalla possibilit\u00e0 di costruire strumenti di comprensione e di partecipazione diffusi.\u00bb (10)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, proprio nella mobilitazione delle comunit\u00e0 professionali disilluse pu\u00f2 risiedere una concreta possibilit\u00e0 di cambiamento. Pratiche collettive quali l\u2019organizzazione sindacale, le alleanze trasversali e le azioni coordinate rappresentano potenziali leve di trasformazione strutturale, a condizione che coinvolgano l\u2019intero ecosistema del settore, inclusi i livelli decisionali pi\u00f9 elevati. In questo senso, come sottolinea Michael Miller, il privilegio non si esaurisce nel capitale economico, ma si manifesta nella quantit\u00e0 di potere esercitabile all\u2019interno di un sistema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una parte significativa di coloro che oggi occupano posizioni di influenza nel mondo della moda non proviene necessariamente da contesti di origine privilegiata, ma dispone ora di risorse simboliche, relazionali e decisionali che potrebbero essere impiegate in modo responsabile e riequilibrante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In conclusione, l\u2019evoluzione del sistema moda non sembra dipendere tanto dalla riaffermazione retorica dei suoi valori fondativi, quanto dalla loro capacit\u00e0 di tradursi in pratiche collettive, relazionali e politiche. \u00c8 nel passaggio dall\u2019utopia individuale che ha storicamente alimentato il desiderio e l\u2019adesione al settore a una forma di responsabilit\u00e0 condivisa che la moda pu\u00f2 trovare nuove possibilit\u00e0 di senso, coerenza e sostenibilit\u00e0 nel lungo periodo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bibliografia<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bourdieu, P. (1992). Les r\u00e8gles de l\u2019art. Gen\u00e8se et structure du champ litt\u00e9raire. Paris: Seuil.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mensitieri, G. (2020). Il lavoro pi\u00f9 bello del mondo. Sollevare il velo sull\u2019industria della moda. Roma: Notte-tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rivista Studio (2023). Atlante della moda: previsioni e scenari del sistema fashion contemporaneo. Rivista Studio. Disponibile online: <a href=\"https:\/\/www.rivistastudio.com\/atlante-moda-previsioni\/\">https:\/\/www.rivistastudio.com\/atlante-moda-previsioni\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FashionUnited (2024). Top 200 Fashion Companies Worldwide. FashionUnited Intelligence. Disponibile online: <a href=\"https:\/\/fashionunited.com\/i\/top200\">https:\/\/fashionunited.com\/i\/top200<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vogue Business (2023). Debunking the dream: Is working in fashion going out of style? Vogue Business. Disponibile online: <a href=\"https:\/\/www.vogue.com\/article\/debunking-the-dream-is-working-in-fashion-going-out-\">https:\/\/www.vogue.com\/article\/debunking-the-dream-is-working-in-fashion-going-out-<\/a>of-style-success-survey<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li>Per un\u2019analisi della concentrazione del potere economico nel settore della moda e del lusso, cfr. i rapporti periodici di Bain &amp; Company (Luxury Goods Worldwide Market Study) e di McKinsey &amp; Company (The State of Fashion), che evidenziano il ruolo dominante di pochi grandi conglomerati multinazionali. Sul posizionamento del gruppo Kering nel panorama europeo e globale e sui processi di acquisizione di marchi storici del lusso europeo, si vedano inoltre i report annuali dei principali osservatori economici internazionali e la documentazione societaria dei gruppi coinvolti.<\/li>\n\n\n\n<li>Sul progressivo mutamento dei modelli produttivi della moda europea e sul passaggio da una tradi-zione manifatturiera fondata su qualit\u00e0, tempo e sapere artigianale a logiche industriali orientate alla rapidit\u00e0 e alla massimizzazione del profitto, cfr. G. Mensitieri, Il lavoro pi\u00f9 bello del mondo. Sollevare il velo sull\u2019indu-stria della moda, Nottetempo, Roma 2020, pp. 91\u2013112; si veda inoltre P. Bourdieu, Les r\u00e8gles de l\u2019art. Gen\u00e8se et structure du champ litt\u00e9raire, Seuil, Paris 1992, pp. 311\u2013340, per un inquadramento teorico delle trasfor-mazioni dei campi culturali sotto la pressione delle logiche economiche e di mercato.<\/li>\n\n\n\n<li>Per la teoria dei campi e del potere simbolico come capitale specifico, cfr. P. Bourdieu, Le sens prati-que (1980) e Langage et pouvoir symbolique (2001); tali concetti sono comunemente applicati all\u2019analisi delle gerarchie e dei meccanismi di legittimazione nel campo della moda (cfr. Les r\u00e8gles de l\u2019art, 1992).<\/li>\n\n\n\n<li>Cfr. G. Mensitieri, Il lavoro pi\u00f9 bello del mondo. Sollevare il velo sull\u2019industria della moda, Notte-tempo, Roma 2020, pp. 27\u201345 per l\u2019analisi dell\u2019accesso al settore moda e dell\u2019immaginario professionale; pp. 63\u201389 per la discussione sulle condizioni di precariet\u00e0, sull\u2019interiorizzazione del rischio individuale e sul senso di incertezza vissuto dai giovani lavoratori; pp. 113\u2013137 per l\u2019analisi delle trasformazioni strutturali del sistema moda e delle modalit\u00e0 di produzione, rappresentazione e gestione del lavoro creativo.<\/li>\n\n\n\n<li>Per un\u2019analisi della persistente centralit\u00e0 statunitense nel controllo dei principali gruppi del sistema moda globale, nonch\u00e9 dell\u2019emergere di nuovi poli di influenza economica e simbolica, si veda FashionUnited, Top 200 Fashion Companies Worldwide, che evidenzia la distribuzione geografica del potere finanziario e decisionale nel settore. Per una lettura critica delle trasformazioni geopolitiche del sistema moda e dell\u2019ascesa di contesti extraeuropei, in particolare Emirati Arabi Uniti e Cina, cfr. Atlante della moda: previsioni, Rivi-sta Studio, che analizza le nuove geografie del potere, degli investimenti e della legittimazione culturale nel fashion system contemporaneo.<\/li>\n\n\n\n<li>Il Fashion Trust Arabia Prize \u00e8 un riconoscimento internazionale istituito nel 2018 con l\u2019obiettivo di sostenere e promuovere designer emergenti provenienti dall\u2019area del Medio Oriente e del Nord Africa. Il pre-mio si configura come una piattaforma strategica di visibilit\u00e0, mentorship e supporto economico, contribuen-do a rafforzare nuovi poli di influenza nel sistema moda globale al di fuori dell\u2019asse euroamericano tradizio-nale. Negli ultimi anni, l\u2019iniziativa ha assunto una crescente rilevanza simbolica e istituzionale, segnalando il ruolo sempre pi\u00f9 centrale dei contesti extraeuropei nella ridefinizione delle gerarchie culturali e creative del settore.<\/li>\n\n\n\n<li>Per un inquadramento teorico-metodologico dei Fashion Studies come campo interdisciplinare volto all\u2019analisi della moda quale sistema culturale, economico e simbolico, e per l\u2019uso di metodologie qualitative e interpretative orientate alla lettura delle pratiche lavorative come luoghi di produzione di significato e identi-t\u00e0, cfr. V. Steele (a cura di), Fashion Theory: A Reader, Routledge, London\u2013New York 2000; E. Entwistle, The Fashioned Body. Fashion, Dress and Modern Social Theory, Polity Press, Cambridge 2015; si veda inoltre G. Mensitieri, Il lavoro pi\u00f9 bello del mondo. Sollevare il velo sull\u2019industria della moda, Nottetempo, Roma 2020, pp. 19\u201326, per l\u2019applicazione di un approccio etnografico e critico allo studio delle condizioni materiali e sim-boliche del lavoro nella moda.<\/li>\n\n\n\n<li>Cfr. S. Burke, Accessibility and Fashion: Systems Built on Exception, in Fashion Theory, e interventi della stessa autrice in contesti istituzionali e accademici dedicati all\u2019analisi critica del fashion system contem-poraneo.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"247\" height=\"257\" src=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2026\/02\/image-4.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-8181\" style=\"aspect-ratio:0.9611455673112003;width:158px;height:auto\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Sono Mariachiara Fortugno, laureata in Culture e Tecniche della Moda presso l\u2019Universit\u00e0 Alma Mater Studiorum di Bologna. Ho successivamente conseguito la laurea magistrale in Fashion and Textile Design presso NABA \u2013 Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.<\/em> <em>Attiva nel settore moda, ho maturato esperienza ricoprendo diversi ruoli professionali all\u2019interno di importanti aziende del settore.<\/em> <em>Curiosa e appassionata, sono particolarmente sensibile ai temi della sostenibilit\u00e0 e dell\u2019inclusione, valori che coltivo anche attraverso attivit\u00e0 di volontariato, tra cui progetti volti ad avvicinare persone con disabilit\u00e0 alle arti performative. Questa inclinazione ha reso naturale l\u2019obiettivo di integrare tali principi anche nel mio percorso professionale, orientando il mio lavoro verso la moda responsabile e la ricerca nel campo tessile.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di, Mariachiara Fortugno (*) Abstract Questo articolo analizza criticamente il sistema moda contemporaneo a partire dal concetto di chimera, intesa come costruzione simbolica che alimenta desiderio, adesione e investimento affettivo, pur celando profonde contraddizioni strutturali. Attraverso un approccio interdisciplinare che integra Fashion Studies, sociologia del lavoro creativo e teoria dei campi culturali, lo studio indaga lo scarto tra l\u2019immaginario idealizzato della moda e le condizioni materiali che ne regolano il funzionamento. Il contributo si fonda su un corpus di interviste qualitative semi-strutturate condotte con professionisti attivi nel settore della moda, prevalentemente all\u2019interno di aziende del lusso italiane, analizzate mediante un approccio tematico-interpretativo. Le testimonianze evidenziano<a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/2026\/02\/17\/la-chimera-del-sistema-moda\/\">Leggi altro &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["entry","author-c-marinucci","post-8180","post","type-post","status-publish","format-standard","category-senza-categoria"],"acf":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8180","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8180"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8180\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8185,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8180\/revisions\/8185"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8180"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8180"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8180"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}