{"id":8196,"date":"2026-02-18T16:39:16","date_gmt":"2026-02-18T15:39:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/?p=8196"},"modified":"2026-02-18T16:44:29","modified_gmt":"2026-02-18T15:44:29","slug":"e-il-tempo-delle-scelte-ci-vuole-coraggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/2026\/02\/18\/e-il-tempo-delle-scelte-ci-vuole-coraggio\/","title":{"rendered":"E\u2019 il tempo delle scelte. Ci vuole coraggio!"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Di Enrico Giovannini (*)<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Introduzione editoriale<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il tempo delle scelte. Il coraggio della cultura<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siamo grati alla rivista <strong><em><a href=\"https:\/\/eastwest.eu\/la-notizia-del-giorno\/e-il-tempo-delle-scelte-ci-vuole-coraggio\/\">Eastwest<\/a><\/em> <\/strong>e al suo Presidente del Comitato Scientifico, Enrico Giovannini, per averci autorizzato a ripubblicare questo editoriale, apparso il 16 febbraio 2026. Lo facciamo con convinzione, perch\u00e9 il testo che segue non \u00e8 solo un\u2019analisi geopolitica lucida e documentata, ma un invito civile alla responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Viviamo un passaggio storico segnato da profonde trasformazioni: crisi del multilateralismo, ridefinizione degli equilibri geopolitici, tensioni tra democrazie e autocrazie, impatti sistemici dell\u2019intelligenza artificiale, fragilit\u00e0 ambientali e sociali. In questo scenario, come sottolinea Giovannini, la tentazione del disimpegno o della delega all\u2019\u201cuomo forte\u201d \u00e8 reale. Ma proprio per questo diventa urgente una cultura della scelta, della consapevolezza e del coraggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per chi, come noi, lavora nel campo dell\u2019educazione, del patrimonio culturale e dell\u2019intelligenza artificiale come bene comune, questo richiamo \u00e8 particolarmente significativo. Non c\u2019\u00e8 innovazione tecnologica senza visione democratica. Non c\u2019\u00e8 transizione digitale senza responsabilit\u00e0 politica. Non c\u2019\u00e8 futuro sostenibile senza cittadini informati e partecipi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ripubblicare questo testo significa offrire ai nostri lettori uno strumento di riflessione esigente, ma necessario. Perch\u00e9 il tempo delle scelte \u00e8 ora \u2014 e la cultura resta il primo spazio in cui impariamo a immaginarle, discuterle e costruirle insieme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Buona lettura.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\">**********<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si, ci vuole coraggio per affrontare questa fase della storia, cos\u00ec turbolenta e disorientante. E dunque ce ne vuole anche per leggere questo numero di Eastwest, cos\u00ec denso di contenuti di grande valore su cosa sta accadendo intorno a noi. Basta scorrere il sommario per capire che leggere gli articoli qui raccolti non sar\u00e0, come si dice, \u201cuna passeggiata di salute\u201d. Cio\u00e8, non \u00e8 qualcosa da fare con superficialit\u00e0 o per rilassarsi o evadere dalla quotidianit\u00e0. Al contrario, si tratta di una lettura impegnativa, ma indispensabile per chi vuole provare a comprendere una realt\u00e0 complessa, a tratti paurosa, ma anche piena di opportunit\u00e0 per chi si mette in grado di coglierle.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019anno scorso avevo dedicato l\u2019editoriale a ci\u00f2 che \u201cnon sarebbe successo nel 2025\u201d. Ero stato facile profeta nello scrivere che le organizzazioni internazionali non avrebbero prodotto \u201cquello scatto necessario per rilanciare il multilateralismo e cos\u00ec trovare forme pi\u00f9 efficaci per gestire i problemi che richiedono risposte globali\u201d e che non ci sarebbe stata \u201cla modifica dei Trattati europei nella direzione di una maggiore integrazione tra Paesi membri\u201d. Avevo per\u00f2 valutato possibile che la diplomazia sarebbe stata comunque al lavoro per trovare accordi su tematiche specifiche, come \u00e8 accaduto con il \u201cconsenso di Siviglia\u201d di luglio 2025 sulla finanza per lo sviluppo, e che avremmo visto dei \u201csegnali di media entit\u00e0\u201d da parte dell\u2019Unione europea verso una cooperazione pi\u00f9 intensa su temi specifici, come sta accadendo, almeno parzialmente, su quello della difesa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma nel frattempo il mondo \u00e8 cambiato radicalmente: il \u201cciclone Trump\u201d ha sconvolto il commercio internazionale, le istituzioni multilaterali (gli Usa hanno recentemente annunciato di voler uscire da oltre 60 organizzazioni) e il diritto internazionale (e anche interno); l\u2019aumento dei conflitti e della spesa militare (attuale e prevista per il futuro) spiazza investimenti per la transizione ecologica e politiche sociali; l\u2019aumento del debito, pubblico e privato, drena risorse necessarie per accelerare il cammino verso uno sviluppo pi\u00f9 equo e sostenibile; il tumultuoso sviluppo dell\u2019intelligenza artificiale e le innovazioni tecnologiche ridisegnano le catene del valore internazionale e la mappa del potere. D\u2019altra parte, appaiono sempre pi\u00f9 evidenti sia la fragilit\u00e0 delle democrazie sia l\u2019interesse di alcuni ceti popolari per i regimi autocratici, fenomeni alimentati non solo dall\u2019incapacit\u00e0 delle classi politiche al potere di rispondere ai bisogni dei loro elettorati, ma anche dall\u2019uso di mezzi di disinformazione di massa da parte di gruppi politici e anche di Paesi, tra cui la Russia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ovviamente, potrei continuare, allungando la lista dei fenomeni che stanno sconvolgendo (forse distruggendo) le basi su cui \u00e8 stato costruito il mondo dal dopoguerra in poi, o almeno dalla fine della \u201cguerra fredda\u201d, ma invece vorrei sottolineare come in tale situazione siano tornati di moda modelli (analitici e politici) che assumono come normale, addirittura \u201cgiusta\u201d, la divisione del mondo in sfere d\u2019influenza da spartire tra le superpotenze: si pensi al caso del Venezuela e alle mire di Trump sul Canada e la Groenlandia, o alle analoghe mire cinesi su Taiwan o alla politica cinese in Africa. Cos\u00ec come quelli che giustificano le scelte di riarmo \u201ca tutti i costi\u201d. O che spiegano perch\u00e9 convenga fermare o rallentare la transizione energetica verso le rinnovabili in nome della \u201csicurezza nazionale\u201d, rinviando&nbsp;<em>sine die<\/em>&nbsp;l\u2019abbandono graduale dei combustibili fossili e scegliendo, invece, di prolungare la dipendenza degli approvvigionamenti di petrolio o gas dall\u2019estero (nel caso italiano ora anche dagli Stati Uniti, da cui ora importiamo a carissimo prezzo gas liquefatto, il che contribuisce a tenere alto il prezzo dell\u2019energia per famiglie e imprese). Ovviamente, si tratta di problemi complessi, spesso interrelati, da affrontare con equilibrio e lungimiranza, ma non si pu\u00f2 trascurare il fatto che dietro a tali posizioni ci sono lobbies industriali molto influenti, non solo negli Stati Uniti ma in ogni Paese, inclusa l\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma, siamo immersi in una realt\u00e0 nella quale sembra essersi realizzata quella famosa maledizione cinese che augura al destinatario di \u201cvivere in tempi interessanti\u201d. E basta leggere il recentissimo Rapporto del World Economic Forum sui rischi globali per capire quanto i tempi che viviamo siano anche densi di una profonda e crescente insicurezza. I circa 1.300 intervistati nell\u2019apposita indagine valutano negativamente le prospettive globali sia a breve che a lungo termine: in particolare, il 50% degli intervistati prevede un futuro a due anni turbolento o catastrofico, quota che sale al 57% se si considerano i prossimi 10 anni. Un ulteriore 40% considera le prospettive globali instabili sull\u2019orizzonte temporale di due anni (32% a dieci), mentre solo l\u20191% prevede un futuro tranquillo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si tratta di percentuali in netto aumento rispetto a due anni fa, ma solo marginalmente superiori a quelle indicate nel Rapporto 2025. Nella&nbsp;<em>hit parade<\/em>&nbsp;delle cause dell\u2019insicurezza a due anni si segnala il balzo dal nono al primo posto degli scontri geopolitici (a causa del \u201cciclone Trump), la discesa dal secondo al quarto posto degli eventi climatici estremi e dal sesto al nono posto dell\u2019inquinamento, la salita sul podio della polarizzazione sociale, mentre per gli altri fenomeni, dalla disinformazione ai conflitti armati, dalle disuguaglianze alle guerre digitali si rilevano minimi cambiamenti. A dieci anni, invece, la crisi ambientale e climatica, nelle sue diverse manifestazioni, continua ad occupare i primi tre posti della classifica (l\u2019anno scorso erano quattro), incalzata dalla disinformazione e dalle conseguenze negative dell\u2019Intelligenza Artificiale, che guadagnano ognuna una posizione rispetto all\u2019anno scorso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Rapporto nota anche come il protezionismo, la politica industriale centrata sugli interessi nazionali e l\u2019influenza attiva dei governi sulle catene di approvvigionamento delle materie critiche siano segnali evidenti di un mondo sempre pi\u00f9 competitivo. \u201cIl 68% degli intervistati descrive la situazione politica globale nei prossimi 10 anni come un \u2018ordine multipolare o frammentato\u2019 in cui le medie e grandi potenze contestano, stabiliscono e applicano regole e norme regionali\u201d. Solo il 6% si aspetta un rinvigorimento del precedente ordine internazionale unipolare e basato su regole, la cui mancanza indebolisce la capacit\u00e0 di affrontare sfide condivise come il cambiamento climatico, la salute globale e la stabilit\u00e0 economica, nonch\u00e9 di \u201cgenerare la crescita locale necessaria per la prosperit\u00e0 e la stabilit\u00e0 nazionali\u201d. Per essere estremamente chiari, gli autori del Rapporto hanno intitolato la prima sezione del suo primo capitolo \u201cIl mondo nel 2026: sull\u2019orlo del precipizio\u201d, mentre per quella dedicata al percorso verso il 2036 \u00e8 stata scelta la domanda \u201coltre il limite?\u201d, con un chiaro riferimento al fatto che il mondo ha ormai superato ben sette dei nove \u201climiti planetari\u201d identificati dagli scienziati (nell\u2019ultimo biennio anche quello relativo all\u2019acidificazione degli oceani) e che la crisi climatica ed ecologica non si ferma solo perch\u00e9 Trump non crede ad essa o perch\u00e9 i leader mondiali sono presi da altri temi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto ho qui brevemente ricordato spiega perch\u00e9 ci vuole coraggio per accettare la sfida che questo numero di Eastwest pone al lettore, soprattutto a chi si sente tentato dall\u2019idea di rinchiudersi nel proprio \u201cpiccolo\u201d, magari delegando all\u2019uomo o alla donna \u201cforte\u201d le scelte, un atteggiamento che fa a pugni con l\u2019idea di preservare e anzi rafforzare i processi democratici. Ma il coraggio di cui parlo riguarda anche l\u2019Unione europea e soprattutto l\u2019Italia, talvolta accusata di rinviare scelte lungimiranti (si pensi alla mancata accelerazione nella produzione di energia rinnovabile) o di barcamenarsi tra il Trumpismo e un europeismo convinto (si pensi al rifiuto di sostenere un sistema decisionale del Consiglio europeo basato sulla maggioranza e non sull\u2019unanimit\u00e0).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come scrisse il filosofo Karl Popper \u201cIl futuro \u00e8 aperto e dipende dalle azioni di tutti noi, dalle nostre speranze e timori, e da come vediamo il mondo\u201d. Una plastica rappresentazione di ci\u00f2 \u00e8 costituita dal ben noto confronto tra due planisferi: nel primo, usato in Occidente, le Americhe sono a sinistra e l\u2019Asia a destra, cosicch\u00e9 il \u201ccentro del mondo\u201d \u00e8 l\u2019Oceano Atlantico, sulle cui rive si affacciano gli Usa e l\u2019Europa. Nel secondo, usato in Cina, le Americhe sono a destra, cosicch\u00e9 il centro del mondo \u00e8 l\u2019Oceano Pacifico, su cui si affacciano la Cina e gli Usa, mentre l\u2019Europa appare completamente isolata all\u2019estremo sinistro della mappa. Ebbene, la rivoluzione Trumpiana sembra aver assunto come riferimento la seconda rappresentazione, dalla quale appare molto evidente che la Groenlandia \u201cappartiene\u201d agli Usa, che il vero confronto \u00e8 tra i Paesi rivieraschi del Pacifico (cio\u00e8 Usa e Cina), che al fine di vincere quest\u2019ultimo l\u2019Unione europea \u00e8 marginale e che la visione&nbsp;<em>super partes<\/em>&nbsp;dell\u2019Onu (nel cui simbolo il mondo viene rappresentato \u201cdall\u2019alto\u201d e i continenti sono disposti intorno al Polo Nord) \u00e8 totalmente irrilevante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo ribaltamento di prospettiva l\u2019Unione europea dove vuole collocarsi? E qual \u00e8 la posizione dell\u2019Italia sul tema? Forse i leader europei dovrebbero soffermarsi di pi\u00f9 sulla \u201cnuova\u201d geografia politica che va configurandosi e, per citare ancora Popper, spiegare chiaramente alle loro opinioni pubbliche come loro vedono il mondo, per costruire quale mondo intendono impegnarsi e come pensano di rispondere alle speranze e ai timori dei popoli che li hanno eletti. In una situazione come l\u2019attuale, lasciare che qualcun altro si occupi del nostro futuro o rinviare le decisioni in attesa di tempi migliori non mi sembra proprio una scelta lungimirante. Come dice una bella canzone di Guccini \u201cbisogna saper scegliere il tempo, non arrivarci per contrariet\u00e0\u201d e il tempo delle scelte \u00e8 questo, ma bisogna avere il coraggio di immaginarle, spiegarle e costruire faticosamente il consenso per realizzarle. I recenti discorsi del primo ministro canadese Mark Carney a Davos e di Mario Draghi a Lovanio indicano chiaramente cosa fare per affrontare, con coraggio e lungimiranza, questa nuova fase della storia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo \u00e8 il fondamento della democrazia in cui diciamo di credere e questo \u00e8 quello che ci aspettiamo da veri leader politici. Ma questo \u00e8 quello che ci aspettiamo anche dagli esponenti della societ\u00e0 civile, una societ\u00e0 civile che vorremmo informata (anche grazie a Eastwest) e pi\u00f9 lungimirante dei leader politici, perch\u00e9 i governi passano ma la societ\u00e0 civile resta, a meno di torsioni autoritarie (sempre pi\u00f9 dietro l\u2019angolo). Ecco perch\u00e9 a ciascuno di noi spetta l\u2019obbligo di informarci sui temi da cui dipende il nostro presente e il nostro futuro, elaborare le nostre opinioni e poi avere il coraggio di esprimerle con convinzione, ma anche con rispetto di chi la pensa diversamente. Buona lettura a tutte e a tutti.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"143\" height=\"186\" src=\"https:\/\/www.diculther.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2026\/02\/image-8.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-8197\" style=\"aspect-ratio:0.7687977820717466;width:154px;height:auto\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(*) Enrico Giovannini \u00e8 stato Chief Statistician dell\u2019OCSE, Presidente dell\u2019ISTAT, Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali nel governo Letta, Ministro delle Infrastrutture e della Mobilit\u00e0 Sostenibile nel governo Draghi, co-fondatore e attuale direttore scientifico dell\u2019Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile. \u00c8 il presidente del Comitato Scientifico di Eastwest<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Enrico Giovannini (*) Introduzione editoriale Il tempo delle scelte. 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