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Il libro propone una tesi precisa: la prevenzione non dovrebbe essere vissuta solo come un obbligo burocratico o come una materia riservata agli specialisti. È un diritto esigibile, radicato nella dignità di ogni persona che lavora, studia, crea e vive negli spazi condivisi.
Questa prospettiva diventa particolarmente importante nell’Antropocene digitale, perché anche i rischi stanno cambiando. Accanto a quelli fisici emergono vulnerabilità cognitive, algoritmiche e relazionali: iperconnessione, sovraccarico informativo, frammentazione dell’attenzione, forme di sorveglianza algoritmica, progressiva delega delle decisioni alle macchine.