IL CONGRESSO SIETE VOI

Non è uno slogan.

È il punto da cui abbiamo deciso di partire.

Nel corso dell’anno scolastico appena trascorso, nelle scuole e nelle comunità educanti che hanno partecipato ai percorsi #DiCultHer, è accaduto qualcosa che merita di essere riconosciuto, studiato e restituito pubblicamente.

Bambine e bambini hanno interrogato l’Intelligenza Artificiale e hanno scoperto che poteva sbagliare.

Studentesse e studenti hanno verificato fonti, corretto allucinazioni, costruito prompt, documentato le proprie decisioni, misurato l’impatto ambientale delle tecnologie, interrogato archivi e memorie locali, attraversato borghi e paesaggi, costruito mappe, chatbot, archivi digitali, narrazioni e ambienti immersivi.

Hanno utilizzato l’IA, ma soprattutto hanno imparato a non consegnarle il proprio pensiero.

L’analisi delle esperienze realizzate nell’ambito di #HackCultura2026 mostra infatti una costante: nei percorsi più maturi l’Intelligenza Artificiale non è stata assunta come autorità che fornisce risposte, ma come ambiente nel quale mettere alla prova domande, interpretazioni e responsabilità.

L’errore della macchina è diventato occasione di verifica.

Il patrimonio ha cessato di essere un deposito da digitalizzare ed è diventato processo da abitare.

La responsabilità interpretativa è rimasta nelle mani di studentesse e studenti.

Contemporaneamente è cambiato anche il ruolo dei docenti.

Chi ha accompagnato queste esperienze non si è limitato a “insegnare l’IA”.

Ha costruito contesti, custodito relazioni, orientato processi, reso visibili responsabilità e limiti, collegato strumenti digitali, patrimonio, territorio e cittadinanza.

È ciò che nel volume Ecologia dell’Intelligenza abbiamo chiamato docente ecologo: non semplicemente un docente esperto di tecnologie, ma una figura capace di prendersi cura delle condizioni nelle quali la conoscenza viene costruita.


PER QUESTO NASCE IL PRIMO CONGRESSO NAZIONALE #DiCultHer

Non per aggiungere un altro convegno sull’Intelligenza Artificiale.

Non per mettere le scuole in platea ad ascoltare qualcuno che spiega loro che cosa dovrebbe essere la scuola del futuro.

Ma per ascoltare una scuola che quel futuro ha già cominciato a sperimentarlo.

Le esperienze raccolte durante l’anno non sono semplicemente “buone pratiche” da mostrare.

Sono conoscenza prodotta.

Sono tentativi, errori, scoperte, metodi, domande.

Sono la prova che la scuola può essere un ecosistema cognitivo, nel quale l’innovazione digitale diventa occasione per esercitare pensiero critico, prendersi cura del patrimonio, interrogare la sostenibilità, costruire relazioni con i territori e difendere diritti e responsabilità.

È per questo che diciamo alle docenti e ai docenti, alle studentesse e agli studenti, alle scuole e alle comunità che hanno attraversato questo percorso:

IL CONGRESSO SIETE VOI

Non vi chiediamo di venire a raccontare un “progetto riuscito”.

Vi chiediamo qualcosa di più importante:

AIUTATECI A CAPIRE CHE COSA ABBIAMO IMPARATO

Che cosa è accaduto quando avete portato l’Intelligenza Artificiale dentro una classe?

Quando la macchina ha sbagliato?

Quando una bambina o un ragazzo ha deciso di non accettarne la risposta?

Quando un archivio, una piazza, un museo, un paesaggio, una memoria familiare sono diventati materia viva di conoscenza?

Quando avete scoperto che utilizzare l’IA significava anche interrogarsi sulle fonti, sui bias, sull’ambiente, sui diritti, sulle differenze culturali e sulla responsabilità di chi decide?

Il Congresso nasce per mettere queste domande in comune.


QUATTRO VENERDÌ. UN UNICO CONGRESSO.

Il 9, 16, 23 e 30 ottobre 2026, il Primo Congresso Nazionale #DiCultHer si svilupperà online come un percorso unitario.

9 OTTOBRE

CHE SCUOLA ABBIAMO ABITATO?

Apertura istituzionale, le Consulte, relazione inaugurale e lezioni magistrali.

Al centro, la questione che attraverserà tutto il Congresso:

IL PENSIERO CHE NON SI DELEGA


16 OTTOBRE

CHE COSA ABBIAMO FATTO?

Prenderanno la parola le esperienze delle scuole.

Non per esibire risultati, ma per restituire processi, errori, apprendimenti e prospettive.


23 OTTOBRE

CHE COSA NE PENSIAMO?

Le pratiche entreranno in dialogo con la ricerca, con i contributi della Call for Papers e con la riflessione scientifica.


30 OTTOBRE

CHE SCUOLA VOGLIAMO ABITARE?

Uno sguardo in avanti.

La restituzione editoriale, le relazioni internazionali, il Premio “Dino Buzzetti” e l’avvio del nuovo percorso #DiCultHer 2026–2027.


Non quattro webinar separati.

Quattro tempi di uno stesso processo di riconoscimento, riflessione e ripartenza.


COLTIVARE · EDUCARE · UMANIZZARE

Sono i tre verbi che abbiamo scelto come bussola.

COLTIVARE, perché la conoscenza non si genera con un click.

Richiede tempo, attenzione, cura, relazioni e responsabilità.

EDUCARE, perché l’IA non è soltanto una questione tecnologica.

Interroga il giudizio, la libertà, la cittadinanza, la capacità di distinguere, verificare e scegliere.

UMANIZZARE, perché nessuna innovazione è davvero tale se impoverisce le relazioni, uniforma le culture o sottrae alle persone la responsabilità delle proprie decisioni.

L’innovazione acquista senso quando rafforza dignità, inclusione, pluralità, democrazia e bene comune.


DALLA PRATICA ALLA RICERCA. DALLA RICERCA ALLA PRATICA.

Accanto alle esperienze delle scuole, il Congresso accoglierà i contributi della Call for Papers, mettendo in dialogo ricerca, educazione, patrimonio, Intelligenza Artificiale, etica e comunità.

Non vogliamo applicare passivamente modelli teorici alle esperienze.

Vogliamo fare anche il contrario:

METTERE LE CORNICI TEORICHE ALLA PROVA DELLE PRATICHE REALI

Perché una delle lezioni più importanti dell’anno appena trascorso è proprio questa:

la scuola non è soltanto il luogo nel quale arrivano le trasformazioni tecnologiche.

E’ anche uno dei luoghi nei quali impariamo collettivamente a governarle.


UNA MEMORIA CHE GENERA FUTURO

Dentro il Primo Congresso nasce anche il Premio “Dino Buzzetti”.

Non premierà la soluzione tecnologicamente più spettacolare.

Cercherà gli “oggetti di Intelligenza Culturale” capaci di tenere insieme tecnologia e significato, conoscenza e responsabilità, innovazione e umanità.

Perché il digitale non cancella la fatica della conoscenza.

La rende, semmai, ancora più necessaria.

Ed è proprio qui che il pensiero di Dino Buzzetti continua a interrogarci: contro l’illusione del “basta un click”, creare conoscenza significa ancora interrogare, verificare, comprendere, scegliere.


IL CONGRESSO NON COMINCIA IL 9 OTTOBRE

È già cominciato.

È cominciato nelle classi.

Nei laboratori.

Nei musei e negli archivi.

Nei borghi e nei territori.

Nelle domande dei bambini.

Negli errori scoperti dentro una risposta generata dall’IA.

Nella docente che ha deciso di fermarsi e chiedere:

“Perché?”

Nello studente che ha cercato una fonte prima di accettare una risposta.

Nelle comunità che hanno trasformato memoria, patrimonio e territorio in conoscenza condivisa.

Il 9 ottobre cominceremo semplicemente a mettere tutto questo intorno allo stesso tavolo.

Per riconoscerlo.

Per discuterlo.

Per restituirlo.

E soprattutto per capire insieme che cosa viene dopo.


PRIMO CONGRESSO NAZIONALE #DiCultHer

COLTIVARE · EDUCARE · UMANIZZARE

9 · 16 · 23 · 30 ottobre 2026

IL PENSIERO CHE NON SI DELEGA

IL CONGRESSO SIETE VOI