Il 2 luglio 2026 la Commissione europea ha trasmesso a Parlamento e Consiglio il rapporto sul Piano di lavoro per la cultura, certificando un cambio di paradigma: la cultura non è più il capitolo decorativo delle politiche europee, ma è entrata nel lessico della sicurezza, della democrazia e della competitività. Tra le priorità indicate per gli anni a venire — l’intelligenza artificiale al servizio della cultura, la protezione del patrimonio, l’accesso alla cultura come diritto, la cultura per la salute e il benessere — DiCultHer riconosce, una per una, le strade che percorre da dieci anni.

Per noi non è una notizia dell’ultima ora: è la conferma di una visione coltivata con pazienza fin dalla nostra nascita, nel 2015.
Fin dal principio abbiamo sostenuto che la cultura digitale non è un accessorio tecnico, ma un fondamento della cittadinanza. Che il patrimonio va custodito come bene comune e condiviso — nello spirito della Convenzione di Faro e delle comunità patrimoniali — e non amministrato come un giacimento. Che l’intelligenza artificiale, nell’educazione, va abitata con consapevolezza e responsabilità, non subita. Sono le convinzioni che hanno dato vita, anno dopo anno, a iniziative concrete:
la Settimana delle Culture Digitali “Antonio Ruberti”, il nostro appuntamento nazionale che riunisce scuole e comunità educanti; le sfide creative di HackCultura, in cui migliaia di studenti diventano protagonisti della cultura digitale; la riflessione sui diritti cognitivi delle giovani generazioni; la DiCultHer Academy, piattaforma formativa per una cultura digitale consapevole; e un ecosistema di pubblicazioni, dalla rivista Culture Digitali alla costellazione editoriale che affronta l’AI nell’educazione, nella cura, nell’equità di genere e nell’inclusione delle persone con disabilità.
Il rapporto europeo indica come priorità future proprio i terreni su cui lavoriamo: l’AI e la creatività, la cultura come strumento di salute e benessere, l’accesso alla cultura per le comunità più fragili, la memoria e il patrimonio come infrastruttura civile. Sono, da sempre, i nostri.
Per questo accogliamo con convinzione questa nuova stagione.
La cornice, l’Europa l’ha finalmente disegnata. Ma le cornici, da sole, non bastano: vanno riempite di vita, portate nelle aule, nei territori, nelle comunità che ancora non sanno di essere custodi di un patrimonio.
È il compito che DiCultHer si è dato dieci anni fa, e che continua oggi con rinnovata energia.
Noi ci siamo. Da tempo. E siamo pronti a fare la nostra parte.
Per approfondire: il rapporto della Commissione europea COM(2026) 337 final è disponibile sul portale EUR-Lex