L’arte come processo di conoscenza

Di Silvia Cacciatore (*)

Introduzione

Pablo Picasso sosteneva di non dipingere opere d’arte ma di fare costantemente ricerca attraverso la pittura (Picasso, 1923). Il potere che le arti esercitano da sempre sulle altre discipline è una prerogativa tutt’altro che scontata: dalla filosofia alla scienza, sino ad arrivare all’economia, all’organizzazione aziendale e al management, la creatività riesce ad invadere senza difficoltà settori normalmente non connessi ad essa. E lo fa semplicemente allargando il proprio campo di attività e trovando connessioni e nuovi significati, declinandosi attraverso discipline quali l’estetica, la grafica, la moda, l’artigianato, la digital art, la data art, i processi di team building aziendale, le collezioni corporate. Ma che cosa succede quando avviene il contrario, ossia quando altri settori, altre discipline, si avvicinano alle arti, cercando di incorporare la creatività all’interno dei loro processi?

È quanto ha cercato di esprimere Shaun McNiff (2008) attraverso il termine “art-based research” per indicare l’uso sistematico del processo artistico in tutte le sue diverse forme quale modalità di indagine per comprendere ed esaminare i fenomeni. McNiff (2008:29) spiega l’utilità di utilizzare tale termine per dare valore all’apporto che la ricerca artistica può fornire alle discipline accademiche e professionali e distinguerlo da altri approcci di ricerca. Egli vede l’arte come un modo unico e transdisciplinare di conoscere e comunicare (2008: 24), distinguendo esplicitamente l’art-based research dal paradigma qualitativo, l’indagine artistica come modalità più ampia della ricerca qualitativa così come definita all’interno della comunità delle scienze sociali (2008: 26).

Elliot Eisner (2012) ha coniato il termine arts-based research nel 1973 per descrivere una modalità formale di indagine qualitativa, una metodologia che utilizza i processi artistici al fine di comprendere e articolare la soggettività dell’esperienza umana. È un’applicazione più mirata del processo epistemologico della conoscenza e dell’indagine artistica ed è molto diversa dai metodi di ricerca accademici tradizionali. Tale metodo mira ad ampliare la comprensione umana mediante l’utilizzo del giudizio estetico e l’applicazione di criteri estetici nel giudicare il risultato che si intende ottenere.

Eisner sostiene (2006) che le arti possono essere utilizzate per aiutarci a comprendere, in modo più fantasioso ed emotivo dei normali processi di ricerca universitari, i problemi e le pratiche che meritano attenzione. Quella che viene definita l’egemonia dei metodi scientifici tradizionali nelle scienze sociali sembra essere l’unico mezzo legittimo attraverso il quale il mondo educativo può condizionare la nostra comprensione, escludendo altre prospettive. La forma letteraria, il cinema e il video, le arti visive e performative sono da considerare, invece, tutte risorse atte a mostrare, a far vedere in modo diverso ciò che non può essere spiegato e indagato con i normali metodi di ricerca qualitativa.

Secondo Eisner (2006), il cuore del problema risiede nel rapporto tra vedere ed esprimere. Vedere è necessario per avere contenuti da esprimere. A sua volta, l’espressione è necessaria per rendere pubblico il contenuto della coscienza, e quindi ciò che le arti producono è una trasformazione immaginativa di un evento percettivo a cui viene instillato un significato. La ricerca deve essere in grado di fare del linguaggio un mezzo per trasportare quel significato oltre la visione. Gli stessi metodi di sperimentazione e indagine accademica vengono messi in discussione perché considerati inefficaci quando messi in contatto con la realtà sociale che innanzitutto genera fatti, opinioni e idee.

Mentre la ricerca scientifica qualitativa in genere si serve di metodi tradizionali e consolidati, quali le interviste, i focus group, questionari, analisi di dati e serie storiche, osservazione del comportamento umano, la ricerca art-based si basa sulla pratica artistica come mezzo di indagine, sperimentando attraverso le arti visive, il teatro, la scrittura creativa, la danza, la musica, la fotografia, l’utilizzo della videoarte e delle nuove tecnologie, una nuova modalità per studiare i fenomeni verificandone gli effetti quali appaiono attraverso il “filtro” di tale pratiche.

Barone (2008) spiega inoltre che l’art-based research non è solo una sostituzione della ricerca quantitativa o di altre forme di ricerca qualitativa, ma piuttosto un metodo che estende le prospettive dei ricercatori. Tale metodo può tuttavia essere integrato con altri procedimenti qualitativi, tra cui l’indagine narrativa, l’etnografia, la ricerca partecipativa e così via.

Leavy (2020:9) spiega che l’arte può essere utilizzata per sconvolgere ed estendere il paradigma della ricerca qualitativa, in quanto può scardinare molti assunti su ciò che realmente costituisce la vera conoscenza e la ricerca (ivi). Secondo Leavy (2020:3) le pratiche di art-based research sono un insieme di strumenti metodologici utilizzati dai ricercatori qualitativi di tutte le discipline durante le fasi della ricerca sociale, tra cui la raccolta dei dati, l’analisi, l’interpretazione e la rappresentazione; questo genere di metodi comprende anche nuovi fondamenti teorici ed epistemologici che stanno ampliando il paradigma qualitativo.

La psicologia di Arnheim è stata un faro negli studi di McNiff (2013:6) poiché ha costruito la logica dell’utilità quale base per stabilire se effettivamente la ricerca artistica può aiutare le persone a creare connessioni creative o a stabilire prospettive di cambiamento efficaci per il proprio sviluppo, umano, sociale, professionale. Anche Leavy (2020) sostiene di aver trovato nell’art-based research una metodologia in grado di mettere il proprio lavoro a disposizione di tutti e, allo stesso tempo, di poter apprendere attraverso lo scambio di esperienze. Dopo aver condotto interviste di ricerca per anni e aver scritto diversi articoli, l’autrice racconta di aver acquisito la consapevolezza che il suo lavoro sarebbe alla fine risultato utile solo per pochi addetti ai lavori. Dopo anni di fatica, le storie di tutte le persone su cui aveva indagato risultavano, in realtà, inutili per tutti gli altri, poiché scritte e presentate soltanto all’interno di un contesto accademico e con metodi di indagine tradizionali.

Quello che Leavy definisce uno spreco di risorse diventa il motivo principale per cercare di utilizzare l’arte come veicolo di indagine, scoprendo che attraverso la forma del racconto, della narrazione, se condivisa all’interno e all’esterno del mondo accademico e coltivata attraverso dibattiti pubblici, è possibile rendere la ricerca scientifica utile, partecipata, parte di un vero processo creativo. Quello che distingue la ricerca art-based da quella tradizionale è, in questo caso, data dallo studio degli effetti che le esperienze artistiche e i loro processi producono (McNiff, 2013: 6). L’arte condivide molte caratteristiche con la scienza ma, al contrario di essa, produce un’infinità variabile di risultati in risposta a domande molto strutturate; in questo caso il pensiero artistico, o art thinking, trova il suo valore massimo nell’emergenza spontanea della scoperta, in un metodo quasi caotico di procedere per passi successivi e non sempre connessi ad una strategia prefissata (McNiff, ivi). È possibile individuare, già a partire da semplici performance teatrali o riprese video, una metodologia utile per esplorare lo spazio tra osservatore e oggetto della ricerca, inscrivendo il corpo stesso che agisce e si muove sotto lo stimolo di un atto teatrale o di un brano musicale come mezzo di conoscenza (Landy, et al., 2012).

Appare lecito chiedersi in che modo le arti possano affrontare problemi di ricerca e rispondere a domande proprie di altri contesti o come la conoscenza acquisita attraverso l’esperienza artistica possa trovare applicazione all’interno di contesti organizzativi aziendali o nelle comunità che non hanno una relazione diretta con la sfera creativa. Si cercherà di rispondere a tale domanda affrontando nel presente lavoro le diverse declinazioni che l’approccio art-based ha avuto nel tempo in diversi settori, dall’impresa al contesto educativo vero e proprio, cercando di metterne in luce le principali modalità e caratteristiche.

  1. L’arte come metodologia di indagine

Secondo Prior (2013) le modalità con cui la conoscenza viene resa esplicita dagli artisti si basa soprattutto sull’esperienza: essi riescono ad esprimere valori e concetti interamente basati sulla pratica e che spesso sono difficilmente esprimibili in termini teorici.

Tali modalità in cui si esplica la conoscenza sono socialmente costruite, poiché basate sull’interazione, formate nella pratica e attraverso di essa e fondate su particolari significati inerenti alla pratica stessa (l’atto del fare e l’atto dell’essere) che sono spesso difficili da comunicare e da tramandare e che possono essere definiti significati art-based o craft-based. Il termine craft-based definisce quelle modalità di apprendimento basate sulla pratica in cui la conoscenza si basa su gesti abituali nati dall’esperienza personale del fare. Sperimentare modalità di conoscenza e apprendimento craft-based significa fare in modo che la propria soggettività diventi parte dell’umana esperienza. La sfida è quella di trovare modalità di risposta che siano uniche e personali dinanzi ad un significato non sempre univoco ma aperto a diversi interrogativi.

Alcune metodologie di ricerca possono trascurare o svalutare l’esperienza intrinseca all’arte e, allo stesso tempo, la natura stessa della conoscenza tacita, che è parte integrante delle arti, rende gli approcci scientifici meno utili di quanto potrebbero essere. Includere la ricerca art-based tra le metodologie qualitative accettate non significa semplicemente aggiungere qualcosa alla vasta gamma di approcci ma abbracciare in modo autentico altri particolari modi di conoscere.

Le pratiche di ricerca art-based sono un insieme di strumenti metodologici utilizzati dai ricercatori di diverse discipline durante una o tutte le fasi della ricerca, inclusa la generazione, analisi, interpretazione e rappresentazione dei dati. Questi strumenti adattano i principi delle arti creative per affrontare domande di ricerca unendo teoria e pratica (Leavy 2020). Quest’ultima è relativa alla scrittura letteraria, alla musica, alla danza, alla performance, all’arte visiva, al film e altri mezzi. Le forme rappresentative includono racconti, romanzi, novelle, forme di scrittura sperimentali, graphic novel, fumetti, poesie, collage, dipinti, disegni, sculture, arte 3D, trapunte, sceneggiature, spettacoli teatrali, danze, canzoni, video d’arte, opere grafiche tridimensionali, etc.

Anche per Leavy sia la pratica artistica che la ricerca qualitativa possono essere considerate crafts. I ricercatori compongono, orchestrano e tessono processi; allo stesso modo delle pratiche artistiche è prevista una fase di riflessione, formulazione di un problema, individuazione di una soluzione in cui l’aspetto creativo riguarda l’abilità e l’uso dell’intuizione nel processo di ricerca.

Gli artisti sanno percepire la vita e presentare l’esperienza in maniera onesta e questo consente di avvicinarsi ai fatti in modo differente, mediato, aiutando in tal modo i professionisti di diverse discipline a confrontarsi su diversi temi acquisendo una lente diversa dalla propria (McNiff, 2013: 110). In tale processo, il ricercatore può essere osservatore o produrre arte in prima persona, come mezzo per studiare i fenomeni e darne spiegazione, raccontandoli in modo differente attraverso la propria sensibilità e il proprio linguaggio.

Spesso viene usato il termine artista-ricercatore per fare riferimento a quei ricercatori qualitativi che utilizzano metodi o approcci di ispirazione artistica, o viceversa, artisti che integrano componenti di ricerca nei loro processi di creazione, o infine al profilo di ricercatore in cui il ruolo di ricercatore qualitativo e di artista si fondono completamente.

Si è cercato (Wang, et al, 2017) di ricostruire le principali modalità con cui l’Art-Based Research (ABR) può essere affiancata alle diverse modalità e fasi dell’indagine qualitativa classica, al fine di comprenderne le potenzialità e i vantaggi.

L’indagine qualitativa convenzionale (Wang, et al, 2017: 12) è in grado di soddisfare il nostro bisogno di comprensione approfondita di una situazione o di un fenomeno particolare in relazione a obiettivi pedagogici, sociali o filosofici più ampi, mentre l’ABR soddisfa anche il nostro desiderio di sorpresa. Ci offre l’opportunità di vedere nuove dimensioni dei fenomeni, diversifica le nostre prospettive ed emancipa lo sguardo con cui ci avviciniamo al mondo che ci circonda (Barone & Eisner, 2012). Può anche aumentare la nostra consapevolezza di importanti questioni sociali, politiche o educative e offrire un punto di partenza per ulteriori indagini e azioni. L’ABR spesso mette in discussione i modi di condurre la ricerca e lo scopo fondamentale della ricerca stessa (Savin-Baden & Major, 2013).

  • Fare ricerca attraverso l’arte

Leavy (2020) individua diverse metodologie attraverso le quali fare ricerca art-based e valutarne gli esiti. Le più rilevanti riguardano:

  1. La pratica etica
  2. La metodologia
  3. L’utilità e il significato
  4. Il finanziamento pubblico della ricerca
  5. La risposta del pubblico
  6. L’estetica
  7. La creatività personale

La pratica etica è un’aspettativa insita in tutta la ricerca, e si riferisce alla moralità, all’integrità, all’equità e alla veridicità dei contenuti, in particolar modo se la ricerca art-based è di natura pubblica e partecipativa. La metodologia attiene al come la ricerca viene effettuata e alle motivazioni che ne sono alla base. In questo senso bisognerebbe dimostrare che l’approccio art-based è una strategia indispensabile per raccogliere informazioni non altrimenti disponibili o per coinvolgere in essa stakeholders rilevanti. Tra i vari metodi di ricerca, l’analisi dei dati costituisce un valido esempio, attraverso la raccolta di feedback dai colleghi (lavoro di squadra), il dialogo interno, l’uso della teoria e della letteratura. Data la natura transdisciplinare di questo approccio, può anche essere utile sollecitare un feedback specifico dagli artisti. Si consiglia inoltre ai ricercatori di essere in sintonia con le proprie emozioni, ed utilizzare la teoria durante l’analisi dei dati per aprirli a nuove interpretazioni e significati alternativi. Allo stesso modo, si può esaminare come la letteratura è stata utilizzata per interpretare, inquadrare, e contestualizzare i dati. L’uso di concetti, idee, statistiche provenienti da una revisione della letteratura possono portare altre voci nel dibattito e contribuire a dare maggiore fondamento al progetto.

L’utilità e il contributo sostanziale, o pratico, di qualsiasi ricerca indica il modo in cui essa potrebbe contribuire a illuminare, educare, trasformare o emancipare la conoscenza in un dato campo.

Gli approcci art-based vengono impiegati per consentire di raggiungere degli obiettivi di ricerca, e quindi un criterio di valutazione risiede nell’individuazione del significato sociale della ricerca e nella verifica di quanto bene tale scopo sia stato effettivamente realizzato. Attraverso la ricerca art-based si può ottenere un prodotto finale (dall’aspetto/contenuto molto vicino all’opera d’arte) che può stimolare l’intelletto e la crescita emotiva negli spettatori o portarli a comprendere un particolare argomento in modo diverso (significato sociale).

Come già evidenziato in Leavy (2020), Elliot Eisner (2005, 2012) pone un focus sull’utilità dell’approccio art-based oltre che sul suo significato sociale, identificando nella creazione artistica frutto della ricerca un risultato utile all’indagine e all’analisi di alcuni aspetti sociali, identitari, relativi a un fenomeno. Le borse di studio pubbliche sono uno strumento atto a rendere accessibile lo studio e la ricerca al di fuori dell’ambito accademico e possono essere molto utili per esplorare approcci inconsueti a diversi temi. In questo senso, l’ABR deve aiutare ad evitare un linguaggio troppo specialistico e avviare approcci il più possibili partecipativi. La risposta del pubblico di fronte ad un’opera nata da un percorso di ABR è parte essa stessa dell’indagine poiché consente di valutare il raggiungimento degli obiettivi dati, propri del progetto. Valutare come gli spettatori comprendono, sentono e interagiscono con ciò che è stato espresso può essere un criterio di analisi, così come la raccolta di feedback da colleghi, altri artisti e stakeholder.

La qualità estetica, il potere estetico o l’abilità sono centrali nella valutazione dell’art-based research (Barone & Eisner, 2012; Chilton & Leavy, 2020; Faulkner, 2019; Levy, 2019; Patton, 2002). Infatti, il potere estetico o artistico dell’opera è intimamente legato alla risposta del pubblico e quindi all’utilità. Date le esigenze artistiche di questo lavoro, la pratica basata sull’arte richiede di pensare come artisti (Bochner & Ellis, 2003; Saldaña, 2011) e di acquisire una formazione approfondita nelle arti (Blumenfeld-Jones, 2014; Piirto, 2002).

Infine, l’espressione personale della creatività richiede una visione, un talento, una prospettiva unica che un particolare artista-ricercatore può apportare al proprio lavoro. Tutte le pratiche artistiche sono artigianali, e quindi diverse le une dalle altre: l’impronta personale dell’artista può quindi essere utilizzata come criterio di valutazione (Barone & Eisner, 1997, 2012).

Un metodo molto utile prevede, in genere, la trascrizione di una o più sessioni di pratiche artistiche colte nel momento del loro farsi, la documentazione tramite video e registrazioni, una fase di interviste e restituzione/spiegazione del lavoro svolto, una fase di confronto sugli esiti raggiunti (Landy, et al., 2012:50). È possibile sistematizzare il lavoro di ricerca presentando dei casi studio relativi all’oggetto di indagine e poi esponendo l’analisi del percorso art-based come interpretazione dei principali ‘punti oscuri’ emersi. Il confronto con la letteratura e una breve riflessione di sintesi può aiutare a far emergere soluzioni e possibili chiavi di lettura. Il ricercatore non è chiamato soltanto a partecipare e osservare il processo artistico ma a farne esperienza in prima persona, a spostare la lente metaforica non soltanto verso ciò che vede empiricamente ma verso ciò che vive e percepisce interamente con i propri sensi e la propria sensibilità (Ibidem, p. 56).

Kalmanowitz (2013) individua nella fotografia e nel video uno dei mezzi più idonei per documentare il processo di acquisizione di informazioni rilevanti attraverso l’arte. Dalle immagini, infatti, emerge una realtà ben diversa dalle aspettative e dagli stereotipi; spesso si riesce a cogliere anche la vulnerabilità di persone e situazioni, ad esempio. L’obiettivo è in grado di catturare l’atmosfera che si stabilisce tra le persone, che nasce dalle loro interazioni. Spesso la fotografia e il video vengono ritenuti strumenti in grado di catturare la verità, ma questo è parzialmente vero, perché essi sono soltanto strumenti che immortalano, fermano nel tempo, ciò che avviene in un dato spazio, in un dato momento, in un frammento di vita filtrato dall’occhio di chi guarda. Non si cattura ciò che esiste ma una valutazione dell’esistente, soggettiva e oggettiva allo stesso tempo. Le immagini sono informazioni, dati raccolti per riferimenti e analisi; alcuni quesiti sono esplorati come fossero narrazioni verbali. L’immaginazione è il luogo dove l’indagine e la forma artistica si incontrano: la narrazione, le immagini e le metafore aiutano a comprendere cosa si cela dietro l’esperienza del reale (Kalmanowitz, 2013:43). Nella fotografia e nel video si sceglie cosa catturare, come, dove, in che modo mostrarlo e in quale ordine, accanto a quali altri oggetti e immagini. Queste ultime sono in grado di comunicare molto più delle parole, perché ritraggono non solo informazioni e storie individuali ma la natura stessa, l’origine delle informazioni, ciò che l’ha generate (Ibidem, p.45). In questo caso, ai fini del processo di ricerca, è utile raccogliere le impressioni degli spettatori, capire quanto siano significative o meno alcune immagini per loro, e quanto esse siano in grado di toccarli dal vivo, rispetto alle loro vite, al proprio vissuto. In questo, le immagini assumono molteplici significati, aprendo a più dimensioni di ricerca. Attraverso l’arte c’è la possibilità di rappresentare una certa parte della verità e acquisire diversi gradi di conoscenza, rispetto a ciò che viene detto e mostrato e ciò che invece resta implicito o tacito.

In questo senso, assume particolare rilevanza la possibilità che il ricercatore sia artista in prima persona, ossia che interpreti una domanda di ricerca attraverso la creazione artistica (Einstein & Forinash, 2013). Può essere molto utile ad esempio, disegnare immagini legate ai temi della ricerca, realizzare un’opera che utilizzi i materiali connessi ad essa (tessuti, materiali artigianali, oggetti o lavorazioni industriali) per poi farla fruire da più persone (ricercatori, stakeholders, persone appartenenti all’ambito di indagine) e raccogliere impressioni, sensazioni, opinioni in merito. Fare un racconto fotografico delle persone che fruiscono l’opera, lasciare che esprimano delle associazioni di idee e intervistarle in merito alla loro esperienza diretta può essere un modo per raccogliere dati e informazioni in termini di ricerca. Creare una seconda opera che raccolga gli stimoli di cui sopra (un racconto, una poesia) può rappresentare, inoltre, un momento di sintesi importante.

  • Arte e benessere

Le ricerche dell’Ufficio Regionale dell’OMS per l’Europa hanno dimostrato che l’uso dei media artistici nell’assistenza sanitaria e nelle comunità può avere una serie di benefici. A livello globale, la salute mentale è una priorità per l’agenda sanitaria (WHO, 2017; Fancourt D, Finn S. (2019) e l’uso di forme d’arte per il benessere è ampiamente consolidato. L’approccio basato sulle arti può essere utile per comunicare messaggi importanti al di là delle culture e delle divisioni politiche, aiutare le comunità a comprendere i rischi di determinate malattie o comportamenti e fornire modi per elaborare e imparare dalle loro esperienze individuali e collettive per migliorare il loro benessere. Il settore universitario e scolastico non è esente dai crescenti problemi di salute mentale vissuti nella società (Carter & Goldie, 2018) soprattutto a seguito della pandemia da Covid-19, e pertanto meritano opportuna attenzione.

In tal senso, acquisiscono notevole importanza i progetti dedicati alla libera espressione del sé attraverso il fare artistico, in cui le persone sono chiamate a partecipare a workshop condotti da artisti al fine di affrontare in maniera più rilassata lo stress della vita accademica, scolastica o lavorativa e trovare occasioni di benessere partecipato. Tali contesti offrono spunti di ricerca empirica in quanto il flusso creativo dei partecipanti appare interamente osservabile e tangibile nelle opere creative realizzate.

Secondo Prior e Fenton (2021) le opere d’arte consentono una maggiore trasparenza della conoscenza tacita – conoscenza che è riccamente incorporata nell’esperienza ma non necessariamente è qualcosa di prontamente comunicabile a parole – che viene generata attraverso significati diretti, personali e derivati dall’esperienza (Prior, 2012:193). Questa visione valorizza l’importanza del sapere acquisito in modo incrementale attraverso l’atto di fare ed essere.

L’interazione tra l’artefatto o l’espressione creativa offre l’opportunità di un’indagine approfondita tra l’artista (creatore) e l’opera d’arte prodotta: nella ricerca art-based possiamo chiederci cosa rivela di sé l’oggetto o l’espressione creativa e quale ruolo gioca l’artista (Prior, 2018d:56–57). Questa qualità essenziale rende tale metodologia un’attività di ricerca “valida”: il distacco, l’obiettività, la sperimentazione controllata, le prove casuali e la razionalità non raggiungono il cuore della ricerca artistica e quindi gli approcci scientifici non sono sempre utili in modo pertinente. La pratica artistica e la sperimentazione tendono a porre saldamente l’artista (creatore) al centro, e ogni situazione è del tutto unica – è questa unicità che viene celebrata e altamente rilevante in campo educativo e formativo.

Molti studi dimostrano (Jensen & Bonde, 2018) che gli interventi artistici – sia interventi artistici clinici che attività artistiche appositamente progettate con un approccio terapeutico, fino alla partecipazione non clinica ad attività ed esperienze artistiche – hanno effetti psicologici positivi e affidabili per i pazienti affetti da una serie di malattie diagnosticate. I benefici effettivi sono stati documentati come una migliore salute mentale a diversi livelli, ossia migliore capacità di far fronte alla situazione, meno sentimenti negativi, maggiore qualità della vita, maggiore benessere, riduzione dell’ansia, migliore comprensione del proprio corpo, riduzione dell’agitazione, distrazioni positive, maggiore interazione sociale, riduzione dello stress, aumento della fiducia in se stessi e del senso di autostima, riduzione dei livelli di depressione, aumento del senso di speranza e maggiore capacità di connettersi con parti preziose di se stessi.

Un progetto recente che sviluppa la relazione tra ricerca art-based e salute è sicuramente “Dance Well – ricerca sul movimento per il Parkinson”, che nasce con l’obiettivo di inserire le persone con Parkinson attraverso la danza contemporanea nella vita artistica e sociale dei loro territori. È un’iniziativa promossa dal 2013 dal Comune di Bassano del Grappa con il suo CSC – Centro per la Scena Contemporanea, membro dell’European Dancehouse Network. Le lezioni, gratuite e aperte a tutti, si tengono sia presso il Museo di Bassano del Grappa che in altre sedi in provincia di Vicenza, al Teatro Civico di Schio e a Villa Margherita di Arcugnano. La pratica si è diffusa in Italia e nel mondo e oggi i corsi si tengono anche a Torino, Roma, Firenze, Verona e Tokyo, Kyoto e Kanazawa (Giappone). Gli spazi artistici in cui si svolgono, e la fonte di ispirazione che il contesto porta con sé, distinguono l’iniziativa da molte altre tenute in studi di danza tradizionali, sale di riabilitazione o palestre. Il punto di forza del progetto risiede soprattutto nella capacità della danza di mettere in relazione persone di tutte le età: ai laboratori partecipano infatti sia giovani studenti che anziani, adulti, bambini.

Un’altra esperienza in questo senso, sempre nata in Italia, è rappresentata dal Cultural Welfare Center (CWW) un centro che promuove iniziative e studi atti a valorizzare l’aspetto benefico delle arti, oltre a sviluppare progetti culturali ad alto impatto sociale.

  • Innovare i processi di apprendimento

I primi approcci art-based applicati ai processi educativi risalgono agli anni ’70 (Eisner, 1976): essi nascono con lo scopo di integrare l’estetica nel processo di ricerca, tenendo conto di varie componenti (Bedir Erişti, 2015).  I riflessi delle forme estetiche e artistiche sulla ricerca educativa hanno iniziato a essere utilizzate negli anni ’90 con vari approcci come le opere basate sulla narrazione, l’autobiografia, l’arte e il movimento, il teatro esplorativo e di lettura, l’ipertesto multimediale, l’interpretazione creativa, la scrittura creativa, sino ad arrivare ad approcci basati sull’arte digitale. L’integrazione di pratiche art-based nel processo di ricerca (Sullivan, 2010) apre alla possibilità di indagare l’ambito educativo basandosi su dati artistici (Denzin & Lincoln, 2005; Cole & Knowles, 2001; Barone & Eisner, 1997). Questo aiuta a comprendere il processo educativo, i suoi significati, le metodologie di apprendimento e l’efficacia delle tecniche utilizzate in ambito formativo (Finley, 2005).

Molte ricerche (Barton 2015) identificano l’importanza e i benefici delle arti nella vita dei bambini (Ewing, 2010; Twigg & Garvis, 2010; Twigg, 2011a, 2011b; Wright, 2012). Secondo Eisner (1972:1) l’apprendimento artistico e l’esperienza estetica sono tra gli aspetti più sofisticati dell’azione e del sentimento umano; è stato osservato da più parti che le arti svolgono un ruolo vitale nello sviluppo umano: i bambini disegnano, cantano e ballano ancora prima di imparare a leggere e scrivere (Kress, 1997). Le arti possono essere considerate la prima alfabetizzazione dei bambini (McArdle e Wright, 2014). Kress (1997) sottolinea come alcuni percorsi di alfabetizzazione nascano dalle modalità di costruzione del significato ad opera dei bambini, che spesso avviene attraverso segni e simboli, tra cui i disegni. Wright (2010, 2012) esplora il modo in cui le arti sostengono lo sviluppo di un bambino attraverso una serie di modalità, tra cui quelle visive, auditive, linguistiche e gestuali.

Un altro esempio è quello del cosiddetto “approccio di Reggio Emilia” (Coad, 2007: 488) che presenta un particolare modello di apprendimento atto a promuovere le arti espressive come strumenti per sviluppare il pensiero dei bambini, che vengono invitati ad esprimere le loro idee e i loro sentimenti attraverso metodi artistici.

Le arti sono sempre state parte integrante dell’apprendimento precoce (McArdle & Wright, 2014): si tratta di un elemento importante, se non critico, nello sviluppo della prima infanzia (Edwards, 2002; Wright, 2012). L’apprendimento e le pratiche artistiche della danza, del teatro, della musica e dell’arte visiva in età infantile hanno dimostrato di influenzare il raggiungimento di risultati di apprendimento identificati, oltre a consentire comportamenti e atteggiamenti atti a supportare e favorire l’apprendimento successivo (Eisner, 2002; Gardner, 1980).

Secondo Barton (2015) le influenze benefiche di un approccio art-based nell’apprendimento includono:

  1. Lo sviluppo fisico attraverso la coordinazione occhio-mano e l’acquisizione e il perfezionamento delle abilità motorie;
  2. L’interazione sociale attraverso esperienze di condivisione di risorse, assunzione di ruoli diversi nel processo artistico, aiuto verso gli altri, differenziazione del proprio lavoro, considerazione, valutazione e apprezzamento del lavoro altrui;
  3. Sviluppo cognitivo attraverso l’uso di un linguaggio specifico dell’arte, l’esplorazione e il collegamento di concetti e oggetti a simboli, la scelta di argomenti da trattare, dei diversi mezzi di comunicazione, dei materiali e dei metodi per produrre arte;
  4. Qualità espressive, tra cui la capacità di comunicare concetti e idee che gli studenti più giovani, che non hanno il linguaggio per descrivere sufficientemente, possono sperimentare lo stesso;
  5. Immaginazione, creatività e sperimentazione attraverso l’utilizzo di tecniche, metodi e materiali, messi in sequenza in modi significativi, nonché tramite collegamenti tra i propri comportamenti e le proprie azioni ai risultati creativi;
  6. Abilità di problem solving che sono spesso incorporate nell’educazione artistica, come la produzione di uno spettacolo teatrale, di colori o di mezzi da usare nelle arti visive, o decisioni in merito a quali suoni funzionano insieme in una performance (Kindler, 1997; Lowenfeld & Brittain, 1970; Mace, 1997).
  • Innovare le organizzazioni

Da anni ormai molte organizzazioni utilizzano il lavoro artistico per immaginare nuovi orizzonti della pratica manageriale e non solo, in quello che è stato definito il campo degli ‘artistic interventions in organizations’ (Berthoin Antal, 2009). Se da una parte McNiff (1998) considera l’art-based research come un modo per gettare le basi di una nuova tradizione di indagine che ha il suo fulcro nel processo creativo, secondo Barone ed Eisner (2012) esso è un mezzo per utilizzare le qualità espressive di una forma d’arte per partecipare all’esperienza dell’artista che l’ha realizzata.  

Sono stati individuati quattro approcci principali attraverso cui osservare l’intervento artistico in azienda (Sköldberg, Woodilla, & Berthoin Antal, 2016):

  • Managerial discourse

L’attenzione è rivolta al management e mira a dimostrare come l’uso delle arti possa stimolare l’innovazione e la creatività e come ci possa essere un’analogia tra il mondo dell’arte e la realtà manageriale (Schiuma, 2011; Austin & Devin, 2003; Biehl-Missal & Berthoin Antal, 2011; Seifter & Buswick, 2005). L’arte aggiunge valore al lavoro del management (Austin & Devin, 2003) perché migliora la capacità di innovazione. I manager dovrebbero guardare agli artisti e al modo in cui strutturano il loro lavoro per creare valore economico.

L’implementazione di iniziative basate sull’arte può, quindi, avere un impatto su due dimensioni fondamentali dell’azienda (Schiuma, 2011): le persone (insieme ai potenziali stakeholder) e l’infrastruttura organizzativa.

  • Aesthetic discourse

La categoria estetica della bellezza viene enfatizzata come ispirazione per incoraggiare i leader ad ampliare le loro categorie di valori (Guillet de Monthoux, 2004; Linstead & Höpfl, 2000; Strati, 1999; Adler, 2006, 2011; Darsø, 2014; Ladkin, 2008).

L’approccio estetico (Strati, 1999) sottolinea la costante negoziazione dell’estetica organizzativa nel lavoro quotidiano, nonché le dimensioni distintive e pratiche del lavoro e dell’organizzazione (Strati, 2007). Ha tre componenti: la conoscenza sensoriale della pratica lavorativa; il giudizio estetico sul lavoro e sull’organizzazione; l’arte della performance di individui e gruppi nella routine organizzativa. Infine, l’approccio artistico studia l’esperienza dell’arte per raccogliere informazioni sulla gestione dei processi organizzativi, concentrandosi in particolare sull’analisi del trasferimento del flusso della creatività nell’organizzazione e di ciò che i mondi artistici e la sensibilità estetica possono insegnare in termini di leadership organizzativa. Un’attenzione specifica è rivolta al potenziale insito nelle arti per cogliere le dinamiche del cambiamento e dello sviluppo organizzativo.

Nell’uso delle arti si possono ottenere quattro benefici principali (Taylor & Ladkin, 2009: 66): il trasferimento di competenze, in cui i metodi art-based possono facilitare lo sviluppo di abilità artistiche, utilmente applicabili in contesti organizzativi; la tecnica proiettiva, in cui l’output artistico permette ai partecipanti di rivelare pensieri e sentimenti interiori che altrimenti non sarebbero mai resi accessibili; l’illustrazione dell’essenza, in cui l’ABR permette ai partecipanti di comprendere l’essenza di un concetto, di una situazione o di una conoscenza tacita, in un modo particolare, cioè rivelando la profondità e le connessioni inesplorate. Infine, nel making, cioè nel processo di creazione, il fare arte può incoraggiare un’esperienza più profonda di presenza e connessione personale, migliorando la creatività. Inoltre, la dimensione estetica può permettere di giudicare la qualità delle performance di un leader (Ladkin, 2008), la pertinenza e l’efficacia delle sue strategie.

  • Arts metaphors

Il discorso metaforico è quello che opera il trasferimento di concetti artistici nelle teorie di gestione e organizzazione (Barrett, 1998; Hatch & Yanow, 2008).

L’uso della metafora, passando attraverso il mezzo artistico, diventa un prezioso alleato per il trasferimento di conoscenze all’interno dell’azienda (Darsø & Dawids, 2002; Darsø, 2004: 41). È attraverso l’approccio estetico che si può incorporare la metafora per fornire una visione unitaria di fenomeni aziendali. L’approccio di reciproco apprendimento (da parte degli artisti e delle organizzazioni ospitanti) è veicolato allo sviluppo di metafore artistiche (creative thinking), competenze artistiche (creative practice), eventi artistici (coinvolgimento degli artisti nell’azienda) e prodotti artistici (design objects). L’apprendimento diviene il momento centrale in cui le varie combinazioni convergono.

Attraverso le arti è possibile attivare analogie e metafore utili per attuare il cambiamento organizzativo (Darsø, 2004). L’arte può agire direttamente sul management trasformando le aziende attraverso dinamiche relazionali interne ed esterne, in grado di trasmettere spontaneamente flussi cognitivi.

  • Multi-stakeholder discourse

In questo caso, vengono considerati i punti di vista di tutti gli agenti coinvolti (artisti, management, dipendenti e intermediari) per analizzare le loro esperienze dirette nelle pratiche di sviluppo organizzativo o nelle teorie dell’apprendimento (Johansson, 2012; Styhre & Eriksson, 2008; Berthoin Antal, 2014; Berthoin Antal, Taylor & Ladkin, 2014).

Le persone creative pensano in un modo nuovo e ridefiniscono i problemi guardandoli da altre angolazioni, tollerandone le ambiguità e imparando anche a correre dei rischi per risolverli. Accolgono nel loro modo di pensare le capacità e qualità estetiche e riescono a vedere oltre lo stretto orizzonte di utilità che limita molti collaboratori nelle organizzazioni. La capacità estetica di individui o gruppi di individui sostiene la creatività e l’innovazione; una visione estetica delle cose aiuta a sviluppare visioni plurali e facilita un cambio di prospettiva e nuove discussioni. Gli artisti sono abituati a operare in un ambito in cui considerano l’arte un valore che va oltre la sua utilità immediata: mostrare loro come possono contribuire alla vita lavorativa quotidiana è, quindi, un obiettivo cruciale (Styre & Eriksson, 2008: 50).

È possibile ricondurre le esperienze relative agli artistic interventions in organizations in tre modelli principali (Cacciatore & Panozzo, 2021):

  1. The Arts-in-Business Matrix

Questo modello (Darsø & Dawids, 2002; Darsø, 2004: 41) si basa sulla realizzazione artistica, sulla creazione di qualcosa di completamente nuovo, un processo per creare forme a partire da materiali anche disorganizzati (Austin & Devin, 2003) in cui è importante distinguere tra la concezione aziendale di creatività e l’autentica creazione artistica (Darsø, 2004: 30). In questo modello si riconosce alle arti il potere di creare un contesto adatto allo sviluppo dell’apprendimento organizzativo.

  • The Arts Value Map

Questo framework (Schiuma, 2011) presuppone che le dinamiche di creazione di valore siano attivate dalla crescita del patrimonio di conoscenze, che, in questo caso, operano come key driver (Schiuma & Carlucci, 2007, 2016). Lo sviluppo di risorse di conoscenza organizzativa strategica migliora capacità organizzative, prestazioni e raggiungimento di alcuni obiettivi aziendali e strategici (Schiuma & Carlucci, 2016: 66), con la diffusione del valore all’esterno dell’azienda, cioè al mercato e alle parti interessate.

  • Comunian’s framework

Il terzo modello (Comunian, 2010) illustra il modo in cui la diversa durata e intensità dell’intervento artistico agiscono all’interno e all’esterno del contesto aziendale.

Ognuno dei tre modelli configura gli esiti originati dalle diverse tipologie di intervento artistico messe in capo per rispondere a differenti esigenze aziendali, che è possibile riassumere nella tabella 3.

Tabella 3. Modelli di riferimento per l’analisi degli esiti di interventi artistici in azienda.

CASI STUDIO INCENTRATI SULL’APPRENDIMENTO E SULL’ORGANIZZAZIONE AZIENDALECASI STUDIO INCENTRATI SULLE PRESTAZIONI E SUGLI OBIETTIVI AZIENDALICASI STUDIO INCENTRATI SULLE ESIGENZE AZIENDALI E SULLA COMUNICAZIONE ARTISTICA
Il cuore dell’intervento è la sperimentazione e la ricerca attraverso le arti.In molti di questi casi, l’interazione ha un risultato che coincide con un nuovo prodotto o processo.La collaborazione ha una chiara esigenza di comunicare meglio l’organizzazione al mondo esterno utilizzando un linguaggio artistico.
  THE ART-IN-BUSINESS MATRIX (DARSØ & DAVIDS, 2002)  THE ARTS VALUE MAP (SCHIUMA 2011)  COMUNIAN FRAMEWORK (2010)

Fonte: Cacciatore e Panozzo, 2021:178.

dimensione di apprendimento, diventano terreno fertile per una dimensione di ricerca artistica e sperimentazione. Tale dimensione formativa è riconducibile al modello Art-In-Business Matrix (DARSØ & DAVIDS, 2002). Se invece l’azienda configura la relazione con l’artista focalizzandosi su precisi obiettivi di performance, allora l’output coinciderà quasi sempre con la creazione di un nuovo prodotto o servizio frutto dell’interazione creativa: tale modalità è riconducibile alle dinamiche del The Arts Value Map (SCHIUMA 2011). Infine, qualora l’azienda chieda all’artista di rispondere a un’esigenza di migliore comunicazione esterna, allora l’intervento assumerà diverse forme riconducibili a modalità differenti di storytelling a base artistica. In questo caso si avranno molteplici tipi di interventi, dalla durata e intensità differente, riconducibili al framework di Comunian (2010).

Portare l’arte nelle organizzazioni consente anche ai lavoratori di essere coinvolti in processi di cambiamento guidati dal team-building, così come agli artisti stessi di scoprire nuovi contesti in cui lavorare e realizzare performance portando il non-conosciuto nelle aziende, influenzando così il modo in cui leaders aziendali pensano e decidono (Berthoin Antal, 2013: 69). È possibile, quindi, contribuire a sviluppare diverse capacità nei dipendenti, indirizzando la risoluzione di problemi propri della cultura organizzativa, portando nuove prospettive per la risoluzione di obiettivi manageriali (Ibidem, p. 68). In questo senso, la ricerca art-based investe i dipendenti che si trovano a lavorare con gli artisti o direttamente il management. È stato rilevato (Cacciatore, 2023; Amabile & Pratt, 2016) come stimolare la creatività all’interno del contesto aziendale favorisca un maggior riconoscimento della leadership da parte dei lavoratori e, allo stesso tempo, possa migliorare le doti manageriali dei leaders coinvolgendo i vertici aziendali in progetti strategici guidati dalle arti.

Amabile (1988) ha impostato la costruzione di un modello in grado di rendere esplicito il modo in cui il processo di innovazione si sviluppa all’interno delle imprese e le variabili atte ad influenzarlo. Secondo la sua teoria, la creatività individuale risulta essere strettamente connessa con l’innovazione organizzativa. Il modello di Amabile individua un insieme di qualità in grado di influenzare la creatività individuale all’interno dell’impresa: su di essa influiscono, infatti, specifici tratti della personalità individuale, una forte motivazione personale, particolari abilità cognitive, una propensione al rischio, l’expertise in un’area specifica, la qualità del gruppo di lavoro, un’esperienza diversificata, i rapporti sociali, un’intelligenza brillante, l’assenza di preconcetti (Cacciatore, 2023). Di recente, Amabile ha aggiornato il proprio modello (Amabile & Pratt, 2016) incorporandovi degli elementi dinamici, in grado di rappresentare lo stato di continua evoluzione e rigenerazione della creatività sviluppata in ambito aziendale. Il nuovo modello assume che la creatività individuale e l’innovazione organizzativa siano strettamente legate: nello specifico, la prima alimenta la seconda. Senza idee creative, infatti, non ci sarebbe nulla da poter implementare all’interno dell’impresa. Inoltre, la creatività dei dipendenti influisce sulla performance lavorativa; le caratteristiche organizzative, incluse le pratiche manageriali, alimentano la creatività individuale e di gruppo. Il modello dinamico della creatività e dell’innovazione organizzativa (Amabile, 2016) si rivela di fondamentale importanza poiché illustra il forte influsso che una buona leadership può avere nella diffusione della creatività in azienda, e non solo: delinea le modalità in cui tale flusso creativo può divenire innovazione se opportunamente guidato e stimolato a livello individuale, prima, e organizzativo, poi. A partire da tali evidenze teoriche, è possibile pervenire ad evidenze empiriche che dimostrano anche il processo contrario, ossia che la creatività è un percorso virtuoso in grado di migliorare e accrescere la bontà della leadership (Cacciatore, 2023:72).

Lotte Darsø (2016) sostiene che l’apprendimento e la riflessione scaturiti da approcci artistici all’interno delle aziende possa favorire lo sviluppo della leadership poiché i managers hanno, con essi, la possibilità di incorporare “lo sguardo artistico” nel proprio modo di pensare e di gestire l’organizzazione, e questa prerogativa li mette nella condizione di poter favorire l’innovazione e la sperimentazione. La dimensione estetica, infatti, consente di aprirsi all’esperienza e alla ricerca di nuovi sistemi di sviluppo della conoscenza, aprendo lo sguardo a nuove visioni e costruendo nuovi metodi di creare rapporti e interagire con le persone (Ivi). Si possono sintetizzare gli esiti presentati nella tabella 2 insieme alle considerazioni appena fatte circa il ruolo che la creatività ha sull’apprendimento individuale e organizzativo e, di rimando, sulla leadership, nella figura 1.

Il modello illustra come, a partire da una leadership ispirata, ossia da un input del management aziendale (che risponde a propri obiettivi/desiderata o all’attuazione di programmi/progetti dell’impresa) sia possibile sviluppare un processo di art&business (Cacciatore e Panozzo, 2021) ossia di interazione tra arte e impresa. Quest’ultimo, come abbiamo visto, assumerà principalmente tre diverse declinazioni, a seconda della libertà che il management concederà all’artista di sperimentare o di rispondere ad un preciso obiettivo strategico. L’impostazione che l’azienda o il management in generale darà all’intervento produrrà diversi risultati/esiti, più o meno orientati alla ricerca artistica, piuttosto che a nuovi prodotti/servizi o attività di comunicazione/storytelling. Queste diverse declinazioni possono essere ricondotte, come abbiamo visto, a tre modelli teorici di riferimento (Darsø 2004, Schiuma 2011, Comunian 2010).

Inserendo, all’interno di tale framework, l’assunto derivato dal lavoro di Amabile (2016) secondo cui la creatività organizzativa genera innovazione attraverso la motivazione, le capacità e le risorse individuali, si può arrivare a ricondurre il processo art-based così attivato ad un’azione di creative leadership, ossia a quell’insieme di attività che il management mette in campo e che, attraverso l’intervento artistico, sono in grado di generare forme di creatività utili sia all’innovazione aziendale che al riconoscimento della leadership e al suo sviluppo. 

Conclusione

Il presente lavoro si propone di offrire una panoramica di come le arti possano generare nuova conoscenza se applicate a campi differenti. La metodologia dell’art-based research infatti, consente di trasferire le potenzialità e i significati del linguaggio artistico in altre discipline, consentendo di esplorare, al pari delle consuete tecniche di indagine qualitativa, qualsiasi fenomeno. In questo caso l’artista-ricercatore potrà raccogliere dati di ricerca empirica coinvolgendo degli artisti nel suo lavoro oppure producendo direttamente contenuti artistici di vario genere (dalla pittura alla scrittura, dal video alle nuove tecniche di comunicazione digitale). Il processo di lettura del dato non avverrà, però, come abbiamo visto, attraverso tecniche deduttive o induttive ma analizzando le opere prodotte in relazione alle domande di ricerca specifiche, e non è detto che si giunga a una risposta univoca, chiara e definita, ad un assunto di base o teoria generale. Questo perché l’arte consente di esplorare i fenomeni e, a sua volta, pone domande, interrogativi, mette in luce controversie e ambiguità.

Oltre che come metodologia di ricerca scientifica, la creatività può stimolare l’apprendimento e quindi favorire l’implementazione di nuovi metodi educativi, da cui il mondo dell’infanzia e non solo può trarre giovamento. Inoltre, le arti sono ormai forme riconosciute di produzione del benessere, a partire dalle tecniche di arte-terapia sperimentate nei moderni ospedali e centri di cura.

Un aspetto importante dell’uso delle arti in settori diversi riguarda il fenomeno degli artistic interventions in organizations, ossia gli interventi artistici realizzati nelle aziende. In questo caso siamo di fronte ad un fenomeno che dal nord Europa è divenuto di uso comune anche in Italia e consente agli artisti di sperimentare nuovi linguaggi in contesti inusuali, e alle aziende di acquisire know-how esperienziale e generare processi di innovazione sociale. Tramite azioni di team-building, inoltre, è possibile coinvolgere i dipendenti in processi di creazione artistica, stimolandone la fantasia e favorendo il riconoscimento di una leadership ispirata. Tale processo di trasferimento di conoscenza all’interno e all’esterno del tessuto aziendale può essere rappresentato tramite quello che ho definito the Arts and Business Model, in cui gli obiettivi aziendali innescano processi di cambiamento organizzativo guidati dalle arti e generano innovazione di prodotto, di processo e in termini di risultato. L’apprendimento è il fulcro di ogni intervento art-based, poiché la pratica artistica influisce su motivazione, competenze e risultati ed è in grado di generare azioni virtuose stimolando la reattività di chi vi prende parte o semplicemente ne invade la sfera d’interesse. 

(*) Silvia Cacciatore. Silvia Cacciatore, Venice School of Management, Università Ca’ Foscari di Venezia e Centro AIKU- Arte, Impresa, Cultura

L’articolo è tratto dal volume collettaneo “Cultura Digitale. Relazione, Empatia. Paradigmi della nuova rivoluzione industriale. Ed STAMEN, 2023 ISBN 9791281045293. Si ringrazia l’Editore STAMEN per la gentile concessione alla pubblicazione nella Rivista “Culture Digitali”

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