a cura di Laura Moschini, DiCultHer

Premessa editoriale

Nel tempo dell’algoritmo, in cui la persona rischia di essere ridotta a dato, target, profilo modellizzabile, Laura Moschini riporta l’attenzione sul luogo originario dello sviluppo umano: le mani dei bambini e delle bambine, i loro corpi in movimento, le esperienze sensoriali e affettive che plasmano il cervello nei primi anni di vita.

Il saggio intreccia psicologia dello sviluppo, neuroscienze e pedagogia per mostrare come manualità, gioco, contatto e relazione siano il motore di un processo di “connessioni e potature” neuronali che costruisce la singolarità di ogni individuo. Nei primi anni, il cervello produce e seleziona sinapsi a una velocità vertiginosa; ciò che viene vissuto, praticato, toccato, rimane, mentre ciò che non è esercitato viene potenzialmente potato in modo non più recuperabile.

Questa dinamica, messa a confronto con le logiche dei big data e con le tecniche di pruning nei modelli di Intelligenza Artificiale, apre una domanda scomoda ma decisiva per l’educazione nell’era digitale: quali esperienze concrete, corporee e relazionali stiamo offrendo ai bambini in una fase in cui il loro cervello decide cosa tenere e cosa scartare? E che cosa accade quando la vita nei primi anni viene sostituita da schermi, astrazione e standardizzazione, in una società che tende a preferire individui “ripetibili” e neutri a persone irripetibili, sessuate, situate?

Per “Culture Digitali”, questo contributo è un tassello essenziale della riflessione su PCD–IA–EDU: ricorda che non esiste alcuna ecologia dell’intelligenza senza un’ecologia del corpo e delle mani, senza la cura delle esperienze precoci su cui si innesta ogni successiva educazione al digitale. Prima di parlare di competenze, AI literacy o ecosistemi algoritmici, occorre tornare alla radice dello sviluppo umano e chiedersi quali connessioni – e quali potature – stiamo generando nelle vite dei bambini e delle bambine che oggi crescono nell’era delle tecnologie.


Premessa

Connessioni e potature

Parlare di mani e sviluppo umano in ambito educativo e scientifico può sembrare un argomento scontato essendo ormai noto che, se da un lato le attività manuali sono frutto dello sviluppo cerebrale, dall’altro, come in circolo virtuoso, le esperienze e le azioni messe in atto favoriscono l’ulteriore sviluppo cognitivo, psicomotorio emotivo e relazionale dei bambini e delle bambine in un processo che, se adeguatamente impostato e “nutrito”, si autoalimenta per l’intera esistenza.

Un processo fondamentale fin dalla nascita, che inizia però già nelle ultime fasi della vita intrauterina, e che, attraverso esperienze ed emozioni legate ad un corpo in carne ed ossa, sessuato, che vive in una comunità e si muove nello spazio, ha il ruolo fondamentale di trasformare il pensiero in azione e di consentire la partecipazione attiva dei futuri cittadini e delle future cittadine alla vita sociale ed economica.

Un processo, dunque, che riguarda lo sviluppo umano di individui “irripetibili” proprio perché umani e quindi diversi uno dall’altro, che nascono, muoiono, soffrono, gioiscono, amano, odiano, creano, distruggono, credono, dubitano e, in sintesi, vivono la loro vita in continuo rapporto con altri individui umani come loro.

Trovandoci in un periodo storico definito “era delle tecnologie” o dell’algoritmo, è opportuno ricordare che lo sviluppo umano non può, invece, riguardare individui “ripetibili” quali quelli astratti, sessualmente neutri, facilmente modellizzabili per superare le infinite differenze. Modellizzazione che avviene attraverso la ricerca basata su big data, verso la targetizzazione (persone come target)[1] e, in definitiva, la disumanizzazione (persone come numeri) facilitando la generazione di algoritmi per definire politiche economico-finanziarie e/o strategie politiche.

Ciò premesso, nello sviluppo umano di esseri umani, i primi cinque anni di vita, ed in particolare i primi tre, sono cruciali per lo sviluppo cerebrale. Un periodo brevissimo rispetto all’arco dell’intera vita umana, ma durante il quale il cervello di un bambino o di una bambina sviluppa le abilità sociali, emotive, linguistiche, cognitive e motorie a una velocità vertiginosa attuando al contempo una “potatura” delle acquisizioni via via meno utili per l’adattamento ai diversi ambienti nei quali si vive.

Secondo Jack P. Shonkoff, neuroscienziato dell’Università di Harvard, nell’infanzia, il cervello è come una tela vuota pronta ad essere dipinta. Sono le esperienze iniziali a plasmare la struttura del cervello: il gioco, l’affetto e gli stimoli ricevuti funzionano come i colori che dipingono le prime pennellate di un capolavoro in continua evoluzione. Per dirla con i numeri, nel cervello di un bambino o di una bambina si formano circa 700 neuroni al secondo nei primi cinque anni di vita, creando circa 1.000 miliardi di connessioni nervose con il risultato che la grandezza del cervello duplica ogni anno durante i primi tre anni (Shonkoff, 2000)[2].

Ma attenzione, allo stesso tempo il cervello attua “potature” (pruning) alle connessioni neuronali (sinapsi) per eliminare i “rami secchi”, ovvero le esperienze apprese ma non più utilizzate, per rafforzare quelle più attive e lasciar spazio alle nuove. La potatura sinaptica è un processo biologico essenziale che ha un picco tra l’infanzia e l’adolescenza, in quanto lo “sfoltimento” aumenta l’efficienza cerebrale, consentendo il passaggio da un eccessivo numero di connessioni attivate, a reti neuronali più rapide e specializzate (Campanale, 2024)[3]. Considerando che la produzione di sinapsi è decisamente veloce, vediamo che la potatura non è certo da meno: attiva già negli ultimi mesi di gestazione, durante i primi 2 anni di vita attraverso il pruning vengono selezionati ed eliminati circa il 50% dei contatti. Durante l’adolescenza il processo prosegue modellando le funzioni cognitive superiori e la personalità, mentre, in età adulta, la potatura continua seppure ad un ritmo più lento.     

Con quale “criterio” il cervello attua la potatura? Semplice: l’efficienza. Il cervello umano e le sue strutture aiutano a regolare non solo il comportamento, ma anche il metabolismo, il rilascio di ormoni e altri aspetti fisiologici. Attività che richiedono continui e numerosi aggiustamenti per l’adattamento dell’individuo in base agli stimoli ricevuti. Sono soprattutto le esperienze vissute, oltre a fattori genetici a determinare quali connessioni mantenere e quali potare per ottimizzare l’efficienza cognitiva, l’apprendimento e la capacità di memorizzare nuove informazioni. Se una abilità non è più praticata o un’informazione memorizzata non è più utilizzata, si elimina per lasciare spazio ad abilità o informazioni al momento ritenute più utili (Campanale, 2024).

La potatura sinaptica, tuttavia non è priva di rischi dato che le abilità apprese nell’infanzia o durante l’adolescenza e in seguito potate, non sono più recuperabili o lo sono in parte se qualcosa è stato salvato. Un fenomeno, quest’ultimo, purtroppo non adeguatamente considerato, ma che sarebbe invece da tenere presente soprattutto per quanto riguarda l’infanzia, dove si pongono le basi dello sviluppo umano, e l’età adolescenziale, ovvero quando l’adolescente si trova ad affrontare le sfide che lo sviluppo pone non solo verso capacità e competenze, ma anche rispetto al senso di sé e al suo ruolo nella società (Pontificale 2023)[4].

Non a caso anche nell’A.I. (Intelligenza artificiale), viene utilizzato il pruning, tecnica che simula la potatura sinaptica del cervello umano, per ridurre la complessità dei modelli senza compromettere eccessivamente la loro performance (Montemagno, 2025)[5].

1-Manualità. Sensi, emozioni, esperienze e sviluppo del cervello

Tra gli strumenti che consentono alle esperienze e alle informazioni di giungere al cervello e produrre il pensiero e le conseguenti reazioni volontarie o involontarie, un ruolo fondamentale hanno i cinque sensi: vista, udito, olfatto, gusto e tatto, più la propriocezione ovvero il cosiddetto sesto senso che “allarga” il tatto. Sensi che, attraverso recettori specializzati colgono gli stimoli esterni o interni (muscoli, tendini, organi ecc.ecc.), li convertono in impulsi elettrici e li inviano al cervello che a sua volta elabora tali segnali per permetterci di reagire adeguatamente. Chiudere gli occhi di fronte ad una luce troppo intenza, o ritirare la mano quando un oggetto è troppo caldo o fermarsi subito quando si avverte un dolore durante un movimento, non sarebbe possibile senza le informazioni inviate dai sensi.

Oltre ai sensi anche le emozioni inviano stimoli al cervello, spesso in connessione con i sensi (ad es. gioia nel vedere una persona cara o paura nel sentire un rumore che ci allarma), attivando o rafforzando circuiti neurali che elaborano le informazioni e creano connessioni tra esperienze, ricordi e risposte fisiologiche (ad es. arrossire per l’imbarazzo). Come per i sensi, anche in questo caso si tratta di risposte rapide e automatiche che connettono mente e corpo e strutturano la memoria emotiva influenzando comportamenti e reazioni future (Valentino, 2018)[6]. Le emozioni, quindi, sono tutt’altro che sensazioni passeggere, ma processi che modellano la struttura funzionale del cervello e il comportamento.

Il “ponte” tra esperienze e cervello va però creato fin dalla nascita fornendo al bambino o alla bambina stimoli adeguati, ricordando che ogniqualvolta usano uno qualsiasi dei sensi o provano un’emozione, si stabilisce nel cervello una connessione neuronale con tutti gli effetti ricordati.

L’Homuncolus di Penfield[7], è una rappresentazione grafica (al maschile dato che sono riportati solo i genitali esterni maschili) di come le diverse parti del corpo vengono rappresentate a livello corticale rendendo visivamente esplicito quanto i cinque sensi, attraverso le diverse parti del corpo, partecipino allo sviluppo neuronale e alle attività correlate. Le aree sono tanto più grandi, quanto maggiore è la loro importanza ai fini della percezione sensoriale. La rappresentazione rende evidente quanto le mani attraverso e in coordinamento con gli altri sensi, soprattutto di quelli presenti nel volto, siano la parte del corpo di gran lunga più importante ai fini della percezione sensoriale e della finezza di movimento.

L’Homunculus non considera, tuttavia, un organo importantissimo sia per lo sviluppo cerebrale che per la vita umana in ogni situazione: si tratta della pelle che con la sua vasta rete di recettori sensoriali specializzati, situati principalmente nel derma e nell’epidermide, permette di percepire pressione, temperatura, liscio o ruvido, dolore o piacere, trasformando gli stimoli in impulsi nervosi e inviandoli al cervello che genera la opportuna reazione.

2- A proposito di manualità: saper stare al mondo

Ma cosa si intende per manualità? «La manualità, intesa come uso fine e creativo delle mani, è un motore fondamentale per lo sviluppo neuronale, stimolando la plasticità cerebrale e creando connessioni tra i due emisferi. Attività manipolative (ad es. disegno, plastilina, costruzione) sviluppano la coordinazione oculo-manuale, la percezione spaziale, la memoria e l’attenzione. Questo processo trasforma il pensiero in azione concreta, sostenendo la maturazione cognitiva, psicomotoria ed emotiva, fondamentale già nella primissima infanzia» (Giadinoto, 2024)[8]

La manualità, dunque, attraverso la collaborazione tra i diversi sensi e gli emisferi cerebrali, partecipa allo sviluppo del pensiero, di abilità, capacità, competenze[9] nonché allo sviluppo della creatività e della relazionalità e, in sintesi, del saper “stare al mondo”, obiettivo della scuola per l’educazione alla cittadinanza attiva e quindi partecipe e responsabile (MIM, Indicazioni Nazionali, 2012)[10].

Ma “stare al mondo” per cittadine e cittadini vuol dire anche che, attraverso i sensi, le emozioni e la “propriocezione”, ovvero la capacità di percepire non solo di essere in un corpo, ma anche la posizione e l’attività del proprio corpo nello spazio, il bambino o la bambina apprendono di esistere come individui autonomi, ma allo stesso tempo in costante relazione con l’ambiente sociale e naturale. Tutto ciò può consentire ai futuri cittadini e cittadine di comprendere che è con il loro corpo e le abilità raggiunte, oltre che con le loro menti, che abiteranno responsabilmente il mondo avendone cura, se a questo sono state educate ed educati (MIM, Indicazioni Nazionali, 2012).

Per quanto attiene lo sviluppo cognitivo, le attività manuali non solo stimolano il cervello a creare nuove connessioni neurali, ma fanno sì che tale sviluppo porti ad un pensiero che riesca a concretizzarsi in azioni. In tale processo l’uso delle mani può essere quindi definito un “potente organizzatore dell’esperienza” che collega il pensiero astratto a realizzazioni concrete.

Pensiamo al passaggio dalla prensione riflessa, propria anche dei primati, alla motricità fine, alla coordinazione oculo-manuale, all’uso delle mani per indicare, salutare, dimostrare stati d’animo o richieste. Essendo esse dotate di numerosi propriocettori, attraverso le esperienze e le ripetizioni delle esperienze, le mani consentono di acquisire la capacità di una pianificazione motoria che facilita la vita quotidiana non solo per la soddisfazione dei bisogni fisici, ma anche, come vedremo, per quelli affettivi.

Rispetto ai benefici emotivi e comportamentali prodotti dalle attività manuali, osserviamo che lavorare con le mani durante l’infanzia, ad esempio modellando pasta di sale o pasta per biscotti, dipingendo, giocando con le costruzioni o con strumenti musicali o che comunque producono suoni, o con fili d’erba, corteccia, acqua o sassi, calma il sistema nervoso, riduce lo stress e migliora l’autostima attraverso la soddisfazione che tali attività producono. Tutto ciò produce abitudini durature, facilita relazioni più socievoli e collaborative, il gioco di squadra e, in generale un clima sociale e lavorativo più disteso.

Tra le attività creative, oltre a quelle citate, si può pensare alla pittura e a tutte le arti figurative, alla decorazione di oggetti con foglie e materiali naturali, nonché alla creazione di giochi artigianali costruiti con materiali di uso quotidiano, quali barattoli o scatole per un’educazione volta al risparmio (ad es. di acqua o energia), al recupero e al riciclo che, se attuata fin dall’infanzia, forma cittadine e cittadini consapevoli e attenti alle esigenze di protezione dell’ambiente.

Giochi come formare collane o bracciali con la pasta, o usare bottoni o bottigliette di plastica per decorazioni, sono esperienze che favoriscono non solo la coordinazione oculo-manuale e la destrezza delle mani ma anche lo sviluppo della memoria procedurale (che entra nella memoria a lungo termine) e la capacità attentiva, un processo cognitivo fondamentale per l’apprendimento, la memoria e la realizzazione di obiettivi perché permette di focalizzare, per un tempo limitato, le risorse mentali su stimoli specifici ignorando le distrazioni[11].

Inoltre, fatto non meno importante, questo tipo di compito aumenta l’autostima dei bambini e delle bambine ed il loro senso di autoefficacia, creando sul piano emotivo ed affettivo una relazione positiva e solida sia a scuola che con gli altri membri della famiglia, oltre a costituire, in caso di accumulo di tensioni o aggressività, un canale di sfogo.

Tutto questo non giova solo allo sviluppo infantile, ma pone le basi per il pieno sviluppo delle future cittadine e dei futuri cittadini.

In sintesi, come diverse ricerche nell’ambito delle neuroscienze e della psicologia dello sviluppo dimostrano, la manualità stimola non solo lo sviluppo del pensiero, ma anche la curiosità, la fantasia, la creatività e più in generale il benessere psicofisico attraverso l’interazione diretta con il mondo e tutto ciò che lo compone (persone, natura, i diversi ambienti nei quali si vive) con un effetto che, se adeguatamente “coltivato” consentendo al cervello potature sinaptiche che preservino e non cancellino tali capacità e attitudini, può durare per tutto l’arco della vita.

3- Il tatto: abbracci e carezze

Parlando di manualità e tatto, c’è però un altro aspetto importante da considerare, relativamente alla buona crescita di bambini e bambine e allo sviluppo di diverse abilità e competenze fondamentali per ogni essere umano ad ogni età: gli abbracci e le carezze che ricevono fin dalla nascita e nei primi tre anni di vita. Il contatto fisico contribuisce, infatti, a dare loro benessere dal punto di vista emotivo, ma non solo. Uno studio svolto dall’Università di St. Louis di Washington coordinato da Joan L. Luby, prendendo in esame referti di 92 tra bambini e bambine, ha dimostrato per la prima volta un cambiamento anatomico nel cervello direttamente correlato alla natura e all’intensità del rapporto con la madre. In particolare, lo studio dimostra che i bambini e le bambine che, nei primi anni di vita, ricevono quotidianamente coccole e supporto materno in termini sia di atteggiamenti affettuosi che attraverso il supporto emotivo costituito da abbracci e carezze, hanno un ippocampo, ovvero la parte del cervello responsabile della regolazione dello stress e della memoria, più sviluppato del 10% (Tozzi, 2012) [12].

Poiché, come detto, dalla nascita e soprattutto fino ai primi tre anni di vita, i neuroni si formano e crescono ad un ritmo molto veloce, è più che opportuno che il bambino o la bambina non vengano privati di stimoli sensoriali che possono provenire, oltre che dalle esperienze in generale, anche da manifestazioni di affetto, attenzione e cura espresse attraverso il contatto fisico, sguardi ed espressioni vocali o del viso che genitori e/o caregiver scambiano con loro.  

Oltre alla ricerca citata, un’altra ricerca dimostra gli effetti benefici di un approccio definito “Skin to Skin” (pelle a pelle) alla base della Kangaroo Mother Care (OMS, Novembre 2025, Cleveland Clinic, luglio 2025)[13], approccio caratterizzato fin dalla nascita da coccole e abbracci. La ricerca conferma quanto nei primi anni, i bambini e le bambine abbiano bisogno di amore e attenzioni. Le carezze e le coccole, oltre al comunicare con loro attraverso parole, sguardi, o risposte a domande espresse attraverso il pianto, possono infatti stimolare la crescita del cervello e costruire le basi della loro affettività. Il contatto fisico e il calore materno possono produrre un impatto a lungo termine con effetti positivi sulla salute mentale e sul benessere emotivo e quindi sulle relazioni personali, affettive e professionali.

Sembra scontato dirlo, ma in un periodo storico come quello attuale dove le chat prevalgono di gran lunga sulle conversazioni e tutto ciò che è emozione o sentimento appare di secondaria importanza rispetto ad algoritmi e big data e dove le mamme che allattano non riescono spesso a scambiare sguardi col neonato perché prese dallo smartphone, può essere di stimolo o conforto sentire che lo scambio di amore e carezze con contribuisce ad un buon sviluppo cerebrale del neonato e, in seguito del bambino o della bambina.

Lo sviluppo cerebrale nell’infanzia si potenzia dunque quando i genitori giocano, cantano, leggono, parlano o raccontano una storia al bambino o alla bambina, lo/la alimentano in modo adeguato e prestano attenzioni dimostrando affetto. Tutte attività nelle quali la manualità gioca un ruolo importantissimo intervenendo attraverso la gestualità, ad esempio nel ritmare musiche e canzoni o nei racconti suggerendo situazioni di gioia, di timore, di mistero, di scoperta. Il gesto del ciao o del battere le mani, o di indicare direzioni, oggetti o persone, sono alcuni dei primi gesti che esprimono, attraverso la manualità, la percezione di situazioni e le richieste delle bambine o dei bambini quando ancora non sanno esprimersi con le parole.

Tuttavia, anche in età adulta la gestualità esprime non solo sentimenti ed emozioni, ma anche necessità e comunque assicura la comprensione reciproca anche tra persone che parlano lingue diverse o che non sentono (LIS). Senza contare il ruolo fondamentale della manualità per le persone cieche o ipovedenti che attraverso il tatto riescono a riconoscere le persone o gli oggetti, ad orientarsi nello spazio e a leggere e scrivere (Braille).

Sempre a proposito di manualità e gestualità e loro ruolo nelle relazioni sociali, studi recenti dimostrano un aumento del volume dell’ippocampo in bambini e bambine che praticano sport di squadra dove lo sviluppo della manualità per la correttezza del gesto atletico è fondamentale (Gorham, Jernigan, Hudziak & Barch, 2019)[14]. Dalla stessa ricerca apprendiamo che un ippocampo più sviluppato sembra poter prevenire o mitigare la depressione, dato che la depressione risulta associata ad un ridotto volume dell’ippocampo.

In sintesi, gli studi dimostrano che il calore materno espresso attraverso il contatto fisico fin dalla nascita, e in seguito anche da genitori, caregiver, insegnanti, compagni/e di squadra, colleghe e colleghi, e naturalmente partner, non è solo un atto emotivo, ma una vera e propria stimolazione biologica che modella le strutture cerebrali producendo molteplici effetti positivi, anche a lungo termine, sul benessere psico fisico e sociale.

Si tratta di studi che faranno piacere a molti genitori e caregiver: scoprire che è scientificamente provato che le carezze e le coccole durante l’infanzia aumentano lo sviluppo cerebrale e possono avere conseguenze positive per tutto l’arco della vita, così come che fare lavoretti o giocare insieme promuove la crescita di bambini e bambine fiduciose verso se stesse e le proprie capacità e gli altri, nonché dotate/i di creatività, una delle Competenze chiave per la vita (Life Skills, (OMS)[15] più apprezzate insieme alla capacità di risolvere problemi complessi, al pensiero critico e all’adattabilità, è sicuramente una bella scoperta.

Del resto, al di là di evidenze scientifiche, è ben noto che abbracciare una persona in difficoltà o per condividere una gioia fa bene ad entrambi, come pure che una franca stretta di mano, magari guardandosi negli occhi, un gesto di saluto con la mano magari accompagnato da un sorriso, possono fare, a volte, molto più di tante parole.

4- Manualità e stili di vita nell’era delle tecnologie. Questioni e prospettive.

Tutto ciò premesso, la prima questione che si pone, in poche parole, appare: dato che il cervello attraverso il rapporto imprescindibile tra corpo e mente crea miliardi di collegamenti e poi, in base alle esperienze e alle ripetizioni, opera una selezione per eliminare quelli meno utilizzati e favorire così l’adattamento all’ambiente, in che modo i nuovi stili di vita influenzano lo sviluppo neurologico e psicosociale dei bambini e delle bambine e, di conseguenza, il loro destino di cittadini e cittadine non solo dotati di abilità e competenze, ma anche di senso critico e di responsabilità per affrontare efficacemente le sfide che li/le attendono?

In secondo luogo, la prassi ormai comune da parte di genitori o caregiver di consegnare un cellulare o un tablet a bambine e bambini affinché stiano seduti e tranquilli, o a scuola di non insegnare a scrivere in bella calligrafia o ad addestrare le dita con il disegno e a padroneggiare l’uso del colore nel rimanere nei margini con la motivazione che si può scrivere digitando e disegnare con i programmi per computer e tablet, è veramente utile per lo sviluppo di abilità e competenze che serviranno ai futuri cittadini e alle future cittadine per vivere al passo con i tempi?

E’ questa la direzione per renderli in grado di utilizzare al meglio e con consapevolezza le tecnologie, allo stesso tempo completando lo sviluppo umano necessario per affrontare le opportunità, ma anche le sfide e le criticità che il primato delle tecnologie sta ponendo?

E ancora è questa la via per favorire un pieno sviluppo umano che tenga conto che l’umanità di ogni persona va coltivata e nutrita per farla “fiorire” rendendola parte attiva, ma anche responsabile verso se stessa, la società e l’ambiente senza delegare alle tecnologie le capacità e le competenze di cui la natura dota gli esseri umani (Martha Nussbaum: florishing, 1991)[16]?

Infine, siamo sulla strada giusta ad incentivare l’educazione al “pensiero ibrido”[17] fin dalla prima infanzia, senza al contempo dare adeguata importanza ad un’educazione volta allo sviluppo della manualità a partire dalla scrittura e dal disegno con tutto ciò che, come abbiamo visto, comporta, al gioco spontaneo e di movimento (sempre meno diffuso anche per le resistenze dei genitori), alla capacità di orientarsi, di organizzarsi autonomamente, di risolvere in autonomia i tanti piccoli problemi che emergono durante le attività, al coordinamento percettivo-motorio e in particolare oculo-manuale, al prendere confidenza con materiali diversi e il loro uso creativo e infine all’abitudine al riuso, al riciclo, alla cura e alla riparazione degli oggetti?

Ci si chiede abbastanza, tra decisori e genitori, in che modo il cambiamento delle condizioni di vita e l’uso smodato di strumenti tecnologici anche nelle relazioni sociali e affettive, influenzi lo sviluppo neurologico e psicosociale dei bambini e delle bambine rispetto allo sviluppo umano?

L’osservazione, parola chiave nella scuola dell’infanzia (Sistema integrato 0-6), è cruciale anche per affrontare tali questioni con mente aperta: se, ad esempio, osserviamo attentamente i bambini e le bambine che si muovono liberamente, senza un gioco preordinato, notiamo che per tutto il tempo che hanno a disposizione giocano e, giocando, usano le mani.

Il movimento e il gioco libero, soprattutto all’aperto e a contatto con la natura, purtroppo sempre più raro, è, invece, fondamentale in quanto permette di attivare le stimolazioni sensoriali e le emozioni necessarie per lo sviluppo anche in distretti oggi più trascurati come quello psicomotorio. Osservando, ad esempio, bambine e bambini che escono di corsa dall’aula per andare ad esplorare l’ambiente esterno in cerca di avventure sempre nuove, vediamo che, se magari appena usciti sembrano incontenibili, dopo poco iniziano a cercare e raccogliere foglie, corteccia, sassi, a toccare erba, piante, fiori acqua, terra e a giocare con tutto anche organizzandosi tra loro.

E’ fantastico vedere come l’osservazione di un filo d’erba, o di un fiore, porti prima a toccarlo e poi a prenderlo congiungendo il pollice e l’indice.

In base a tali riflessioni, riprendendo il pensiero di Maria Montessori sulle mani come strumenti di intelligenza, Isabel del Castillo (2024) sollecita attenzione urgente andando al nodo delle questioni

«Le nostre mani sono di gran lunga le più funzionali di tutte le specie animali e hanno svolto un ruolo fondamentale nell’evoluzione umana. Non avremmo mai raggiunto l’attuale punto di sviluppo tecnologico senza aver attraversato le fasi precedenti di cacciatori-raccoglitori, agricoltori, artigiani, artisti…tutte attività fisiche che hanno permesso all’umanità di sviluppare il cervello attuale e arrivare fino a dove è arrivato, usando le mani. È possibile che le nostre creature dispieghino il loro potenziale senza passare attraverso quella fase basata sull’esperienza, sul movimento fisico, sulla destrezza manuale? Quali ripercussioni può avere che le nostre creature stiano saltando quella fase di sperimentazione nel mondo reale per (provare a) andare direttamente alla testa e al virtuale?»[18]

Del Castillo considera, inoltre, che “Viviamo una vera fascinazione per tutto ciò che è “neuro” e riponiamo grandi aspettative sulle nostre creature a livello cognitivo, ma abbiamo dimenticato che in natura esiste un ordine che inizia con le cose più elementari, e tutto sembra indicare che siamo saltandolo. Vogliamo andare direttamente alla costruzione di un attico senza prestare sufficiente attenzione alle fondamenta e ai piani inferiori, che sono le basi” (2024).

In sintesi, ci invita a prendere atto che i bambini di oggi sono intrappolati in un paradosso: da un lato si cerca di fargli apprendere presto di tutto e di più, dall’altro si rende loro difficile apprendere perché non si muovono, non esplorano, né sperimentano abbastanza (del Castillo, 2024).

5-Evidenze e conclusioni

La notizia uscita recentemente (BBC 28 ottobre 2020) secondo cui i nativi digitali hanno dagli anni 2000 un coefficiente intellettivo per la prima volta inferiore a quello dei loro genitori, suggerisce che forse dovremmo fermarci a riflettere e chiederci: stiamo soddisfacendo i bisogni dei bambini e delle bambine ovvero dei futuri cittadini e cittadine?

La notizia prende spunto dagli studi del neuroscienziato francese Michel Desmurget, pubblicati nel suo libro Il cretino digitale (2020)[19], dove mette in guardia dai pericoli che i bambini e le bambine oggi corrono trascorrendo molto tempo della loro giornata davanti a schermi di ogni tipo. Bambini e bambine, a suo parere, talmente “digitali” da rischiare di diventar stupidi.

Che fare dunque? Per il neuroscienziato è necessario far leggere giovani e giovanissimi, ma non su schermi bensì su pagine di carta e con la partecipazione attiva, anche a partire dall’esempio, di genitori e scuola: “Leggere è l’unica attività, piacevole, che offra un largo ventaglio di benefici. Attraverso la lettura, bambini e adolescenti nutrono quelli che il ricercatore francese chiama “i tre pilastri fondamentali” della nostra umanità: facoltà intellettive, competenze socio-emotive e abilità sociali (Desmurget, Fateli leggere, 2026)[20].

Le pagine dei libri, inoltre, sono fatte di carta e devono essere sfogliate una per una, la carta si maneggia, si odora, a volte si accarezza o si strappa, si disegna, si scrive, raccoglie una lacrima e la trattiene. Leggere un libro richiede una disponibilità ad affrontare un testo lungo, anziché brevissimo come nelle chat, e a comprenderlo (molte persone oggi, soprattutto giovani, non comprendono bene quello che leggono e non saprebbero riassumerlo), ma richiede anche una manualità fine ed una coordinazione oculo-manuale che riguarda anche altri sensi oltre al tatto, come la vista o l’olfatto, senza dimenticare che genera emozioni.

Tanti stimoli per gesti apparentemente semplici. Gesti che però, è sempre più difficile saper/voler compiere, soprattutto tra i giovani, a causa delle implacabili potature sinaptiche. Stessa sorte per le capacità, ad esempio nel parcheggiare un’auto senza i sensori di parcheggio o nello scrivere un testo o una lettera a mano, con la penna, sulla carta, magari tenendo idealmente la riga e i margini.

Le tesi di Desmurget sono in grado di dare uno scossone allo stile di vita che si sta affermando, che punta tutto su comodità, velocità, semplificazione, riducendo la possibilità per le persone di poter coltivare la loro umanità facendola fiorire grazie ad uno sviluppo umano che consenta di acquisire non solo capacità, ma anche spirito critico e creativo, empatia, disponibilità alla cittadinanza del mondo e alla salvaguardia dell’ambiente.

Argomenti che offrono spunti per comprendere vantaggi e limiti della direzione che studi, ricerche e produzione di beni e servizi, nonché stili di vita, professionali ed educativi stanno prendendo  e come, attraverso la lettura, l’arte o la musica, la cucina, lo stare all’aria aperta a contatto con la natura, lo sport, tutte attività dove la manualità è necessaria e qualificante, si possa riuscire ad aggiustare la rotta e a rimanere persone intelligenti ed aperte all’innovazione tecnologica, ma soprattutto umane. E aiutando, anche con l’esempio, i nostri bambini e le nostre bambine ad esserlo.

—–.—–

Laura Moschini

Diplomata ISEF e laureata in Pedagogia, già docente di ruolo in Educazione fisica e dopo il Dottorato di ricerca docente di Etica sociale presso l’Università Roma Tre. dal 2010 collabora con il Dipartimento Politiche educative e scolastiche del Comune di Roma per la formazione di educatrici e insegnanti dei nidi e della scuola dell’infanzia. Fa parte della Scuola a rete DiCultHer Digital Cultural Heritage Arts and Humanities School per la promozione delle culture digitali e di un uso responsabile delle tecnologie soprattutto nelle scuole.


[1] La targetizzazione (o targeting) è il processo di marketing volto a identificare e selezionare segmenti specifici di pubblico per indirizzare sforzi pubblicitari, ottimizzando il budget e migliorando l’efficacia delle campagne. Consiste nell’analizzare dati demografici, interessi e comportamenti per raggiungere il consumatore ideale, spesso definito come buyer persona, cfr., https://larin.it/targetizzazione-come-definire-il-target-del-tuo-marketing/

[2] Shonkoff, J. P., & Phillips, From neurons to neighborhoods: The science of early childhood development. National Academies Press, 2000.

[3] Campanale G., Lo sviluppo delle potenzialità del cervello tra mielinizzazione e potatura sinaptica, in State of Mind, luglio 2024, www.stateofmind.it www.stateofmind.it 18 luglio 2024

[4] Pontificale M., Il Pruning Neuronale negli adolescenti: analisi della sua relazione con lo sviluppo della personalità, www.studiopsicoterapia.com, 31 maggio 2023

[5] Montemagno L., l Pruning nell’Intelligenza Artificiale: Ottimizzazione e Efficienza nelle Reti Neurali, Linkedin, 2 gennaio, 2025, Cfr., https://it.linkedin.com/pulse/il-pruning-nellintelligenza-artificiale-e-efficienza-nelle-luca-m4sff

[6] Cfr. Valentino V.,Neurobiologia delle emozioni: le strutture neurali implicate nella regolazione emotiva, in State of Mind, Pubblicato il 20 Dic. 2017 e aggiornato il 18 Set. 2018 08:24 https://www.stateofmind.it/2017/12/neurobiologia-emozioni/

[7] Il neurochirurgo canadese Wilder Penfield fu il primo tracciare una mappa della rappresentazione neurale del corpo nella corteccia: l’homunculus somatosensoriale.

[8] Federica Giandinoto / Scienze e altri saperi / 20 Maggio 2024 /

[9]  Le 8 competenze chiave europee, sono abilità essenziali per lo sviluppo personale, l’occupazione e la cittadinanza attiva lungo l’intero arco della vita (lifelong learning)., Cfr., https://education.ec.europa.eu/it/focus-topics/improving-quality/key-competences

[10] Cfr. MIUR, Cultura Scuola Persona. La scuola nei nuovi scenari, in Indicazioni Nazionali, pag.4, 2012

[11] State of Mind, L’Attenzione, in  https://www.stateofmind.it/attenzione-2/

[12] Francesca Tozzi, Le coccole della mamma sviluppano il cervello, in Wise Topics Ambiente & Scienza, 24 aprile 2012,  https://wisesociety.it/ambiente-e-scienza/le-coccole-della-mamma-sviluppano-il-cervello/#.

[13] Kangaroo mother care. A clinical practice guide, World Health Organization, 14 novembre 2025, https://www.who.int/publications/m/item/kangaroo-mother-care–a-clinical-practice-guide e https://my.clevelandclinic.org/health/treatments/12578-kangaroo-care

[14]  Molinari, G., Praticare uno sport di squadra porterebbe benefici al cervello dei bambini in State of Mind, in https://www.stateofmind.it/2019/04/depressione-ippocampo/

[15]  Cfr. State of Mind, Le Life Skills: le abilità trasversali chiave secondo l’OMS, https://www.stateofmind.it/2023/10/life-skills-oms/

[16] Nussbaum M., Coltivare l’umanità. I classici, il multiculturalismo, l’educazione contemporanea, Carocci, 1999,

[17] Per pensiero ibrido, si intende un sistema di cognizione ibrida, in cui IA e mente umana lavorano in sinergia. Per un approfondimento si veda: Intelligenza Artificiale, ricerca sul pensiero ibrido: cosa cambia con il Sistema 0, in https://futurodigitale.infocert.it/digital-transformation/intelligenza-artificiale-ricerca-sistema-0-e-pensiero-ibrido/

[18] Fernandez del Castillo, Isabel, La inteligencia de las manos (y qué implica que las criaturas las usen cada vez menos, 25 giugno 2024, in https://isabelfernandezdelcastillo.com/la-inteligencia-las-manos-implica-las-criaturas-las-usen-vez-menos/

[19] Desmurget M., Il cretino digitale, Rizzoli, 2020 

[20] Desmurget, M., Fateli leggere! Edizioni Carocci, 2026