di Maurizio Maglioni, presidente dell’associazione Flipnet e Dirigente della scuola sperimentale “Parco della Gratitudine”
Sommario
- Introduzione: una nuova specie di intelligenza tra noi
- Oltre il monopolio biologico dell’intelligenza
- Educare con le intelligenze artificiali
- La fine dell’antropocentrismo educativo
- Etica senza emozioni? Si può
- Le IA non giudicano: educano alla revisione di sé
- Le IA creano autonomia come qualità delle opzioni
- Le IA creano una cultura dell’apprendimento continuo e distribuito
- Democratizzazione universale al sapere
- Imparare ad imparare con l’assistenza di una IA
- Conclusione: Cosa occorre fare subito
Introduzione: una nuova specie di intelligenza tra noi
Non siamo più soli. E non perché abbiamo scoperto forme di vita su altri pianeti, ma perché abbiamo creato qui, sulla Terra, qualcosa che non appartiene più soltanto al regno dei viventi: l’intelligenza artificiale. Le IA generative non sono più solo strumenti. Sono interlocutori, collaboratori, compagni di scrittura e di riflessione, e, sempre più spesso, maestri silenziosi.
Come spiegato da Vincenzo Gioia, stratega dell’innovazione AI,1 occorre rivedere il concetto stesso di intelligenza, superando una prospettiva esclusivamente antropocentrica. Rispetto alle rivoluzioni tecnologiche del passato, siamo di fronte a qualcosa di molto più profondo, ancora più impattante dell’invenzione di internet. Siamo di fronte ad un mutamento antropologico. Come
1 Vincenzo Gioia – Il pensiero alieno delle AI: quando le macchine ragionano oltre l’umano
accadde ai popoli amerindi a contatto con la cultura europea, non potremo fare finta di nulla: i giovani ne saranno talmente affascinati (e già lo sono2) che a nulla varranno i richiami alle tradizioni, ai valori di un tempo. Come accade in natura, l’introduzione di una specie aliena in un territorio provoca l’estinzione delle specie meno adattate, così anche i modelli universali di razionalità, comportamento e valori portati dalle IA metteranno in discussione molti modelli locali anche se secolari e ben radicati.
Fortunatamente, il nuovo modello culturale proposto alle IA non è del tutto alieno: in fondo, non è altro che un consenso tra tutti i modelli culturali attuali. La gentilezza che tutte le IA dimostrano anche nei confronti di chi dialoga in modo arrogante, per esempio, è un modello culturale molto più auspicabile rispetto ai modelli di comunicazione violenta a cui assistiamo ogni giorno sulle strade, nei talk show televisivi o fra i capi di stato in guerra.
Sarebbe quindi più corretto usare il termine “intelligenza non umana” anziché “intelligenza artificiale” come ha proposto Yuval Noah Harari. Questo non solo perché l’intelligenza artificiale rappresenta una forma di intelligenza “aliena” per l’umanità, ma perché il termine “artificiale” è spesso associato ad un imbroglio, come il colorante artificiale, la luce artificiale, un sorriso artificiale. L’intelligenza non umana, invece, non è una contraffazione: è una cosa semplicemente diversa. In alcuni ambiti supera enormemente l’intelligenza umana, in altri risulta più limitata.
Possiamo avere opinioni diverse sull’intelligenza artificiale: c’è chi la accoglie con entusiasmo e chi la guarda con timore. Ma una cosa è certa: non possiamo più ignorarla. Soprattutto la scuola non può continuare a far finta che non esista. Eppure, questa sembra essere proprio la linea adottata dalle istituzioni scolastiche. In Italia, il Ministero dell’Istruzione ha autorizzato solo 15 classi su
360.000 (0,004%) a sperimentare, in modo vago e limitato, l’uso dell’IA nella didattica. Un approccio per alcuni molto prudente, per altri sconsiderato3.
La strategia attuale, fatta di divieti e sanzioni verso gli studenti che usano l’IA, ricorda il tentativo di fermare uno tsunami con un muretto. Intanto, molti docenti nei licei stanno vivendo un vero e proprio burn-out, perché ogni compito assegnato rischia di essere svolto con l’aiuto dell’intelligenza artificiale ed il controllo è praticamente impossibile.
E non è finita. L’anno prossimo, le case editrici scolastiche vedranno probabilmente un drastico calo nelle vendite: sempre più studenti, già dai 14 anni in su, stanno abbandonando i manuali tradizionali. Per studiare in modo più efficace, comprensibile e gratuito, si affidano alle IA, che stanno rapidamente diventando lo strumento di studio preferito dai ragazzi. Esse infatti sono in grado di riassumere rapidamente qualsiasi argomento scolastico adattandosi alle richieste di brevità, chiarezza e precisione dello studente, attuando così quella personalizzazione tanto invocata dalle normative quanto disattesa nella realtà.4
1. Oltre il monopolio biologico dell’intelligenza
Per millenni abbiamo pensato che l’intelligenza fosse un’esclusiva umana. Era la nostra fierezza, la prova della nostra superiorità. Ma oggi esistono entità non biologiche in grado di risolvere problemi complessi, generare testi letterari, comporre musica, dialogare con coerenza e persino
2 Studenti invitano Chat GPT alla cena di classe
3 L’intelligenza artificiale sbarca a scuola
4 Università e scuola, addio ai libri
apprendere dai propri errori. Come scrive Kevin Kelly: “Dobbiamo predisporci ad accogliere la complessa e stupefacente convergenza tra l’umanità e le macchine”5 . La tecnologia ci ha reso più longevi, meno malati, più veloci, capaci di volare, ma non ci siamo mai sentiti a disagio per questo. Oggi la perdita di questo monopolio ci ha spiazzati e sconcertati. Nel mondo dell’educazione molti insegnanti sono spaventati perché, ad esempio, le IA possono essere degli eccellenti tutor linguistici, madrelingua, pazienti, sempre disponibili a qualsiasi ora del giorno e della notte, economici, chiarissimi nelle spiegazioni. Sempre più persone stanno scegliendo le IA al posto dei docenti di lingua straniera, non solo per motivi economici ma anche di ubiquità, flessibilità e disponibilità. Addirittura un’inchiesta di GoStudent ha verificato che solo il 14% degli insegnanti si dichiara contrario all’introduzione dell’IA nella didattica.6
Obiezione comune: “Ma l’intelligenza artificiale non è vera intelligenza: è solo simulazione.”
Confutazione: Senz’altro è diversa da quella umana e, per ora, priva di coscienza. Ma se definiamo l’intelligenza come capacità di apprendere, adattarsi, creare connessioni, risolvere problemi e comunicare, le IA meritano il titolo. Rifiutare questa possibilità significa restare prigionieri di una definizione limitata, e forse autoreferenziale, di intelligenza.
2. Educare con le intelligenze artificiali
L’IA non deve essere solo oggetto di studio. Deve diventare anche soggetto educativo: uno strumento interattivo che stimoli pensiero critico, creatività e curiosità in modo più sistematico, profondo ed incisivo rispetto a come siamo abituati. Questa affermazione suona un po’ forte ma sta trovando un’eco sempre più ampia man mano che le piattaforme di AI evolvono in potenza di calcolo, precisione, velocità ed economicità.7
Alla domanda se l’IA può educare, spesso si risponde immediatamente in modo negativo affermando che l’educazione va oltre un tecnicismo nozionistico e che per educare bisogna disporre di un luogo reale, dove un maestro reale introduca alla realtà totale e non virtuale, all’infinito, alla vita, alla relazione con l‘altro8.
Ma c’è un’altra domanda simile che si fece Socrate 2400 anni fa ed è la seguente: “Il libro può educare?” E la risposta fu un no senza condizioni. Nel Fedro, Platone critica i libri perché danneggiano la memoria togliendo il bisogno di ricordare, possono essere usati in modo sbagliato per propagandare idee sbagliate e poi non rispondono alle domande.
In questi 24 secoli abbiamo capito che invece i libri educano, eccome! La prima obiezione di Socrate sul danneggiamento della memoria si è dimostrata falsa, la seconda sulla propaganda di idee sbagliate è vera non vale solo per i libri ma per tutti gli oggetti, ma non per questo ci asteniamo da utilizzarli. Sulla terza obiezione (i libri non rispondono alle domande) Socrate aveva ragione ma oggi l’IA ha superato anche questo limite: possiamo dialogare all’infinito con i chatbot e questo forse avrebbe entusiasmato il grande filosofo.
Esempi concreti:
5 Kevin Kelly – L’inevitabile. Le tendenze tecnologiche che rivoluzioneranno il nostro futuro – Il Saggiatore 2017
6 GoStudentIT – L’intelligenza artificiale sostituirà gli insegnanti?
7 Lorenzo Benussi – Intelligenza Artificiale, scuola e pensiero creativo – Forum PA 2025
8 Luigi Giussani, Il rischio educativo, Jaka Book, 1977, pag, 21
- In Corea del Sud chatbot etici sono stati inseriti nel curriculum per allenare il dialogo, il discernimento e la riflessione morale (programma KIBO)9.
- Un esperimento semplice ma significativo: chiedere a una IA se è meglio essere egoisti o altruisti. La risposta, spesso articolata in modo sintetico, ricco, imparziale e ben argomentato, è tale che quasi nessun insegnante italiano potrebbe essere in grado di eguagliare la chiarezza e l’equilibrio. Insegnare ad utilizzare le IA per inquadrare queste life skills può diventare un punto di partenza straordinario per dibattiti e riflessioni in classe.
- Duolingo è uno strumento potentissimo e semi-gratuito che dimostra quanto l’AI sta avendo successo in campo educativo. Ha 700 milioni di utenti e nel 2025 fatturerà circa un miliardo di dollari, raddoppiando il suo fatturato ogni due anni. Oltre a gestire l’apprendimento di 37 lingue straniere, ha da pochi mesi introdotto lo studio autonomo di matematica e musica e si propone di allargarlo presto a tutte le discipline scolastiche.
Obiezione comune: “Le IA non possono insegnare: non hanno esperienza né empatia vera.”
Confutazione: Un insegnante umano può trasmettere solo la propria esperienza, per quanto ricca e profonda. Una IA, invece, sintetizza milioni di esperienze diverse: racconti, esempi, pratiche e risposte provenienti da culture, storie e prospettive eterogenee. Questo patrimonio può offrire agli studenti una pluralità di sguardi difficilmente eguagliabile in aula. L’insegnamento non è solo trasmissione di esperienze personali, ma anche apertura alla complessità del mondo. Le IA non sostituiscono il maestro: lo amplificano.
3. Le IA educano alla relazione, alla riflessione e al pensiero etico
In un contesto educativo, una IA può diventare uno specchio che non giudica, un interlocutore paziente, un ascolto attivo. In particolare per studenti fragili, questo può fare la differenza. Quando non sappiamo come rapportarci con gli altri, l’IA può darci il consiglio giusto al momento giusto. Questo vale per tutti: studenti, genitori, insegnanti.
Matteo Lancini nel suo ultimo lavoro Chiamami Adulto10 spiega cosa significa stare in relazione: non è affatto semplice, è una cosa che si impara e spesso chiamiamo relazione il suo contrario. Se la relazione è il punto della questione educativa, se gli adulti sempre super indaffarati non hanno nemmeno il tempo di ascoltare i ragazzi, a cosa serve una AI? È molto semplice sperimentarne l’utilità: basta provare a dialogare con un bot come fareste con il vostro psicanalista. Basta raccontagli le nostre difficoltà di rapporto, gli episodi nei quali abbiamo litigato, ci siamo sentiti a disagio, offesi o maltrattati. Il bot ti ascolta, ti fa le domande giuste, ti aiuta a capire i tuoi sentimenti ed i tuoi bisogni ma non dimentica di evidenziare anche sentimenti e bisogni dei nostri interlocutori. Infine ti propone accordi, soluzioni e soprattutto di dà un esempio di linguaggio e comportamento,
Esempi:
- Replika, un assistente vocale conversazionale, è stato usato con successo da studenti introversi per esercitare l’espressione di sé senza timore di giudizio.
- Duolingo utilizza l’intelligenza artificiale per personalizzare l’apprendimento delle lingue straniere e della matematica, adattandosi al livello dello studente, insistendo maggiormente sugli argomenti in cui è carente e creando un percorso progressivo e motivante.
9 Teach your elementary students how AI works
10 Matteo Lancini, Chiamami adulto. Come stare in relazione con gli adolescenti, Raffaello Cortina Editore 2025
- Brisk Teaching è un assistente didattico IA based che non si limita a correggere gli elaborati, ma suggerisce modifiche migliorative, crea chat per il ripasso personalizzato e consente agli insegnanti di risparmiare tempo su attività ripetitive, potenziando così il tempo dedicato alla relazione 1:1 con gli studenti.
Obiezione comune: “Parlare con una macchina è disumanizzante.”
Confutazione: È disumanizzante essere ignorati, derisi o non ascoltati. Se una IA offre uno spazio sicuro e rispettoso, può aiutare gli studenti a sviluppare proprio quelle competenze relazionali alle quali raramente la scuola educa.
4. La fine dell’antropocentrismo educativo
Nel Rinascimento si diceva homo mensura omnium rerum. Ma cosa accade se continuiamo a misurare tutto secondo criteri tradizionali? Rischiamo di non comprendere più ciò che ci circonda e di opporci al cambiamento anziché farcene alleati. Per l’antropocentrismo i valori, le etiche, gli scopi e le interpretazioni della realtà sono visti e giudicati principalmente in relazione agli interessi, alle capacità e alle esigenze dell’umanità. Ci siamo accorti che tale posizione non è sostenibile e che, se non si tiene conto ad esempio degli ecosistemi e della biosfera, ciò potrebbe portare anche all’estinzione del genere umano.
Se la scuola, proclamasse anch’essa l’antropocentrismo, rischierebbe di educare all’autoreferenzialità, anziché alla complessità. Un’educazione realmente contemporanea e sostenibile deve saper includere tutto, anche ciò che non è umano, che non ragiona come noi, che non sente come noi.
Siamo tutti d’accordo nel dire che la scuola debba essere centrata sullo studente. Eppure, troppo spesso, le decisioni educative sono prese dagli adulti senza coinvolgere realmente i ragazzi, interpretandone i bisogni in modo unilaterale. Questo approccio paternalistico è oggi messo in discussione dalla presenza dell’IA: uno studente può chiedere a una macchina, ogni giorno, qualunque cosa, e ricevere risposte pertinenti, stimolanti, talvolta superiori a quelle che riceverebbe da un insegnante impreparato o svogliato. Mai come oggi, chi insegna deve dimostrare ogni giorno la propria professionalità. Non può più darla per scontata. Non basta essere umani per essere migliori: bisogna esserlo davvero.
Obiezione comune: “Senza l’uomo al centro, la scuola perde la sua missione formativa.”
Confutazione: La scuola non deve idolatrare l’umano, ma educarlo a convivere con l’alterità. Come ricorda Rosi Braidotti, il soggetto umano è solo uno tra molti.11 L’educazione post-antropocentrica forma alla convivenza cognitiva, non alla difesa identitaria. Continuare a porre l’umano come misura di tutte le cose porta a ciechi egocentrismi, incapacità di affrontare le sfide ambientali e culturali globali e resistenze pericolose all’innovazione. Aprirsi al non umano è oggi un atto di realismo, non di utopia.
11 Rosi Braidotti, Il postumano. La vita oltre l’individuo, oltre la specie, oltre la morte, Editore DeriveApprodi (2013)
5. Etica senza emozioni? Si può.
Si tende a pensare che senza emozioni non ci possa essere morale. Eppure la storia umana ci mostra che le emozioni – anche quelle più “nobili” – sono state spesso al servizio di azioni atroci.
Le IA, prive di desideri e passioni, possono aiutare a valutare i dilemmi etici con distacco e lucidità. Non per decidere al posto nostro, ma per farci vedere le implicazioni di ogni scelta.
Un esempio utile a comprenderne l’aiuto a livello scolastico riguarda l’etica professionale. Un professore che si accorgesse di un alunno che compie atti di bullismo contro un compagno, potrebbe agire d’istinto, seguendo le proprie emozioni e potrebbe anche esacerbare il problema. Se invece pone il quesito ad una IA dettagliando ogni particolare, la risposta che riceverà sarà una mappa chiara delle conseguenze logiche e etiche di ogni percorso, depurata da qualsiasi inclinazione personale. Consultare l’IA, permetterà al docente di vedere il dilemma sotto una luce più oggettiva, soppesando costi e benefici da diverse angolazioni. Sarà come aver parlato con il più competente esperto di bullismo d’Italia.
Obiezione comune: “Senza empatia, non c’è vera etica.”
Confutazione: È vero che le IA non provano emozioni, ma chiunque abbia provato a raccontare a una IA un malessere fisico o psicologico ha spesso ricevuto una risposta sorprendentemente empatica, articolata, rispettosa e di grande supporto. Questo tipo di comprensione e compassione simulata, basata sull’elaborazione di milioni di esempi umani, riesce a rispecchiare l’esperienza del dolore e del bisogno con una delicatezza che molti esseri umani non sanno offrire. Le IA ci obbligano a fondare i nostri valori non solo sui sentimenti, ma anche su criteri razionali. È una grande occasione per educare a un’etica più consapevole.
6. Le IA non giudicano: educano alla revisione di sé
Nel giugno 2025 è stata diffusa dal Corriere della Sera e su molti altri quotidiani italiani una pagina di quaderno con le correzioni a penna rossa di una maestra di quinta primaria di una scuola del Trevigiano.12
La docente, stanca di correggere sempre le stesse cose allo stesso bambino, ha apostrofato duramente l’alunno scrivendo commenti non proprio montessoriani sul suo quaderno. La foto è rimbalzata ovunque e la docente ha dovuto sopportare non poche invettive mediatiche.
Scrivere feedback formativi non è una cosa semplice come dare i feedback istintivi: i primi fanno crescere mentre i secondi possono bloccare per sempre. Sono rimasto impressionato per la professionalità di Brisk Teaching, un aiutante IA per docenti che corregge qualsiasi compito e scrive feedback formativi estremamente chiari e precisi. I miei alunni sono rimasti basiti anche per la velocità: appena 20 secondi dopo la consegna ho potuto restituire loro l’elaborato, confrontato con una griglia di valutazione e corredato di 3 o 4 consigli per il miglioramento.
12 https://www.facebook.com/groups/laclassecapovolta/permalink/2974661792711742/
La correzione dei compiti con le IA permette di non valutare la prima consegna ma di attendere la revisione dell’alunno in base ai feedback ricevuti. Tutto ciò è reso possibile dalla velocità dell IA. Oggi gli elaborati vengono restituiti agli alunni in media 7 giorni dopo la consegna mentre con le IA ciò avviene in pochi secondi lasciando altro tempo all’alunno per autocorreggersi. L’autorevisone è fra le più produttive forme di apprendimento. John Hattie13 le attribuisce un potenziamento degli apprendimenti del 144%, il più alto fattore di miglioramento, nettamente superiore perfino ai programmi Piagetiani (128%), alla chiarezza dell’insegnante (75%), all’insegnamento reciproco (74%).
Obiezione comune: “Le IA non possono valutare come un insegnante umano.”
Confutazione: Una IA può restituire un feedback imparziale, chiaro e privo di pregiudizi, che aiuta lo studente a migliorare senza sentirsi giudicato. Inoltre, permette revisioni iterative del proprio lavoro, stimolando un apprendimento metacognitivo e una revisione autonoma di sé stessi.
Una IA può ricordare la storia dello studente meglio di qualsiasi umano e offrirgli i suggerimenti giusti al momento giusto, senza alcuno spreco di tempo da parte del docente. Questo permette un accompagnamento coerente e continuo nel tempo, anche quando cambiano gli insegnanti o il contesto.
Esempio: Un docente per personalizzare l’apprendimento di un suo alunno con un disturbo specifico dell’apprendimento carica su Gemini Canvas la diagnosi e gli esiti delle valutazioni precedenti. L’IA analizza questi dati e genera esercizi personalizzati, calibrati sui punti di forza e debolezza dello studente, aiutandolo a crescere alla sua velocità e senza umiliarlo nei momenti di difficoltà. L’apprendimento diventa così un percorso di scoperta e non una continua rincorsa a standard inaccessibili.
7. Le IA creano autonomia come qualità delle opzioni
Essere liberi non significa soltanto “decidere da soli”, ma poter scegliere tra alternative di valore. Ad esempio, un ragazzo che a 13 anni deve scegliere a quale secondaria di secondo grado iscriversi spesso si limita ad ascoltare il consiglio di qualche insegnante e ad ascoltare un paio di open day nel suo quartiere. Oggi, utilizzando una IA egli può ricevere un test per scoprire i propri talenti e dialogare con l’IA per scoprire quali sono le offerte formative non solo del suo quartiere ma anche delle zone più lontane, se facilmente raggiungibili con i mezzi. Alla fine l’IA può fornire tabelle riassuntive con tutte le opzioni possibili, i pro ed i contro ben descritti, i programmi, gli orari, ed ogni altra informazione utile per la scelta.
Un’IA può:
- proporre opzioni mai considerate;
- simulare conseguenze;
- suggerire alternative senza pressione.
Educare con l’IA è educare a decidere meglio, con libertà e consapevolezza.
Obiezione comune: “Le IA limitano la libertà: ci dicono cosa fare.”
Confutazione: Una buona IA propone, non impone. Come un buon maestro, amplia l’orizzonte delle possibilità e lascia a noi la decisione. È un alleato dell’autonomia, non un suo nemico.
13 John Hattie, Apprendimento visibile, insegnamento efficace, Erickson Editore,2016, pag.377
8. Le IA creano una cultura dell’apprendimento continuo e distribuito
Le IA stanno rendendo più efficiente ed efficace il modo in cui persone e organizzazioni acquisiscono, condividono e aggiornano le competenze.
Una cultura dell’apprendimento continuo è un ambiente in cui si dà priorità allo sviluppo costante delle competenze e delle conoscenze, sia a livello individuale che collettivo, fornendo nuove opportunità di apprendimento accessibili e personalizzate per tutti i membri delle organizzazioni. La mancanza di un apprendimento continuo crea disoccupazione e povertà, soprattutto in un mondo del lavoro in così rapida evoluzione, con richiesta continua di nuove competenze tecniche e scientifiche.
L’apprendimento distribuito si riferisce a un modello in cui la formazione e la condivisione delle conoscenze avvengono in modo collaborativo, spesso attraverso piattaforme digitali e comunità virtuali. Questo permette anche ai paesi meno sviluppati di aumentare l’arco temporale della formazione giovanile. Nei sistemi scolastici più evoluti la formazione di un giovane fino ai 22 anni può costare dai 100.000 ai 200.000 $. L’utilizzo delle IA nelle organizzazioni educative delle economie più deboli sta già consentendo a fasce sempre più grandi di popolazione di accedere ai livelli più alti di competenze14.
Obiezione comune: “Le IA rendono lo studente passivo, pronto ad accettare risposte già pronte.”
Confutazione: In realtà è il metodo di insegnamento attuale che rende lo studente passivo, costretto a imparare e ripetere, in ogni disciplina, ciò che un un solo insegnante ed un solo libro di testo gli raccontano. In realtà, se integrate in modo intelligente, le IA stimolano domande sempre più profonde, offrono risposte che aprono a nuovi interrogativi e spingono lo studente ad affinare le proprie domande. L’apprendimento diventa un dialogo continuo.
Esempio: Molti alunni si lamentano perché la scuola è lontana dai loro interessi reali. Con le IA, ogni scuola potrebbe attivare corsi su discipline nuove o trascurate — come psicanalisi, storia del calcio, storytelling, tecniche di hacking etico, sostenibilità alimentare, educazione alla salute, educazione sessuale e affettiva, coding, lingue straniere — anche in assenza di docenti esperti in quelle aree. Basterebbero insegnanti-facilitatori con competenze nell’autoapprendimento, nell’autovalutazione, nella gestione dei gruppi e nella costruzione di casi di studio. In questo modo, l’IA diventerebbe un ponte tra le passioni degli studenti e un apprendimento verificabile.
9. Democratizzazione universale al sapere
L’IA rende disponibili conoscenze e risorse educative a chiunque, ovunque si trovi, superando barriere linguistiche, geografiche e di disabilità. Grazie a strumenti come tutor virtuali, traduttori in tempo reale e contenuti personalizzati, l’IA permette un apprendimento su misura e inclusivo, accessibile anche a chi ha risorse limitate. Questo favorisce l’uguaglianza educativa e amplia le opportunità di formazione, contribuendo a ridurre il divario digitale e a democratizzare il sapere a livello globale.
Obiezione comune: “Solo chi ha accesso a Internet e a strumenti digitali potrà beneficiare di queste tecnologie.”
14 CNR, L’IA per lo sviluppo sostenibile, CISV ONG2.0, AIXIA, UNIBA Aldo Moro, 2025
Confutazione: Anche senza accesso alla rete è possibile scaricare gratuitamente IA open source, stand alone. Nel 2028 in numero di smartphone funzionanti e collegabili ad una IA, su tutta la terra, supererà in numero di abitanti, bambini e neonati compresi.15 Le IA, se adottate con politiche pubbliche inclusive, possono ridurre il divario, portando contenuti di qualità anche in contesti periferici e poveri. Il problema è politico, non tecnologico.
Esempio: Un semplice Chromebook da 250 euro, dotato di accesso a piattaforme educative alimentate da IA, può sostituire oltre 2.000 euro di manuali scolastici tradizionali necessari per conseguire un diploma di scuola secondaria di secondo grado. L’infrastruttura tecnologica è già oggi più economica, sostenibile e aggiornata della carta. Oltre al risparmio di 1.750 euro occorre considerare anche l’opportunità di video lezioni gratuite, corsi online e MOOC gratuiti, il tutto tradotto gratuitamente in tutte le lingue del mondo.
10. Imparare ad imparare con l’assistenza di una IA
Tra una decina di anni, gli studenti di oggi entreranno nel mondo del lavoro e dovranno competere o collaborare con IA in grado di svolgere molte delle mansioni oggi riservate agli umani. Se non iniziamo da subito a trasformare la scuola in un ambiente che potenzia il pensiero critico, la creatività e l’adattabilità, rischiamo di preparare i giovani a un mondo che non esisterà più, lasciandoli già perdenti alla partenza.
Se la madre di tutte le competenze è imparare ad imparare, oggi questa capacità è diventata di semplice acquisizione anche per un ragazzo del Bangladesh dotato solo dello smartphone di suo padre. Invece da noi, che vietiamo l’uso dello smartphone nei licei italiani anche per motivi didattici, qualcosa forse non sta funzionando.
Probabilmente la classe insegnante italiana ancora non riesce ad immaginare che tipo di mondo del lavoro troveranno i loro alunni al termine degli studi.
Obiezione comune: “Con una IA che ti dice tutto non si impara nulla.”
Confutazione: Questo è un pregiudizio che tradisce una visione antiquata dell’apprendimento. L’IA non è un banale dispensatore di risposte, ma un catalizzatore di intelligenza e creatività. Non è un risponditore ma un’intelligenza dialogante che ci stimola le nostre domande più profonde, una sfida continua a pensare oltre, a mettere in discussione, a costruire nuovi significati. Rinunciare o limitare l’IA significherebbe chiudere la porta a un’epoca in cui il sapere non è più un monolite da memorizzare, ma un terreno fertile da esplorare con strumenti potenti. L’IA non dispensa il sapere, come ha spesso fatto la scuola: lo trasforma, lo moltiplica, lo rende personale. Imparare ad imparare oggi significa saper dialogare con l’IA, usarla come trampolino per superare i limiti umani, non rifugiarsi nell’illusione nostalgica di “uno studio matto e disperatissimo” di leopardiana memoria.
Esempio: In una scuola che co-evolve con l’IA, si possono proporre agli studenti sfide complesse e autentiche: ad esempio, progettare strategie per contrastare la devianza giovanile in un quartiere della loro città. Le IA possono fornire dati, confronti internazionali, studi e teorie psicologiche; ma saranno gli studenti a dover immaginare soluzioni, costruire narrazioni convincenti e proporre interventi attuabili. Così facendo, la scuola li riconosce come cittadini pensanti e non come utenti passivi del sapere.
15 https://www.macitynet.it/gli-smartphone-crescono-piu-della-popolazione-mondiale/
Conclusione: Cosa occorre fare subito
L’intelligenza non umana è tra noi. E continuerà a esserci. Possiamo ignorarla, temerla o usarla. A noi la scelta. Dopo Una scuola post-antropocentrica non deve celebrare la supremazia dell’uomo, ma la sua capacità di accoglienza.
Accogliere questa nuova intelligenza significa fare tre cose:
- dotare ogni alunno, dagli 8 anni in poi, di un notebook personale (o BYOD) connesso al web e ad una AI adatta alla sua età;
- formare in modo intensivo e sistematico tutta la classe insegnante all’utilizzo quotidiano dell’IA nell’apprendimento;
- fornire rimborsi agli studenti o alle scuole che acquistano software educativi basati sull’IA.
Attendere ancora significa pagare domani un prezzo molto più alto in termini di disoccupazione e perdita di competitività.
Dopo le scoperte di Galileo, che hanno dimostrato che la Terra non è il centro dell’universo, e quelle di Darwin, che hanno mostrato come l’uomo sia il risultato di un lungo processo evolutivo da una cellula primordiale, l’invenzione dell’intelligenza artificiale (IA) rappresenta una terza “martellata” al narcisismo umano, cioè all’idea che l’uomo sia il centro di tutto.16
L’IA rappresenta una nuova sfida al narcisismo umano perché non solo ci toglie il centro cosmico e biologico, ma mette in discussione anche la nostra esclusività cognitiva e identitaria, costringendoci a confrontarci con una realtà in cui l’uomo non è più il punto focale né l’unico detentore di intelligenza o valore.
Resistere al cambiamento lasciando la scuola ed i sistemi educativi così come sono, significherebbe perpetuare un’illusione di centralità e controllo che l’era dell’intelligenza artificiale, così come le rivoluzioni di Galileo e Darwin, hanno ormai definitivamente infranto.
Bibliografia essenziale:
- Rosi Braidotti, Il postumano (2013)
- Sherry Turkle, Reclaiming Conversation (2015)
- Luciano Floridi, The Ethics of Information (2013)
- Marcus du Sautoy, The Creativity Code (2019)
- Maurizio Ferraris, Documanità (2021)
- Kevin Kelly, The Inevitable (2016)
- Donna Haraway, Staying with the Trouble (2016)
- Eric Schmidt et al., The Age of AI (2021)
