Lo studio clinico e l’ipotesi delle Immersive Humanities
A cura di Felice Limosani · Pasquale Vaira · Tiziana Palladino · Viviano Corritore
Progetto culturale e ricerca indipendente di Felice Limosani
Progetto scientifico di Pasquale Vaira
Ricerca clinica di Tiziana Palladino e Viviano Corritore.
Introduzione editoriale
L’opera nella sala travaglio
Un’opera d’arte nata nel 2015 per Palazzo Vecchio, a Firenze, entra in una sala travaglio. Quaranta donne, nella fase che precede il parto; venti scelgono di indossare un visore e attraversare Magnificent, le altre ricevono l’analgesia farmacologica nella fase successiva.
È uno studio pilota, e gli autori lo trattano come tale. I risultati li riportano per intero, anche dove non vanno nella direzione più comoda: sull’ansia la riduzione riguarda il 90% delle donne con il visore e il 60% delle altre; sul dolore, l’analgesia funziona meglio — tre-cinque punti contro uno-due.
E dichiarano ciò che non si può concludere: che l’allocazione per preferenza e le diverse fasi di osservazione impediscono qualunque confronto di superiorità, e che il contributo specifico della costruzione artistica resta da verificare.
È questa franchezza a rendere il contributo prezioso per questa rivista. Da essa nasce la proposta delle Immersive Humanities: studiare la relazione fra un patrimonio culturale, la forma dell’esperienza in cui lo si incontra, e la condizione della persona che lo attraversa.
Il patrimonio, qui, non si guarda: accompagna. E la domanda che il contributo lascia aperta è una delle più belle del numero — se un’opera possa prendersi cura di qualcuno, e come si fa a saperlo senza illudersi.
Carmine Marinucci
1. Abstract
Lo studio pilota REAL-V ha esplorato la fattibilità di un’esperienza artistica in realtà virtuale nella fase prodromica del travaglio presso l’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza. Quaranta pazienti sono state assegnate per preferenza, senza randomizzazione, a due gruppi di venti. Il gruppo Visore ha fruito dell’opera Magnificent di Felice Limosani, nata nel 2015 a Palazzo Vecchio a Firenze, durante la fase prodromica; il gruppo No Visore ha ricevuto partoanalgesia farmacologica all’inizio della fase attiva. Ansia di stato e dolore sono stati rilevati all’ingresso in sala travaglio e dopo i rispettivi interventi mediante STAI-Y1 e NRS. Il visore è stato utilizzato dalle venti pazienti del relativo gruppo; fattibilità e tollerabilità sono descritte qualitativamente, senza indicatori quantitativi dedicati. Una riduzione dell’ansia è stata osservata nel 90% del gruppo Visore e nel 60% del gruppo No Visore. Le riduzioni del dolore sono state di 1–2 punti NRS nel 70% del gruppo Visore e di 3–5 punti in tutte le pazienti del gruppo No Visore. L’allocazione per preferenza e le diverse fasi e finestre di osservazione impediscono conclusioni di superiorità. Il contributo specifico della costruzione artistica resta da verificare. Le Immersive Humanities formulano però un’ipotesi precisa: nell’esperienza immersiva non conta solo il dispositivo, ma ciò in cui la persona viene immersa, attraverso la relazione tra patrimonio culturale, costruzione artistica e condizione individuale.
2. Abstract in English
The REAL-V pilot study explored the feasibility of an artistic experience in virtual reality during the prodromal phase of labour at IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza. Forty patients were allocated by preference, without randomisation, to two groups of twenty. The VR group experienced Magnificent, an artwork by Felice Limosani first presented at Palazzo Vecchio in Florence in 2015, during the prodromal phase; the non-VR group received pharmacological labour analgesia at the onset of active labour. State anxiety and pain were assessed on admission to the labour ward and after the respective interventions using the STAI-Y1 and NRS. All twenty patients in the VR group used the headset; feasibility and tolerability were described qualitatively, without dedicated quantitative indicators. Anxiety decreased in 90% of the VR group and 60% of the non-VR group. Pain decreased by 1–2 NRS points in 70% of the VR group and by 3–5 points in all patients in the non-VR group. Preference-based allocation and different stages of labour and observation windows preclude conclusions of superiority. The specific contribution of the artistic construction remains to be examined. Immersive Humanities, however, put forward a clear hypothesis: in an immersive experience, what matters is not only the device, but what the person is immersed in — through the relationship between cultural heritage, artistic construction and the individual’s condition.
3. La questione del contenuto culturale
L’introduzione di un’esperienza artistica in un percorso di cura richiede di descrivere che cosa viene proposto, come viene fruito e in quali condizioni se ne osservano gli esiti. La realtà virtuale rende questa domanda particolarmente rilevante, perché il dispositivo permette di presentare esperienze molto diverse per contenuti, linguaggi e partecipazione richiesta. Specificare l’uso di un visore non basta quindi a caratterizzare l’intervento.
Il rapporto tra arti e salute, esaminato dalla rassegna dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’Europa, costituisce il quadro di riferimento (Fancourt e Finn, 2019). Nel dibattito sulla prescrizione culturale, anche il contributo di Trivulzio (2026) richiama l’attenzione sulle condizioni che rendono possibile l’incontro tra partecipazione artistica e assistenza. Parlare di cultura nella cura significa quindi collocarla in un percorso con obiettivi definiti, modalità di accesso appropriate e criteri di valutazione espliciti.
Le Immersive Humanities, sviluppate da Felice Limosani nell’ambito della sua ricerca artistica indipendente, propongono di riattivare il patrimonio attraverso linguaggi immersivi e di progettare l’esperienza in relazione al contesto e alla condizione della persona. Il paradigma nasce come quadro teorico e progettuale unitario per osservare come la stessa matrice culturale possa essere riattivata in ambiti diversi — museale, didattico e clinico — mantenendo il patrimonio come materia dell’esperienza. In questo contributo costituiscono una proposta di ricerca che descrive il corpus scelto, la sua trasformazione artistica e le condizioni di fruizione, formulando domande verificabili sul loro rapporto con l’esperienza individuale.
REAL-V permette di esaminare questa prospettiva attraverso l’impiego di Magnificent, opera nata in ambito museale e successivamente introdotta nella fase prodromica del travaglio. L’articolo presenta il disegno dello studio, i risultati preliminari e il razionale artistico e culturale dell’intervento. In REAL-V la costruzione dell’esperienza non è una componente aggiuntiva, ma parte costitutiva dell’intervento sperimentato e del paradigma delle Immersive Humanities. Lo studio ne documenta la fattibilità nel percorso clinico e rileva riduzioni di ansia e dolore nel gruppo Visore.
4. Il contesto clinico e l’opera
La fase prodromica del travaglio può comportare ansia, dolore e incertezza per la partoriente. Nel protocollo REAL-V è descritta attraverso contrazioni uterine irregolari, collo uterino non raccorciato e non anteriorizzato e dilatazione inferiore a due centimetri. Si tratta della definizione operativa adottata. Revisioni e studi dedicati alla realtà virtuale durante il travaglio ne hanno esaminato gli effetti su ansia e dolore e il vissuto delle partecipanti, offrendo riferimenti per valutarne l’introduzione nel contesto ostetrico (Xu et al., 2022; Musters et al., 2023).
REAL-V è uno studio pilota monocentrico e no profit su un intervento non farmacologico, condotto presso l’Unità di Analgo-Anestesia Ostetrica dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Magnificent è stata donata all’IRCCS secondo un principio di restituzione pubblica che appartiene al paradigma delle Immersive Humanities. Lo studio è stato ideato da Felice Limosani, Tiziana Palladino e Pasquale Vaira, con progettazione culturale di Limosani e guida scientifica di Vaira.
REAL-V esplora la riattivazione di un’opera culturale nel percorso di cura. L’obiettivo primario era valutarne la fattibilità nella fase prodromica; sono state inoltre rilevate le variazioni di ansia, dolore e parametri fisiologici. Il lavoro è documentato nella tesi di specializzazione di Viviano Corritore, svolta presso l’Università di Foggia nell’A.A. 2023–2024, con Lucia Mirabella come relatrice.
L’opera utilizzata è Magnificent, l’incredibile storia della bellezza che ha rivoluzionato il mondo, di Felice Limosani, con voce narrante di Andrea Bocelli. Nata nel 2015 come installazione nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio a Firenze (Corritore, A.A. 2023–2024; Limosani, s.d.), è concepita come un’esperienza culturale riattivabile in contesti diversi, attraverso modalità e condizioni di fruizione specifiche. Il suo ingresso nel percorso clinico non modifica la natura dell’opera, ma ne verifica l’adeguatezza rispetto a una nuova condizione della persona.
5. Disegno dello studio e metodo
Sono state incluse quaranta pazienti, venti per gruppo. Dopo aver ricevuto informazioni sullo studio e firmato il consenso informato, ciascuna ha espresso la propria preferenza rispetto all’utilizzo del visore. Chi ha accettato è entrata nel gruppo Visore; chi ha scelto di non utilizzarlo nel gruppo No Visore. L’assegnazione non è stata randomizzata. La scelta può riflettere aspettative, disponibilità verso la tecnologia e altri fattori non misurati, introducendo un possibile bias di selezione.
I criteri di inclusione comprendevano primigravide e secondigravide di età compresa tra 18 e 45 anni, in fase prodromica di travaglio spontaneo o indotto. Erano ammesse anche pazienti che richiedevano analgesia spino-peridurale o con gravidanza ottenuta mediante fecondazione assistita. I criteri di esclusione comprendevano comorbilità relative alla gravidanza, patologie neurologiche o psichiatriche, parto vaginale dopo precedente cesareo e condizioni che ostacolassero l’uso del visore, quali patologie oculari o dismorfismi facciali.
L’età media era di 31,9 ± 5,8 anni nel gruppo Visore e di 31,3 ± 6,8 anni nel gruppo No Visore; l’età gestazionale era rispettivamente di 39,1 ± 1,1 e 39,1 ± 1,0 settimane. Il BMI medio era di 32,0 ± 2,7 e 29,8 ± 1,8 kg/m². Le primigravide erano 8 su 20 (40%) nel gruppo Visore e 13 su 20 (65%) nel gruppo No Visore. Il travaglio era indotto rispettivamente in 13 pazienti (65%) e 16 (80%). I valori con il simbolo ± indicano media e deviazione standard. Queste differenze iniziali circoscrivono la confrontabilità dei gruppi.
Nel gruppo Visore, Magnificent, della durata nominale di venti minuti, è stata proposta mediante un visore Oculus durante la fase prodromica, sotto la supervisione dell’operatore sanitario in sala parto. Nel gruppo No Visore la partoanalgesia spino-peridurale è stata praticata all’inizio della fase attiva. Le misure basali sono state rilevate all’ingresso in sala travaglio. La rilevazione successiva è avvenuta dopo l’esperienza immersiva nel gruppo Visore e trenta minuti dopo la partoanalgesia nel gruppo No Visore. L’intervallo tra ingresso e avvio dei rispettivi interventi non è quantificato nella tesi. Le finestre di osservazione comprendono pertanto tempi e fasi cliniche differenti.
L’ansia di stato è stata valutata mediante la scala STAI-Y1 dello State-Trait Anxiety Inventory, composta da venti domande con punteggio complessivo da 20 a 80. Il dolore è stato misurato mediante Numeric Rating Scale (NRS), da 0, assenza di dolore, a 10, massimo dolore. Sono state inoltre rilevate pressione arteriosa media (PAM) e frequenza cardiaca (FC). La tesi dichiara l’utilizzo di un questionario di gradimento a tre ore dal parto, con funzione esplorativa della percezione soggettiva.
Le analisi hanno utilizzato il test di Wilcoxon–Mann–Whitney per i confronti tra campioni indipendenti, sia al basale sia sulle variazioni, definite come punteggio dopo l’intervento meno punteggio iniziale. Il test di Wilcoxon per ranghi appaiati è stato utilizzato per i confronti prima e dopo all’interno dei gruppi, con soglia di significatività p < 0,05. Le analisi degli esiti clinici hanno valore esplorativo. Il presente contributo riporta i risultati della tesi, senza una nuova analisi dei dati individuali; per i parametri fisiologici presenta una sintesi descrittiva.
6. Risultati preliminari
Per l’obiettivo primario, il dato documentato è l’introduzione del visore nel percorso assistenziale delle venti pazienti del gruppo Visore, per le quali sono disponibili rilevazioni cliniche prima e dopo l’utilizzo. La tesi descrive l’intervento come fattibile e ben tollerato, senza interferenze segnalate con la pratica clinica standard. Non riporta tuttavia conteggi dedicati di sessioni completate, interruzioni o disturbi associati all’uso. La documentazione consente quindi una valutazione descrittiva della fattibilità nel campione osservato. Le venti pazienti analizzate non permettono di ricavare un tasso di completamento dell’intera opera né di stimare l’accettabilità nell’insieme delle pazienti eleggibili.
I confronti basali non hanno rilevato differenze statisticamente significative per ansia (p = 0,574) e dolore (p = 0,432); questo risultato non dimostra l’equivalenza iniziale dei gruppi. Dopo i rispettivi interventi sono state osservate riduzioni dei punteggi STAI-Y1 e NRS. La tabella 1 riporta le analisi preliminari.
Tabella 1. Ansia di stato e dolore: confronti prima e dopo l’intervento e tra le variazioni nei due gruppi
| Esito | Prima e dopo nel gruppo Visore | Prima e dopo nel gruppo No Visore | Confronto delle variazioni |
| Ansia di stato STAI-Y1 | Riduzione, p < 0,001 | Riduzione, p = 0,025 | Maggiore riduzione nel gruppo Visore, p = 0,001 |
| Dolore NRS | Riduzione, p = 0,0014 | Riduzione, p < 0,001 | Maggiore riduzione nel gruppo No Visore, p < 0,001 |
Fonte: Corritore, A.A. 2023–2024, capitolo 6. Valori di p riportati nel testo della tesi. Confronti entro i gruppi mediante test di Wilcoxon per ranghi appaiati; confronto tra le variazioni mediante test di Wilcoxon–Mann–Whitney. I gruppi sono stati osservati in fasi diverse del travaglio.
Per l’ansia di stato, nel gruppo Visore 18 pazienti su 20 (90%) hanno mostrato una riduzione del punteggio STAI-Y1. In 12 (60%) è stata di 4–8 punti e in 6 (30%) di 1–3 punti; nelle restanti 2 (10%) non si è osservata una riduzione. Nel gruppo No Visore il punteggio è diminuito in 12 pazienti su 20 (60%), di 1–2 punti in 7 (35%) e di 3 punti in 5 (25%). Nelle restanti 8 (40%) è rimasto invariato o è aumentato.
Per il dolore, nel gruppo Visore 14 pazienti su 20 (70%) hanno mostrato una riduzione del punteggio NRS, di 1 punto in 10 (50%) e di 2 punti in 4 (20%). In 5 pazienti il punteggio è rimasto invariato e in una è aumentato. Nessuna riduzione ha superato i 2 punti. Nel gruppo No Visore tutte le venti pazienti hanno riportato una diminuzione di 3–5 punti NRS, rispettivamente di 3 punti in 6 (30%), 4 punti in 10 (50%) e 5 punti in 4 (20%). Le percentuali si riferiscono alle venti pazienti di ciascun gruppo.
Per i parametri fisiologici, nel gruppo Visore 19 pazienti su 20 hanno presentato una diminuzione della PAM di 1–5 mmHg e altrettante una diminuzione della FC di 1–5 battiti al minuto. Nel gruppo No Visore la PAM è diminuita di 1–4 mmHg in 18 pazienti ed è rimasta invariata in 2; la FC è diminuita di 1–5 battiti al minuto in 18 pazienti ed è aumentata in 2. Queste variazioni costituiscono osservazioni accessorie e non identificano, da sole, un effetto specifico sullo stress.
La tesi non riporta i risultati del questionario di gradimento né il numero delle rispondenti. Il presente contributo non può quindi descrivere il vissuto delle partecipanti attraverso questo strumento.
7. Che cosa consentono di affermare i risultati
REAL-V documenta l’introduzione di un’esperienza artistica in realtà virtuale nel percorso assistenziale osservato e variazioni di ansia e dolore successive alla fruizione. La numerosità limitata, il carattere monocentrico, l’allocazione per preferenza e le differenze iniziali per BMI, percentuale di primigravide e induzione del travaglio circoscrivono la portata dei confronti. Anche le osservazioni sulla fattibilità riguardano persone che hanno scelto di utilizzare il dispositivo.
Il limite decisivo è la diversa fase del travaglio in cui intervengono realtà virtuale e partoanalgesia, insieme alla diversa durata delle finestre di osservazione. Le variazioni misurate comprendono l’evoluzione del travaglio e le altre condizioni assistenziali intercorse. La maggiore riduzione dell’ansia osservata nel gruppo Visore non dimostra quindi una superiorità ansiolitica della realtà virtuale. Lo studio non verifica un’equivalenza analgesica e non consente di proporre il visore come sostituto della partoanalgesia. Un eventuale impiego integrato richiede una valutazione dedicata.
Le distribuzioni descrivono l’entità e l’eterogeneità dei cambiamenti individuali. Per valutare la precisione del confronto servono stime delle differenze tra gruppi, calcolate sui dati individuali e accompagnate da intervalli di confidenza. Un’analisi che consideri le caratteristiche iniziali può rendere più informativa la descrizione, ma non elimina la mancata sovrapposizione delle fasi cliniche. I valori di p non misurano l’entità del beneficio né la sua rilevanza clinica. La persistenza dei cambiamenti oltre la rilevazione successiva all’intervento non è documentata.
Un ulteriore limite riguarda l’identificazione dei processi coinvolti. Occorre distinguere la modalità di fruizione mediante visore, la costruzione visiva, sonora e narrativa dell’opera e i processi attentivi, emotivi e immaginativi che questa potrebbe sollecitare. Sono livelli connessi. La distrazione può essere uno dei processi attraverso cui una costruzione artistica partecipa agli esiti. REAL-V ha osservato l’esperienza nel suo insieme, senza confrontarla con un altro contenuto immersivo né misurare separatamente questi processi. Da qui nasce la domanda sul contributo specifico della forma artistica.
8. Quale ipotesi introducono le Immersive Humanities
Magnificent è concepita per coinvolgere chi la fruisce in un’esperienza estetica che prende forma attraverso percezione e immaginazione. Rielabora una selezione di capolavori rinascimentali mediante l’animazione digitale e intreccia episodi realmente accaduti con un impianto narrativo vicino alla fiaba. Immagini, voce e musica costruiscono atmosfere e passaggi emotivi lungo una sequenza definita (Corritore, A.A. 2023–2024; Limosani, s.d.). Le considerazioni progettuali che seguono sono espresse in prima persona da Felice Limosani.
Questa sperimentazione nasce da una ricerca artistica indipendente che conduco da anni sul rapporto tra ipnosi distrattiva e realtà virtuale, con riferimento ad alcuni principi dell’approccio ericksoniano: la suggestione indiretta, il racconto e la metafora come veicoli e l’utilizzazione delle risorse immaginative della persona (Erickson, Rossi e Rossi, 1976). L’ipotesi è che una costruzione artistica possa spostare temporaneamente la persona verso un altrove percettivo e immaginativo e che questo spostamento possa partecipare agli esiti osservati.
L’ipnosi somministrata attraverso la realtà virtuale è stata studiata in ambito clinico (Patterson et al., 2006; Askay, Patterson e Sharar, 2009). Nel mio percorso di ricerca questa linea è stata formalizzata come VRHD — Virtual Reality Hypnosis Distraction — all’interno del paradigma delle Immersive Humanities (Limosani, 2026), mettendo in relazione realtà virtuale, costruzione artistica e principi dell’ipnosi ericksoniana. REAL-V porta questa ipotesi all’interno di un protocollo clinico nella fase prodromica del travaglio.
Il punto di partenza è preciso. Il visore non è l’esperienza, ma il dispositivo attraverso cui una costruzione artistica può orientare l’attenzione. Drammaturgia, immagini, suono, voce, ritmo e alternanza delle intensità sono progettati come un unico sistema percettivo e narrativo.
Non assumo che questo sistema induca uno stato ipnotico, né REAL-V lo ha misurato. L’ipotesi portata nella ricerca clinica riguarda la possibilità che una costruzione artistica intenzionale possa agire sui processi di attenzione, assorbimento e immaginazione in modo diverso da un contenuto immersivo generico. Il visore è il mezzo; la costruzione artistica è la variabile di ricerca.
Come autore, ho costruito la drammaturgia visiva e sonora attraverso il contrasto tra atmosfere, alternando intensità e distensione, tensione e riflessione. La colonna sonora partecipa a questa dinamica e sostiene, insieme alle immagini, un percorso che dalla scoperta e dallo stupore conduce, nella parte finale, verso una sensazione di fiducia, positività e leggerezza. Questa progressione è intenzionale: nell’ipotesi dell’ipnosi distrattiva, il racconto non serve soltanto a spostare l’attenzione, ma anche a favorire l’attivazione delle risorse immaginative e di autoregolazione della persona. Per la narrazione di Andrea Bocelli ho scelto una vocalità naturale e spontanea, preferita a un’impostazione teatrale per favorire una partecipazione empatica. L’intera costruzione è pensata per accompagnare l’attenzione e il coinvolgimento emotivo fino a questa apertura finale.
Ho concepito l’opera affinché ciò che viene visto e ascoltato possa entrare in relazione con sensazioni, ricordi, sogni e vissuti personali. Chi fruisce non è quindi soltanto destinatario del racconto, ma vi partecipa attraverso la propria esperienza interiore. I riferimenti pittorici, storici e letterari danno corpo a tonalità emotive che ciascuno può attraversare secondo la propria sensibilità. Intendo l’immaginazione come una modalità di accesso al reale capace di conferirgli una forma personale. Distinguo l’«incantesimo» prodotto dalla tecnologia immersiva, che modifica temporaneamente la percezione dell’ambiente, dall’«incanto» generato dall’esperienza artistica e dalla relazione personale con ciò che si vede e si ascolta: la possibilità di abitare immagini e racconto.
Questa distinzione non nasce in ambito clinico. L’ho osservata nella fruizione museale di Magnificent a Palazzo Vecchio, dove la permanenza prolungata davanti all’opera, il silenzio e le reazioni emotive del pubblico indicavano un coinvolgimento che andava oltre l’effetto della mostra immersiva. Si trattava di osservazioni dirette, non di rilevazioni strutturate; sono state però il punto di partenza per ipotizzare che la stessa costruzione potesse operare in una diversa condizione della persona.
La conclusione dell’opera è dedicata all’eredità culturale affidata alle generazioni future. Il racconto si apre verso ciò che può essere trasmesso, custodito e continuato. Nell’impiego durante il travaglio, questa apertura offre una possibile relazione con l’attesa e con il futuro. Il significato assunto da ciascuna paziente resta personale e non è stato rilevato nello studio.
Per REAL-V ho messo la struttura dell’opera in relazione con la condizione della paziente nella fase prodromica. L’intento è spostarne temporaneamente l’attenzione dal disagio del travaglio verso un altrove percettivo e immaginativo, contribuendo alla gestione dell’ansia e del dolore. La partecipazione non richiede compiti ludici né comandi sul dispositivo, così da coinvolgere la paziente senza aggiungere una prestazione da eseguire. Può passare anche attraverso una tonalità emotiva o un’associazione personale, senza richiedere una conoscenza preliminare delle opere.
Queste scelte definiscono il razionale artistico dell’intervento. L’orientamento dell’attenzione e l’assorbimento sono processi ipotizzati; REAL-V non ha misurato l’induzione di uno stato ipnotico, i processi attentivi o il contributo delle singole componenti agli esiti clinici.
Tre caratteristiche rendono questa ipotesi descrivibile. L’organizzazione del tempo, attraverso la continuità del racconto e l’alternanza delle intensità, può offrire un filo percettivo da seguire. Il materiale simbolico può entrare in relazione con ricordi, emozioni e associazioni personali. La corrispondenza tra forma dell’esperienza e condizione della paziente pone infine il problema dell’adeguatezza. Disponibilità attentiva, affaticamento, preferenze e tollerabilità possono cambiare anche nel corso dello stesso travaglio. Nel lessico delle Immersive Humanities, il registro di Magnificent è definito narrativo-cognitivo e include il coinvolgimento emotivo e immaginativo. È un criterio progettuale, non una classificazione clinicamente validata. Le osservazioni future dovranno verificare come queste caratteristiche siano effettivamente vissute, comprese le esperienze di disinteresse o affaticamento.
La differenza rispetto ad altri contenuti immersivi utilizzati in ambito clinico — paesaggi naturali, ambienti di rilassamento, esperienze audiovisive o ludiche — non riguarda la tecnologia, ma la natura del materiale. Magnificent è costruita con il patrimonio delle Humanities — opere di pittura e scultura, episodi storici e riferimenti letterari rielaborati in una drammaturgia d’autore. Un paesaggio propone alla persona un ambiente in cui stare; un’opera costruita sul patrimonio propone un racconto in cui riconoscersi, attraverso figure, storie e significati organizzati in una struttura ricca di metafore e messaggi con cui identificarsi e relazionarsi, orientata verso un esito positivo.
È questa la variabile che le Immersive Humanities mettono al centro. Non l’immersione in sé, ma ciò in cui si è immersi. La notorietà dei capolavori, da sola, non spiega la scelta di Magnificent. Il razionale riguarda la loro relazione con racconto, suono e andamento dell’esperienza.
La relazione con l’Art on Prescription si colloca su un piano complementare. La prescrizione culturale offre una cornice per l’accesso a esperienze artistiche in relazione alla salute e al benessere. Le Immersive Humanities propongono di esplicitare, per le esperienze immersive, la scelta del corpus, la sua elaborazione artistica e l’adeguatezza al contesto e alla persona. Questa proposta si inserisce nella ricerca su arti e salute, senza presupporre che altri interventi artistici trascurino forma o contenuto.
Lo studio di Yamashita et al. (2023), dedicato a differenti contenuti VR in ambito odontoiatrico, e quello di De Bartolo et al. (2025), su una visita museale virtuale durante l’emodialisi, offrono riferimenti per ulteriori confronti. Non verificano l’ipotesi specifica qui proposta per Magnificent nella fase prodromica del travaglio. Il rapporto tra costruzione artistica, esperienza individuale ed esito clinico richiede un disegno dedicato.
9. Sviluppo della ricerca e conclusioni
La fase successiva è in preparazione presso l’IRCCS, con un gruppo di lavoro dedicato, l’ampliamento previsto del campione e un nuovo contenuto immersivo realizzato per questo sviluppo. Il disegno definitivo dovrà essere precisato nel nuovo protocollo.
La valutazione della fattibilità dovrebbe prevedere indicatori espliciti — pazienti eleggibili e partecipanti, sessioni avviate e completate, durata effettiva della fruizione, interruzioni e relative ragioni, eventuali disturbi e compatibilità con le attività assistenziali. Queste informazioni permetterebbero di distinguere la possibilità tecnica di utilizzare il dispositivo dall’accettabilità e dal suo inserimento nel lavoro clinico.
Per studiare il ruolo del contenuto, un possibile sviluppo è un confronto randomizzato tra un’opera a struttura culturale definita e un contenuto immersivo di riferimento, nella stessa fase clinica e con tempi di rilevazione comuni. Dispositivo, durata e assistenza concomitante dovrebbero essere comparabili. Il confronto richiede anche di descrivere le caratteristiche visive, sonore e narrative delle due esperienze. Sostituire un’opera con un’altra non isola automaticamente una sola componente culturale. Gli esiti prioritari e i criteri di analisi dovrebbero essere definiti prima della raccolta dei dati.
Accanto agli esiti clinici, occorre documentare come le partecipanti vivono l’esperienza, quali elementi trattengono e quali risultano faticosi o poco pertinenti. Un approfondimento qualitativo potrebbe aiutare a comprendere il coinvolgimento e le associazioni personali senza trasformare la fruizione in una prova di apprendimento. La possibilità di rifiutare o interrompere, le esigenze linguistiche e sensoriali e la comunicazione con il personale devono rientrare nella progettazione. Queste osservazioni permetterebbero di valutare anche le condizioni nelle quali il contenuto non offre un supporto adeguato.
Magnificent costituisce il caso qui documentato di un’opera nata in un contesto museale e proposta in un percorso di cura. Negli studi richiamati, la realtà virtuale clinica è stata sperimentata attraverso scenari naturali, esperienze audiovisive, videogiochi e una visita museale virtuale. REAL-V impiega invece un’opera d’autore preesistente, con una storia museale autonoma, una drammaturgia definita e un razionale artistico esplicitato, costruita sul patrimonio delle Humanities e non su un ambiente di rilassamento. Questa differenza non implica una superiorità terapeutica, ma identifica una variabile distinta — il possibile ruolo della costruzione artistica. La ricerca successiva dovrà stabilire se e in quale misura contribuisca agli esiti, per quali persone e in quali condizioni.
10. Note biografiche
Pasquale Vaira è direttore dell’Unità di Anestesia e Rianimazione I dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza e coordina lo studio REAL-V.
Tiziana Palladino è responsabile della UOS Analgo-Anestesia Ostetrica dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza.
Viviano Corritore è medico specialista in Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore e autore della tesi di specializzazione sullo studio REAL-V presso l’Università di Foggia.
Felice Limosani è artista multidisciplinare e ricercatore indipendente nell’ambito delle Digital Humanities. È autore di Magnificent e di Dante. Il Poeta Eterno, acquisito da Harvard Library nelle Digital Collections. Sviluppa il paradigma delle Immersive Humanities e opera attraverso Felice Limosani Studio S.r.l. Società Benefit. Nel marzo 2026 ha ricevuto il Sigillo d’Ateneo dell’Università di Foggia.
11. Riferimenti bibliografici
Askay, S. W., Patterson, D. R., e Sharar, S. R. (2009). Virtual reality hypnosis. Contemporary Hypnosis, 26(1), 40–47. https://doi.org/10.1002/ch.371
Corritore, V. (A.A. 2023–2024). Virtual Reality in Travaglio di Parto: Studio pilota, non farmacologico, no profit, per la valutazione di fattibilità dell’introduzione di un sistema di realtà virtuale per il controllo di ansia e dolore nelle pazienti che sono nella fase prodromica del travaglio di parto dell’Unità di Analgo-Anestesia Ostetrica (Studio REAL-V). Tesi di specializzazione in Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università di Foggia. Relatrice: Lucia Mirabella; correlatori: Tiziana Palladino e Pasquale Vaira.
De Bartolo, D., De Giorgi, R., Tieri, G., Gentili, F., Aghilarre, F., Rubeca, C., Ciotti, A., Spaziani, M., Salera, C., Antonucci, G., e Iosa, M. (2025). Bringing the museum into the hospital to promote cultural wellness in patients undergoing haemodialysis through a virtual reality tour. Scientific Reports, 15, 28168. https://doi.org/10.1038/s41598-025-11859-1
Erickson, M. H., Rossi, E. L., e Rossi, S. I. (1976). Hypnotic Realities: The Induction of Clinical Hypnosis and Forms of Indirect Suggestion. New York: Irvington Publishers.
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Limosani, F. (2026). Immersive Humanities. Un paradigma per riattivare il patrimonio come esperienza. Lectio magistralis, inaugurazione dell’Anno Accademico 2025/2026, Università di Foggia, 24 marzo 2026.
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