Di Fabio Gabrielli
Introduzione editoriale
Nel dibattito contemporaneo sull’intelligenza artificiale e sull’ecosistema digitale, il rischio più sottile non è soltanto quello di una cattiva regolazione o di un uso distorto delle tecnologie, ma una progressiva riduzione dell’umano a ciò che è calcolabile, prevedibile, formalizzabile.
Il contributo di Fabio Gabrielli interviene in questo spazio critico con un richiamo forte e necessario: l’umano eccede sempre ogni dispositivo, ogni dato, ogni algoritmo.
Attraverso il riferimento all’antropologia del volto di Emmanuel Lévinas, il testo ci invita a riconoscere ciò che nessuna macchina può restituire: la singolarità irriducibile dell’esperienza umana, la sua dimensione incarnata, relazionale, non computabile.
In un contesto in cui si parla sempre più spesso di “singolarità tecnologica”, Gabrielli propone un rovesciamento radicale di prospettiva: la vera singolarità è quella dell’umano, nella sua eccedenza, nei suoi vissuti, nella sua imprevedibilità.
È in questa direzione che i verbi che orientano il lavoro di Culture Digitali — coltivare, educare, umanizzare — trovano un fondamento antropologico profondo. Non si tratta solo di governare la tecnologia, ma di custodire ciò che nella persona sfugge a ogni riduzione funzionale.
Questo contributo ci ricorda che non può esistere una vera etica dell’intelligenza artificiale senza una rinnovata riflessione sull’umano. E che ogni progetto di innovazione, per essere autenticamente tale, deve partire dal riconoscimento del volto dell’altro.
Carmine Marinucci
Abstract
L’ecosistema digitale, pur di fronte a una governance etica mirata, necessita di un inveramento antropologico che ponga a tema le eccedenze, le singolarità, i resti dell’esperienza umana (vissuti), irriducibili alla potenza algoritmica, che il pensiero incarnato (antropologia del volto) di E. Lévinas sembra restituirci in modo davvero fecondo.
Parole chiave: Ecosistema digitale, Governance etica, dati, antropologia, volto.
Abstract
The digital ecosystem, even when subject to targeted ethical governance, requires an anthropological grounding that focuses on the excesses, singularities and remnants of human experience (lived experiences) – which cannot be reduced to algorithmic power – and which E. Lévinas’s embodied thought (the anthropology of the face) seems to convey to us in a truly fruitful way.
Keywords: Digital ecosystem, ethical governance, data, anthropology, face.
L’epoca del massimo dispiegamento della potenza algoritmica, del capitalismo cognitivo (generazione, trasferimento di conoscenze, dallo scienziato al magazziniere che organizza gli stocks: Rullani, 2006), dell’ecosistema digitale in cui siamo immersi, corpi-informazioni-ambiente-macchine in rapporti di ibridazione e incarnazione complesse, ci interpellano a dare conto delle esperienze umane, dei vissuti che da sempre specificano quel particolare vivente che è l’uomo, in cui l’esistenza è più della vita (Gabrielli, 2023).
In altri termini, possiamo dire che nessuna formalizzazione, categorizzazione, pretesa totalizzante può misurare, perimetrare, governare i resti, le eccedenze dell’umano (sogni, vissuti, eredità, memorie, attese, improgrammabilità degli incontri).
In questo senso, il naturalismo riduzionista, il funzionalismo a oltranza, il concetto di singolarità (fusione uomo-macchina: Kurzwell, 2024) rischiano di ricondurre l’esperienza umana a un insieme di dati, prodotti, assemblaggi algoritmici, trasformando l’ibridazione corpo-dispositivo, l’incarnazione mondana e tecnologica in un sistema ipercalcolante, chiuso allo specifico della soggettività ridotta a pura macchina biologica, funzione, dato, ma anche a una soggettivizzazione dello stesso dispositivo ( Fuchs, 2021; Buzzi, 2025).
Il rischio di una soggettivizzazione, per esempio dell’IA, comporta derive ideologiche, cioè, come rimarca T. Fuchs, una computeromorfizzazione dell’intelligenza umana e una antropomorfizzazione di quella artificiale (Fuchs, 2021).
E. Buzzi, a mio avviso, coglie nel segno quando invoca non solo una “governance etico-tecnica” del digitale e dell’IA (Floridi, 2022), ma una profonda, radicata riflessione antropologica, addirittura una torsione metafisica (Buzzi, 2025).
Non si tratta solo di garantire opportunità di accesso ai benefici tecnologici, né di “azione distribuita” (distributed agency) e conseguente “responsabilità distribuita” (distributed responsibility) tra i diversi attori dell’IA (Floridi e Taddeo, 2016), ma di porre a tema la generazione di singolarità capaci di eccedere ogni automizzazione, ogni potenza algoritmica.
In altri termini, qui sta la proposta antropologica, i verbi generativi (coltivare, educare, umanizzare) che costituiscono il fil rouge di questo numero della Rivista, vanno organizzati, coagulati attorno a un’antropologia della singolarità che, a mio avviso, intercetta nell’etica del volto di E. Lévinas, nel suo pensiero incarnato, un tracciato particolarmente fecondo.
A maggior ragione, se consideriamo che la tecnica non si configura come mero strumento neutrale, semmai come tracciato di senso, “un modo di stare al mondo”
(Kass, 2007).
A questo livello del discorso, siamo chiamati a generare singolarità, cioè riconoscere e testimoniare l’eccedenza di “esseri umani [che] avanzano attraverso la loro esistenza e coesistenza corporea”? (Jaspers, 1973).
L’eccedenza dell’umano, il suo resto rispetto a macchine, dispositivi, IA, si configura come volto, orizzonte preliminare a ogni investimento etico, originario rispetto a ogni configurazione morale, a ogni applicazione normativa.
Il volto, unico, singolare, insostituibile, mai fruibile, costituisce il fondo originario di quell’assoluta dismisura che è l’alterità dell’altro, più radicale di ogni minimale tensione etica (struttura di senso dell’agire) e ogni accorgimento morale (agire concreto).
Con E. Lévinas:
Noi chiamiamo volto il modo in cui si presenta l’Altro, che supera l’idea dell’altro in me. Questo modo non consiste nell’assumere, di fronte al mio sguardo, la figura di un tema, nel mostrarsi come un insieme di qualità che formano un’immagine. Il volto d’Altri distrugge ad ogni istante, e oltrepassa l’immagine plastica che mi lascia, l’idea a mia misura e a misura del suo ideatum — l’idea adeguata. Non si manifesta in base a queste qualità, ma kath’auto. Si esprime (Lévinas, 1980).
Richiamare l’antropologia del volto nell’ecosistema digitale permetterebbe di strutturare, inverare, in un orizzonte antropologico comune la governance etica del digitale di cui parla L. Floridi (Floridi, 2022).
Concetti come shoping etico digitale (mere esigenze di settore), bluewashing (coltivare interessi di parte partendo da premesse infondate), dumping etico digitale (mancanza di controllo su ricerche complesse), elusione etica (ignorare popolazioni svantaggiate), lobbismo etico (mancanza di regolamentazione giuridica) (Floridi, 2022) potrebbero maturare più feconde ricadute pratiche, ivi compresa la stessa esplicabilità (intelligibilità e responsabilità verso l’utente/fruitore), se ricondotte all’estrema nudità del volto, al suo opporsi a ogni nostra presunta misura.
Ancora con le superbe parole di E. Lévinas:
Altri si offre ad ogni mio potere, soccombe ad ogni mia scaltrezza, ad ogni mio crimine… Ma può anche- ed è in ciò che mi presenta il suo volto- opporsi a me, oltre ogni misura, attraverso la scoperta totale e la totale nudità dei suoi occhi senza difesa, attraverso la rettitudine, attraverso la franchezza assoluta del suo sguardo… la vera esteriorità è in questo sguardo che mi interdice ogni conquista… Noi chiamiamo volto l’epifania di ciò che può presentarsi ad un tempo direttamente ed esteriormente ad un Io (Lévinas, 1998).
Riferimenti bibliografici
E. Rullani, Economia della conoscenza, creatività e valori nel capitalismo della rete, Carocci, Roma 2006.
F. Gabrielli, Il potere, il godimento e lo spirito. Uno schizzo antropologico, La Bussola/Aracne, Roma 2023.
R. Kurzwell, La singolarità è più vicina, tr. it. Apogeo, Milano 2024.
T. Fuchs, In Defense of Human Being. Foundational Questions of an Embodied Anthropology, Oxford University Press, Oxford 2021.
E. Buzzi, Artificiale o intelligente: quale immagine dell’essere umano?, in “Filosofia morale/Moral Philosophy”, 2, 2025, pp. 17-31.
L. Floridi, Etica dell’intelligenza artificiale. Sviluppi opportunità, sfide, Raffaello Cortina, Milano 2022.
L. Floridi – M. Taddeo, What Is Data Ethics, in “Phil. Trans. Roy. Soc. A: Math., Physic., Engineer. Sc.”, 374 (2083), (2016).
L.R. Kass, La sfida della bioetica. La vita, la libertà e la difesa della dignità umana, tr. it. Lindau, Torino 2007.
K. Jaspers, La fede filosofica, tr. it.Marietti, Torino 1973.
E. Lévinas, Totalità e infinito. Saggio sull’esteriorità, tr. it. Jaca Book, Milano 1980.
E. Lévinas, Scoprire l’esistenza con Husserl e Heidegger, tr. it. Raffaello Cortina, Milano 1998.

Fabio Gabrielli, già Preside della Facoltà di Scienze Umane e Ordinario di Antropologia filosofica presso la Ludes University di Lugano, attualmente insegna Filosofia della relazione presso la School of Management dell’Università LUM, campus di Milano. E’ autore di numerosi saggi e articoli scientifici.
